SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Ubaldo vescovo, Margherita, Tiziano, Oderzo, Adamo

PROVERBI

Al val ciüsè 'na giurnàda de macc che 'l dum de Milàn
(vale di più una giornata di maggio che il duomo di Milano - Montagna)
Macc sciücc gran par tücc (maggio asciutto, grano per tutti - Tirano)
Ul dì de l'Ascenziùn l'è ura de sculdà ul fer d'ul stée
(il giorno dell'Ascensione è ora di scaldare il ferro dello staio – Rogolo)
Chi ga l gòs o la margniga, gnanca el diavul i a vól miga
(chi ha il gozzo o il doppio mento assai pronunciato neppure il diavolo lo vuole)
Ànca ün fürbu al trùa ün pü fürbu de lüü (anche un furbo ne trova uno più furbo di lui - Tirano)
Vàrdum d’abrìl e só cum en fìl; vàrdum de màc’ e te vederé quél che ù fàc’
(la segale dice: guardami ad aprile e sono come un filo, guardami a maggio e vedrai quel che ho fatto - Teglio)
L'è meiar tràr sü i fantc cui dentc, e mia cun la giangìva
(è meglio tirar su i figli quando si hanno i denti, e non quando si è senza - Val Bregaglia)
Restà in cà 'l plas, sa 'l ghé ìnta la pas (piace stare in casa se c'è la pace - Poschiavo)
Cur ca 'l can al dorm in pè, al ven prest l'aqua al bagnà
(quando il cane dorme in piedi, avremo presto acqua - Poschiavo)


VITA DI UNA VOLTA

Lina Rini Lombardini, nel bel volumetto “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, (Sondrio, Ramponi, 1950), scrive: "Fu bene un nostro contadino della media valle che, dopo qualche istante di contemplazione dinanzi al Duomo di Milano, osò ed ebbe la sensibilità di dare questo giudizio: «Si, l'è bel, ma minga püssè d'una matina de mac'»."

Maggio, tempo dei primi incontri propiziati dalla fragranza della primavera inoltrata, dei primi amori, di promesse e fidanzamenti, che spesso hanno buon esito e conducono alle sospirate nozze. Un vecchio adagio, però, ammonisce: mogli e buoi dei paesi tuoi. Il che, a rovescio, significa anche: le ragazze debbono di regola andare in sposa a ragazzi della propria terra. Se così non è, ci vuole un elemento simbolico e riparatore che giustifichi il matrimonio di una ragazza con un forestiero. Questa riparazione, nella forma monetaria, era nel bormiese istituzionalizzata nella forma della cosiddetta “serra”. Glicerio Longa, in "Usi e Costumi del Bormiese” (ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice), scrive, in proposito:

Sostate, Signorina, e de la Sèrrala tirannia subite. O non vi piacela cerimonia? E pur di questa terra ove la tradizione è sì tenace la vecchissima usanza accetterete: la tradizione è legge, lo sapete!
Bormio antica, custode era gelosa d'ogni suo avere. Oltre i patri fiumi liberamente non potea la sposa seguir lo sposo. Ma mutar costumi, e può de l'Alpe una gentile figlia darsi a un baldo garzon de la Sicilia.
Ma, se i governi si son fatti miti, un'altra tirannia regna sovrana ed han quegli usi i secoli sanciti. Oggi sarebbe ogni protesta vana, e vi convien subire con pazienza anco la mascolina prepotenza.
Però, in compenso, vi faran l'onore di nastri e dolci, e poi vi sarà letto, (di qualche ingegno paesano fiore) breve un discorso, un rustican sonetto, e voi, indarno, al suon di quegli evviva celerete una lagrima furtiva.

Bormio, 4 settembre 1905. ELISA RINI


Così una gentile poetessa bormina volle celebrare nel verso una delle più antiche costumanze della Magnifica Terra.


Quando una giovane si sposa a un forestiero, sia che lasci il paese o vi resti, la gioventù del luogo usa fare la tradizionale serra (far la sera). Attraverso la via percorsa dalladonna che si reca agli sponsali, o che parte, vien teso un bel nastro, che varia di valore a seconda ch'ella è, più o meno, nelle grazie de' suoi giovani compaesani. Il nastro in alcuni luoghi viene dalla sposa reciso, in altri ne viene avvolta, ed a questa formalità va congiunto l'obbligo, per lo sposo, di sborsare trenta, quaranta o cinquanta lire di... tassa d'esportazione!
Tale usanza è comune a tutte le valli bormine, compreso il capoluogo, ed era, fino a pochi anni fa, estesa anche ad altri paesi dell'Alta Valtellina. Essa corrisponde esattamente all'usanza dell'alto Novarese di fare il serraglio, ed all'usanza piemontese e lombarda di far la sharàda, fare la barricata. Tale uso, del resto, fu esteso per tutta Italia…
Quando fanno la Sèrra — in Valfurva — un giovane mattacchione precede il corteo, con una scopa in mano, colla quale pulisce la strada davanti agli sposi, sollevando nuvoli di polvere, mentre lancia impunemente frizzi mordaci: è il pajàzu, pagliaccio! Esso ha un berretto o cappello di carta, calze di diverso colore, brache rivoltate…
L'usanza della Serra è antichissima: risale almeno al 1500. Gli Statuti di Bormio, di quel tempo, vietavano severamente — tanto a un forestiero, quanto a un indigeno — di tradurre fuori del contado, e nonostante il suo consenso, una donna ivi abitante e dimorante, qualunque fosse stata la sua condizione: «copulata» o «copulanda».
La multa imposta a quanti incorrevano «in simili peccato et vitio» era di 25 libbre imperiali, che andavano a favore del Comune.
Pare che la multa venisse poi elevata in proporzione dei beni esportati con la donna (vedi il cap. 56 degli Statuti criminali: De mulieribus non conducendis extra Burmium).”


Analoga alla "serra" bormina è l'antica usanza della "ròstia" in quel di Samolaco. Ne parla Sergio Scuffi in un articolo della rivista della Biblioteca comunale di Samolaco, "Al lavatoi", del 2009:

"Quando ero ragazzino, suscitava in me un certo stupore la vista di alcune nostre ragazze e del loro vistoso e
“lussuoso” abbigliamento. Erano le giovani che, tornando a trovare i familiari dopo un periodo trascorso nelle
città della pianura (per noi erano tutte “Milano”), nelle quali prestavano servizio presso le famiglie, si presentavano con abiti sgargianti, tagliati “alla moda”, senza trascurare tacchi alti, pettinature ricercate e, naturalmente, “ciprie e rossetti”.
Se alcune, dopo aver lavorato in città per un certo numero di anni, tornavano poi a sistemarsi al paese, molte di loro trovavano marito in città.
In questo caso, il momento della cerimonia nuziale era molto atteso da familiari, amici e semplici conoscenti,
coinvolgendo di fatto tutto il paese. Per la verità, l’interesse e la curiosità prendevano tutti per un periodo piuttosto lungo: almeno dalle pubblicazioni di matrimonio (allora declamate dal pulpito durante la messa della domenica) fino al passaggio del corteo nuziale, che si snodava generalmente dalla casa della sposa fino alla chiesa, muovendosi sempre a piedi e con l’accompagnamento non solo degli invitati, ma di tutti i curiosi che facevano alone, per giungere al momento della cerimonia vera e propria, concludendosi finalmente col lauto pranzo, quasi sempre fatto in casa con l’aiuto di tutto il parentado.
Un momento particolarmente atteso era quello della “ròstia”: curioso tributo che il marito venuto da fuori (furèsc’t) doveva corrispondere ai giovani del luogo quale “indennizzo” per averli privati della possibilità di sposare la giovane in questione.
Le cose si svolgevano in modo solenne, con la predisposizione di un tavolino sul sagrato della chiesa, la collocazione di un nastro che doveva sbarrare il passaggio fino al pagamento del tributo, dopodiché i numerosi giovani presenti facevano tanti auguri agli sposi, si scostavano e lasciavano libero ingresso al corteo nuziale. Si dice che qualche gruppo predisponesse perfino una bella bottiglia e dei bicchieri da offrire allo sposo… naturalmente dopo aver ricevuto “soddisfazione”!
Le modalità potevano cambiare di paese in paese, ma sembra che la consuetudine fosse diffusa un po’ in tutta la nostra Valle: lo dimostrerebbe anche la lapide ancora presente presso la cappella del cimitero di Gallivaggio, dalla quale risulta l’esistenza di una vera e propria “Società gioventù ròstia”, che ricorda gli amici caduti in guerra (1915- 18).
L’esito finale, comunque, era sempre lo stesso: una buona mangiata per il gruppo dei coetanei della sposa, grazie al ricavato della ròstia”.
Risulta che in pochi casi lo sposo venuto da fuori rifiutasse di sottostare alla consuetudine locale; in tal caso sembra siano scoppiate, a volte, delle serie baruffe, a suon di botte…
Oggi, a distanza di pochi decenni, una consuetudine del genere, anche per chi non l’ha dimenticata, farebbe un po’ sorridere: ormai i confini del mondo sono caduti anche per quanto riguarda gli incontri ed i legami fra le persone. Si prendono marito o moglie in ogni dove, in paesi fino a poco tempo fa sconosciuti o ritenuti irraggiungibili… altro che Milano o Como!"

STORIA
-

AMBIENTE


[Torna in testa alla pagina]

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)