SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Stanislao vescovo, Gemma, Isacco

PROVERBI

A marz e april el taca anca el mànech den badìl
(a marzo e ad aprile attacca anche il manico del badile - Sacco)
Duve nu ghè la pianta nu ghè la branca (dove non ci sono piante, non ci sono frutti)
Taiadüra mal fada, pianta rüinada (potatura mal fatta, pianta rovinata)
Quel che büta riusìs (quel che germoglia dà frutto)
La bóca l’è mìga stràca fin che la sa de vàca
(la bocca non è stanca finché non sa di vacca, cioè ogni pranzo deve terminare con il formaggio - Teglio)
Enghé el ghé bàga, scusà non pàga (dove ci sono uomini, le donne non pagano - Teglio)
La maravöiiä la va fórä de la pórtä e la ven ent de la finèšträ
(lo stupore e lo scandalo escono dalla porta e rientra dalla finestra - Villa di Chiavenna)
Ai voi ün disciordan par far ordan (ci vuole un disordine per fare ordine - Val Bregaglia)
L'amùr e la fam al la sent ogni salàm (l'amore e la fame li sente ogni salame - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Dal bel volume “Giochi della tradizione in Val San Giacomo”, di Maura Cavallero (Morbegno, 2008), leggiamo:
"Per le festività pasquali era prevista a Campodolcino una vera e propria cerimonia: quella degli scandulin.
Il giorno del Sabato Santo i bambini andavano a raccogliere dei pezzetti di legna, i scandulin.
La sera, durante la Messa, il sacerdote benediceva l'acqua e il fuoco. I bambini bruciacchiavano i legnetti; il giorno dopo li portavano in tutte le case del paese e venivano ricompensati con uova fresche di gallina, una mancia, nocciole o castagne secche.
In frazione Corti, il Sabato Santo si costruiva un attrezzo, una specie di croce di legno di abete, a più bracci (di circa 70 centimetri, abbastanza sottile, a seconda della statura del bambino, simile a quella che viene utilizzata per rompere la cagliata).
Prima della benedizione la croce veniva bruciata, il prete poi la benediceva e i bambini giravano per le case a distribuire i pezzetti, ricevendo in cambio piccoli doni. Il pezzetto di legno veniva conservato tutto l'anno, insieme al rametto d'ulivo.
"

Riti e tradizioni della settimana santa nella Samolaco di un tempo riproposti in tutta la loro vividezza nel bel libro di Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi" (Chiavenna, 1965). Eccone un ampio stralcio:
“E tutto il pomeriggio del sabato santo le campane suonano, ora a distesa, ora con il caratteristico nostro battacchiare detto "falò": i ragazzotti e i giovani salivano 'a campane', impugnavano un battacchio ciascuno e giù! Si rintoccava a piacimento e a lungo, ora abbozzando semplici motivi, ora alternando con ritmo uguale e persistente, in tempi binari, ternari e composti, il rintoccare delle due campanelle minori: quella del 'dottore' e quella 'da scuola'.
Arrivava così, solennemente preannunciata, la Pasqua. Vestite degli abiti 'della festa', le nostre donne, con le lunghe gonne dalle infinite pieghe, i 'busti' attillati e ornati dal copribusto a sciarpa di lana locale lavorata ad uncinetto, i grandi fazzoletti di lana stampata a vividi fiorami, ricadenti a triangolo fino alle reni, le zoccole della festa di salice bianco con le tomaie nere a lucido contrastanti con il bianco della lana casalinga della parte anteriore del piede, muovevano alla chiesa subito dopo il terzo segno che le campane davano con un'ennesima suonata a stormo.
Passavano, le nostre donne, sulla piazza della chiesa già piena di crocchi di uomini, a piccoli gruppi, in fila indiana, leste, con gli occhi bassi. E non mancavano, i giovani, di godersi la femminile sfilata, sia pure con parche e oneste occhiate di ammirazione. Arrivava poi, negli anni posteriori al 1925, la banda, che in cerchio attorno al maestro direttore e al tamburo, eseguiva alcuni pezzi di facile vena e di sicuro effetto.
Ancora non era spenta l'eco dei circa 30 strumenti, che la chiesa veniva inondata da solenni e potenti accordi dell'organo, donato sul finire del '700 da samolachesi emigrati a Napoli e suonato da qualche 'maestro' dei dintorni appositamente invitato (dopo il '25 era il "maestro" della banda).
Annunziato, alle dieci e mezzo, con un ulteriore suono a distesa del 'campanone', l'ingresso in chiesa del sacerdote, subito dopo dalla porta della sagrestia giungeva una insistente scampanellata per annunciare che la Santa Messa aveva inizio. C'era chi ne attendeva con impazienza la fine: erano i ragazzi, che subito dopo si precipitavano dai rispettivi padrini, rallentando solo in vista delle loro abitazioni, per le uova pasquali. Queste, già preparate, cotte e dipinte a vari colori, erano intascate senz'altro dai figliocci, dopo un frettoloso grazie. I portatori del fuoco santo seguivano a loro volta in tutte le case per un'ulteriore raccolta di uova, che venivano poi riposte in lunghe e multicolori file in attesa del dì seguente, detto appunto "al dì di öov" (il giorno delle uova).
La seconda festa di Pasqua assumeva un tono più spiccatamente mondano con la "marenda" (pasto di mezzogiorno) ai crotti. Al primo sbocciare della primavera, coi giganteschi platani e i secolari castagni già adorni di tenere foglioline, lo spiazzo davanti ai crotti, con le immense tavole di pietra grezza imbandite di cibi e circondate da intere famiglie, in un variare continuo di colore negli abiti festosi, offriva uno spettacolo veramente gaio e pittoresco.
Era, lì, il momento della gioia ufficiale. Mentre i più piccini e i ragazzi avevano occhi solo per la tavola, che con le uova dipinte, le focaccie dolci cotte su 'piotte' di pietra e dette "fig(h)èsc" i panini, i salami e i grandi settori circolari del formaggio locale, costituiva per loro una specie di bengodi, mentre i padri in crocchio discorrevano con pacata serietà dei fatti del giorno e si passavan l'un l'altro i "mèz" (boccali da mezzo litro) colmi di vino, che talvolta s'incrociavano, sì che a taluno capitava di aversene uno per mano, le mamme, nemmeno allora in pace completa, dovevano badare a tutto e a tutti. E in particolare tenevano dolcemente d'occhio con un senso di sospettosa fierezza, le figlie appena sbocciate alla giovinezza, che gaiamente vestile, terminato in fretta, con gioioso stupore dei fratellini minori, il pur gustoso pranzo, facevan cerchio a braccetto con le amiche coetanee in compagnia, e alle volte addirittura in alternanza, con i 'giovinotti' del momento.
E cantavano a squarciagola, come voleva l'uso paesano, le canzoni del tempo. E i canti si alternavano con brevi chiaccherii, condotti quasi interamente dai giovani, che sfoggiavano in quell'occasione le migliori loro qualità canore, di spirito e di eleganza!
Ah, quei calzoni alla zuava, amplissimi e lunghi, giù fin sotto i ginocchi in fustagno, o velluto o panno! E le scarpe 'basse', senza chiodi, da cui sporgevano calze di lana locale, sì ma così ben tinte in rosso o verde o azzurro! E le giacche dello stesso tessuto e attillate alla moda del tempo, con gilét di lana pure colorata, e la camicia bianchissima con vistosi ricami sul davanti e l'ampio cappello all'alpina.
Come non rimanere ammutolite di fronte ad essi? E molte lo erano, infatti, specie quelle che apparivano per la prima volta in quello che per loro era l'ingresso ufficiale in società! E la casta porpora ricordata dal Manzoni era davvero sul loro volto, un'austera dolcezza ne illuminava lo sguardo e una genuina, fresca bellezza irradiava dalla loro persona.
Ma l'incanto durava poco, chè presto ancora tramontava il sole, e le bestie attendevano di essere governate nelle stalle e infine altre faccende di ogni giorno volevano le donne giù alle case.
E mentre i giovani ancora indugiavano in liete canzoni, in canti echeggianti sui dossi boscosi che fronteggiano i crotti, tutti gli altri scendevano: i ragazzi raccontando a vicenda di gran scorpacciate, di leccornie inusitate, le ragazze, fra loro, di eleganze nuove o di nuovi idilli appena sussurrati; con le mamme, poi, cambiati gli abiti belli, riprendevano in casa, docili, le faccende domestiche, un po' più distratte del solito, con negli orecchi l'eco e i motivi dei canti più recenti e nel cuore, forse, l'eco di una voce misteriosamente più dolce e cara delle altre...
Ai crotti tornavano, i rimasti al piano, alla festa patronale di S. Pietro. Allora le viti ostentavano già, anche se pallidi, i grappoli. Dai fienili si diffondeva, acre e gradevole insieme, l'odore del primo fieno, il "prümeschtìiv" (primo estivo), ormai 'cotto', cioè fermentato. Nei campi biancheggiavano, alternati ai prati con il "raschdìiv" (secondo estivo) le fioriture delle patate. Le giovani piantine di granoturco già si lanciavano ardite verso il cielo, aprendo avida la bocca, formata dalle ultime foglie accartocciate, alla rugiada. Le biade e il frumento ondeggiavano al dolce soffio della "breva" (vento locale del S.) e il fruscio delle spighe mature era il loro ultimo canto prima della mietitura.
Dopo la Messa solenne, la grande predica sul Santo e la processione con la sua piccola ma preziosa statua di pietra donata dagli emigrati a Roma, attraverso le viuzze del paese, si saliva senz'altro ai crotti, all'ombra ospitale dei platani e dei castagni, allora nel pieno rigoglio di fronde, al refrigerio dei "suréi" (spiegazione nella prima parte) che dai portoni aperti diffondevano sullo spiazzo, verso le tavole di pietra la loro grata frescura. E ancora le tavole imbandite, stavolta, con gnocchi di farina di frumento e di castagne, nuotanti nel burro ben rosolato con spicchi d'aglio, nei neri scodelloni di legno. E si discorreva dell'andamento stagionale e delle sue prospettive, dei lavori in campagna, degli alpeggi, mentre i giovani cantavano insieme, e i pochi ragazzi presenti salivano più su, nella "schpénda", in cerca di mirtilli maturi coi quali, una volta ben sazi, si tingevano il viso come pellirosse.
Nell'interminabile pomeriggio, dopo i vespri, il soggiorno ai crotti era per tutti senza preoccupazioni d'altre stagioni: donne, bambini, bestiame, erano lassù sui monti, come voleva il costume seminomade dei nostri... Perciò ci si attardava fino a notte inoltrata e qualche brigatella di uomini o giovani, noncuranti del massacrante lavoro che li attendeva all'indomani, facevano le ore piccole fra un mezzo litro e un altro, fra una chiacchierata e un'altra e quando, alla fine, scendevano per l'erto e sassoso viottolo, stretti stretti e non solo per l'amicizia grande del momento, confondevano le stelle del cielo con le povere lucciole vagolanti nei prati e nelle selve, e il gridio dei grilli si univa, monotono, alla monotonia dei loro ormai vani discorsi.”

STORIA
-

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

 

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