SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Igino Papa

PROVERBI

L’invernu el l'à mai maià i ratt (L'inverno non l'hanno mai mangiato i topi - Mello)
Li brava femena de geneir li met a dormir i pradeir (le brave donne a gennaio mettono a dormire i pradeir, cioè le stelle che tramontano a mezzanotte, perché passano la sera a filare - Cepina)
Per cugnóss un óm bisogna mangià sü de l’istés ciapèl
(per conoscere un uomo bisogna mangiare dalla stessa scodella)
Pér cugnóss el mèrlu, s’a de stach insèm d’està e pö anca d invèrnu
(per conoscere un merlo bisogna stargli insieme d’estate e anche d’inverno)
Per cugnóss un óm bisogna mangià un bisachì de sal insèm
(per conoscere un uomo bisogna mangiare insieme a lui una bisaccia di sale)
C(h)i la spuset una femna bela al duarà fè la sentinela
(chi sposa una donna bella dovrà fare la sentinella - Fraciscio)
Al dür al stà giò in fond (il duro rimane in fondo - Val Bregaglia)
Noma l'amùr al fa miga buglì la pignàta (il solo amore non fa bollire la pentola - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Dal saggio di Riccardo Scotti sull’evoluzione del clima valtellinese nei secoli XVI-XIX (in aa.vv., “Economia e Società in Valtellina e nei contadi nell’Età moderna”, tomo II, Sondrio, Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, 2007), leggiamo:
"Come già emerso in precedenti ricerche relative alla storia climatica delle Alpi centrali, inverni decisamente freddi, soprattutto nei primi decenni del secolo, sembrano prevalere su quelli miti mentre il ventennio 1531-1550 appare caratterizzato da una netta prevalenza di estati fresche e umide...
È ancora la lunga siccità del 1513-14, a questo punto svelata in tutti i suoi aspetti, a introdurci nel non ancora "piccolo-glaciale", ma già ben fresco, ambiente della Valtellina neo-grigionese. Rigido, anzi rigidissimo, e secco (eccellente condizione per temperature molto basse), il mese di gennaio del 1514, in cui "venne tanto freddo che s'aggiacciò il Malero, che si sarebbe potuto passar sopra con 25 carri caricati ed era aggiacciato sin in Adda. Durò questo freddo giorni 25, et per questo freddo morirono tutte le viti". Ghiacciato il Malero, senza grandi conseguenze, come più in là l'Adige (sino a Verona!) e altri fiumi alpini; gelate le viti, questo sì con effetti sull'economia (commerciale) della valle, perché, è ancora il nostro notaio, "in quell'anno a pena gli fù vino che bastasse per il nostro bevere..."
Un breve passo avanti e la storia non cambia, con un nuovo disastroso aprile, quello del 1515, quando "venne gran neve in Valtellina con grandissimo freddo per molti giorni seguenti, in modo, che seccarono via tutti li garzoii ... onde quell'anno tant'era la carestia del vino, che fu una compassione".
Tirando le fila, quattro gramissime vendemmie in un solo lustro, vini scarsi e di pessima qualità e prezzi alle stelle: quale miglior benvenuto ai Grigioni, alla cui discesa non furono estranei proprio gli appetiti sulla produzione e il commercio dei ricercati vini della valle?
In apertura di periodo grigionese ci troviamo in effetti di fronte a una prima depredante sequela meteo-climatica altre, anche più gravi, seguiranno - i cui contenuti coinvolgono direttamente il mondo agricolo e, in particolare, quello della viticoltura valtellinese
...
Sette anni dopo le spesse coltri bianche del 1511, una nuova stagione risulta "funestata da una straordinaria copia di nevi, sino all'altezza di due braccia o tre, per cui soffriron molto danno i seminati", seguita, e siamo nel 1519, da un anno "parimenti infausto ai frutti della campagna per ispessissimo piogge continuate dal settembre sino al gennaio del nuovo anno".

In Scuffi, Sergio (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca, troviamo questa interessante scheda sull’utilizzazione della legna nell’economia contadina di un tempo:
La presenza di boschi ha sempre costituito una risorsa irrinunciabile per l'economia dei tempi passati. A parte l'utilizzazione per realizzare semplici mobili, attrezzi di lavoro, strutture per l'edilizia (dai pavimenti, alla copertura dei tetti), ciascuna famiglia si procurava notevoli scorte di legna da ardere, con il duplice scopo di provvedere al riscaldamento degli ambienti e di cuocere i cibi, operazione che avveniva esclusivamente sul fuoco, utilizzando rustici focolari…, spesso senza canna fumaria, specialmente nelle cascine di montagna), oppure sulla cucina economica, la stufa che non mancava in nessuna abitazione e che, nei tempi, si era evoluta al punto da consentire, contemporaneamente alla preparazione dei cibi, di riscaldare dell'acqua nell'apposita "vasca" infilata lateralmente in un foro, di asciugare i panni appesi attorno al tubo di scarico…, oppure di riscaldare vivande entro un piccolo forno adiacente alla camera di combustione (qualche volta vi si infilavano anche i piedi semicongelati a causa delle lunghe ore trascorse all'aperto, con scarpe non sempre idonee: a volte semplici zoccoli).


Il taglio dei boschi avveniva sempre d'inverno, per non arrecare danni alle piante. Si trattava di boschi cedui da cui si ricavava legna di castagno, betulla, acero, tiglio, qualche noce o ciliegio selvatico, robinie, ontani, salici. Periodicamente, si procedeva anche al taglio di faggi, presenti più in alto, verso i maggenghi, ed il cui trasporto a valle risultava molto più impegnativo.
Abbattute (esclusivamente a colpi di scure, compito riservato agli uomini più abili ed esperti) le piante che si erano prescelte, si doveva procedere a ripulirle dalle ramaglie ed a sezionarle in tronchi di lunghezza adeguata (circa un metro), spaccando con dei cunei quelli troppo grossi e pesanti.
Si proseguiva trasportando ed accatastando tutta la legna in un punto prestabilito, comprese le fascine che, nel frattempo, donne e bambini avevano, provveduto a legare per bene, raccogliendo tutte le ramaglie.
L'operazione più impegnativa, per molti versi pericolosa, e che comunque richiedeva molta fatica e la presenza di persone esperte, era quella della predisposizione del filo a sbalzo (fil), robusto cavo in acciaio che doveva essere teso fra la catasta di legna ed il fondovalle, per farvi scivolare i carichi di legna. Si presceglieva un punto di arrivo… che fosse raggiungibile dai mezzi di trasporto su ruota (ai tempi solo i carri), vi si piantavano profondamente due robuste colonne di legno e, con un apposito verricello… azionato da grosse leve… si tendeva gradualmente il cavo. L'operazione era molto rischiosa per l'enorme tensione raggiunta dal cavo e la possibilità di venirne travolti, con gravi conseguenze, se si fosse verificato un minimo inconveniente o disattenzione: ragione per cui i bambini venivano rigorosamente e bruscamente allontanati.
Conclusi questi preparativi, si poteva finalmente procedere a far scendere la legna, legata in grossi mazzi con dei cavetti metallici…. Questi carichi venivano confezionati sopra un rustico piano di appoggio…, all'altezza del filo sul quale venivano appesi con dei ganci ricavati da pezzetti della legna stessa, nei quali si incideva una tacca… Per lubrificare il cavo e favorire la discesa della legna, si appallottolava davanti ai mazzi della sugna (songia, grasso di maiale).”

STORIA

Luigi De Bernardi, nell’"Almanacco valtellinese e valchiavennasco" (II, Sondrio, 1991), scrive, con riferimento al 1630, anno in cui esplodeva in tutta la sua virulenza l’epidemia descritta anche dal Manzoni ne “I promessi sposi”:
L'11 gennaio, per l'esattezza alle ore tre dopo mezzogiorno,in un campo presso i molini delle Prese, viene fucilato, per ordine del podestà e pretore Andrea Carbonera, tale Gregorio Della Streccia, nativo della contrada Cantone di Sondrio. Accadde dunque — lo ricorda Renzo Sertoli Salis — che il Della Streccia «trovavasi per suoi affari in Malenco e più precisamente nella contrada Vassalini dove la mortalità era anche più frequente. Avuto sentore che a casa sua, a Sondrio, era morta la moglie e giacevano gravemente infermi due figli, prese la sciagurata decisione di forzare nottetempo i «rastrelli» (cancelli, cintura sanitaria) della città»”.

AMBIENTE

Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890:


 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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