SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Romano, S. Fermo, Livio

PROVERBI

Lüi e agùst, la trüta la va a bùsk (luglio e agosto, la trota va contro corrente – Sondrio)
Agóst, via 'l sul l’é fósch (agosto, tramontato il sole vien buio - Poschiavo)
L'è pruvèrbi di nos vècc' che cavà d'avrìl e aost se impienìs l'invòlt de most
(è proverbio dei nostri vecchi che a zappare ad aprile e ad agosto si riempie la cantina di mosto)
El sparègn l'è un gran guadègn (il risparmio è un gran guadagno - Sondalo)
Amùr e cativéria l’è ròba séria (amore e cattiveria sono cose serie - Tirano)
An bèl dì al düra sémpri poch (un bel giorno dura sempre poco - Tirano)
L’acqua ch’ès möf mìa la fa bèlma (l’acqua che non si muove fa melma – Val Tartano)
A lavàch el còl a l’àsen se trà via l’àqua e ‘l saùn
(a lavare il collo all'asino si getta via acqua e sapone - Teglio)
Al fè andè la cua ènc(h)a al c(h)èn, par guadagnas al pèn
(anche il cane muove la coda per guadagnarsi il pane - Fraciscio)
Quel sulet l'è in campiùn, sa l'è artist in tüt lan cundiziùn
(chi vive solo sta benissimo, se sa fare un po' tutto - Val Bregaglia)
In tarda età sa ga plü tant temp da pregà (in tarda età si ha più tempo per pregare - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Notti d'agosto. Notti nelle quali l'intenso profumo d'estate si mischia con un denso alone di mistero, in tutta la valle. Sul versante dei Cech, nella bassa Valtellina, sono le notti in cui uno spirito antichissimo, biblico, torna a camminare in luoghi che gli furono particolarmente cari. Si tratta nientemeno che di Noè. Vediamo come la storia di questo biblico vegliardo sia intrecciata con i monti della Costéra.


La figura di Noè è una delle più conosciute della Bibbia. Quando Dio volle punire l’umanità per la sua empietà, progettò di sommergerla sotto le acque di un diluvio mai visto prima, il famoso diluvio universale. Il solo Noè, per la sua rettitudine, meritò di sopravvivere con la sua famiglia, perché il genere umano non si estinguesse. Ricevette, così, l’ordine di costruire un’arca, destinata anche ad accogliere una coppia di ogni specie vivente, salvandola dall’estinzione.
Un’arca è qualcosa di meno di una barca: non c’è solo una “b” in meno, ma anche l’assenza di quegli strumenti, timone e vele, che la possono governare. Per questo Noè potè sì salvarsi dalle acque che sommersero tutte le terre, ma non dirigere l’arca, la cui rotta fu affidata alle mani del Signore.
Ma dove approdò, alla fine? Perché ci fu una fine, e ad un bel momento smise di piovere. La Bibbia non ci dice il luogo in cui l’arca potè toccare la terraferma. Si moltiplicarono, così, ipotesi e leggende. In terra di Valtellina il luogo più accreditato si trova nella Costiera dei Cech, e precisamente nei monti sopra Traona. Salendo ai Prati di Bioggio (che si raggiungono facilmente percorrendo una carrozzabile sterrata che parte da Mello, effettua una traversata, verso ovest, fino alla chiesa di san Giovanni di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale), si inerpica sul fianco montuoso fino ai prati di Aragno, dove lascia il posto ad un sentiero che in breve porta ai prati), lo vediamo bene, diritto sopra il nostro naso, verso nord: si tratta del piazzo della Nave ("piaz de la Naf", o anche "roca de la Naf"), sul culmine di un dosso largo e brullo, nel territorio del comune di Traona.
Cosa fa supporre che proprio qui si fermò l’arca? Un enorme masso levigato, che presenta anche un anello atto ad assicurare l’ancora dell’imbarcazione. Accanto al masso, stava, fino a qualche anno fa, anche un larice rinsecchito, che forse fu d'aiuto nell'approdo: ora è stato tagliato e lasciato poco distante. Il masso ci accoglie proprio sulla soglia del pianoro, o piazzo, in un’atmosfera surreale. La zona è brulla, un po’ desolata (pochi pini, qualche capra curiosa), ma estremamente panoramica e suggestiva. Forse ai tempi di Noè c’era ancora un bel bosco, e forse, guardando con attenzione, potremo scorgere anche noi quei segni nella roccia che, si dice, siano orme impresse dagli animali che scesero dall’arca. Se le cose andarono veramente così, molte specie animali lasciarono, poi, questi luoghi, dove regna, ora, la solitudine, e dove gli animali che più facilmente potremo scorgere sono le aquile, che signoreggiano dai picchi della costiera che separa la bassa Valtellina dalla Val dei Ratti.
Lasciamoci prendere, dunque, dal gusto di questo fascino, immaginiamo il vegliardo Noè guardare compiaciute questa nuova terra, la terra della rinascita, immaginiamo tutte le specie animali scendere dall’arca e disperdersi fra queste montagna. Alcune per rimanervi e riprendere, dopo la pausa dell’epica navigazione, l’antichissima lotta (come la vipera e l’aquila), altre per lasciarle, alla ricerca di climi più adatti. E Noè? Il suo cuore è rimasto qui. Racconta, infatti, la leggenda che egli ami tornare, ogni anno, nelle notti di agosto, a visitare questi luoghi. Lo sanno i pastori, che in queste notti ne scorgono, per qualche istante appena, l’ombra, la quale si aggira, discreta e silenziosa, a ricercare i ricordi che rimandano al giorno in cui di nuovo tornò a baciare la terraferma. Ed i pastori amano ricordare questo, anche per tacitare i loro "colleghi" del versante orobico che fronteggia i Cech, cioè i Maroch, i quali pure vantano un Piazzo della Nave, nei boschi sopra Delebio.
Ma la leggenda va oltre. Racconta che la Valtellina venne popolata da Jubat, uno dei figli di Jafet (capostipite della stirpe umana dei Giapeti), che, a sua volta, era uno dei tre figli di Noè (gli altri due, Sem e Cam, furono capostipiti delle altre stirpi). Se così fu, Jubat fu l'unico discendente di Noè a conservare l'amore del nonno per la terra sulla quale aveva di nuovo posato il piede dopo il lungo errare nell'oceano sterminato delle acque. La Valtellina fu, dunque, una terra delle origini.
E ancora: narra, un'altra leggenda, di quel tempo antichissimo nel quale le acque sommergevano gran parte delle terre di valtellina, lasciando emergere solo i monti più alti. Non era ancora quello, il tempo degli uomini, era il tempo dei giganti, che si muovevano da un monte-isola ad un altro utilizzando enormi zattere, ricavate con tronchi di larice. Le zattere, dopo l'approdo, venivano assicurate ai roccioni di granito con saldi anelli di metallo (ed ancora oggi si possono osservare i segni lasciati da questi anelli).
Lasciamoci, dunque, prendere dalla suggestione di queste leggende delle origini, e progettiamo una camminata che ci porti a visitare quel piazzo sul quale pose la prima orma il padre d tutta l'umanità rinnovata.
La salita al Piazzo della Nave dai prati di Bioggio non è difficile. Prendiamo come punto di riferimento la parte centrale della sezione inferiore dei prati (m. 1240 circa), disseminata di alcuni grandi massi, alla quale giungiamo se saliamo per il sentiero che proviene dai prati di Aragno. Pochi metri sopra, passa la pista tagliafuoco tracciata recentemente, che giunge fin qui da ovest, e precisamente dall'alpe Piazza, e si ferma poco oltre. Saliamo, dunque, alla pista e seguiamola verso destra (est), solo per pochi metri, finché troviamo, sulla sinistra, la partenza di un sentiero che sale, in diagonale, verso destra, superando alcuni ruderi di baita e portando ad una nuova fascia alta di prati, a 1348 metri. Fino a qualche tempo fa una simpatica bandiera gialla ci accoglieva nell’approdo a questi prati; ora non c’è più.
Dobbiamo, ora, puntare alle baite nella parte alta dei prati, e proseguire sul sentiero che parte alle loro spalle. Cominciamo a trovare, su alcuni sassi, dei segnavia blu. Il primo è rappresentato da una freccia, sotto la quale è riportata la sigla 7 F, che sta per “Sette Fratelli”, cioè indica l'Oratorio dei Sette Fratelli, un piccolo oratorio isolato che sta a 2010 metri, a monte del Piazzo della Nave (il sentiero per il Piazzo prosegue, infatti, salendo a questo oratorio).
Dopo un tratto verso destra, incontriamo un piccolo trogolo, cioè vasca per la raccolta dell’acqua, problema essenziale in queste montagne particolarmente aride. Il sentiero inanella alcuni tornantini, e, salendo troviamo altri due trogoli, prima di un bivio segnalato, a poca distanza di una baita isolata, a monte dei prati. Su un masso la freccia blu ci indica che dobbiamo, ora piegare a destra (il sentiero che procede diritto effettua una lunga traversata fino ai prati Brusada, m. 1584, a monte di Cercino).
Una diagonale verso destra ci porta al rudere di baita quotato m. 1445, dove pieghiamo a sinistra. Sempre guidati dai segnavia e da qualche fettuccia blu sul tronco di alberi, inanelliamo alcuni tornanti in una rada selva, prima di uscire ad un terreno scoperto, occupato da rada boscaglia, effettuando prima una diagonale a destra, poi un’ultima a sinistra, che ci porta al Piazzo della Nave (m. 1637), dopo circa un'ora di cammino (il dislivello dai prati di Bioggio è di circa 400 metri).
Ottimo è il panorama che da qui si gode, in particolare verso sud e sud-ovest. Si aprono, infatti, davanti a noi le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola, e buona parte della Val Lèsina. L'occhio esperto riconosce, sulla loro testata, da sinistra, il monte Lago (m. 2353), il monte Pedena (m. 2399), il passo di Pedena (m. 2234), il monte Azzarini (m. 2431), il passo di S. Marco (m. 1985), le cime di Ponteranica, il passo Salmurano (m. 2017), il torrione Mezzaluna (m. 2333), il pizzo di Tronella (m. 2311), il pizzo di Trona (m. 2510), il pizzo dei Tre Signori (m. 2554), il pizzo mellasc (m. 2465), il monte Colombana (m. 2385), il monte Olano (m. 2267), il pizzo dei Galli (m. 2217), la cima del Cortese (m. 2512), la cima di Moncale (m. 2306) e l'inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2609). Alla sua destra, l'alto Lario e le montagne della Mesolcina.
Se vogliamo proseguire il cammino verso l'Oratorio dei Sette Fratelli (che si trova ad un'ora di marcia da qui), teniamo presente che il sentiero, non molto visibile, parte alle spalle dei pini solitari, sul versante a monte, ed è segnalato da fettucce blu (solo nel primo tratto). Il sentiero risale il dosso a monte del piazzo, dapprima verso destra, poi piegando a sinistra e guadagnandone il filo. Passa a sinistra di una pineta, risalendo fino al suo limite superiore, prima di piegare a destra, a quota 2000, raggiungendo, alla fine, l'Oratorio.

STORIA
-

AMBIENTE

[Torna in testa alla pagina]

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)