SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Armando, S. Letizia, Clelia, Bianca, Veronica

PROVERBI

Gnè ‘l colt gnè ‘l frècc’ a-i i’a mai mangiàt i lüff
(i lupi non hanno mai mangiato né il caldo né il freddo – Montagna)
El ghèl l’è ‘l principi del miliún (lo spicciolo è il principio del milione)
Chi che scusa col sè al fa vita da re (chi fa da solo fa vita da re - Sondalo)
An bèl tasè al pàrla de spès (un bel tacere parla spesso - Tirano)
Al diàul l’è fin e al fìla gió gròs (il diavolo è fine ma lavora di grosso - Grosio)
An böcc pìscen al va cüsìi sü dubòt (un buco piccolo va subito cucito - Tirano)
Piü se ghe n’ha, piü se ‘n vurìs (più sui possiede, più si vorrebbe - Teglio)
Parè e no vèss, l'è cume filà e no tèss (sembrare senza essere è come filare senza tessere)
Parcé spaciär duman, quel c'as po fär inciö?
(perché aspettare domani a fare quel che puoi fare oggi? - Val Bregaglia)
Poar, malai, sul e vec’: nu 'l ghé da peg (povero, malato, solo e vecchio: non c'è di peggio - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Luglio era anche il mese di semina del grano saraceno. Tarcisio Della Ferrera, nel bel volumetto "Una volta" (Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982), scrive: “Il grano saraceno era seminato ai primi di luglio nei terreni dove era stata colta la segale. Durante il suo ciclo vegetativo, piuttosto breve, richiedeva solo una leggera sarchiatura, quando le pianticelle sporgevano pochi centimetri dal suolo.
Giungeva a maturazione e veniva colto verso la fine di settembre. Dopo la mietitura questo cereale veniva lasciato ad essicare nel campo stesso. Veniva sollevato dal terreno in covoni eretti a forma conica (casotuli) che davano al campo l'aspetto di un accampamento di indiani.
Anche la battitura veniva effettuata nel campo. In uno spazio pianeggiante idoneo allo scopo, venivano stesi dei rustici tappeti, i famosi ‘pelorsc’, dove si raccoglievano i chicchi, a forma trigonale, che cadevano sotto i colpi del coreggiato.
Prima che il grano venisse riposto nei sacchi, doveva essere ripulito delle scorie degli steli rossicci con uno speciale setaccio rotondo (racc) dal diametro di circa un metro e con il fondo in vimini (scudesci) intrecciati a larga maglia.”

La vita d’alpeggio nella Samolaco di un tempo è magistralmente tratteggiata da Amleto Del Giorgio nel bel volume  "Samolaco ieri e oggi" (Chiavenna, 1965). Eccone uno stralcio:
E’ necessaria, qui, una breve premessa. Fino all'arginatura del Mera e la conseguente bonifica del piano, per i nostri antenati, allevatori pastori di pecore e capre e poche bovine da latte, bastavano i piccoli e scomodi alpeggi in territorio di Samolaco o, al massimo, sull'alto versante S. comasco fra il Berlinghera e il Sasso Canale.
Pochissimi, se non direttamente oriundi e ancora proprietari in zona, salivano in alta valle Spluga.
Ma a cavallo del secolo, con i nostri fatti agricoltori e spesso grossi allevatori di bovini e cavalli, gli alpeggi di Samolaco non bastavano più e allora ebbe inizio, da parte dei più intraprendenti, la corsa ai vasti e grassi alpeggi dell'accennata alta valle. Il momento era particolarmente favorevole per i nostri: la buona disponibilità di denaro, guadagnato con l'emigrazione in America e per contro la grave crisi economica degli abitanti dell'alta valle derivata dall'apertura della galleria ferroviaria del Gottardo (1882) e il conseguente tracollo del transito sulla strada dello Spluga, favorirono l'acquisto di alpeggi con relativi rustici a prezzi molto convenienti.
Così, già dai primi decenni di questo secolo i nostri agricoltori-allevatori, in maggioranza, salivano in estate con il loro numeroso bestiame in alta Valle Spluga, divenendone i maggiori proprietari in fatto di alpeggi. Naturalmente anche là le baite lasciavano molto a desiderare quanto a comodità e condizioni igieniche, epperò erano quasi sempre più vicine ai centri abitati che non quelle degli alpeggi di Samolaco.
Per la lavorazione del latte era tipica la riunione di alcune famiglie: "la ca§èda", per garantire, almeno ogni due giorni, una quantità di latte sui 70/100 litri da cui ottenere con una sola operazione burro, formaggio e ricotta. Ciò comportava la misurazione giornaliera del latte delle singole famiglie e la tenuta di una semplice contabilità su libriccini detti del "cüunt dal lec”.
Sugli alpeggi, intanto, si conduceva una vita poco più che primitiva. Baite con muri a secco: la stalla, sotto, per ricoverare il bestiame in caso di eccezionale maltempo, sopra un locale unico con pavimento assai sconnesso e in alto, interamente visibile, il tetto in lastre di pietra sostenute da travature annerite dal fumo. Il focolare, infatti, era appena abbozzato su un lato del nominato unico vano rialzato, e il fumo usciva liberamente dalle fessure dei muri, fra una e l'altra delle lastre di pietra.
Rozzi graticci con pagliericci di fieno o di brattee di granoturco e grandi coperte di lana tessute su telai locali, a strisce grigio-chiare e scure fungevano da letti, ed erano detti "paióon".
Niente tavolo o sedie: una rudimentale scranna, detta "arc(h)a" contenente i pochi generi alimentari, e sgabelli di legno, ricavati spesso interamente da tronchi d'abete, costituivano tutto l'arredamento.
Utensili tutti in legno, salvo i paioli per la polenta e quello, enorme, di rame, per la lavorazione del latte, sistemato accanto al focolare sotto una specie di braccio portante e girevole, detto "scigògna" e usata per accostare lo "schtagnèe" (il calderone) con il latte al fuoco, la prima volta per la coagolatura e la seconda per ottenere, con la bollitura del siero, la "maschc(h)àrpa" (ricotta). Comunanza di vita completa fra persone e animali, legati da vicendevole dipendenza. Nelle giornate di bel tempo si viveva fuori e allora il panorama era bello e tutto era facile e qualche volta perfino piacevole. Ma nelle frequenti giornate di pioggia, quando la "breva" o il vento del N. tutto e tutti sferzavano con il loro gelido soffio, la baita diventava un inferno per le povere mamme. Acqua o grandine sui miseri giacigli, fango sul pavimento ineguale e sconnesso, fumo dappertutto, insieme al tanfo che saliva dalla stalla. Pianti e strilli di bimbi, muggito di mucche affamate, grugniti di maiali rannicchiati qua e là sotto la pioggia. E le povere donne a tutto dovevano pensare, a tutti provvedere.
E nella povera "arc(h)a" non c'era che un po' di farina gialla impregnata, magari, dal sudore di chi in diverse ore di faticosa salita l'aveva portata fin là, un po' di riso, castagne secche sgusciate, un cartoccino di camomilla e poco zucchero per qualche possibile ammalato. D'altro ben poco. La "lüm" bisunta di olio pende dalla trave, insieme alla corona del rosario. Fuori è notte, tuona, grandina, il vento pare voglia abbattere la baita e il paese è a cinque-sei ore di marcia. Il bambino scotta per la febbre. La camomilla non basta... ma solo Dio è vicino a quella mamma, nella baita e il suo volere è misterioso, imperscrutabile...
Eppure la potente vitalità dei nostri anche lassù sapeva manifestarsi. Le baite echeggiavano spesso di canti, ora isolati, ora in poderosi cori. E dei tradizionali canti echeggiavano gli aperti pascoli, o lo spiazzo erboso fra le baite, le sere di bel tempo e specialmente quella di ferragosto, attorno al grande falò in onore della Madonna.
In questi casi non solo i giovani cantavano, ma anche gli anziani e perfino le mamme oberate di lavoro e piene, magari, di preoccupazioni, trovavano il modo di partecipare a tale sana allegria. E l'amore, la sorgente prima di ogni vita, era naturalmente l'argomento principe di tali canzoni: ora l'amore sereno e ricambiato, ora quello non corrisposto e disperato. Talvolta la canzone era una vera lezione di morale spicciola e di buon senso, come quella del "sciur sindich", che riporto a parte, altra volta un amore contrastato e deluso come nel caso del "bel giévin", o l'ansiosa laboriosità della "lüisina", giudiziosamente messa in guardia sulla eterna illusione della piena felicità dopo il matrimonio.
Erano, quelli, canti semplici e genuini, sì che per chi li cantava e in tanta durezza di vita, era forse il caso di considerarli davvero quasi una preghiera.

 

STORIA
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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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