SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Adriano, S. Priscilla, Elisabetta

PROVERBI

Del bèl témp e de la bóna gént se stüfa mai
(del bel tempo e della buona gente non ci si stanca mai Ponte)
Nu ghè muntón che nu se finissi (non c’è cumulo che non finisca)
Int i chémp s'à da ir int göp per vegnir fò göp (nei campi bisogna andare gobbi e uscire gobbi - Sondalo)
Al sciùr cu ‘l g’à fam al pöl mangià, al pùar dùma cùra i ga n’à
(il signore può mangiare quando ha fame, il povero solo quando ne ha - Tirano)
La farina del diàul la va tuta in crusca (la farina del diavolo va tutta in crusca - Grosio)
Al sciùr pàrla cun al puarèt, dùma cùra al g’à bisùgn de lüü
(il signore parla con il poveretto solo quando ha bisogno di lui - Tirano)
L’om sénzä religiùun l'è la beš-c(i)ä pü grammä de la creaziùun
(L'uomo senza religione è la bestia peggiore della creazione - Villa di Chiavenna)
Nu solan mordar gnär lan serp, sa nu l'èn turmantäda
(neppure la serpe morde se non è minacciata - Val Bregaglia)
La nef e i vec i van da par lur (la neve ed i vecchi se ne vanno da soli - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

L'estate era anche la stagione degli incontri. Degli incontri più sorprendenti. Coem quello con il misteriosissimo quanto pericoloso giuèt.
Nel bestiario fantastico popolato di animali improbabili, parto plurisecolare della fantasia popolare che si congiunge con frammenti di cultura biblica o letteraria, c’è la categoria particolare di quelli costituiti da elementi, variamente combinati, dell’aspetto di uomini, rettili, sauri e draghi. Uno di questi è il giuèt, la cui credenza era diffusa nella zona di Polaggia, frazione di Berbenno di Valtellina.
Per scoprirne l’origine, dobbiamo raggiungere il paese, lasciando la ss. 38 all’altezza di S. Pietro di Berbenno, salendo verso Berbenno e, all’altezza della chiesa, piegando a destra. Portiamoci alla parte alta del paese, percorrendo la strada che conduce ai prati di Gaggio: all’uscita dal paese, da questa strada si stacca, sulla sinistra, un tratturo, con fondo in cemento, la via Della Puncia. Seguendola, arriviamo all’oratorio di San Gregorio (m. 588), posto su un piccolo colle che veniva chiamato, fino al sec. XVII, monte Zardino. Si tratta di una cappella che originariamente era annessa ad una struttura fortificata, detta “castrum Mongiardinus”, di origine trecentesca. Dal colle si gode di un’ottima visuale sulla media Valtellina, da Triangia al Culmine di
Dazio. Fra le particolarità dell’oratorio vi è l’ancora lignea dell’altare (scolpita dai milanesi Guglielmo a Gian Filippo Bossi nel 1628), nella quale l’ostia è circondata da due animali squamosi, di origine fantastica, nei quali la tradizione popolare ha identificato la rappresentazione della misteriosa bestia denominata “giuèt”, che si raccontava abitasse i boschi della zona, da Polaggia fino alle soglie dell’alpe di Caldenno.
Le testimonianze popolari sull’animale sono abbastanza varie. L’anziana signora Vittoria Fontana, di Polaggia, ricorda ancora un episodio raccontato dal trisnonno. Questi si trovava, un giorno d’estate, all’alpe Caldenno, con la figlia, e decise di recarsi nei boschi che circondano i prati per fare legna e ricavarne un paio di “sciupèi” (zoccoli). Di ritorno alla baita, si imbattè in un animale mai visto, dalle sembianze di serpente, probabilmente il misterioso giuèl, di cui si parla da tempo immemorabile nella zona. Il ricordo è incerto, perché lo sguardo dell’animale ebbe subito l’effetto di incantare l’uomo, facendolo cadere in un sonno profondo. Venne trovato, riverso a terra mentre dormiva, da altri contadini che tornavano alla baita dopo aver falciato il proprio campo. Portato alla sua baita, rimase in quella condizione, sprofondato in un sonno innaturale, per ben tre giorni e due notti: solo il terzo giorno si svegliò. Era stato vittima di uno degli effetti più risaputi del giuèt, animale incantatore, e gli era andata ancora bene. Dicono, infatti, che, qualora ci si imbatta nel misterioso animale, si deve evitare di guardarlo, perché il suo sguardo può produrre effetti come questo, o ancora peggiori. I suoi poteri magici (detti, popolarmente, la “fisica”), però, sono legati non solo allo sguardo, ma anche al fischio che emette: anche questo può tramortire (qualcosa di simile, è interessante ricordarlo, si dice di un altro animale fantastico ed ancor più temibile, il basilisco –“basalesc” o “basalisc”, in dialetto -: al suo fischio terribile bisogna fuggire precipitosamente, perché al terzo si cade a terra stecchiti).
Ma com’è fatto il giuèt? Il signor Edoardo, uno dei vegliardi di Polaggia, ricorda la descrizione che ne diede la suocera: si tratta di un animale delle dimensioni di un grosso gatto, che all’apparenza può essere scambiato anche per un bambino in fasce, perché le squame che lo ricoprono sono simili a fasce colorate (la signora Giuseppina Fumasoni, di Polaggia - 89 anni -, racconta addirittura che una donna, tratta in inganno, abbia allattato un giuètl, scambiandolo per un bimbo; del resto, si dice ancora, questi animali amano molto il latte, e spesso approfittano delle mucche al pascolo per succhiare dalle loro mammelle questo alimento). A ben guardarlo, però, l’animale appare davvero repellente, e non solo per la sua pelle squamosa e viscida, ma anche per il muso, che è simile a quello di un drago. La suocera del sig. Edoardo gli raccontò di aver riconosciuto il malefico animale, mentre si recava nel bosco a raccogliere fragoline per poi venderle, a valle del sentiero che stava percorrendo. Riuscì però a sottrarsi al suo incantamento e a fuggire via.
Si racconta anche, in quel di Polaggia, che questi animali sono probabilmente una categoria dei “cunfinàa”, cioè delle anime dannate costrette a dimorare in qualche luogo. I boschi di Polaggia ne erano infestati, ma poi, dopo la consacrazione della chiesetta di san Gregorio, tutti i giuèt li lasciarono e si precipitarono nel vallone del torrente Finale, dal quale non riemersero più. Ma chissà mai che ne sia rimasto qualcuno. Se vogliamo verificarlo di persona, possiamo effettuare una facile e bella escursione che ci porta dal Pian del Prete (m. 1240, poco sopra Gaggio di
Postalesio) all’alpe Caldenno per una via diversa dalla carrozzabile che sale a Prato Isio.
Al Pian del Prete dalla strada principale si stacca, sulla destra, una pista sterrata, che, percorso un buon tratto sul fianco occidentale della valle di Postalesio, lascia il posto ad un sentiero, il quale, dopo un lungo traverso, che lo porta poco sopra il solco della valle, piega a sinistra e comincia, con rapide serpentine, a guadagnare quota, uscendo da un bellissimo bosco, dopo circa un'ora di cammino, in corrispondenza del limite inferiore dei prati dell’alpe di Caldenno, a 1700 metri circa. Si tratta di un sentiero molto bello, in una cornice quasi fiabesca, che ci accompagna anche se con tutta probabilità con avremo modo di imbatterci in alcuna presenza magica.

STORIA
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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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