SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Alberto Dionigi, S. Walter

PROVERBI

In aprìl ogni gùta l'è un barìl (in aprile ogni goccia è un barile - Ardenno)
Quant lè scià l’aurìil, dàa l’àsen el cambgia ‘l pìil
(quanto arriva aprile, anche l’asino cambia il pelo, quindi tutti possono cambiare idea – Val Tartano)
El gatt l’ha vendù la sèlva per cumprà l’òrt (il gatto – astuto – ha venduto la selva per comperare l’orto)
Se'l te dol i òs al témp al farà al balòs (se ti fan male le ossa il tempo farà i capricci - Sondalo)
Al fiöl ünich l’è ‘n fiöl viziàa (un figlio unico è un figlio viziato - Tirano)
Al g’à gran furtüna chìi marìda ‘na fèmna bùna (ha una gran fortuna chi sposa una donna buona - Tirano)
Al dur de la scéna l’è gió in fónt al brònz
(la parte dura della minestra si deposita sul fondo, cioè le difficoltà più grosse arrivano alla fine – Grosio)
Se al piöf al venerdì sànt, al végn la sùcia (se piove il venerdì santo, ci sarà un periodo di siccità - Grosio)
Stò mónt l'è fac' de tüt: ün po bèl e un po brüt
(questo mondo è fatto tutto: un po' bello e un po' brutto - Villa di Chiavenna)
Ci ca ri'l drian, ri al da plü (chi ride ultimo, ride di più - Val Bregaglia)
Quant da fa e quant da dì e pö 'n bel dì murì
(quante cose da fare e da dire, per poi un bel giorno morire - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Luisa Moraschinelli, nel "Dizionario del dialetto di Aprica", Sondrio, 2010, scrive:
"Sètimana santa sf. <a la fí da la quaresima gh'e la settimana santa> alla fine della quaresima, abbiamo la settimana santa. (La settimana santa, un tempo era liturgicamente vissuta intensamente da tutta la popolazione, nel nostro paese. Lunedì e martedì santo erano per disporre l'animo ai riti sacri. Mercoledì, con un ufficio serale, nel mezzo del quale, i bambini pestavano rumorosamente i piedi a significare l'arrivo degli uomini nel Getzemani. Giovedì era il grande giorno dell'Eucaristia. Alla fine della cerimonia, la Pisside la portavano solennemente in un altare laterale appositamente allestito, e spogliavano tutti gli altri altari. Venerdì l'atmosfera si faceva intensamente triste, come tristi erano le funzioni e la veglia al Sepolcro. La serata finiva con la processione per la contrada, addobbata, al passaggio del Cristo morto. La mattinata del sabato incominciava prestissimo, con la benedizione del fuoco, fuori dalla chiesa, e via via: benedizione dell'acqua santa, con il cero pasquale e finalmente, la messa solenne e l'esplosione del Gloria in cui suonavano tutte le campane e campanelle, rimaste silenziose dal Gloria della messa solenne del giovedì santo. Da quel momento la gioia spirituale della Pasqua pareva inondare non solo gli animi della gente, ma estesa entro e fuori casa, in tutto il paese e nella natura attorno)."

Cirillo Ruffoni, nel bel volume "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola" (Tipografia Bettini, Sondrio, 2003), così racconta i ricordi della settimana santa che risalgono alla sua infanzia, nei primi anni del secondo dopoguerra:
“Della settimana santa ricordo in particolare la lunghezza delle funzioni, che sembravano non finire mai. Si tenevano sempre di mattina, per il solito vincolo del digiuno dalla mezzanotte, che impegnava in primo luogo i sacerdoti. Nei giorni di giovedì, venerdì e sabato santo, nella chiesa, priva di ogni ornamento e con le croci coperte da tristissimi drappi viola, si celebrava una ufficiatura chiamata Ufficio delle tenebre.
Davanti all'altare veniva posto un candeliere a forma di triangolo, poi, ad ogni salmo che veniva concluso, il Silvestro si alzava e andava a spegnere una candela... Io guardavo un po' sconsolato quelle candele accese, che mi sembravano sempre tantissime e non finivano mai. Poi veniva anche il sospirato turno dell'ultima. Questa volta, però, il Silvestro non la spegneva, ma la staccava dal vertice del candeliere, la portava dietro l'altare dove rimaneva per alcuni momenti, per ricomparire di nuovo con la sua brava candela accesa. I sacerdoti ci avevano spiegato che quella particolare cerimonia aveva un valore simbolico: rappresentava la vicenda terrena di Gesù Cristo che moriva sulla croce, scompariva dalla vista, ma poi risorgeva nel giorno di Pasqua. Da noi non c'era la consuetudine di fare baccano, come avveniva in molti paesi della Valtellina, forse per simboleggiare il trambusto capitato al momento dell'arresto del Cristo.
Durante la lettura del passio, cioè il racconto della morte di Cristo, poi, c'era l'obbligo tassativo di stare in piedi. Guai a sedersi! Mia madre raccontava che un tempo era diffusa la credenza che chi si fosse seduto avrebbe rischiato seriamente di essere morso da una vipera durante l'estate seguente.
Il venerdì santo le campane tacevano e veniva fermato persino l'orologio del campanile. I fedeli venivano chiamati alle funzioni con il cròtalo, in dialetto tablàc, che veniva suonato per le vie del paese e suscitava in noi tanta curiosità. Quel giorno nostra madre cucinava immancabilmente il merluzzo salato, che comperava alla Cooperativa. In chiesa, il centro d'attenzione si spostava all'altare del Crocifisso, dove veniva riposta l'Eucaristia e dove, con grande ricchezza di addobbi e di panni rossi, veniva allestita una scenografia che rappresentava il sepolcro di Cristo. Gli iscritti alle confraternite stabilivano dei turni di adorazione, in modo che l'altare fosse vigilato in tutte le ore del giorno e della notte. Mia madre raccontava che, in quelle lunghe ore di adorazione, alcune consorelle anziane cantavano ancora un particolare inno in cui si passavano in rassegna i peccati più gravi, come furti, bestemmie, maldicenze e si faceva il proposito di non commetterli più. Una delle strofe diceva: `Al ballo, al ballo non più / perché io ballando calpesto il cuor di Gesù". "Ve lo immaginate - commentava ridendo mia madre - quante volte nella loro vita saranno andate a ballare la Savina o le àmede dei Curtoni, Anna e Caterina oppure la Veronica o le Marianne"?
Le cerimonie del sabato santo erano più varie, ma anch'esse lunghissime. Comprendevano infatti la benedizione del fuoco, le letture della Bibbia, la benedizione dell'acqua, quella del cero, che veniva immerso ripetutamente nella grande caldaia d'acqua e poi decorato con quegli strani oggetti a forma di pera. Noi chierichetti, invece, quando il sacerdote intonava solennemente il Gloria, ci scatenavamo a suonare tutti campanelli a disposizione, in segno di gioia per la resurrezione di Cristo e questo era per noi il momento più divertente.”

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

 

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