SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Edda, S. Claudio, Apollino

PROVERBI

In muntàgna chi nu ne porta nu ne màgna (in montagna chi non ne porta non mangia – Chiavenna)
A fa 'l sciur sénza entràda l’è na véra cuiunàda (vivere da signori senza entrate è vera stoltezza)
Quand che la mèrda la munta in scagn, o che la spüza o che la fa dagn
(quando le persone di poco valore prendono potere, o sono sgradevoli o dannose)
Al pès l’è frècc cùma i màa di vècc (il pesce è freddo come le mani dei vecchi - Tirano)
L’educazión la sta bén  anca a chè del diàul (l'educazione sta bene anche a casa del diavolo - Grosio)
Vèrs de muntanèli àqua a sadèli (fischio di marmotta, acqua a catinelle - Tirano)
Per catà el pum besogna scavezzà el ram, per spusa la tusa besugna carezzà la mamm (per raccogliere la mela bisogna rompere il ramo, per sposare la figli bisogna ingraziarsi la madre - Sacco, Valgerola)
La galìna ca canta, l'è quèla c'à fac' l’öf (la gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo - Aprica)
La man che fa ‘ndà la cüna la té 'n pé ‘l munt (la mano che dondola la culla tiene in piedi il mondo)
As vuleir ben e stär in bun uniùn l'è pai cristian la meiar divuziùn
(volersi bene e stare bene insieme è per i Cristiani la miglior devozione - Val Bregaglia)
Chi übidìss da giùan, cumandarà da vec’ (chi obbedisce da giovane, comanderà da vecchio - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nel "Vocabolario dei dialetti della Val Tartano", di Giovanni Bianchini (Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994), leggiamo:
 “Féde… (per dimostrare il valore della fede, a Campo si raccontava dai vecchi che un tale sofferente per una malattia aveva raccomandato ad un amico, che si recava in pellegrinaggio in Terra Santa, di portargli una scheggia della croce di Cristo. Il pellegrino, mentre stava ritornando per mare, si ricordò della richiesta dell’amico e staccò con la mèla una scheggia del legno della nave; l’avvolse in una pezza di lino che legò con uno spago fine e, così confezionata, consegnò la reliquia all’ammalato, il quale la applicò sulla parte dolorante. Dopo un po’ di tempo il male sparì e il pio uomo attribuì – naturalmente – la guarigione alla scheggia della croce. L’amico rise della sua fede e gli confessò come se l’era procurata, concludendo: “cùla tò gràant fedàscia, tu sée guarìi cuntö’t ‘npóo dèla barcàscia”, “con la tua grande fede sei guarito con un pezzetto della barcaccia, della nave”)”.

STORIA

Nell'opera di Bassi, Ercole, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890, leggiamo le seguenti notizie sulla struttura e la distribuzione degli alpeggi nella Provincia di Sondrio sul finire dell'Ottocento:

La maggior parte dei pascoli alpini è ancora di proprietà comunale. Ve ne sono parecchi anche di proprietà privata e, più ancora, principalmente nell'alta e nella bassa Valtellina, di sociali, che rimontano ad oltre il secolo. Però in questo caso la quota del socio non è di regola determinata dall'estensione o perticato che gli potrebbe spettare sulla superficie del pascolo, ma dalla quantità delle vaccine che ha diritto di mandare a pascolo sull'alpe stessa. Per esempio, se l'alpe può dar nutrimento a cento vaccine da latte, chi ha diritto di mandarne dieci, ha la proprietà del decimo dell'alpe, o, meglio, con parole usate in luogo, ha diritto a dieci vaccaie o bocche. Una vaccata adunque è il diritto di caricare una vaccina da latte su un'alpe, chiamata anche volgarmente monte.
Questa proprietà è talvolta così suddivisa, causa le eredità, che non è raro il caso, massime su alcuni alpeggi del Traonasco e del Chiavennasco, di trovare persone che posseggono solo un quarto, un ottavo di vaccaia, la quale è valutata da duecento a trecento lire secondo l'alpe.
Però ai pascoli alpini non sì mandano solo vaccine da latte, ma cavalli, muli, asini, maiali, pecore, capre, vitelli, tori. Negli alpeggi sociali tutte le bestie che consumano erba, senza dare almeno una certa quantità di latte, e quindi anche le stesse vacche, devono pagare l'erba in determinate proporzioni secondo la qualità della bestia: ciò è considerato quale un provento dell'alpe stesso.
Ad un dato giorno, durante la stagione dell'alpeggio, che dura circa tre mesi, da giugno a settembre, secondo le annate, e di solito dopo un mese circa, avviene la cosidetta pesa, cioè si pesa la quantità di latte prodotta dalle vaccine e capre. Il comproprietario che dà una quantità maggiore di latte della media resta pel di più in credito verso la società; se meno, è in debito della differenza. Il reddito è diviso in proporzione della quota di comproprietà dell'alpe.Cosi vengono pure sostenute le spese.
Queste consistono nel mantenimento e pagamento del casaro, dei pastori ; nella provvista di sale, quaglio e di attrezzi occorrenti per l'azienda ; nella pulitura dei pascoli dalle pietre trasportate dalle valanghe, ecc., nonché dalle erbe cattive e cespugli e finalmente nel riparare gli edifici, e cioè: casere, baite, ricoveri, ecc. Non di rado le valanghe le portano via, ed allora i comproprietari devono sostenere spese rilevanti per ricostrurle. È raro il caso che dei proprietari privati carichino per loro conto l'alpe del bestiame occorrente ed esercitino direttamente il caseificio. I comuni usano due sistemi: o fanno pagare ai soli comunisti un tanto per bestia che intendono mandare al pascolo (tassa differente secondo la qualità della bestia, ed anzi, un tempo i comunisti godevano questi pascoli affatto gratuitamente) o affittano in blocco l'alpe, di solito dietro asta. I proprietari privati preferiscono quasi tutti l'affitto. Queste affittanze vengono assunte o da un imprenditore solo, per lo più malghese, proprietario di bergamine, o da una società di più proprietari di bestiame, che vi mandano le loro vacche. Anche negli alpeggi sociali qualche comproprietario affitta talvolta parte o tutta la sua quota, ed in questo caso il conduttore subentra nei suoi diritti ed obblighi.

Per lo più gli alpeggi sociali sono goduti dai soci, i quali mandano le loro vaccine o prendono in affitto quelle di altri sino a compiere il numero che loro spetta di diritto. Assoldano un casaro coi suoi dipendenti ed i diversi pastori e dividono in natura i prodotti dell'alpe fatti in comune, burro, formaggio, ricotta. Talvolta invece, e questo avviene per lo più negli alpeggi comunali o privati tolti in affitto da una società, usano il sistema turnario. Ciascun socio fa suoi i prodotti del suo turno e bene spesso fa anche da casaro.
Negli alpeggi comunali, ove si fa pagare un tanto per bestia introdotta nell'alpe, ogni comunista provvede a confezionare i latticini delle proprie bestie ed è raro che si uniscano in società uno o più di essi. Si è detto che gli alpeggi sociali si trovano a preferenza nell'alta e nella bassa Valtellina.

Nell'alta Valtellina solo a Livigno vi sono sette latterie sociali estive, e cioè in ogni alpe, sebbene tutte di poca importanza. La più numerosa è quella del monte Vago con 40 vacche; quella sul Campaccio ne ha 20; sul Mine 10; in Valaccia 30; nella Alpe Rocca 10; in Trello 10 e sul Gallo 10. Tutte producono formaggio grasso, e cioè formaggini detti bergamaschi, del peso da Chg. 1 a 2 e che vengono esportati nella provincia di Bergamo dagli stessi produttori che vengono di là ad estivare.
Alpeggi goduti in società si trovano pure in Valdidentro, in Fraele, in Val Viola ed altrove nel mandamento, che contano una trentina di vacche cadauna.
Specialmente importante è la latteria estiva che i Bormiesi tengono sul monte Stelvio, che conta 100 vacche e dura due mesi. Valdisotto ne possiede pur una di 40 vacche.
Quelli della bassa Valtellina sono in generale più importanti, contando da 40 a 100 e più vacche ciascuna. Di più dànno nutrimento, come si disse, a molto altro bestiame, pecore, capre, cavalli, vitelli e anche maiali.
Contano diversi alpeggi sociali cadauna le vallate del Tartano, del Dato, di Lesina, dei Ratti, tutte rinomate pei loro ottimi formaggi grassi.
L'alpe Mezzana in Val di Lesina alimenta per circa tre mesi all'anno un migliaio di capi di bestiame, fra cui oltre cento vacche da latte.
I prodotti degli alpeggi, stante la qualità molto buona delle erbe pascolate, sono assai migliori di quelli del piano, ma risentono del sistema che funziona. Epperò è più scadente dove i prodotti si fanno isolatamente; migliori, ma con varietà di tipo, ove trovasi il sistema turnario; ottimi, invece, ove sono confezionati da un'unica mano, tanto più se abile e pulita. Il prodotto subisce variazione anche secondo l'annata e la bontà dell'alpe, che non è certo la stessa, ma cambia secondo la posizione, l'essere o meno irrigato e l'elevazione.
Negli alpeggi sociali della bassa Valtellina si confeziona a preferenza formaggio grasso dolce uso gruera, poco burro, formaggio bastardo (mezzo grasso) e ricotta fresca e salata.”

AMBIENTE

 

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)