SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Bruno abate, Alberta

PROVERBI

La castègna la ga la kua: chi la tröva l'è la sua (la castagna ha la coda: chi la trova, è la sua)
Fin che se pò vegnir fò dal léc’ se pò èser cuntént en se s'é véc’
(finché si può uscire dal letto si può essere contenti anche se si è vecchi - Sondalo)
Al Sìgnor al paga mìga tücc i sàbat ma un'òlta ogni tant al paga epè Lù
(il Signore non paga tutti i sabati, ma una volta ogni tanto paga anche Lui – Livigno)
Lì fémma li ghe n'à sempre una e córa che li ghe n'à miga una, li ghe n'à dòa
(le donne ne hanno sempre una e quando non ne hanno una, ne hanno due - Sondalo)
Chi el g’ha la rùgna se gràta (chi ha la rogna se la gratta - Sacco, Valgerola)
Al pa' di ötar al gh'à sü sèt crósti e amò üna söra
(il pane degli altri ha sette croste ed ancora una sopra - Aprica)
Vo vulessus lan nusc avdeir e gnir, senza c'u vessus l'albar da scudir! Ma quel nu'l và, nu'l và. E in quist mond, sa nu's sà navigar, as va e fond (Magari si potessero avere le noci senza scuotere l'albero! Ma non funziona così. A questo mondo, se non si sa navigare, si va a fondo - Val Bregaglia)
L'età la mena giüdìzi... (l'età porta giudizio - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Cirillo Ruffoni, nel bel libro di memorie "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola" (Tipografia Bettini, Sondrio, 2003), scrive:
Ai primi di ottobre, quando dal basso arrivava la notizia che le castagne incominciavano a cadere (li cróda!), compivamo anche noi la nostra piccola transumanza, trasferendoci a Cunsulìa, detta più comunemente da noi la sélva. Non era come la migrazione di molte famiglie di Gerola che scendevano al piano per gran parte dell'anno, da ottobre a maggio. Noi venivamo alla selva solo per un paio di mesi, ma il viaggio aveva ugualmente in sé qualcosa di epico. Le mucche naturalmente facevano il tragitto a piedi. Il maiale, invece, veniva messo nell'apposita sgòrbia di legno, le galline nelle gabbie con la rete, i conigli erano infilati in sacchi di tela poi caricati sul carro di un trasportatore e condotti a Cunsulìa.
Quando poi il Mauro della Cooperativa ha comperato il camioncino, ci siamo sempre serviti del suo prezioso automezzo. Nel mese di ottobre incominciavano anche le scuole, quindi la nostra famiglia, per forza di cose, si divideva. Chi frequentava la scuola rimaneva a Gerola con il padre, sempre impegnato nei suoi lavori di elettricista; la madre, con i bambini più piccoli, prendeva residenza alla sélva, e ciascuno può immaginare i disagi che ha dovuto affrontare.
La permanenza a Cunsulìa rappresentava infatti un salto all'indietro nel tempo: un vero tuffo nella vita del passato. Le case risalivano ad alcuni secoli prima ed erano rimaste intatte: piccole, piuttosto buie, con il pavimento formato da lastre di pietra, con le pareti incrostate da pece nera, accumulata nel corso degli anni per la consuetudine di accendere il fuoco al centro del locale a pianterreno. Avevano le finestrelle incorniciate da intonaco bianco, senza vetri, chiuse in qualche maniera da ante di legno. Non c'era luce elettrica. Quando scendeva la sera, la casa piombava nel buio, rotto solo dal piccolo lume a petrolio che gettava grandi ombre sulle pareti. Fuori, il richiamo delle civette posate sui grandi alberi di castagno incuteva un sottile sentimento di angoscia e di paura.
Ricordo che una volta, all'età di cinque anni, nei primi giorni di permanenza a Cunsulìa, avevo incontrato una donna anziana, che mi aveva rivolto alcune domande.

Che razza di domanda era quella ? Avevo pensato. Noi avevamo mangiato di tutto, ma il fieno proprio mai! E, dopo averci pensato un po', avevo risposto con un bel "no" deciso. La donna mi aveva guardato con aria interrogativa, poi si era allontanata scuotendo la testa. Appena tornato a casa, avevo raccontato alla mamma quello strano colloquio.

La mamma aveva riso di gusto e mi aveva spiegato che quell'espressione significa far mangiare alle mucche il fieno posto nella stalla durante l'estate. Accidenti, non ci avevo proprio pensato! Ma non si poteva usare un'espressione più chiara? Soltanto più tardi ho capito quanto sia incisivo quel modo di dire così immediato, perché esprime una totale identificazione del contadino con gli animali che alleva...
Cunsulìa è come un terrazzo che si affaccia sulla bassa Valtellina. Per effetto dell'aria che sale dal basso, nella calma del luogo arriva l'eco della vita di tutto il fondovalle, indaffarato nelle sue mille attività. Si sentono i rumori delle auto che corrono sulla statale, la sirena che scandisce i turni di lavoro nello stabilimento di Regoledo, i treni che passano sferragliando sulla ferrovia. Non è necessario avere un orologio, perché dal campanile di Cosio arriva distinto il suono delle ore e ci si può regolare anche con il passaggio dei treni (quando sono in orario). Ma l'aspetto più suggestivo è il dialogo che, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, i campanili dei vari paesi sembrano instaurare fra loro, come in un sonoro scambio di voci. Nelle solennità, poi, ora è Cosio, ora Morbegno, ora Traona, che annunciano a tutti con orgoglio la gioia della festa, suonando a distesa il concerto di tutte le campane, che si distinguono dalle altre per il timbro inconfondibile. Da questo balcone dominante sulla valle, durante la guerra, mia madre aveva assistito anche ad una scena emozionantissima. Un aereo degli Alleati, che volava lungo la Valtellina per lanciare aiuti alle formazioni dei Partigiani, forse colpito, forse per un guasto ai motori, anziché proseguire verso Sondrio, era tornato indietro volando basso e facendo uno strano rumore. I piloti avevano cercato di effettuare un atterraggio di emergenza negli ampi prati sotto Regoledo, ma forse erano stati dissuasi dalla presenza delle linee elettriche. Allora si erano lanciati con il paracadute, dopo aver diretto l'aereo a schiantarsi contro la montagna per evitare che recasse danno ai centri abitati. Ogni volta che ascoltavo questo racconto provavo una punta di invidia. Come mi sarebbe piaciuto osservare un aeroplano così da vicino, poi vedere gli uomini saltare fuori e i paracadute aprirsi ad uno ad uno, poi il terribile schianto dell'aereo contro la montagna! Ogni volta chiedevo che venissero aggiunti nuovi particolari e non finivo più di fare domande. …
Alla sélva facevamo pascolare le mucche nei prati che erano sempre bagnati di rugiada, perché ormai il sole dava solamente un'occhiata fuggevole durante il giorno, prima di sparire per il resto della stagione. Il nostro lavoro principale era però la raccolta delle castagne sotto gli alberi secolari (in dialetto èrbui), che in passato avevano dato da mangiare ai nostri antenati. Anche noi mangiavamo spesso le castagne lesse (ferüdi) o cotte sulla fiamma nell'apposita padella (mundìgn), ma questo frutto non era più indispensabile come ai tempi di mia nonna, quando (raccontava) una padella di mundìgn poteva costituire il pasto ordinario di mezzogiorno. Noi utilizzavamo le castagne soprattutto per far crescere bene e ingrassare il nostro maiale. Ho imparato anche che sono vari tipi di castagne: quelle chiamate selvatiche, piuttosto piccole e marroni, le più grosse e più pregiate, le bunèli, come dice il nome le più gradevoli e le fügascèrí, chiamate così perché un tempo venivano utilizzate nella confezione delle focacce.
Per conservare le castagne si utilizzava l'antico metodo della essiccatura, che avveniva in un edificio apposito chiamato casina. Questo era costituito da due locali sovrapposti, separati da un pavimento fatto da listelli di legno. A pianterreno si manteneva costantemente acceso fuoco, utilizzando anche grandi ceppi che bruciavano costantemente molti giorni, producendo un calore costante. Al piano superiore si tenevano le castagne, in modo che il calore le facesse seccare.”

STORIA
-

AMBIENTE

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)