SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Norberto vescovo, Paola, Paula, Paulina, Paoletta

PROVERBI

An de urtìghi, an de spìghi (anno con tante ortiche, anno con tanto grano)
Se te vö la nisciöla, sbasa la rama, se te vö la fiöla, domandel a la mama
(se vuoi la nocciola, abbassa il ramo, se vuoi la figlia, chiedila alla mamma - Chiavenna)
Chi völ la fiöla, carézi la mama (chi vuole la figlia, carezzi la madre - Ponte)
Al ciapà l’è parént del dà (il prendere è parente del dare - Tirano)
Bisogna miga dir gat nufìn che l’è gió in del sach (non bisogna dire gatto ficnhé non è nel sacco - Grosio)
Chi g’ha tusàn non dis putànn, chi g’ha tusùn non dis ladrùn
(chi ha figlie non dice puttana, chi ha figli non dice ladrone - Sacco, Valgerola)
Roba cara e fèmmi brütt i se trùa departütt (merce cara e donne brutte si trovano dappertutto)
Al proverbi già al disc, c'al pacä o tost o tard as sol manifestä
(il proverbio lo dice: prima o poi il peccatto si manifesta - Val Bregaglia)
Chi impara miga cun bon cunsigli, impara cun tiradi d'uregli
(chi non impara dai buoni consigli, impara dalle tirate d'orecchie - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Franco Dioli, in "Caspoggio nel secondo millennio" (ed. Unione della Valmalenco, 2004), scrive:
"Tutti gli anni, il giorno del Corpus Domini, dopo la messa cantata delle dieci, Messa Grande, si svolgeva la solenne processione con il Santissimo. Partendo dalla chiesa, si attraversava la contrada Centro Fuori e Centro Dentro (ora via E. Dioli) fino al grande lavatoio; si proseguiva sulle strade di campagna fino al capitèl del Ruchìn (Matiùn), dove si faceva una sosta ed il sacerdote impartiva la solenne benedizione col Santissino. Da lì si proseguiva lungo una strada di campagna fino al capitèl del Cida ed anche qui veniva impartita la benedizione. Si proseguiva lungo la strada del Cida fino al capitèl de l'Agata dove veniva di nuovo impartita la benedizione solenne. Quindi, percorrendo la via Bracelli (ora via Don Gatti), si ritornava in chiesa. La suggestione di questa processione stava nella coreografia che l'accompagnava. Le case che si trovavano lungo il percorso e le strade erano pavesate per le grandi occasioni: appesi a corde, sulle pareti e sui davanzali, facevano bella mostra di sé drappi, festoni, coperte ricamate, lenzuola, veli, mazzi di fiori di ogni colore, ceri, lumini, candele e statuette di santi che, nel loro insieme, creavano una lunga galleria variopinta e festosa.
La processione stessa, nel suo insieme, era un'armonica e festosa coreografia in movimento. L'ordine della processione era rigorosamente stabilito: uno stendardo davanti; i bambini del catechismo assistiti dai loro catechisti; gli uomini; i confratelli con l'abito rosso, con il loro crocifisso e lo stendardo; i bambini e le bambine della Prima Comunione, vestiti da paggetti ed il lungo abito bianco, con i cestini pieni di petali di fiori che gettavano sulla strada; il baldacchino portato dai confratelli e sotto il sacerdote che reggeva il Santissimo, preceduto e seguito dai portatori dei ceri e delle lanterne; le bambine del catechismo; le figlie di Maria con velo bianco; le consorelle col grande fazzoletto bianco e per ultime le donne; e lungo il corteo gli stendardi delle varie associazioni religiose
."

Da Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008:
"Pelórsc (CA) - pelòrsc (CH) - sm. robusto e rustico telo, pezzotto.
Grezzo tappeto di canapa che era tessuto in Arigna. Serviva per tanti usi nelle attività rurali: si metteva sul mucchio di fieno per ripararlo dalla pioggia, si poneva sulla schiena della mucca malata, si stendeva in terra nel campo per battervi sopra il grano saraceno, veniva usato come lenzuolo o coperta nei poveri giacigli delle baite sui monti."

Nel "Vocabolario dei dialetti della Val Tartano", di Giovanni Bianchini (Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994), leggiamo:
"Famèi, sm., famiglio, lavoratore salariato addetto al bestiame, attività diffusa soprattutto nelle grosse fattorie della Pianura Padana. Nei mesi invernali, parecchi famèi della Valle lavoravano presso i bergamìi del minalese e della Pianura bergamasca, nel periodo tra le due guerre mondiali. A Milano ancora negli anni 30, 40, in Piazza Fontana, un giorno alla settimana c’era ul marcàa di famèi, il mercato dei famigli. Gli aspiranti al lavoro di famiglio si presentavano su questa piazza muniti di valigia di cartone, legata in genere con una cordicella, o con un sacco contenente il loro vestiario di ricambio. Stavano in piedi ad attendere di essere ingaggiati. Arrivavano i bergamìi e i padroni di grosse fattorie, con i sensali. Il mercato si svolgeva sulla base della domanda e dell’offerta, mediata dai sensali. Il famiglio assunto veniva condotto dal padrone nella stalla o nella fattoria  e alla sera iniziava un durissimo lavoro per un salario da fame; il lavoro più pesante era la mungitura.”

Nella Credaro Porta, nel bell’articolo “Cucina di valle e di montagna” (contenuto nel volume di aa. vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio”, Silvana Editoriale, 1995), ci offre questo interessantissimo spaccato sulle diverse pappe che si preparavano nella civiltà contadina dei secoli scorsi:

"A Montagna (A) era una polentina molle cotta nel latte e poteva essere arricchita con una spolverata di formaggio di grana aggiunto all'ultimo momento. Questa pappa a Tirano si chiama papa dé munt o farinarsa (M).
A Grosio c'era invece il lacc chécc (G), preparato aggiungendo al latte portato a bollore farina gialla e bianca ben mischiate tra loro. Con un'altra pappa erano svezzati e allevati tutti i bambini: la bròda (A), chiamata nella Valchiavenna bòia braséda (S1) e a Bormio, Grosio e Sondalo sughét (G‑R-S2), fatta di farina bianca tostata nel burro fino a farle raggiungere il colore bruno, e poi cotta nell'acqua salata. Se si formavano dei grumi non c'erano problemi, perché la farina aveva già subito una prima cottura.
La versione in cui la farina tostata è cotta nel latte prende il nome di farinarsa (Sondrio C).
A Grosio si chiama puntesèla (G) una pappa analoga alla precedente, ma in cui la farina bianca non veniva tostata. Il burro e il formaggio grattato si aggiungono alla fine.
In Valmalenco c'erano due pappe di mais, una più e una meno povera. Il loro nome era spèch (B). Della farina di mais veniva gettata in una padella di ferro con burro e veniva fatta tostare bene. Nella prima versione si univa latte freddo, nella seconda solo acqua, si salava e si cuoceva per un quarto d'ora. Il turbulín (G) dí Grosio è preparato con latte a cui si aggiunge un po' d'acqua. Quando questi bollono si unisce un po' di riso, poca farina bianca e un po' di gialla. Si lascia cuocere per almeno un'ora.
Una pappa storica è quella riportata da Lodovico Balardini nella sua Topografia statistico-medica della provincia di Sondrio del 1834.
Egli scrive:
Il panico ed il miglio pestato e mescolato a poca farina di segale e brodo costituiscono una minestra conosciuta comunemente sotto il nome di Pesto.
Ancora qualche decennio fa una minèstra da pèst, molto vicina a questa, era cucinata a S. Antonio sopra Tresivio (1980). Tra le polentine e le minestre sono da annoverare le preparazioni, con farine, di gnocchetti o grumetti che venivano poi cotti nel brodo o nel latte. Ci sono tra queste i scarèli (B) della Valmalenco. Della farina bianca si impasta con le mani con acqua in una larga scodella di legno; se ne prendono dei pezzettini e, un po' alla volta, si formano tra le mani degli gnocchetti oblunghi che si cuociono nel latte salato.
I münadéi (B), sempre della Valmalenco, sono analoghi come ingredienti. In una scodella di legno si mettono alcune manciate dí farina bianca, si spruzza di acqua e con la mano si mescola un pochino sbriciolando la farina. Si getta nel latte bollente salato. Nella Valgerola il nome si modifica leggermente e diviene menüdéi (Cminutini). Il procedimento è lo stesso che in Valmalenco, ma vengono cotti nel brodo. A Grosio i menedéi (G) sono fatti di farina e acqua. Con una forchetta si formano dei grumi che vengono versati in brodo bollente. A Sondalo i menedéi (S2) sono gnocchetti di farina di frumento, intrisi con latte e un uovo e cotti nel latte salato e leggermente diluito. Nel Bormiese i menadéi (R) sono altrettanto ricchi. Nel latte, leggermente allungato con l'acqua a cui si aggiunge un pezzetto di burro e portato a bollore, si buttano degli gnocchetti fatti di farina bianca, acqua e rossi d'uovo. Sempre in quella zona c'è poi il plòt (R), una pappa di farina di segale cotta nel siero grasso del latte di capra; e troviamo tra le pietanze il còch (R), pappa di farina e latte 52.
La céna dé lacc (S2) di Sondalo era costituita da una minestra di latte leggermente diluito e salato in cui venivano cotti, badando ai tempi di cottura, patate, riso, tagliatelline con l'uovo
."

STORIA
-

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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