SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Antonio Maria Zaccaria sacerdote

PROVERBI

Acqua e sóo fan ràbia ai paschtóo (pioggia e sole irritano i pastori – Samolaco)
D’estàa al fa ‘n colt de murì e d’invéran an frècc de crepà
(d'estate fa un caldo da morire e d'inverno un freddo da crepare - Tirano)
In mancanza de cavai, tròta i àsen (in mancanza di cavalli, trottano gli asini)
El bisugnìn el fa trutà la végia (la necessità fa trottare la vecchia)
Al dì dela féra sa vént al gram (il giorno della fiera si vendono le cianfrusaglie - Tirano)
Di malfidéncc s’ ga de sta aléncc (si deve diffidare di chi diffida degli altri - Tirano)
I hum i sé misüra mìga con la pèrtega (non si misurano gli uomini con la pertica - Sacco, Valgerola)
A ca sùa ugnün ‘l fa cùme el völ (a casa sua ciascuno fa come vuole - Chiuro)
A stù mùnt gh’è nisün de necesàri (a questo mondo nessuno è necessario)
Ci ca mena la lengua e cativ fin, al fiiss bar meiar, c'al cianciass latin
(chi usa la lingua per cattivi fini, sarebbe ben meglio che cianciasse in latino - Val Bregaglia)
Cunsìgliat cul vec’, ma fat giütà dal giùan! (Prendi consiglio dal vecchio, ma fatti aiutare dal giovane - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

Da Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008:
"Fén - sm. fieno | fén maiù = fieno del primo taglio | fén salvàdech = fieno selvatico (che veniva raccolto in alta montagna sui territori comunali o privati (cfr. vìsega e pézi)) | taià fö ‘l fén = falciare (cfr. segà) | ‘nda ré a fén, dà ùra al fén = eseguire tutti i lavori relativi al fieno | trà fö ‘l fén = spargere il fieno sul prato per farlo essiccare | vultà ‘l fén = rivoltare il fieno per esporlo meglio al sole per l’essiccazione | ramà sü ‘l fén = raccogliere il fieno in mucchi di varia grandezza | ramà sü ‘l fén a mügilìn = raccogliere il fieno a piccoli mucchi, dopo la prima giornata | emmügelà, ramà e mèt dedìnt el fén = ammucchiare (nel prato), raccogliere e portare il fieno nel fienile.
La ricca nomenclatura legata al fieno e a tutti i lavori ad esso attinenti è dovuta al fatto che questi costituivano un momento importante nei lavori agricoli del passato. L’allevamento era, infatti, una della principali attività economiche dei contadini e per alimentare il bestiame non c’erano un tempo i mangimi preparati dall’industria o non potevano essere comperati per evidenti ragioni di risparmio; vi era solo l’erba dei prati, essiccata o fresca. A seconda dei tagli il fieno era chiamato el prim, el segónt (a Chiuro el segùnt), el tèrs, el quartìn. Sui monti i tagli erano solo due e, stranamente, il secondo era chiamato el quartìn. In genere per un’essicazione completa si richiedevano due giorni di sole."

"Püscéna - sf. pasto particolarmente ricco.
Pranzo sostanzioso ed abbondante che si faceva in famiglia o tra amici in parecchie circostanze: la fine di un lavoro agricolo (ad esempio la puscéna del rizà), quando si raggiungeva il culmine del tetto nella costruzione di una casa, l'ultima sera di carnevale. Di solito consisteva in una scorpacciata di pizzoccheri o di pastasciutta con abbondanti libagioni."

Nel calendario contadino luglio era mese della seconda sarchiatura del granoturco e del secondo taglio del fieno. Venivano tagliate segale ed orzo e seminate rape e granoturco da foraggio (melgascìn). Veniva raccolto il lino. Mentre le familie restavano nei maggenghi, i pastori salivano agli alpeggi, per restarvi tre mesi.


La vita d’alpeggio nella Samolaco di un tempo è magistralmente tratteggiata da Amleto Del Giorgio nel bel volume  "Samolaco ieri e oggi" (Chiavenna, 1965). Eccone uno stralcio:
E là sugli alpeggi, qualche volta ci si divertiva anche. Uno dei passatempi preferiti dai pastorelli e, se presenti, anche dai giovani di ambo i sessi, era il cosiddetto "anain". Disposti a semicerchio davanti al focolare, seduti sulle panche e gli sgabelli di legno, i giocatori estraevano a sorte chi dovesse iniziare il gioco. Il prescelto o la prescelta, tenendo fra le mani giunte a preghiera un sassolino o un fagiolo passava le sue, sempre ben strette, fra le mani parimente unite dei partecipanti al gioco deponendo il piccolo oggettino, in segreto, fra le mani di uno di essi, che si guardava bene dal far trapelare il privilegio avuto. Allora chi aveva iniziato il gioco cominciava dal primo a destra: – Chi ha l'anellino? – Il tale – rispondeva l'interrogato. E proseguiva l'interrogatorio, emettendo alla fine il verdetto: – Portate pegno tutti, perché l'anellino l'ha il tale altro! – Piovevano i pegni: cappelli, fazzoletti più o meno puliti, cinghie, pettini, fermagli per capelli e così via. Alla fine le penitenze per il riscatto dei pegni: eccone alcuni in dialetto: "Cridè a òlta véo§ c(h)i l'é 'l tò muròo§ (Devi gridare ad alta voce chi è il tuo 'moroso'); "Dac(h) un basìin al fóond dal pairòo" (Dà un bacino al fondo del paiuolo); "Rampég(h)a sii in quél làras e fè balè la
scìma" (arrampicati su quel larice e fa ondeggiare la cima), cosa che facevano indifferentemente ragazzi o bambine. Naturalmente le cose si complicavano un poco se al gioco partecipavano giovanotti e ragazze, senza mai, però, cadere nel licenzioso.
Gran festa per i ragazzi quando si "casava", ossia si lavorava il latte. Già con la spannatura delle conche colme di latte nei freschi "caséi" (piccoli cantinini seminterrati) si iniziava con qualche furtiva leccatine sulla "cazéta (mestola piatta). Poi dalla zangola si estraeva al momento giusto il "fasót" (panna montata) in una scodella di legno detto "napèl". Veniva quindi il dolce latticello del burro e poi ancora la "quagèda" (cagliata) e il formaggio appena estratto dal siero, fumante. Di seguito lo "stagnèe" (enorme pentolone di rame stagnato) veniva riportato sopra il fuoco con la "scigógna" per la bollitura del siero e la produzione della "maschc(h)iàrpa" (ricotta).
A mezzogiorno, se c'era ancora... un po' di posto, lo stomaco si riempiva con polenta ancora fumante, appallottolata con le mani e intinta nella scodella della panna.
Non altrettanta gioia dovevano provare i pastorelli quando custodivano le mucche al pascolo nelle giornate di nebbia o comunque di cattivo tempo. La nebbia che rendeva tristi, malinconici e pericolosi anche i luoghi più belli del pascolo, la pioggia improvvisa o, peggio, la grandine che flagellava i poveri piedini nudi, sanguinanti spesso per le frequenti incespicature nei sassi sporgenti fra l'erba. E i lampi spaventosi e il terrore dei tuoni, e il fulmine che talvolta uccideva!
Ma quanto caro e dolce, però, di ritorno nell'imperversare della tempesta, con le mucche avanzanti a stento con il testone basso, una volta cacciate le bestie al riparo nella stalla, correre ed entrare per la bassa porta nella baita, cambiarsi i panni fradici e ficcarsi così, ben asciutti, sotto le coperte ruvide ma calde del giaciglio, mentre la mamma e tutti apprezzavano con aperte lodi il coraggio dimostrato e sulle lastre di pietra del tetto sferzavan rabbiose, ma impotenti ormai, la pioggia e la grandine!”

STORIA

Dario Benetti, nel capitolo “Abitare la montagna – Tipologie abitative ed esempi di industria rurale”, in “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (aa. vv., Silvana editoriale, 1995), così descrive le strutture insediative degli alpeggi in Valtellina e Valchiavenna:
“In Valchiavenna, in molte località, il dislivello tra insediamenti permanenti e alpeggi è ridotto. L'alpeggio si presenta quasi sempre con un nucleo di piccoli edifici (tipico è il caso di Avero in val S. Giacomo), molto simile al villaggio di fondovalle. Le dimensioni degli edifici sono, naturalmente, più ridotte e rari sono ballatoi e balconi. La parte residenziale, distinta dalla stalla e dal fienile, è
limitata al doppio locale cucina-stüa, con una piccola cucina interrata sotto la stila. Nella montagna orobica valtellinese gli edifici degli alpeggi, invece, sono utilizzati prevalentemente da comunità di pastori. In val Tartano c'è un unico edificio in pietra in mezzo al pascolo, solo in certi casi con una tettoia o un altro edificio allungato per il ricovero del bestiame (baitù). In altre località orobiche esiste una suddivisione tra la parte rurale (casèra e casèl del lacc) e la parte residenziale (baita). In val Gerola è diffuso il calécc, una costruzione composta da quattro semplici tracce di muro in pietrame con un palo centrale su cui viene provvisoriamente posto un telo a mo' di copertura. Nella montagna orobica, sia in val Tartano che nelle valli del Bitto, si ritrova il bait: in pratica è un cassone in legno trasportabile, utilizzato dai pastori per dormire di notte ai margini dei pascoli, senza abbandonare il bestiame.

La Valmalenco si distingue invece per una morfologia dell'insediamento di quota prevalentemente accentrata. Le pareti sono spesso in muratura di pietrame a secco ed è limitata l'utilizzazione del legname (salvo alcuni casi particolari). È frequente una tipologia semplificata che vede la stalla al piano terreno e l'abitazione (ca') al piano superiore.
Nell'area di confine tra media ed alta Valtellina, in val Grosina, troviamo in alpeggio un grande edificio adibito a stalla per le mucche (stalòn), mentre in tutta l'alta Valtellina prevale, per tutti gli alpeggi, la proprietà comunale; non si ritrova di conseguenza l'insediamento a nucleo ma, in genere, l'alpeggio è costituito da due edifici: la caseira o cassina (con l'attrezzatura per la lavorazione del latte) al piano terra e le camere per i pastori al primo piano e la stalla (stalùn) ad un solo piano.”

AMBIENTE

 

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)