SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Cunegonda, Viola, Tiziano

PROVERBI

Se 'l màrs el baltròca 'n dè 'l pciöf e l'otru 'l fiòca
(se marzo fa il pazzo, un giorno piove e l'altro nevica - Sirta)
La dòna e ‘l bò bisógna tól püsé da près che se po’
(la donna ed il bue si debbono prendere più presto che si può)
I è tücc prufesùr s’in la pèl di oltri (sono tutti professori sulla pelle degli altri - Montagna in Valtellina)
A vignì vècc sa ‘mmatìs (a venir vecchi si esce di senno - Tirano)
Bravée da sgióan, dulóo da vécc (le follie giovanili si pagano da vecchi - Samolaco)
Vàrdat del vént  e del’um che pàrla lént (guardatin dal vento e dall'uomo che parla lento - Tirano)
La ròba del Cumün l’è ròba de gnigün (la roba del Comune non è di nessuno - Chiuro)
Ma tü nu sà quant ca dificil sea truvär castegna, ca nu'n agian gea
(non sai quanto sia difficile trovare castagna senza riccio - Val Bregaglia)
Al pòssia dürà tant 'na cativa visina, cume la nef marzulìna!
(possa una cattiva vicina durare tanto quanto la neve marzolina - Poschiavo)
Diu ma guardia dal cül di mül, da la boca di can e da quili chi ga sempri la curuna in man! (Dio mi guardi dal culo del mulo, dalla bocca del cane e da quelle che hanno sempre la corona in mano - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Mario Songini (Diga), nel bellissimo volume "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", (Comune di Val Masino, 2006), così descrive l’usanza tradizionale di Val Masino, denominata “paraiö”:

Non è facile risalire all'inizio di questa usanza, che mobilitava la gran parte dei bambini e dei ragazzi di Cataeggio, Filorera e S. Martino fino agli anni '60 del secolo scorso.
Con la denominazione di paraiö o marzara (la seconda denominazione era usata soprattutto a S. Martino) si volevano indicare innanzitutto i primi interessati alla festa, cioè i bambini e ragazzi. Erano loro che animavano le ore pomeri diane, dopo l'uscita da scuola e fino all'imbrunire, per una quindicina di giorni, dalla metà di febbraio ai primi giorni di marzo. Ma con la qualificazione "dei paraiö " si indicava tutto ciò che aveva rapporto con la festa (la polénta cùnscia dei paraiö, la sfrasèla (= falò) dei paraiö, la schéra (= fila) dei paraiö, i zampógn o i campanèi deí paraiö, i gir dei paraiö).
L'espressione "na en paraiö” venne tradotta in italiano con "andare a chiamare l'erba", visto che questa festa si svolgeva sul finire dell'inverno e segnava l'inizio del risveglio della natura, ma nella tradizione locale si è sempre usato solo il termine onnicomprensivo: paraiö.

Era questa una delle poche usanze che movimentavano i paesi e che coinvolgevano con i bambini i giovanetti non più bambini in una serie di "impegni" che per alcuni giorni allietavano la valle…
Ogni anno, con il sostegno di qualche adulto, venivano scelti i sei capi e due vice capi. La scelta si basava sulla partecipazione degli anni precedenti, sull'età, ma anche sulla grandezza e sul suono dei campanacci che ciascuno poteva sfoggiare…
Erano … i capi che, ogni sera, davano disposizioni al gruppo dei partecipanti, che spesso era composto da diverse decine di bambini-ragazzi armati di campanacci di ogni foggia e grandezza e di ogni timbro e tono. Secondo il numero dei partecipanti, l'ampiezza e le condizioni del sentiero o della strada da percorrere, ogni giorno veniva formata la fila (indiana, a due a due, a tre a tre...). In testa alla fila si mettevano due capi, gli altri e i loro vice affiancavano la fila, la tenevano ordinata, avendo cura di mettere davanti i più piccoli e di assisterli in caso di bisogno, di trasmettere e far rispettare gli ordini che venivano dati: suonare i campanacci forte o adagio o non suonare, fermarsi, ecc.
Tra gli itinerari che non dovevano mancare c'era la visita, spesso ripetuta, ai pòr mòrt. I paraiö raggiungevano il cimitero suonando regolarmente i loro campanacci. Si ammassavano davanti al cancello d'ingresso e, al comando dei capi, tutto il gruppo smetteva di suonare. Uno dei capi faceva recitare qualche preghiera (qualcuno si avventurava anche nel latino del "De profundis" o magari del "Miserere") e alla fine dava ordine di suonare tutti gli strumenti disponibili: si mandava così ai defunti un saluto tanto sentito quanto era fragorosa la scampanellata.

A Cataeggio, i Prati Alti erano un'altra meta che si raggiungeva ogni anno: da là si poteva udire in tutto il paese il saluto festoso e vigoroso ottenuto dal suono d'insieme dei campanacci. Alla fine del giro quotidiano i gruppi si portavano nelle piazze delle frazioni, dove, dopo aver compiuto qualche girotondo ritmato da un allegro frastuono di campanacci, si scioglievano e ognuno tornava a casa.
Gli ultimi giorni erano i più attesi e movimentati. I capi erano indaffarati nei preparativi per la cena. Vi potevano partecipare tutti i bambini-ragazzi che erano andati in paraia almeno qualche volta. Veniva stilato un elenco e si sceglieva la casa dove preparare la "polénta cùnscia" (di solito era la casa di uno dei capi o di suoi parenti). Si suddivideva il paese in diverse parti; in ciascuna uno dei capi o dei vice-capi, accompagnato dai paraià di quel "quartiere", muniti di campanacci, doveva girare casa per casa a far la questua per raccogliere l'occorrente per la cena, che veniva consumata gratis dai partecipanti.
Per ingraziarsi i padroni di casa che si andavano a disturbare, il capo che guidava il gruppetto dei questuanti, recitava la seguente filastrocca:
"Bùna sìra sè ghè si -- dèm la tósa sè ghè l’ì - sè ghè l’ì méga nè a scèrcàla - dèm la ... da maredàla" (Buona sera se ci siete — datemi la ragazza se l'avete — se non l'avete andate a cercarla — datemi la ... per maritarla). Al posto dei puntini si doveva dire il nome di una ragazza della casa, in sua mancanza si nominava la mamma o la nonna o una zia. La visita si concludeva solitamente in allegria, anche perchè gli immancabili errori di persona o le papere dei recitanti provocavano sonore risate. Era l'atmosfera più propizia per ricevere un buon contributo per la festa: chi dava farina, chi formaggio, chi condimenti, chi soldi. C'era anche qualche generoso che dava in abbondanza e più di uno degli ingredienti del piatto unico da preparare. Difficilmente si entrava invano in una casa: tutti avevano qualche giovane parente che partecipava alla festa e, scarso o abbondante, davano il loro contributo.
Il gruppetto lasciava la casa dopo un adeguato concerto dei campanacci.”

STORIA
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AMBIENTE

Da Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore):

 

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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