SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): Tobia beato (commemorazione di tutti i defunti)

PROVERBI

Se i sant e i mòrt i vén cun i pè négri i va cun i pè bianch ma s'i vén cun i pè bianch i va cun i pè
négri
(Se i Santi e i morti vengono con i piedi neri se ne vanno con i piedi bianchi e viceversa, nel senso che la neve prima di novembre fa in tempo a sciogliersi, ma dopo i morti non più - Grosio)
S’al végn i sant coi pè néir, al va i mòrt coi pè blanch (se i Santi vengono con i piedi neri, i morti se ne vanno con i piedi bianchi, cioè se piove il giorno di Tutti i Santi, nevica a quello dei morti - Livigno)
Se i mòrt i végnen co i pé bagnà, i camìnen co i pé sciüt (se i Morti vengono con i piedi bagnati, camminano con quelli asciutti, cioè ad inizio novembre piove, il resto del mese è asciutto)
Cùra rüa ‘l dì di morcc al sfiurìs ànca l’ort (il giorno dei morti sfiorisce anche l'orto - Tirano)
L'um lung de man se 'l ròba miga ancöö el ròba dumàn
(l'uomo che allunga facilmente le mani se non ruba oggi, ruba domani - Sacco, Valgerola)
Val püsée la lappa che la zappa (vale di più la parlantina che la zappa)
Un figliol l'e cume 'na planta: cumé sa 'l tira sü, al scampa
(un figlio è come una pianta, come lo si tira su, così cresce - Poschiavo)
Bègna ì sü la scala da la vita planìn, planìn, parchì 'l sa spàca fàcil un quài scalìn
(bisogna salire la scala della vita piano piano, perché facilmente si rompe qualche scalino - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nella “Guida escursionistica della Valchiavenna” (edizioni Rota, Chiavenna, 1986), leggiamo:
"Al tòch.
Era una tradizione legata al giorno dei morti, il 2 novembre. I ragazzi, dopo le funzioni del mattino, giravano di casa in casa: "Tòch, tòch, petalòch, dam un tòch se no te tai gió la tèsta e la méti gió in del bròch". La gente offriva vino, nespole, uova, castagne, fagioli... Il tutto veniva messo all'incanto e con il ricavato si celebravano messe in suffragio dei defunti.”

Luisa Moraschinelli, nel "Dizionario del dialetto di Aprica", Sondrio, 2010, scrive:
"Morc’ pl.m. morti <al dì di morc' lé al du da nuèmbar>, giorno dei morti (2 nov.Un tempo, ma ancora oggi, era giornata di grandi preghiere: tre messe, rosari, visite per acquistare l'indulgenza e al pomeriggio di nuovo visita al cimitero con l'intenzione di ricondurre i morti, andati a prenderli il pomeriggio del giorno dei Santi e, si diceva, ‘portati a casa': Si riportavano con grande sollievo dei bambini, che ritenenevano essere quello il loro posto giusto per riposare in pace)."

Nel “Dizionario etimologico grosino”, di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio), leggiamo:
"Mòrt agg. e sost. morto, defunto / i mort, commemorazione di tutti i defunti (2 novembre). / La devozione verso i defunti è particolarmente sentita fra la popolazione di Grosio ed è testimoniata anche da diverse pratiche di pietà. / Al pater di mort è una orazione quotidiana di suffragio che viene recitata, dalla famiglia riunita, al rintocco di una campana, subito dopo il suono dell'avemaria vespertina. / In passato, quando l'andamento climatico non era favorevole al buon esito dell'annata agricola, si impetrava l'intercessione dei defunti con processioni propiziatorie. / Restano invece fisse, tuttora, due processioni ai cimiteri (quello vecchio, nel sagrato della chiesa di s. Giorgio, e quello nuovo, sotto la parrocchiale di s. Giuseppe). Una processione viene effettuata nella quarta domenica dí quaresima (la prucesión de mèza quaresma o di animi purganti) l'altra il pomeriggio della festa di Tuttisanti (la prucesión di cimiteri). La sera di quella festa, dopo il cenno dell'avemaria, suonano a rintocco, alternativamente, le campa­ne delle chiese di s. Giorgio e di s. Giuseppe e un tempo la gente diceva che erano i morti dei due cimiteri che si chiamavano e si rispondevano. La sera di Tuttisanti, prima di coricarsi, era consuetudine andare alla fontana a riempire tuti i sedèli per dare la possibilità ai morti, che tornavano nelle loro abitazioni, di dissetarsi. Il giorno dei morti, di buon mattino, viene celebrata un'ufficiatura solenne, durante la quale, un tempo, venivano stesi in chiesa due teli (pelòrsc) per la raccolta delle offerte (farmela e furmenton), usanza già in voga nel '600. Alla sera tutta la popolazione si raccoglie presso il cimitero per il rosario. / Il senso di riconoscenza verso i benefici avuti in eredità dai propri cari si manifesta in vario modo; un tempo era di prammatica che alla fine di ogni raccolto, quando si ripuliva il mucchio di fieno nel fienile (quandu se ramava gió la dia delfén), si recitasse un de profundis e tre requiem seguiti dalla seguente pre­ghiera: in sultévu e in sufràgiu de animi che i m'à lagà de dré di sè ben e di sóa fadìghi, che Idiu ghe dàghia bèn requie e pòs a l'anima sóa.II I pór mort, i defunti I Mort de fam, spiantato / sia benedì l'anima di vós pér mòrt, sia benedetta l'anima dei vostri defunti: espressione di ringraziamento."

Le usanze funebri nel paese di Campodolcino, in Valle di San Giacomo, erano quantomeno singolari: la gente seguiva i funerali, anche in estate, coperta di un pesante mantello. Inoltre, quando la bara era consegnata al becchino per l'inumazione, i «dolenti» si producevano in grida disperate e cercavano di strappargliela con la forza.

Lina Rini Lombardini, nel bel volumetto “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni” (Sondrio, Ramponi, 1950), scrive, sulle credenze legate alla notte fra il primo ed il 2 di novembre (la notte dei morti):
Ritornano alla loro casa i Morti, nella notte che precede il 2 Novembre. Sono tormentati dall'arsura, ed è pietosa tra noi la usanza di preparare Loro l'acqua per dissetarsi sulla tavola o sulla pietra del focolare dov'è pronta la fiamma che può toglier loro d'addosso quel gran gelo della tomba; ... quel gelo che hanno patito anche nel viaggio, lungo o corto che sia, dall'Aldilà fino alla casa ch'ebbero in vita. Giunti all'indimenticata soglia, prima di varcarla, sostano.
Han troppo corso? Sogguardano, ansimando, attraverso i vetri. Temono un troppo improvviso incontro con la Vita? Quella lor mano, pur fatta ormai di nulla, s'alza nel gesto di benedizione; s'alza per i vicini e per i lontani; per i buoni e per quelli che non lo sono, ma possono diventarlo; per le creature umane e per i poderi; per il bestiame. Se questo s'è indugiato sull'alpeggio, i Morti vi salgono; e il pastore, che lo sa, prepara sul focolare, il secchio colino e il mestolo; e tien viva la fiamma, e recita il Rosario. Fuori il vento urla giù dai dirupi, e a tratti la porta del bait trema. Trema, giù, anche la porta di stalla. Per il vento? Forse ...”

Luisa Moraschinelli, nel bel volume "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica" (Alpinia editrice, 2000), scrive:
Diciamo subito che le giornate dei Santi e dei Morti (1 e 2 novembre) anche se sono unite nelle celebrazioni, non ricevevano (e non hanno ancora oggi) la stessa attenzione. Forse perché i Santi sono qualche cosa di lontano, perlomeno quei Santi riconosciuti dalla Chiesa, e poi hanno già avuto i loro riconoscimenti ufficiali e assicurato la gloria in Paradiso, perciò la Messa grande, di mattina del I novembre, era considerata più che sufficiente.
I Morti, invece, «i nòs pòor more'» come si usa dire, erano e sono proprio nostri. Sono usciti dalla nostra famiglia, sono sangue del nostro sangue e quindi meritano da tutti non solo il rispetto, che si dà anche ai Santi, ma l'affetto, sempre, ma specialmente in questo giorno. Inoltre è forse sbagliato aggiungere quel «pòor», in quanto è possibilissimo che tanti, o i più di loro, siano nella gloria dei Santi per merito della vita trascorsa, che è già una purificazione dello spirito, anche se passata nel silenzio.
L'affetto ai propri morti, che oggi si manifesta con tanti fiori (che non fanno male nemmeno alla vista dei vivi), nella nostra tradizione lo si manifestava in una maniera tutta particolare.
La domenica dei Santi (e quindi si rubava loro mezza giornata) si andava al cimitero in processione. Dicevano che si andava a prendere i morti per portarli, per quella notte, nelle case.
Un'usanza sicuramente dettata dall'affetto, ma vista non proprio positivamente dai bambini. Già il ritorno, con le anime dei morti al fianco, anche se non si vedevano, era alquanto inquietante, tanto più che quei morti facevano versare lacrime alle mamme entro il cimitero. Chi, come nel mio caso, non li aveva conosciuti da vivi, non provava niente. Per i bambini era un fatto logico e naturale che chi era nato prima, invecchiando, dovesse morire.
Che ne facevano poi dei Morti in quella serata? Erano lì, in casa, ma strano non davano loro un posto al tavolo; mettevano invece la scodella della minestra sotto la panca. Loro l'avrebbero mangiata durante la notte. Infatti al mattino si trovava vuota. Forse per dare un segno tangibile ai bambini riguardo al fatto che i nostri morti avevano proprio pernottato in casa. Per loro, considerati presenti, era recitato il Rosario intero, ossia nelle tre parti. La notte poi non era delle più tranquille, con quelle anime, che allora erano considerate più del Purgatorio che del Paradiso, quindi attorniate di fuoco.
Finalmente arrivava il mattino, tutto dedicato a pratiche religiose: tre messe e poi le visite dentro e fuori dalla chiesa per chiedere l'indulgenza plenaria. In parole povere consisteva nel dare una mano ai morti per uscire dal fuoco del Purgatorio e salire festanti verso il cielo, dove avrebbero avuto assicurata la gloria per l'eternità. Al pomeriggio, dopo i Vespri, li si accompagnava di nuovo, sempre in processione, nella loro dimora, al cimitero. Ancora le funzioni di rito e tante preghiere, ma anche sollievo pensando che in fondo, i morti, stavano meglio lì che dentro le case. Il ritorno a casa dal cimitero, triste per chi aveva dei cari con i quali era vissuto (cosa che si vedeva dalle lacrime che versavano), per i bambini era più piacevole. Si sfogavano a rincorrersi nei prati e lasciarsi ubriacare degli intensi colori della natura, che in quella stagione sono particolarmente vivi. Si ricreava naturalmente l'immagine creata oggi dai fiori che coprono, come un meraviglioso tappeto, i nostri camposanti nei giorni dei morti.
Quindi, in una maniera o nell'altra, il culto dei nostri morti, a parte quella vecchia tradizione di volerseli portare a casa, è sempre stato, e continua ad essere, radicato nella nostra cultura di ieri e d'oggi.”

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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