SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Marcellino, Emilia, Erasmo, Elmo, Floriano, Fosco

PROVERBI

Giögn, la ranza in pögn (giugno, la falce in pugno - Sirta)
Qui che i ha mangiàt la caren, i ròseghi anca i òs! (chi ha mangiato la carne, rosicchi anche le ossa)
A mezz agn el cü al fa scagn (a sei mesi i bambini imparano a stare seduti - Montagna in Valtellina)
A maià dùma pulénta mat sa po divénta (a mangiare solo polenta si può diventare matti - Tirano)
Danéé e fijöö: chi gui’ha i è söö (soldi e figli: chi li ha sono suoi - Sacco, Valgerola)
El val püsé la làpa che la zàpa (vale più la lingua della zappa - Sacco, Valgerola)
Dìu vèet e pruvèet (Dio vede e provvede - Val Tartano)
L’àcfa la va sémpri ‘n gió (l'acqua scende sempre verso il basso - Chiuro)
Chi cunsèrva par duman cunsèrva par ul can (chi conserva per il domani conserva per il cane)
A fa el duminée ghe vöö ‘n sach de danée. Quaànt el duminée l’è fac’, lü l’è sàvi e i òtri i è màc’ (per fare un maestro ci vogliono molti soldi, ma quando il maestro è fatto, lui è saggio e gli altri sono stolti - Rogolo)
Beata quela spusa, ca la prima l'è 'na tusa (beata quella sposa cui nasce per prima una bambina - Poschiavo)
I galantom, prima i raman scià li femi e dopu gli om
(i galantuomini prima cercano le donne, poi gli uomini - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

In Scuffi, Sergio (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca, troviamo questa interessante scheda sulla lavorazione del fieno:
Il fieno rappresentava un prodotto indispensabile nell'economia agricolo-pastorale: dalla quantità del raccolto dipendeva la consistenza del bestiame che poteva essere mantenuto, al punto che, terminato il normale taglio nei prati, sia di fondovalle, sia di montagna, si provvedeva un ulteriore quantitativo di erba tagliata a mano, con dei falcetti (segazz) in mezzo ai boschi di alta montagna (féen de bosc, mulégia): quest'ultimo utilizzato, con molta parsimonia, solo per sostentare le bestie in caso di maltempo prolungato, per nutrire qualche mucca malata ed in difficoltà a raggiungere i pascoli, oppure per riempire dei sacconi utilizzati come materasso (biséca).
La cura dei prati iniziava già in autunno-inverno, quando venivano abbondantemente cosparsi di letame, trasportato con i carri in tutti i fondi accessibili, sulle spalle, colle gerle (sgéerl) nei vigneti e nei prati disseminati lungo le pendici montuose: in particolare sui maggenghi.
Interessante la consuetudine del
calénd maarz: giunto il primo marzo, i ragazzi raggiungevano in corteo i prati, muniti di numerosi campanacci per l'occasione presi in prestito dalle bestie, e scorrazzavano suonando allegramente e gridando: "èrba fora l'é maarz", esci erba, che è arrivato il marzo. Dopo che l'erba era spuntata, prima che fosse troppo alta, si procedeva a ripulire accuratamente i prati (mundè): si passava innanzitutto con l'erpice, dopodiché con i rastrelli si radunavano i residui del letame, insieme ai ramoscelli caduti dalle piante o al fogliame trasportato dal vento. Tutto ciò costituiva i mundümm, ammasso che, trasportato verso la stalla, veniva nuovamente utilizzato per fare la lettiera alle mucche, destinato quindi a costituire il nuovo letame.
I tagli del fieno erano normalmente tre:
prumistìif (primo, verso maggio) rasdìif (secondo, a luglio) e terzö (terzo, a settembre); i periodi potevano variare di una-due settimane, a seconda dell'andamento della stagione. Non mancava chi, per la scarsità già accennata, cercava di praticare anche un quarto taglio (quarta), ad ottobre: si trattava di un'erbetta che stentava a seccare e che dava, alla fine, una minima quantità di fieno secco, se si considerano l'accorciamento delle giornate, l'abbondante rugiada notturna e le frequenti piogge.
La lavorazione del fieno iniziava con il taglio (sere), un tempo fatto unicamente a mano, con la falce (foolsc): ogni falciatore (a volte erano più d'uno, quasi affiancati) si lasciava dietro un rotolo di fieno (undèna, proprio simile ad un'onda sull'acqua). Il falciatore (segadòo, pradée) era tanto più abile ed apprezzato quanto più sapeva tenere in ordine la falce, curandone l'affilatura. Procedeva pertanto a frequenti, sistematiche passate sulla lama (mulè) con una pietra particolare (còot), portata in un apposito contenitore riempito d'acqua (cudée), in legno, corno di mucca o, recentemente, in lamiera o plastica. Dopo alcune ore di lavoro, tuttavia, occorreva un trattamento più radicale, e si procedeva pertanto alla martellatura (marlè), con apposita piccola incudine e relativo martello…, utilizzando uno dei tanti supporti in pietra o legno (marladòo) esistenti presso tutte le abitazioni ma disponibili anche in molte località di campagna. Seguivano le donne, armate di forca (triénza) a spargere il fieno affinché potesse seccare (spàant); il pomeriggio, con i rastrelli, occorreva rivoltarlo (vultè) al fine di completare l'essiccazione; giunti al tramonto si provvedeva a rastrellare il fieno per tirarlo insieme a formare una specie di lunga salsiccia...
A questo punto, se il fieno era secco, si caricava sul carro e si conduceva al fienile, dove veniva scaricato e sistemato a formare un specie di enorme catasta (quadrèl); diversamente rimaneva sul prato, per essere di nuovo lavorato, ripetendo tutte le faticose operazioni… il giorno successivo: in caso di previsione di pioggia, per di più, non bastava averlo radunato (a rodi), ma si provvedeva a formare tanti mucchi (mügè), affinché non si bagnasse completamente. Il carro veniva fatto passare accanto ai rööt, dai quali il fieno veniva prelevato con la forca e caricato, mentre una persona che vi era salita sopra provvedeva a sistemarlo accuratamente, assicurandosi che fosse ben equilibrato e pressato: alla fine si otteneva un carico enorme, di forma squadrata, che nascondeva completamente il carro sottostante. Si provvedeva infine a legare strettamente la massa di fieno con funi e piccoli verricelli… affinché con gli scossoni dovuti alle strade dissestate non si sbilanciasse o rovesciasse il carico: evento non infrequente, con conseguente doppio lavoro per risistemare il tutto, e temporaneo blocco del passaggio a tutti gli altri carri in arrivo, sempre numerosi (si possono immaginare la stizza dei sopraggiunti e le conseguenti... benedizioni, specialmente quando minacciava temporale, oppure si era progettato di effettuare un secondo viaggio).
Giunti finalmente al fienile, si procedeva a scaricare il fieno, buttandolo con un forcone, attraverso una apposita apertura (fenestròon) all'interno, e da qui sul quadrèl, la catasta alla quale veniva data una forma squadrata e che occupava una sezione determinata (la metà, un quarto dello spazio, a seconda della quantità di raccolto prevista, e tenendo conto della necessità di collocarvi, successivamente, il fieno degli altri tagli).
Da questo momento il fieno, per qualche settimana, "cuoceva": si verificava, cioè, una specie di fermentazione, particolarmente accentuata (con forte riscaldamento, ed emissione di umidità) se il fieno era stato raccolto prima che fosse ben secco, tanto da provocare, in qualche caso, degli incendi. Dopo qualche mese la massa si presentava talmente pressata e compatta da poter essere tagliata in modo netto con un apposito strumento (fèrr dal féen), per ottenerne le porzioni di volta in volta necessarie alle bestie.
Sulle pendici montuose, nelle vigne e sui maggenghi il tutto si ripeteva allo stesso modo, con l'unica differenza che qualsiasi trasporto si effettuava unicamente sulle spalle, entro grosse gerle a maglia larga in vimini (raas) o, in certe località, legando il fieno in grosse balle.
Solo negli anni sessanta cominciarono a diffondersi le prime macchine: falciatrici a motore, ranghinatori per rivoltare il fieno oppure radunarlo per il carico, aspiratori o nastri per trasportare il fieno all'interno del fienile, direttamente sopra il quadrèl.
Contemporaneamente molti carri trainati da cavalli ed asini vennero sostituiti dai trattori; negli ultimi anni, le macchine provvedono direttamente a caricare il fieno, quando non addirittura ad imballarlo. Senonchè, viste tutte queste comodità, pare che la gente abbia perso la voglia di lavorare la campagna..
.”

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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