SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Francesco di Paola, Isotta, Emilia, Grazia, Graziella, Selene, Ginevra, Selenio, Regina

PROVERBI

Marz asciütt, april bagnà, beat quel che l'à seminàa
(marzo asciutto, aprile bagnato, beato quello che ha seminato - Cagnoletti)
Dü gai en den pulé i va miga bé (due galli in un pollaio non vanno bene)
S'ha miga da tör gió la medesgìna a ogne pizegàda de pùlesc
(non si deve prendere la medicina ad ogni pizzico di pulce)
A pagà prìma, s’à malservìi (chi paga in anticipio riceve un cattivo servizio - Tirano)
La cunsulaziun de vün senza n' gamba l’è de vedèn vün cun via tüti dù
(la consolazione di uno che ha una gamba sola è di vederne uno privo di entrambe - Sacco, Valgerola)
La prüma acqua che véé l’è quèla che bagna (la prima acqua che scende è quella che bagna)
Inca 'l manca la natüra, l'arte la procüra (laddove la natura manca, l'arte soperisce - Poschiavo)
Par i difèt da natüra al ghé nì saon nì tüntüra (per i difetti di natura non ci sono né sapone né tintura - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Una volta ad Ardenno gli ulivi benedetti la domenica delle Palme venivano appesi ai pali delle vigne per scongiurare tempeste che avrebbero potuto compromettere il raccolto. I rametti di ulivo venivano messi sul davanzale delle finestre anche in estate, per scongiurare gli effetti disastrosi dei temporali più violenti.

Luisa Moraschinelli, nel "Dizionario del dialetto di Aprica", Sondrio, 2010, scrive:
"Palmi pl.m. palma, ulivo, <dì da li palmi> Domenica delle palme. (La distribuzione dell'ulivo in chiesa spezzava l'austera atmosfera della quaresima e favoriti anche del clima primaverile, diffondeva nella contrada una certa atmosfera gioiosa. L'ulivo, come ancora oggi, tutti lo portavano a casa e in ogni abitazione, quel rametto, spiccava e spicca, come segno di pace, tutto l'anno. Il sacrista, alla fine raccoglieva i resti che conservava da bruciare e ricavarne la cenere per il giorno delle ceneri dell'anno seguente)."

Lina Rini Lombardini, nel bel volumetto “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni” (Sondrio, Ramponi, 1950), scrive:
Intorno all'ulivo benedetto la domenica delle Palme, s'intrecciano nei nostri paesi costumanze e credenze soffuse d'ingenua poesia; forse lembi d'antiche cerimonie tra religiose e agresti? Chi sa. Una sua particolare gentilezza ha l'usanza tiranese di mettere sull'olivo un leggiadro volo di colombe, piccoline, snelle, tratte con lievità e con arte fuori dal midollo di fico (il fico, l'albero nostro che più s'avvicina alle case e ne tocca le mura e ne ascolta le voci che non sono sempre d'amore ...). Candide come neve, lisce come raso, con morbido tapino, ali e coda a frastagli; pure legate solidamente con il filo di ferro, sembrano lì per volarsene via ... Qual fu, il nostro fanciullo che fantasiosamente le ideò per un suo gioco? O le volle invece, e per primo le accostò all'olivo, un pensoso vegliardo, in memoria del rametto auspicale di Noè? Chi sa, chi sa. Certo fu una donna a iniziare la costumanza, ormai comune a tutti i nostri paesi, d'ornare l'olivo con nastri e carte luccicanti, e con fiori; fiori tanto più vividi dov'è più lungo l'inverno, e più acuto il desiderio che dia finalmente il passo alla primavera; da quest'ansia nacquero le filastrocche invocative al sole, i proverbi che per Gennaio promettono viole e lucertole, e quel nostro incantevole rito di Ciama l'erba che in Chiavenna e in Val Bregaglia, s'accompagnava a danze su ritmo di nenia non del tutto scomparse. L'anelito alla stagione che il bel tempo rimena, si compendia nella Valfurva in una sola parola: terener; cioè riapparire della terra. Terener terener; sembra l'annuncio d'un approdo. Ed eccoli, i Furvaschi, accorrere alla chiesa, nel dì delle Palme, numerosissimi, fin dalle baite più disperse. Tutti (anche il piccolo in braccio alla madre), portano un ramo d'olivo, in onore di Gesù e anche della primavera che ridà la terra all'uomo che l'ama; e la ancor bianca montagna si rabesca d'una camminante selva color ferrigno.
Più religiosi che agresti i riti che accompagnano o subito seguono. la benedizione dell'olivo data, una volta, in certi paesi, nella chiesa più antica, luogo delle prime adunanze cristiane. Fino a non molti anni fa, la benedizione si impartiva in Bormio nella millenaria chiesa di San Vitale, quasi unicamente gremita di ragazzi che poi formavano, più o meno devoti, una processione tutta ramaglie verso la parrocchia cantando le Litanie dei Santi: ondata d'innocenza e di gaudio prima che gli altari s'ammantino di nero. Al tempo in cui vi partecipava mia madre, le bimbe di famiglia agiata portavano in testa, non senza solennità, anche se splendeva il più bel sole, un cuffiotto di lana; per piccola penitenza?
...Forse il barlume di qualche lontanissimo rito è ancora oggi nell'usanza dei fanciulli di Regoledo d'agitare il loro ramo, in chiesa, durante la benedizione. O si vuole, invece, ricordare così le feste degli Ebrei intorno a Gesù, con tutte quelle inquiete palme? Ancor oggi, nella Domenica che precede la Pasqua, si svolge a Sondalo unaprocessione in cui il Sacerdote porta il ramo appena benedetto, indorato sulle foglie, e sparso, tra palline argentee, di fiorellini bianchi.
...E' il padre che, in qualche paese, distribuisce i rami benedetti ai figli e raccomanda loro quella concordia, ch'egli ha appreso dai suoi vecchi, ed era, una volta, il vanto signorile e cristiano delle nostre famiglie. In Bormio, la madre dopo aver dato a ognuno dei figli un suo ramo, va di camera in camera, come svolgendo un rito, ad appenderne una ciocca a ogni capoletto. Lì resta, da una domenica delle Palme all'altra, tutto l'anno, e non si stacca se non per essere messo tra le dita rigide di Chi si è incamminato nella aldilà; e con lui scende sotterra, e vi diventa polvere nella polvere.
L'olivo, annunzio di sereno, è buon scongiuro contro la grandine, e allorché lampi e fulmini squarciano il livido cielo, se ne butta qualche ramettino sul focolare perché vi bruci crepitando, o si mette sul davanzale della finestra. In Sondalo, il più anziano della famiglia si presenta sulla soglia di casa con un rametto in mano, invocando misericordia; le nonne di Sondalo. una volta, mettevano foglie d'olivo nei buchi delle case diroccate per preservarle dall'incendio, e ancora mescolano l'olivo benedetto alle sementi, che segnano con un gesto di croce, per propiziarne il buon frutto.
...Tempo di semina quello che precede o subito segue, la Domenica degli Olivi. «Per San March o l'è nat, o l'è furmat o nel sach preparat» dicono in Tirano, Ma, se la stagione è buona, anche prima. Già per la settimana santa: «rizza, cava la vigna, semina l'ori, cava 'l camp» perchè Pasqua fiorita è vicina e non t'aspetta. Veniva tracciata la croce sulle sementi, prima che il pugno del regior le gettasse in uno spagliettio d'oro nei solchi, camminando piano con quel passo ch'è solo del seminatore; un'altra croce con ampio gesto si traccia ad opera finita, mormorando questa stupenda giaculatoria: «Semenza in terra, speranza in Dio».
Al tempo dei seminati, le donne di Migiondo e di Sominacologna, frazioni di Sondalo, recano ancor oggi alla chiesa doni agresti; c'era nella gonna delle ave, una gran tasca apposita per contenere un pane e uno staio di segale. Come gli avi, i nostri contadini, portano anccr oggi nei poderi l'olivo benedetto; quelli di Bianzone e di Regoledo di Cosio, lo legano a un palo del vigneto; in molti luoghi, in questo o quel giorno della Settimana Santa, lo stringono con la stropa al tronco dell'albero da frutto. Ricordo che la mia ava. materna appendeva il fresco rametto alla portino di quei nostri begli orti, digradanti a terrazzi verso la chiesa, e ch'erano stati un giorno dei nobili Alberti. Quel rametto di benedizione veniva in qualche nostro paese portato fuori nei poderi la mattina del Sabato Santo allorchè l'esultanza del Resurrectio trascorreva da luogo a luogo a benedir l'erba e le gemme e i frutti ancor da venire, la spiga neppur granata, e i grappoli di cui, già in aprile, si scorge il colore sui pampini appena dischiusi e smaltati d'oro e vermiglio.
Un altro ramo d'olivo, esile candelabro di pallido color argento, veniva infisso, una volta, dai Cepinaschi in mezzo al campo di lino; tenue rametto si porta tutt'oggi, pio nel campo e nel vigneto, nell'orto e nel giardino; si allaccia intorno a ogni tronco dei broli che, alternati alle vigne, si succedono, in fresca letizia di nimbi candidi e vermigli, nelle nostre campagne lungo le rive dell'Adda, dalla zona di Morbegno, a quella di Sondrio, agli allegri pomari di Lovero e di Tovo e di Mazzo, fino a Grosotto e Grosio e Sondalo terre di castagneti.
Pio scongiuro, il tenue rametto, anche contro i malefizi. Gli uomini di Cataeggio e di San Martino Valmasino, che d'olivo si sono subito ornati il cappello, lo danno da brucare alle capre: per salvarle dal fulet che, altrimenti, le spingerebbe nei burroni. Sai come sono le capre, vivaci e sventate, soggette ai malefizi anche per quel che di comune hanno con il diavolo, nel viso faunesco e beffardo, e in quelle corna. D'ulivo, quei contadini, fanno anche il cög per meglio chiudere la canola, il collare, cioè, da cui pende ‘l sampugn; l'ulivo appendono in molti paesi alla «collana» del cavallo, quando esce per la prima volta dopo il giorno delle Palme.
E all'inizio della fresca e calda estate, con l'ulivo, son benedette le bestie che vanno verso l’alpeggio. Un ramoscello d’ulivo è scolpito spesso sulla brunza. della mucca «regina»; ovvero, appeso alla brunza, ne segue, oscillando mite, il din don cosi festevole nei puri mattini color d'ametista o nelle sere di maggio quando brillano le lucciole a guisa di misteriosi fiori notturni e brillano le stelle sempre più vicine al limite dei boschi, e par di toccarle con la mano.
Ormai il pastore è in vista dei gran pascoli odorosi e leva verso di loro il ramo benedetto; uomo della montagna, che ha l'antica saggezza e l'intuizione dei suoi avi, non è convinto di quell'idillica pace. Teme nell'arcano mistero dei boschi, dentro il loro groviglio, insidie ed agguati, intuisce intorno a sè, nelle tormentate creste alpine, oscure forze, impietrite, ma non dome; vi intravvede, or si or no secondo il gioco delle luci e delle ombre, sagome di titani, paure di epoche vertiginosamente remote. Ma sa che quelle implacate forme, possono esser vinte dal rametto, pur così fragile, dell'ulivo. Simbolo di pace, viene da un albero ch'è senza pace con quel suo tronco così nero contorto che pare proteso a una disperata battaglia per sciogliersi da invisibili catene, con quella sua chioma che un soffio di vento basta a far scrosciare; e pare di sentirvi l'eco lontano d'un Diluvio. Ma su quel tronco tormentato, dentro l'inquietudine della gran chioma, si maturano le bacche da cui sarà spremuta la lagrima d'oro, perenne offerta all'altare.”

STORIA

Nel cuore del Vallone di Scerscen, in Valmalenco, a 2370 metri, si trova il cosiddetto Cimitero degli Alpini, a ricordo della morte di un gruppo costituito da 16 alpini, travolti da una valanga il 2 aprile 1917, durante la I Guerra Mondiale, mentre marciavano per salire alla capanna Marinelli, allora presidiata, appunto, da questo corpo. La targa, posta dal gruppo A.N.A. di Lanzada, commemora il loro sacrificio con queste parole: “A questi prodi vigili sui monti non parve sorte dura precipitare a valle sotto la valanga immane se il verde delle fiamme e il rosso del sangue loro sul bianco della neve simboleggiarono al termine estremo del fronte di guerra la gloria del tricolore”.

 

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

 

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