SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Basilio vescovo, Modesto

PROVERBI

Genar sèk, vilàn rik (gennaio secco, villano ricco - Cagnoletti)
La néf angràsa i campàgni (la neve ingrassa la campagna - Tirano)
Ogni fiö el nas cul sò cavagnö (ogni bimbo nasce col suo cestino, ossia è assistito dalla Provvidenza)
Per ògni agnèl el sò pradèl (ogni agnello ha il suo pascolo, ossia è assistito dalla Provvidenza Ponte)
El Signùr prima de creà l’agnèll, el créa el pradèll
(il Signore prima di creare l’agnello, crea il pascolo, Campo)
Se ‘l Signor al créa l’agnelín, al créa anch el pascolín
(se Signore crea l’agnellino crea anche il pascolino - Bormio)
I burèi s’ì cünta gió 'n fónt al valgèl
(i tronchi si contano in fondo al torrente, cioè i conti si fanno alla fine - Chiuro)
Al puarét 'l ghe manca tant, a l’avàr 'l ghe manca tüt (al poveretto manca tanto, all'avato manca tutto)
Chi trop stüdia mat el diventa e chi nu stüdia porta la brénta
(chi troppo studia matto diventa, chi non studia porta il gerlo - Rogolo)

Par cumparì bègna sufrì (per apparire bisogna soffrire - Poschiavo)
Om pelùs, om virtùs; fema pelùsa, fema schifùsa
(uomo peloso, uomo virtuoso; donna pelosa, donna schifosa - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Secondo le credenze contadine di un tempo (cfr. Teglio), i primi dodici giorni dell'anno prefiguravano l'andamento del tempo nei dodici mesi successivi. Due erano le possibilità: éndech (giornata grigia, piovosa o nevosa) e deséndech (bel tempo). Il bel tempo al 2 di gennaio, per esempio, prefigurava un febbraio di complessivo bel tempo.

Nel calendario contadino gennaio era mese di concimazione dei campi, sgranatura e battitura del granoturco, trasporto del granoturco ai mulini del paese, lavoratura e filatura di lino, canapa e lana e governo della stalla. I "boreléer", inoltre, trasportavano i tronchi dai boschi al paese. Nei boschi cedui veniva raccolta legna da ardere. I prati venivano concimati. Gli attrezzi agricoli venivano riparati o costruiti.

Luisa Moraschinelli, in “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”, così tratteggia il mese di gennaio all’Aprica (il testo italiano traduce l’originale in dialetto):
Gennaio giunge quieto quieto, con la sua candida neve a coprire campi, prati e case sotto una folta coperta di neve. Il Bambino sull’Altare non è più dentro la sua culla, si è fatto grandicello, è su in piedi che guarda giù; i bambini piccoli pensano: chissà che freddo con quei nudi piedini. C’è ancora in giro aria di festa, si spegne in un sol colpo all’Epifania quando i bambini vanno a Liscedo a farsi riempire sacchi e tascapani di castagne cotte e secche da quella buona gente. È il mese in cui i giorni sono brevi, il sole sfiora appena la valle e fugge, è ancora buio quando suona l’Ave Maria al mattino e alla sera li trova tutti rientrati nelle proprie case.
La gente solo per necessità esce, chi a governare il bestiame, chi a lavorare, le donne di buonora vanno a Messa, poi ritornano veloci a casa, per i bambini a scuola o all’asilo accompagnare. Ma non appena ciascuno il proprio dovere ha terminato di corsa tutti si rifugiano dentro per il naso, le mani e i piedi sgelare dentro le stalle o nelle cucine vicino al focolare. Così durante le lunghe sere fredde la gente al caldo si raduna, chi dipana la lana, chi fila, chi fa la calza, chi gioca alle carte e di fatti di guerra o di fidanzate raccontare. Di viveri ce ne sono ancora, per quello, a metà è il mucchio delle patate, a metà il sacco di segale e grano saraceno e in quanto al companatico hanno da poco macellato il maiale. E fin che sulla tavola fuma la polenta con poco insieme il povero diavolo si accontenta. Il gennaio alla fine sembra non volersene andare, forse è per quello che gli ultimi tre giorni denominati “della merla” scatena un freddo del diavolo da gelare l’acqua in candelotti sulle fontane e sui baffi dei nostri vecchi.”

Dal “Prodromo della flora valtellinese”, di Giuseppe Filippo Massara (Sondrio, G. B. Tipografo, 1834):
"ACER (Cl. POLYGAMIA MONOECIA ).
PSEUDO-PLATANUS. Nei boschi di Albosaggia, e nel bosco Valdone. CAMPESTRE. Nei medesimi boschi e in quelli di valle d'Ambria.
Gli aceri trovatisi le più volte frammisti alle betulle, ai laburni, ai sorbi nei boschi di second'ordine. Col tronco se ne fanno scodelle ed altri mobili od utensigli domestici; ma più comunemente in Valtellina adopransi per legna da fuoco. Parecchi alpigiani colle foglie del primo coprono i pani di butirro per conservarlo fresco e pulito
."

STORIA

Da “Le Alpi nostre e le regioni ai loro piedi”, di Giuseppe Cesare Abba (Bergamo, Istituto Italiano di Arti Grafiche editore, 1906):
Come quelle di Arezzo, Grosseto e Lucca, la Valtellina è una provincia senza divisione di circondari. Sta così nei suoi tremila centonovantadue chilometri quadrati, co' suoi settantotto comuni, i suoi cento trentaseimila abitanti, sotto la sua Sondrio, la quale giace un po' più in che a mezza valle, molestata dal Malenco, che par proprio venir apposta dal Monte Disgrazia (3611). Il nome lo tiene da Teglio, alto borgo di cinque migliaia d'abitanti, sulla destra dell'Adda. Una gran torre mozza sta solinga la sopra, e pare si senza offesa perchè il borgo non è capitale della Vallata.
A chiederne Ia storia, si ode raccontare che l'avrebbero popolata gli Etruschi. E veramente certi nomi di luoghi valtellini son quasi toscani. Talamona Tirano, Rosseto qui; Talamone, Tirene, Grosseto laggiù in Toscana. Sarà quel che sarà, il fatto sta che il Valtellinese d'ora è bello, robusto, manesco e d'ingegno, laborioso, fedele e facile migratore. Forse è un popolo misto di gente salita dai piani della Valle del Po, e di gente venuta dall'Alpi. La Valtellina cominciò ad  essere menzionata cinque secoli dopo Cristo. Poi sofferse anch'essa la barbarie, per sorgere ordinata a comuni, ma con le discordie guelfe e ghibelline fomentate da famiglie venute illustri: Capitanei, Visdomini, Dell'Acqua, Beccaria, Parravicini. E i Guelfi portavano una piuma bianca alla tempia destra, e i Ghibellini una piuma rossa alla sinistra. Finalmente fu dei Duchi di Milano. Ma i Veneziani la volevano per se, onde guerre tra la Repubblica ed i Duchi.
Nel 1404 un figlio di Bernabò Visconti, che doveva essere un tristo pazzo, fuggi a Coira, dove donò la Valtellina a quella Chiesa. I Coiresi e il paese dei Grigioni presero il dono sul serio, e vollero davvero la valle. Onde guerricciuole lunghe e vane per un secolo. Ma nel 1512, colta l'occasione che il .Ducato di Milano era sottosopra; i Grigioni la occuparono tutta in due giorni. E la misero a ruba. Tuttavia i Valtellini si adattarono a divenire dei Grigioni, credendosi di andar a godere da alleati la libertà di quei popoli. Ma i Grigioni li trattarono da veri servi. Eppure dovevano ben sapere quanta è amara la servitù! I loro padri erano stati oppressi per secoli dai feudatari che avevano incastellate tutte le rupi del paese: ed erano appena ottantott'anni che quei padri, stanchi di chiedere invano giustizia e sicurezza, avevano fatta la loro rivoluzione. Si erano raccolti intorno al famoso acero, presso Truns, sulla via tra Cobra e Dissentis, e lì, appesi i loro gabbani di rozzo panno grigio ai bastoni ferrati infitti nelle rupi, avevano giurato di vivere da buoni e leali amici confederati contro i tiranni. Così era nata la loro libertà. Dovevano ben ricordarsene i Grigioni, perché il nome veniva loro da quei gabbani grigi; ma invece no! oppressero i Valtellini.
Col tempo, i Grigioni vollero tirare i Valtellini a farsi calvinisti come loro. Allora, turbati anche nella religione, come venne che il 10 luglio 1620, i Valtellini si ribellarono, uccisero senza pietà quanti Grigioni si trovarono nelle loro borgate. Fu una storia orrenda, alla quale rimase nome di Sacro macello: parole che fanno male al cuore e che si vorrebbero cancellate per sempre dalla memoria. In quel macello furono uccise seicento persone, ma di queste soltanto poche decine erano veri Grigioni. Con l'eterna iracondia del povero contro il ricco, contadini e servi piombarono sub loro padroni, i debitori sui creditori, e così via, ognuno su colui che gli era odioso. E uccisero anche delle donne. Ne furono morte venti nella sola Sondrio. Correvano al sangue i villani con forche e picche, e moschetti e crocefissi insieme; a leggere la orribile storia nel Cantù, s'accapriccia il cuore. Bormio sola di quel sangue non si macchiò. I Valtellini guadagnarono che poterono conservare la religione, ma non acquistarono la libertà. La Spagna, da settant'anni era divenuta padrona della Lombardia, li prese sotto la sua protezione, ma per ridarli Grigioni. E li ridiede, a patto di aver libero il passo 'per la valle agli eserciti suoi e a quelli di Germania, e tenervi presidio. I Grigioni consentirono.
Dieci anni dopo, scesero bene dalla Valtellina quelle sconce orde di lanzichenecchi alemanni che portarono la peste a Milano. Nel romanzo dei Promessi Sposi, sfilano essi e fanno e faranno orrore finche sulla terra si legga.
Passano i cavalli di Wallenstein, passano i fanti di Merode, passano i cavalli di Anhalt, passano i fanti di Brandeburgo; e poi i cavalli di Montecuccoli, e poi quelli di Ferrari; passa Altringer, passa Furstenberg, passa Colloredo; passano i Croati, passa Torquato Conti, passano altri e altri ; quando piacque al cielo passò anche Galasso che fu l’ultimo…
Ci vollero centosessantasei anni perchè la Valtellina tornasse lombarda. E fu del 1796 quando venne il Bonaparte. Allora a S. Pietro di Berbenno fu gridata la libertà, e da quel paesello i Valtellinesi mandarono lettere alle libere nazioni. Il Bonaparte unì la loro terra alla Cisalpina, e poi ne fece il dipartimento dell'Adda. Quando egli cadde, i Valtellinesi chi voleva tornar sotto i Grigioni, chi no. Un Diego Guicciardi andò a Vienna, e offerse la valle all'Austria come fosse cosa sua, e l’Austria se la prese. Cosi ci vollero poi altri cinquant'anni perchè la Valtellina nel Quarantotto si sentisse italiana; e dal Quarantotto ce ne vollero altri dieci perchè nella bella valle si potesse dire: ci passano i Croati, passano i Boemi, passano tutti gli Austriaci che vanno via per sempre; e passa Garibaldi che sale alto Stelvio».
Allora, nella quarta .cantoniera e oltre lassù fin sul valico cantarono la loro canzone di guerra i Cacciatori delle Alpi. Eppure di là dallo Stelvio c’è la Val Venosta, c’è il Trentino, terre italiane ancora nei domini d'Austria.
Fino al principio di questo nostro secolo, chi mai aveva osato passare lo Stelvio? Qualche mulattiere da mezzo maggio a mezzo ottobre. Ma ora, chi non ha sentito almeno menzionare la grande strada, larga cinque metri, che è la più alta d'Europa? E nella sua maggior altezza, va tutta per trafori quasi paurosi. Eppoi v’è ben altro. Già sale per la valle il vapore da Colico a Sondrio, quarantun chilometri, e salirà più in su quando si vorrà: gia s'è parlato d'un altro gran traforo da farsi nello Stelvio, a passare per di lì con strada ferrata alla Germania e dalla Germania all'Italia, non certo per guerra, ma per cose di pace, di lavoro.
Intanto la Valtellina, the seppe sempre patire senza disperarsi, comincia a godere qualche bene da' suoi monti che nascondono minerali di ferro, di piombo, di rame, di zinco e sin d'oro. Non cavarne il grande utile che si potrebbe. I suoi boschi, dai larici che vengono sin quasi a duemila metri, ai pini d'ogni sorte, alle querce, ai castagni, sono ancora rigogliosi, sebbene non come sarebbero se qualcuno avesse tanto cuore da pensare a quei che vivranno.
Bisogna abbattere le solve con giudizio, e fare come gli antichi che piantavano alberi dappertutto. Pure, nelle basse plagge prosperano gli alberi da frutta, e i vigneti trionfano molto in su pei poggi. Son quasi gloriosi i loro vini, Sassella, Grumello, Inferno, Ronzico, Grigione, Teglio, Bianzone, Villa Tirano, chiari, frizzanti, spiritosi. E il poeta che canta a una bottiglia di vino valtellinese turata del Quarantotto, ben a ragione grida alla valle:
“è  bello al bel sole de l'Alpi mescere it nobil tuo vin cantando”. (Carducci).

Ma nel nobile canto ha pur anche rammentato che nel Quarantotto, sulla via da Colico a Chiavenna, sessanta valtellinesi si chiusero nel villaggio di Verceia, sotto gli ordini d'un Dolzino deliberati a morire. E Haynau gli assalì e incendiò il villaggio, ma di quei valorosi non potè averne tra le mani vivo neppur uno.

AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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