SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): Tutti i santi

PROVERBI

S. Simon e Giüda strépa la rava che l’è marüda marüda u de marüdà strépa la rava e pòrtela a ka: se te speceré 'l dì di Sant te la streparé piangiant
(A S. Simone e Giuda strappa la rapa che è matura; matura o non matura strappa la rapa e portala a casa; se aspetterai il giorno dei Santi la porterai a casa piangente - Ponte)
Per san Simón e Giùda strépa i ràvi da la cultùra, se te spécies fin ai Sant, ti streperàs piangènt, se te spécies fin a sant Martin, ti streperàs cul zapìn (in occasione della festa dei ss. Simone e Giuda strappa le rape dai campi, se aspetterai fino a Tuttisanti piangerai per strapparle e se poi aspetti fino a s. Martino, allora dovrai utilizzare l'arpione dei boscaioli, perché il terreno sarà gelato - Grosio)
A tücc i Sant tabàr e guànt (a Tutti i Santi tabarro e guanti - Ardenno)
Tüt i Sant, guantìn e guànt (a Tutti i Santi si mettono i guanti)
Sa 'l végn i Sànt coi pè blànch i vàn i Mórt coi pè neìr (se vengono i Santi con i piedi bianchi se ne vanno i morti con i piedi neri, la neve che cade ai Santi dura poco – Livigno)
I centésim guadagnéi in témp da Mésa  i vàlan nòt
(quel che si guadagna lavorando mentre si dice Messa non vale nulla – Livigno)
Tüc’ i sènt a comenzà e sant’Andréiiä a sciünàa
(il mese di novembre inizia con la festa di Tutti i Santi e termina con s. Andrea - Villa di Chiavenna)
L'è vügnü fo la licenza da Com da i li femi a cercà gli om
(è uscita la licenza di Como, che siano le donne a cercare gli uomini - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

Nella “Guida escursionistica della Valchiavenna” (edizioni Rota, Chiavenna, 1986), leggiamo:
“La sera del 1° novembre, vigilia della commemorazione dei defunti, ci si raccoglieva attorno al camino a recitare la corona, il rosario. Intanto, sul fuoco cuocevano i "farir o i "belegòt" (castagne lessate), che venivano mangiate al termine della preghiera accompagnate dal vino novello. Prima di andare a letto, si apparecchiava la tavola con tanti piatti quanti erano i morti della famiglia. Era un modo per sentirli ancora vicini ed avere la loro benedizione.”

Luisa Moraschinelli, nel "Dizionario del dialetto di Aprica", Sondrio, 2010, scrive:
"Sanc' pl. m. i santi (primo nov.) <da la Madona d'aast fin ai sanc' al gh'era miga d'atri festi> dal ferragosto ai santi non c'erano altre feste particolari. (Forse per dare tempo alla gente di raccogliere i prodotti della campagna. Ma a quel punto, quando anche la terra entrava nel periodo del riposo, il paese si rianimava con un pensiero ai Santi, ma già protratto per i morti. Infatti il pomeriggio dei Santi andavano al cimitero, non per portare i fiori che non esistevano, nemmeno quelli da comperare, ma per pregare e <purtà a ca' i nos morc'>. Infatti era tradizione e così raccontavano ai bambini, che quella sera <i nos morc'> avrebbero trascorso la notte nelle nostre case. In loro onore, in famiglia, gli recitavano il rosario intero (ossia tre parti). Per dare la sensazione che veramente erano lì, lasciavano una scodella di minestra sul tavolo. Nei nostri ricordi d'infanzia, veramente, non era tanto consolante quella insolita presenza nella casa)."

Amleto Del Giorgio, nel bel libro "Samolaco ieri e oggi" (Chiavenna, 1965), descrive in questi termini la celebrazione di Tutti i Santi ed il culto dei morti nella Samolaco di un tempo:
“A Ognissanti il povero cimitero appariva tutto trasformato e a nuovo: sotto le poche lapidi sistemate sui muri di cinta ardevano file di candeline. Le tombe, semplici tumuli di terra con una croce di legno, ma ricoperte per l'occasione da uno strato di candida sabbia del Mera, erano ornate di croci e cuori disegnati con pietruzze nere e variopinte bacche di stagione. Archetti di verghe flessibili infissi ai due capi nella sabbia segnavano il perimetro del tumulo. Il vespro solenne, quel giorno, aveva a un certo punto un brusco cambiamento di tono: dai salmi cantati alla maniera festiva si passava di colpo, dopo la mutazione dei paramenti all'altare e del sacerdote, al canto in tono più che mesto dell'ufficio dei defunti. E dopo i vespri si scendeva al cimitero, e non mancava nessuno, quel giorno, di onorare con la propria presenza le tombe dei cari defunti. La sera, poi, mentre nel cimitero era tutto un tremolio di tenue fiammelle, e la campana da morto scandiva la sua infinita serie di rintocchi che fino al cuore sembravano penetrare, per stringerlo in una morsa di tristezza, le famiglie al gran completo eran tutte riunite in casa, nell'ampia cucina, attorno al focolare. La persona più anziana intonava il Rosario e seguiva così la lentissima recita, con l'accento iniziale di ogni ave Maria possibilmente sintonizzato con i rintocchi della campana. E tutti avevano sguardo assente e il pensiero volto ai cari defunti. Perfino i ragazzi stavano attenti, quasi assorti, e pareva loro di udire, tra un rintocco e l'altro, un fruscio lieve di passi: erano i morti, recenti e antichi, della famiglia che venivano, in punta di piedi a chiedere, a implorare, a pretendere, che tutti i loro congiunti ancor vivi pregassero. Per questo anche i ragazzi pregavano, quella sera, senza stancarsi e quando, alla fine del Rosario, tutti si alzavano per recitare il 'dies irae', l'agitarsi improvviso della scena, il ritmo cadenzato dell'inno, facevan apparire loro imminente lo scatenarsi del dramma, con la visione fisica della morte nel suo duellare con la vita! E i loro occhi si dilatavano, e il loro cuore batteva più forte che mai mentre fuori, nel gran silenzio, con ossessionante monotonia la infinita serie di rintocchi a morto continuava...”

Nel calendario contadino novembre era il mese in cui si raccoglieva e si seccava il granoturco. Anche le castagne venivano essiccate nelle "grèe". Le bestie pascolavano liberamente al piano ed iniziava il consumo del fieno estivo. lavoratura e filatura di lino, canapa e lana e governo della stalla. I "boreléer", inoltre, trasportavano i tronchi dai boschi al paese. Nei boschi cedui veniva raccolta legna da ardere. Si procedeva al governo della stalla. Gli attrezzi agricoli venivano riparati o costruiti.

Negli Statuti di Valtellina del 1549 questa giornata, dedicata alla memoria di tutti i Santi, era considerata festiva, per cui non vi si poteva svolgere alcuna attività giudiziaria né costringere alcun contratto (art. 131: “che non si renda ragione, et che non si facciano esecutioni de contratti, o distratti, ne li quali si richiede il decreto del Giudice, overo del Consule”).

[Torna ad inizio pagina]



Si sa che la notte fra il 31 ottobre ed il primo novembre, festa di Tutti i Santi, sospende, secondo quanto vuole una credenza popolare assai diffusa in buona parte dei paesi cristiani (ed universalmente legata, oggi, agli aspetti di commercializzazione della notte di Halloween), la rigorosa separazione fra mondo dei morti e mondo dei vivi.
A Boffetto si racconta che siano i morti a far visita ai vivi, prima ancora che questi, il successivo 2 novembre, ricambino la visita recandosi al cimitero. Alla mezzanotte esatta del primo novembre i morti, infatti, escono dal cimitero del paese, in una processione al lume di candela e si recano nella vicina chiesa a pregare. Poi la processione si scioglie perché ciascuno, nel cuore della notte, fa visita alle case dei cari che ancora sono in vita. La tradizione vuole che non ci si attardi per cercare di sbirciare l’arcano evento, ma che si lascino delle castagne sul tavolo, come segno di accoglienza e di un affetto che il tempo non affievolisce. I morti, a loro volta, manifestano l’affetto ancor vivo consumando quel pasto frugale. Il tutto nel più fitto mistero.
Ma c’è sempre qualcuno che non si sa rassegnare al si dice, e, come il san Tommaso di evangelica memoria, ci vuole mettere il dito, o, perlomeno, vuole vedere con i propri occhi quello che realmente accade. Questo qualcuno, in quel di Boffetto, era un contadino, cui non difettava la curiosità, a dispetto dell’adagio che la vuole donna. Questi decise, dunque, di vincere la naturale ritrosia e la comprensibile paura, per poter essere spettatore di quel grandioso evento: non vedeva l’ora, infatti, di potersene vantare, raccontandolo a tutti, in paese. Si appostò, quindi, in chiesa, facendosi chiudere dentro, non visto, ed attese, per lunghe ore, mentre la notte, nel freddo pungente del primo autunno, avanzava a larghi passi.
Giunse, infine, la sospirata ma anche temuta mezzanotte, e giunse anche l’arcana processione: avanzavano lente, le anime dei defunti, cantando salmi con voce ferma e composta, come si addice a chi non ha più alcun motivo per affrettarsi, ed un tempo illimitato per cantare le lodi del Signore. I defunti non mostravano l’aspetto: solo la fioca luce delle candele ne segnalava la presenza, il resto rimaneva avvolto in una penombra che non si poteva squarciare. Entrarono in chiesa, presero posto fra i banchi, celebrarono la liturgia in onore di Tutti i Santi, le più illustri luci nella luminosa ed eterna liturgia celeste.
Lo spettacolo era davvero tale da rapire, più che spaventare. Il contadino, però, conservò la presenza di spirito per notare la stranezza della sua situazione, legata non tanto al fatto che era ancora vivo (quello, pensò, poteva passare anche inosservato), quanto, piuttosto, al fatto che era sprovvisto di una candela. Il dettaglio non passò inosservato: un defunto gli si avvicinò e diede anche a lui una candela. A questo punto il giovane poté, con tutta la tranquillità compatibile con la situazione davvero singolare, assistere al prosieguo dei riti, fino a quando, terminata la celebrazione, le anime uscirono, sempre calme e composte, dalla chiesa e si dispersero fra le strette vie del paese, ciascuna cercando la via di antichi affetti.
Fu allora che l’attenzione del contadino, non più concentrata su quello che accadeva intorno a lui, poté soffermarsi su ciò che aveva in mano: osservando bene, si accorse però, con raccapriccio, di stringere non una candela, bensì le ossa del dito di uno scheletro. Ci aveva voluto mettere il dito, ed ora il dito
se lo ritrovata proprio in mano, e che dito!
Leggiamo questa storia nella bella ricerca ciclostilata curata nel 1976 dagli alunni della Scuola Elementare di Piateda.

Da "Lombardia" (nella collezione almanacchi regionali diretta da R. Almagià), Paravia, Milano, Torino, Firenze, Roma, 1925:

STORIA
-

[Torna ad inizio pagina]

AMBIENTE

 

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)