CARTA DEL PERCORSO - VARIANTE BASSA - CARTE DELLA VARIANTE BASSA


Testata della Val Malgina

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Vecchio percorso: Rifugio Baita Pesciöla-Foppa di Sopra e di Sotto-Biv. Baita La Petta-Baita Paltani-Baita Streppaseghel
5-6 h
880
EE
Nuovo percorso: Rifugio Baita Pesciöla-Foppa di Sopra-Li Forcheti-Baita Muracci-Baita Streppaseghel
6 h
940
EE
SINTESI. Dal rifugio Baita Pesciöla (m. 2004) seguiamo le indicazioni del cartello della GVO, e ci dirigiamo verso est-sud-est, raggiungendo la bocchetta o passo della Pesciöla (m. 2150), a monte del rifugio. Il sentiero segnalato procede sul versante occidentale della Val Malgina, in direzione sud-est, cioè verso la compatta ed arcigna testata della valle. Traversiamo tagliando in diagonale il ripido fianco della valle, quasi in piano, superando alcuni passaggi esposti che richiedono molta attenzione, fino a raggiungere, dopo leggera discesa, i ruderi dell’alpe della Foppa di Sopra (m. 2057). Qui il vecchio tracciato della Gran Via delle Orobie ed un nuovo tracciato recentemente individuato e segnalato divergono.
Il vecchio tracciato lascia a destra il nuovo tracciato e prende a sinistra, scendendo verso est-nord-est e seguendo una valletta colonizzata dai macereti e dai fastidiosissimi ontani verdi, fino ad uscire dalla bassa vegetazioni ai prati dell’alpe Foppa di Sotto (m. 1793). Qui pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, procedendo verso nord. La successiva discesa va affrontata con grande attenzione, perché avviene fra rocce che per l’esposizione a nord sono umide e quindi insidiose. È assolutamente sconsigliabile affrontare la discesa con cattivo tempo o dopo recenti piogge. Le corde fisse sono di grande aiuto, ma non esonerano dalla massima cautela, perché questo passaggio è probabilmente il più impegnativo dell’intera Gran Via delle Orobie. Dopo l’ultimo tratto protetto raggiungiamo il bordo di un dosso sul quale è posto il bivacco Baita La Petta (m. 1452), con tavolato e camino. Qui, seguendo ancora le indicazioni della GVO, proseguiamo scendendo verso la bassa valle, verso nord-nord-ovest, superando un altro tratto che richiede cautela (roccette scivolose), e due vallette, fino ad un ripiano a quota 1312 m., presso una grande briglia. Proseguiamo nella discesa su sentiero ben marcato fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue nella discesa della valle e prendiamo a destra, passando sul versante orientale (di destra) della valle, dove si trova la baita Paltani (m. 1215). Qui seguiamo il sentiero con numerazione 25, che va a destra, risalendo verso l’alta valle, per oltre un’ora, fino ad un nuovo bivio (m. 1703), al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto nella lunga salita che lo porta al passo della Malgina e, seguendo il cartello della GVO, prendiamo a sinistra, procedendo su un sentiero con traccia non sempre evidente, ma ben segnalato, che risale il versante verso nord, guadagnando rapidamente quota. Procediamo diritti con andamento complessivo che tende a sinistra, prestando attenzione a non perdere la traccia, visto che in molti punti è appunto nascosta dalla bassa vegetazione. Intorno a quota 1780 il sentiero volge gradualmente a destra e procede verso est, con qualche tornante. A quota 2150 il sentiero piega ancora a sinistra e torna all’andamento verso nord. Superata una sorta di porta sul crinale, cominciamo a scendere e, descrivendo un arco verso destra, usciamo in vista della solitaria baita Streppaseghel (m. 2097), sempre aperta ed attrezzata a bivacco con stufa e tavolato.
Il nuovo tracciato (cfr. http://www.guidealpine.net/Repertorio/2008/SentieroValMalgina.htm) al bivio dell’alpe della Foppa di Sopra (m. 2057) lascia a sinistra il sentiero sopra descritto e prosegue diritto sul Sentér del Böcc’, in direzione sud-est, verso la conca di sfasciumi ai piedi e a nord della cima della Foppa. Stiamo sulla sinistra dell'ampio canalone di sinistra e saliamo ad un intaglio non nominato sulle carte, e chiamato localmente Li Furcheti (m. 2423). Pieghiamo poi a sinistra procedendo per un breve tratto verso est, e di nuovo a sinistra scendendo verso nord-est, sul lato destro di un canalone di sfasciumi, fino a quota 2250 m. circa. Pieghiamo quindi a destra e tagliamo un ripido versante attraversando tre valloncelli, verso est. Descrivendo poi un arco di cerchio verso sinistra scendiamo lungo il ripido versante fino al lungo canalone della Malgina, una delle caratteristiche della valle, che sale fino al passo della Malgina. Attraversato il canalone a quota 2040 metri circa, intercettiamo il sentiero con numerazione 25, che sale al passo della Malgina. Lo seguiamo in discesa, passando per Bivacco-Baita Muracci (attrezzato come punto d'appoggio, m. 1820) e raggiungendo il bivio già menzionato di quota (m. 1703). Qui prendiamo a destra ed iniziamo a salire verso la baita Streppaseghel come sopra descritto.


Il rifugio Baita Pesciöla

Protagonista della nona tappa della Gran Via delle Orobie è la Val Malgina, la più selvaggia, probabilmente, e “difficile”, sia per la sua conformazione, sia per lo stato di degrado dei sentieri ormai da diversi decenni, se non secoli abbandonati. La Valle di Castello dell’Acqua, una valle oggi ben poco conosciuta e frequentata, ma un tempo animata dalle fatiche e dall’alacre lavoro di pastori e valligiani. Lavoro in buona parte connesso alle attività di alpeggio, che ancora negli anni cinquanta-sessanta del secolo scorso vi portavano 50-60 capi, sono ormai cessate e chi sale in valle trova ad attenderlo un forte senso di sospesa solitudine, alimentato dalla difficoltà degli accessi e dei percorsi su sentieri che hanno perso l'antica rassicurante chiarezza. Un tempo non era così. La comunità valligiana la animava con le sue molteplici ed incessanti attività. Come accadeva per tutte le altre valli del versante nord-orobico, era una comunità molto più legata alle genti del versante orobico bergamasco che al fondovalle della media Valtellina. I commerci, innanzitutto, non trovavano un ostacolo nei severi e quasi repulsivi bastioni della sua testata, sotto lo sguardo inquietante del pizzo del Diavolo di Malgina (m. 2926), cima tutt'altro che rassicurante, almeno nel nome. Si ricorda, sul sentiero che sale al passo della Malgina (m. 2621), un Piazzo del Marcato (Ciàzz del Mercàt), luogo deputato all'incontro per lo scambio di merci fra mercanti dell'uno e dell'altro versante. Di qui passavano prodotti caseari, legname, carbone e minerale di ferro. Ma ciò che oggi maggiormente sorprende è la tradizione radicatissima del pellegrinaggio annuale alla Madonna di Ardesio, sul versante orobico della bergamasca, per il poco agevole passo della Malgina. Il pellegrinaggio si articolava in un'intera settimana, anche per la lunghezza della traversata per l'andata ed il ritorno.


La Val Malgina

La tappa prevede la traversata della media valle da ovest ad est. Questo almeno nel percorso ad oggi segnalato. È in corso l’allestimento di una variante alta, più impegnativa nei passaggi, ma panoramicamente più suggestiva. Vediamo comunque il tracciato attualmente segnalato.
Dal rifugio Baita Pesciöla (m. 2004) seguiamo le indicazioni del cartello della GVO, e ci dirigiamo verso est-sud-est, raggiungendo la bocchetta o passo della Pesciöla (m. 2150), a monte del rifugio. Il sentiero segnalato procede sul versante occidentale della Val Malgina, in direzione sud-est, cioè verso la compatta ed arcigna testata della valle. Traversiamo tagliando in diagonale il ripido fianco della valle, quasi in piano, superando alcuni passaggi esposti che richiedono molta attenzione, fino a raggiungere, dopo leggera discesa, i ruderi dell’alpe della Foppa di Sopra (m. 2057).


Il passo della Pesciöla

Qui il vecchio tracciato della Gran Via delle Orobie ed un nuovo tracciato recentemente individuato e segnalato divergono. Vediamo entrambi. Il vecchio tracciato scende al fondo della valle, per poi risalire sul versante opposto. Se lo seguiamo, lasciamo alla nostra destra il nuovo tracciato che segue il Sentér del Böcc’, e prendiamo a sinistra, scendendo, con grande attenzione ai segnavia, verso est-nord-est e seguendo una valletta colonizzata dai macereti e dai fastidiosissimi ontani verdi (che hanno il pessimo vizio di nascondere alla vista la traccia di sentiero), fino ad uscire dalla bassa vegetazioni ai prati dell’alpe Foppa di Sotto (m. 1793). Qui pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, procedendo verso nord. La successiva discesa va affrontata con grande attenzione, perché avviene fra rocce che per l’esposizione a nord sono umide e quindi insidiose. È assolutamente sconsigliabile affrontare la discesa con cattivo tempo o dopo recenti piogge. Le corde fisse sono di grande aiuto, ma non esonerano dalla massima cautela, perché questo passaggio è probabilmente il più impegnativo dell’intera Gran Via delle Orobie.
Dopo l’ultimo tratto protetto raggiungiamo il bordo di un dosso sul quale è posto il bivacco Baita La Petta (m. 1452), con tavolato e camino. Qui, seguendo ancora le indicazioni della GVO, proseguiamo scendendo verso la bassa valle, verso nord-nord-ovest, superando un altro tratto che richiede cautela (roccette scivolose), e due vallette, fino ad un ripiano a quota 1312 m., presso una grande briglia sull’esuberante torrente Malgina (la valle è caratterizzata anche dalla particolare ricchezza delle sue acque).


Il bivacco La Petta

Proseguiamo nella discesa su sentiero ben marcato fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue nella discesa della valle e prendiamo a destra, passando sul versante orientale (di destra) della valle, dove si trova la baita Paltani (m. 1215). Qui seguiamo il sentiero con numerazione 25, che va a destra, risalendo verso l’alta valle, per oltre un’ora, fino ad un nuovo bivio (m. 1703), al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto nella lunga salita che lo porta al passo della Malgina e, seguendo il cartello della GVO, prendiamo a sinistra, procedendo su un sentiero con traccia non sempre evidente, ma ben segnalato, che risale il versante verso nord, guadagnando rapidamente quota. Procediamo diritti con andamento complessivo che tende a sinistra, fra gli scorbutici ontani prestando attenzione a non perdere la traccia, perché poi è assai difficile ritrovarla, visto che in molti punti è appunto nascosta dalla bassa vegetazione.


Discesa dal bivacco La Petta alla Baita Paltani

Intorno a quota 1780 il sentiero volge gradualmente a destra e procede verso est, con qualche tornante. A quota 2150 il sentiero piega ancora a sinistra e torna all’andamento verso nord. Superata una sorta di porta sul crinale, cominciamo a scendere e, descrivendo un arco verso destra, usciamo in vista della solitaria baita Streppaseghel (m. 2097), in una conca straordinariamente panoramica posta a nord dell’elegante cima Cadin (m. 2417), nel cuore di un alpeggio dove la solitudine sembra regnare sovrana. La baita è sempre aperta ed attrezzata a bivacco con stufa e tavolato.


Sentiero per la baita Paltani

Vediamo ora il nuovo tracciato, individuato qualche anno fa da Guido Combi e Giuseppe Miotti su incarico del Parco Regionale delle Orobie e destinato a sostituire il precedente. Per maggiori dettagli e per scaricare il tracciato GPS possiamo aprire questa pagina.
Torniamo all’alpe della Foppa di Sopra (m. 2057). Qui al bivio lasciamo alla nostra sinistra il sentiero sopra descritto, che scende all’alpe Foppa di Sotto e proseguiamo diritti sul Sentér del Böcc’, in direzione sud-est, verso la conca di sfasciumi ai piedi e a nord della cima della Foppa, il Böcc, appunto che dà il nome al sentiero. Stiamo sulla sinistra dell'ampio canalone di sinistra e saliamo ad un intaglio non nominato sulle carte, e chiamato localmente Li Furcheti (m. 2423).


Scendendo alla baita Muracci

Pieghiamo poi a destra procedendo per un breve tratto verso est, e di nuovo a sinistra scendendo verso nord-est, sul lato destro di un canalone di sfasciumi, fino a quota 2250 m. circa. Pieghiamo quindi a destra e tagliamo un ripido versante attraversando tre valloncelli, verso est. Descrivendo poi un arco di cerchio verso sinistra scendiamo lungo il ripido versante fino al lungo canalone della Malgina, una delle caratteristiche della valle, che sale fino al passo della Malgina. Attraversato il canalone a quota 2040 metri circa, intercettiamo il sentiero con numerazione 25, che sale al passo della Malgina. Lo seguiamo in discesa, passando per il Bivacco-Baita Muracci (attrezzato come punto d'appoggio, m. 1820) e raggiungendo il bivio già menzionato di quota (m. 1703). Qui prendiamo a destra ed iniziamo la lunga salita verso la baita Streppaseghel sopra descritta. Questo nuovo tracciato offre due vantaggi: evita i passaggi delicati a monte della Baita La Petta ed offre scorci e scenari di grande suggestione sulla testata della Val Malgina.


Il canalone della Malgina

CARTA DEI DUE PERCORSI SULLA BASE DI GOOGLE-MAP

VARIANTE BASSA PER PIAZZOLA E LA BAITA PIAN DELLA VALLE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Vecchio percorso: Rifugio Baita Pesciöla-Piazzola-Pian della Valle-Baita Paltani-Baita Streppaseghel
7 h
1080
EE
SINTESI. Dal rifugio Baita Pesciöla (m. 2004) procediamo verso nord, cioè verso il fondovalle valtellinese, sul sentierino segnalato che dopo breve tratto raggiunge il valico della Pesciola (m. 1970). Proseguiamo restando sul crinale, sempre verso nord, passando per la quota 1979 m., dove cominciamo ad appoggiarci sul versante della Val d’Arigna, cioè a sinistra, procedendo poco sotto il crinale e piegando leggermente a sinistra (nord-nord-ovest e poi nord-ovest). Perdendo gradualmente quota passiamo così a sinistra della cima boscosa della Motta (m. 1933). A quota 1900 ci raggiunge da sinistra un sentiero che sale dalle Baite Campei, in Valle d’Arigna. Procediamo diritti restando ora per lungo tratto sul filo del crinale che separa la Valle d’Arigna dalla Val Malgina, scendendo verso nord-nord-ovest. Il sentiero è ben segnalato ma in alcuni tratti dobbiamo stare attenti a non perderlo seguendo false tracce. Passiamo così per i poco pronunciati dossi di quota 1695 e 1554, per poi scendere alla Frera, a quota 1375, dove il sentiero volge bruscamente a destra e lascia il crinale (attenzione a non perdere la svolta, peraltro segnalata!). Il sentierino taglia, scendendo verso est-sud-est, una splendida pecceta. Dopo una rapida sequenza di tornantini sx-dx. raggiungiamo una valletta oltre la quale pieghiamo leggermente a sinistra, scavalcando un dosso. Ci raggiunge salendo da sinistra un sentiero che parte dai prati del maggengo della Crus. Seguendo i segnavia bianco-rossi pieghiamo a sinistra (nord-est) e traversiamo, in leggera discesa, la splendida pecceta a monte di Piazzola, fino ad uscire all’area attrezzata di Piazzola (m. 1208), dove ci accolgono alcuni tavoli in legno con panche. Seguiamo ora le indicazioni del cartello della GVO, che dà la Baita la Valle ad un’ora e 10 minuti e la Baita la Petta ad un’ora e 55 minuti. Proseguiamo quindi verso est ed imbocchiamo la pista che sale verso la Val Malgina (non quella che si porta pianeggiando al limite del bosco). Poco più avanti troviamo un secondo cartello della GVO che dà la Baita Paltani ad un’ora e 40 minuti, la Baita Muracci a 3 ore e 10 minuti e la aita Streppaseghel a 5 ore e 10 minuti. La pista entra nella pecceta e volge a destra (nord), passando a destra di una fontana, portandoci in breve al punto nel quale da essa si stacca, sulla sinistra, un sentiero, che due cartelli segnalano come percorso della Gran Via delle Orobie. I due cartelli segnalano altrettante alternative, quella che passa per le baite Paltani e Muracci e quella che passa per le baite la Valle e la Petta. Lasciamo quindi la pista ed imbocchiamo il sentiero segnalato, che inizia una lunga traversata sul ripido e selvaggio versante orientale della bassa Val Malgina. Nella traversata dobbiamo restare molta attenzione perché alcuni passaggi esposti, con terreno bagnato, possono costituire un’insidia. Dopo breve tratto attraversiamo una valle, a quota 1260, e sul suo lato opposto pieghiamo a sinistra, proseguendo verso est e poi sud-est, tagliando un largo dosso, guadagnando gradualmente quota. Siamo sempre nel cuore di una fitta pecceta. A quota 1300 il sentiero piega a destra, prosegue verso sud, e lascia il dosso, tagliando un più ripido ed insidioso versante. Proseguiamo diritti, superando una seconda valletta e piegando a sinistra per salire ad una pianetta boscosa, a quota 1325 metri. Il sentiero piega ancora a destra, scende leggermente e riprende a traversare verso sud, superando una terza valletta a quota 1270 metri. Dopo un tratto in piano ed una leggera salita, iniziamo a scendere più decisamente, piegando a destra e raggiungendo in piano una valle. Sul lato opposto pieghiamo a sinistra (sud-est) e procediamo su un versante meno ripido, salendo leggermente ad attraversare una nuova valletta. Tagliamo poi un dosso ed attraversiamo l’ultima valle, oltre la quale iniziamo la discesa graduale che ci porta al fondovalle, alla radura del Pian della Valle. Qui troviamo la Baita Pian della Valle (m. 1193). Dobbiamo ora stare attenti a non procedere diritti, seguendo le indicazioni per il Bivacco Baita La Petta (a meno che lo vogliamo utilizzate come punto d’appoggio, sempre aperto); andiamo invece a sinistra (est), seguendo le indicazioni per la Baita Paltani. Attraversiamo così il torrente Malgina e ci portiamo sul lato orientale della valle, entrando nel territorio del comune di Teglio. Pieghiamo a destra e proseguiamo verso sud, passando per la Baita Paltani (m. 1215) e proseguendo nel bosco in graduale salita. A quota 1260 pieghiamo leggermente a sinistra e proseguiamo salendo diritti verso sud-est. A quota 1420 siamo ad un bivio segnalato: procedendo diritti seguiamo il sentiero che sale al passo dell’Omo della Malgina, passando per la baita-bivacco Muracci (anche questo è un percorso della GVO, che alla baita Muracci piega a sinistra e sale alla baita Streppaseghel), mentre prendendo a sinistra saliamo diretti alla baita Streppaseghel, il bivacco al quale termina questa tappa della Gran Via delle Orobie. Andiamo a sinistra, salendo diritti verso est. Inizia una lunga salita che va affrontata con grande attenzione: il versante è ripido, la traccia, a tratti esposta, non è sempre marcata, ma non va assolutamente persa, per evitare di ritrovarsi bloccati fra salti e roccioni. A quota 1500 il sentiero volge a sinistra, poi a destra ed ancora a sinistra. Saliamo ora verso nord-est, in un bosco che non è ancora troppo ripido. La pendenza si accentua a quota 1640. Il sentiero inanella diversi tornanti, procede diritto verso est e poi traversa verso nord-est, su versante molto ripido. Dopo un tratto quasi in piano verso nord, il sentiero aggira un dosso e si porta su terreno meno ripido, guadagnando ancora quota verso nord-est, fino ad uscire in vista dei pascoli dell’alpe Streppaseghel, nell’ampia conca ai piedi della cima Cadin. Appena prima del crinale che separa la Val Malgina dalla Val Bondone raggiungiamo il sospirato bivacco baita Streppaseghel (m. 2087), attrezzato come punto d’appoggio per il pernottamento.


Vetta di Ron e versante retico visti da Piazzola (clicca qui per ingrandire)

Per eludere le insidie della discesa in Val Malgina dal passo della Pesciola è stata individuata una variante bassa, che segue verso nord il lungo dosso boscoso fra Valle d’Arigna e Val Malgina e traversa allo splendido maggengo di Piazzola, per poi addentrarsi sul fianco occidentale della bassa Val Malgina e toccare il fondovalle al Pian della Valle, dove si trova anche un bivacco. Questa variane evita i passaggi problematici delle due varianti alte, ma richiede molta attenzione a non perdere il sentiero che corre quasi interamente nel bosco.
Dal rifugio Baita Pesciöla (m. 2004), procediamo verso nord, cioè verso il fondovalle valtellinese, sul sentierino segnalato che dopo breve tratto raggiunge il valico della Pesciola (m. 1970). Proseguiamo restando sul crinale, sempre verso nord, passando per la quota 1979 m., dove cominciamo ad appoggiarci sul versante della Val d’Arigna, cioè a sinistra, procedendo poco sotto il crinale e piegando leggermente a sinistra (nord-nord-ovest e poi nord-ovest). Perdendo gradualmente quota passiamo così a sinistra della cima boscosa della Motta (m. 1933). A quota 1900 ci raggiunge da sinistra un sentiero che sale dalle Baite Campei, in Valle d’Arigna.


Il monte Disgrazia visto da Piazzola

Procediamo diritti restando ora per lungo tratto sul filo del crinale che separa Valle d’Arigna e Val Malgina, scendendo verso nord-nord-ovest. Il sentiero è ben segnalato ma in alcuni tratti dobbiamo stare attenti a non perderlo seguendo false tracce. Passiamo così per i poco pronunciati dossi di quota 1695 e 1554, per poi scendere alla Frera, a quota 1375, dove il sentiero volge bruscamente a destra e lascia il crinale (attenzione a non perdere la svolta, peraltro segnalata!).
Il sentierino taglia, scendendo verso est-sud-est, una splendida pecceta. Dopo una rapida sequenza di tornantini sx-dx. raggiungiamo una valletta oltre la quale pieghiamo leggermente a sinistra, scavalcando un dosso. Ci raggiunge salendo da sinistra un sentiero che parte dai prati del maggengo della Crus. Siamo nel territorio di uno dei più suggestivi paesi orobici, Castello dell’Acqua. Seguendo i segnavia bianco-rossi pieghiamo a sinistra (nord-est) e traversiamo, in leggera discesa, la splendida pecceta a monte di Piazzola, fino ad uscire all’area attrezzata di Piazzola (m. 1208), dove ci accolgono alcuni tavoli in legno con panche. Il maggengo è uno dei più luminosi e panoramici dell’arco orobico.

i
Piazzola

Guardando ad ovest, cioè, spalle al monte, a sinistra si intravvedono la cima del Desenigo e le cime che fanno da corona al pizzo Ligoncio, in Valle dell’Oro (Val Masino). Più a destra i Corni Bruciati si intravvedono appena alle spalle del monte Canale, posto sul limite sud-occidentale della Valmalenco. Procedendo in senso orario ecco il monte Disgrazia, che si mostra imponente e singolare nel profilo, perché da qui appare come un picco slanciato, quasi a suffragare il titolo di “picco glorioso” che gli attribuirono i primi salitori inglesi. Gli fa da vassallo, alla sua destra, il pizzo Cassandra. Il panorama verso nord è dominato dal poderoso versante retico a monte di Trevisio, Chiuro e Ponte, fra Valmalenco e Val Fontana, coronato da una serie di eleganti cime, dalla Corna Mara alla diade Corna Rossa-Corna Nera, dalla Corna Brutana alla vetta di Ron, di tutte signora, con a destra la cima Vicima e la curiosa e piatta sommità del pizzo Palino.


Apri qui una panoramica da Piazzola

Proseguendo verso est vediamo un breve scorcio della testata della Val Fontana, con la poco pronunciata cima di Val Fontana, di recente rinominata cima Giovanni Paolo II. Sul versante orientale della Val Fontana spicca il pizzo Combolo, la montagna di Teglio. Proseguiamo verso destra ed intravvediamo la parte terminale del solco della Valle di Poschiavo, dominato dal monte Masuccio, il monte di Tirano. Più lontane le montagne della bassa Val Grosina e, sul lato opposto della valle, del gruppo della Varadega. Poi l’erbosa cima del monte Padrio e la boscosa sommità del Belvedere, appena a sinistra di Aprica. Sul fondo, uno spaccato del gruppo dell’Adamello chiude l’orizzonte ad est. Alla sua destra vediamo, infine, un suggestivo scorcio della Val Malgina, coronato a sinistra dall’elegante cima Cadin ed a destra dal più imponente cono del pizzo del Diavolo di Malgina. In mezzo, il vertiginoso canalone della Malgina, che culmina nel passo dell'Omo della Malgina. Un panorama che ripaga ampiamente gli sforzi della salita.


La Val Malgina vista da Piazzola

Seguiamo ora le indicazioni del cartello della GVO, che dà la Baita la Valle ad un’ora e 10 minuti e la Baita la Petta ad un’ora e 55 minuti. Proseguiamo quindi verso est ed imbocchiamo la pista che sale verso la Val Malgina (non quella che si porta pianeggiando al limite del bosco). Poco più avanti troviamo un secondo cartello della GVO che dà la Baita Paltani ad un’ora e 40 minuti, la Baita Muracci a 3 ore e 10 minuti e la aita Streppaseghel a 5 ore e 10 minuti. La pista entra nella pecceta e volge a destra (nord), passando a destra di una fontana, portandoci in breve al punto nel quale da essa si stacca, sulla sinistra, un sentiero, che due cartelli segnalano come percorso della Gran Via delle Orobie. I due cartelli segnalano altrettante alternative, quella che passa per le baite Paltani e Muracci e quella che passa per le baite la Valle e la Petta.


Il Pian della Valle

Lasciamo quindi la pista ed imbocchiamo il sentiero segnalato, che inizia una lunga traversata sul ripido e selvaggio versante orientale della bassa Val Malgina. Nella traversata dobbiamo restare molta attenzione perché alcuni passaggi esposti, con terreno bagnato, possono costituire un’insidia. Dopo breve tratto attraversiamo una valle, a quota 1260, e sul suo lato opposto pieghiamo a sinistra, proseguendo verso est e poi sud-est, tagliando un largo dosso, guadagnando gradualmente quota. Siamo sempre nel cuore di una fitta pecceta, fiabesca ed insieme profondamente inquietante (come, del resto, le fiabe sono sempre). A quota 1300 il sentiero piega a destra, prosegue verso sud, e lascia il dosso, tagliando un più ripido ed insidioso versante. Proseguiamo diritti, superando una seconda valletta e piegando a sinistra per salire ad una pianetta boscosa, a quota 1325 metri. Il sentiero piega ancora a destra, scende leggermente e riprende a traversare verso sud, superando una terza valletta a quota 1270 metri. Dopo un tratto in piano ed una leggera salita, iniziamo a scendere più decisamente, piegando a destra e raggiungendo in piano una valle. Sul lato opposto pieghiamo a sinistra (sud-est) e procediamo su un versante meno ripido, salendo leggermente ad attraversare una nuova valletta. Tagliamo poi un dosso ed attraversiamo l’ultima valle, oltre la quale iniziamo la discesa graduale che ci porta al fondovalle, alla radura del Pian della Valle. Qui troviamo la Baita Pian della Valle (m. 1193).
Dobbiamo ora stare attenti a non procedere diritti, seguendo le indicazioni per il Bivacco Baita La Petta (a meno che lo vogliamo utilizzate come punto d’appoggio, sempre aperto); andiamo invece a sinistra (est), seguendo le indicazioni per la Baita Paltani. Attraversiamo così il torrente Malgina e ci portiamo sul lato orientale della valle, entrando nel territorio del comune di Teglio. Pieghiamo a destra e proseguiamo verso sud, passando per la Baita Paltani (m. 1215) e proseguendo nel bosco in graduale salita. A quota 1260 pieghiamo leggermente a sinistra e proseguiamo salendo diritti verso sud-est.
A quota 1420 siamo ad un bivio segnalato: procedendo diritti seguiamo il sentiero che sale al passo dell’Omo della Malgina, passando per la baita-bivacco Muracci (anche questo è un percorso della GVO, che alla baita Muracci piega a sinistra e sale alla baita Streppaseghel), mentre prendendo a sinistra saliamo diretti alla baita Streppaseghel, il bivacco al quale termina questa tappa della Gran Via delle Orobie. Andiamo a sinistra, salendo diritti verso est. Inizia una lunga salita che va affrontata con grande attenzione: il versante è ripido, la traccia, a tratti esposta, non è sempre marcata, ma non va assolutamente persa, per evitare di ritrovarsi bloccati fra salti e roccioni. A quota 1500 il sentiero volge a sinistra, poi a destra ed ancora a sinistra. Saliamo ora verso nord-est, in un bosco che non è ancora troppo ripido. La pendenza si accentua a quota 1640. Il sentiero inanella diversi tornanti, procede diritto verso est e poi traversa verso nord-est, su versante molto ripido. Dopo un tratto quasi in piano verso nord, il sentiero aggira un dosso e si porta su terreno meno ripido, guadagnando ancora quota verso nord-est, fino ad uscire in vista dei pascoli dell’alpe Streppaseghel, nell’ampia conca ai piedi della cima Cadin. Appena prima del crinale che separa la Val Malgina dalla Val Bondone raggiungiamo il sospirato bivacco Baita Streppaseghel (m. 2087), attrezzato come punto d’appoggio per il pernottamento.


Il versante occidentale della Val Malgina

CARTE DELLA VARIANTE BASSA (sulla base della Swisstopo http://map-geo.admin.ch e particolare della carta sul pannello escursionistico a Piazzola)

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