CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEL PERCORSO 2


Il versante orientale della Valle d'Arigna con le cime del Druet, il pizzo di Coca ed il Dente di Coca

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Mambretti-Passo Biorco-Rifugio Donati-Rifugio Baita Pesciöla
6-7 h
1160
E
SINTESI. Dal rifugio Mambretti (m. 2003), ignorato il sentiero che scende a valle, seguiamo le indicazioni della Gran Via delle Orobie, che ci indirizzano su una traccia di sentiero molto labile che parte proprio alle spalle del rifugio e sale ripida sul fianco erboso di un grande dosso, verso est-nord-est. Prestando molta attenzione a non perdere i segnavia, sormontiamo un grande dosso erboso, raggiungendone il largo crinale e, dopo aver piegato leggermente verso destra (est), lo seguiamo per un lungo tratto. Dopo una svolta a sinistra, incontriamo un grande masso sul quale è scritta, in caratteri ben visibili, l'indicazione "Donati", con una freccia che ci indirizza ad un pianoro, occupato da massi e da qualche nevaietto, che termina ai piedi del ripido fianco montuoso. Dobbiamo ora puntare verso nord, al ripido versante, evitando di seguire la deviazione a destra per il pizzo degli Uomini e tagliando il pianoro sottostante. Il passo è appena a sinistra di una piccola torretta rocciosa. Seguendo i segnavia ed una debole traccia superiamo zigzagando una fascia di pietrame, approdando ad un ripido versante di erbe, roccette e terriccio. Anche qui proseguiamo con qualche svolta, su debole traccia, fino alla selletta del passo Biorco (m. 2641). Cominciamo a scendere alla conca di Reguzzo procedendo a ridosso del fianco roccioso alla nostra destra, su tratto esposto protetto da corde fisse. Superato questo breve tratto, procediamo su un versdante di sfasciumi. Scendendo con calma ed attenzione approdiamo ad un nevaietto, dalla pendenza meno ripida, tagliato il quale dobbiamo superare, guidati dai segnavia, una breve fascia di massi. La discesa porta nei pressi del lago di Reguzzo (m. 2497). Passiamo alla sua sinistra e raggiungiamo in breve il rifugio Ottorino Donati (m. 2504). La discesa comincia procedendo verso nord-ovest ed aggirando sulla sinistra la formazione rocciosa su cui è posto il rifugio, e raggiungendo una fascia di massi posta ai suoi piedi. Poi pieghiamo a destra e procediamo verso nord-nord-est, fino a raggiungere tre cartelli escursionistici (m. 2100). Siamo ad un bivio al quale andiamo a destra seguendo il cartello che dà ad un'ora e 40 minuti alle baite Michelini ed a 3 ore e 20 minuti la baita Pesciola (indicazioni della GVO). Attraversato tutto l'ampio solco del vallone di Quai ci affacciamo ad un versante ripido nel quale il sentiero si inoltra, giocando a rimpiattino in un'antipatica fascia di Malòs (ontani verdi), per cui dobbiamo prestare la massima attenzione ai segnavia. Dopo una serie di saliscendi, gli ontani si diradano ed usciamo ad un terreno più aperto, gli ampi e solitari pascoli dell'alpe Pioda (la ciöda, m. 1854). Procedendo verso sud-est, lasciamo alla nostra destra la deviazione della traccia che sale al bivacco Alfredo Corti e passiamo per un enorme masso che segnala il sentiero Bruno Credaro (m. 1800). Dobbiamo ora individuare, la partenza di una bellissima mulattiera scalinata che scende sul ripido versante di rocce ed ontani, la cosiddetta "Scala delle Orobie". Perdiamo così rapidamente quota in direzione nord-est, portandoci ai piedi del gradone, piegando a sinistra ed attraversando l'ampio conoide di sfasciumi detto Scimùr, ignorando la deviazione a destra (m. 1600) per il bivacco Resnati, fino a raggiungere il ramo principale del torrente Armisa (m. 1570). Siamo dunque al centro della valle, e procediamo su terreno umido (attenzione ai sassi scivolosi). Superato un ramo secondario del torrente Armisa (m. 1520), procediamo verso nord-nord-est, con diversi saliscendi, fino a raggiungere il più rilassante terreno dei prati dell'alpe con le Baite Michelini (m. 1499). Qui troviamo un bivio ed andiamo a destra seguendo le indicazioni della GVO (la Gran Via delle Orobie che sale in un’ora all’alpe Druet ed in un’ora e 40 minuti al rifugio Baita Pesciöla) su sentiero che guadagna rapidamente quota in direzione sud-est, portando all'alpe Drùet (m. 1842). Raggiunte le baite dell'alpe, ignoriamo il sentiero di sinistra che traversa ai Campei e saliamo sulla loro verticale, su facili dossi e balze erbose, verso est, piegando poi leggermente a sinistra (nord-est), sempre su terreno aperto, un po' ripido ma facile, passando per una valletta e raggiungendo il crinale fra Val d'Arigna e Val Malgina. Qui procediamo per breve tratto verso nord e concludiamo l'ottava tappa della Gran Via delle Orobie al rifugio Baita Pesciöla (m. 2004).


Il rifugio Mambretti

L'ottava tappa della Gran Via delle Orobie ha come protagonista la Val d'Arigna e la sua diramazione occidentale del vallone di Quai e dello splendido altipiano che ospita il rifugio Donati ed il laghetto di Reguzzo. Porta, infatti, dal rifugio Mambretti, in Valle di Scais, al rifugio Baita Pesciöla, sul crinale fra Val d'Arigna e Val Malgina, passando per il rifugio Donati. Una traversata da affrontare con attenzione non perché proponga passaggi particolarmente impegnativi (solo il primo tratto di discesa dal passo Biorco, attrezzato, impone cautela), ma perché la traccia è intermittente e con visibilità scarsa ci possono essere problemi di orientamento. Di tutto rispetto ma non eccessivo il dislivello complessivo, 1160 metri circa. Il tempo di percorrenza può essere calcolato in 6-7 ore. Una curiosità: le altezze del punto di partenza ed arrivo differiscono di un'inezia (2003 metri la Capanna Mambretti, 2004 il rifugio Baita Pesciöla). Ma in mezzo è un bel gioco di saliscendi.


La salita al passo Biorco

Dal rifugio Mambretti (m. 2003), ignorato il sentiero che scende a valle, seguiamo le indicazioni della Gran Via delle Orobie, che ci indirizzano su una traccia di sentiero molto labile che parte proprio alle spalle del rifugio e sale ripida sul fianco erboso di un grande dosso, verso est-nord-est. Prestando molta attenzione a non perdere i segnavia (troviamo anche quelli storici rosso-giallo-rossi, accanto a quelli rosso-bianco-rossi), sormontiamo un grande dosso erboso, raggiungendone il largo crinale e, dopo aver piegato leggermente verso destra (est), lo seguiamo per un lungo tratto. Dopo una svolta a sinistra, incontriamo un grande masso sul quale è scritta, in caratteri ben visibili, l'indicazione "Donati", con una freccia che ci indirizza ad un pianoro, occupato da massi e da qualche nevaietto, che termina ai piedi del ripido fianco montuoso che scende dal crinale che congiunge il pizzo Biorco (m. 2749) al pizzo di Rodes (m. 2829).
Dobbiamo ora puntare verso nord, al ripido versante, evitando di seguire la deviazione a destra per il pizzo degli Uomini e tagliando la conca sottostante. Guardando in alto non è facile distinguere dove sia il passo: ci aiuta una piccola torretta rocciosa, un po' a sinistra rispetto alla verticale del versante: alla sua sinistra è collocato lo stretto intaglio del passo. Seguendo i segnavia ed una debole traccia superiamo zigzagando una fascia di pietrame, approdando ad un ripido versante di erbe, roccette e terriccio. Anche qui proseguiamo con qualche svolta, su debole traccia, fino alla selletta del passo, dove ci attende, dopo un breve tratto su roccette assistito da corde fisse, la scritta "Gran Via Orobie" con segnavia rosso-giallo-rosso e GVO con segnavia rosso-bianco-rosso. Guardando a sud, vediamo la torretta già distinguibile dalla conca ai piedi del passo, con un vecchio cartello giallo della Comunità Montana di Sondrio.


Salita al passo Biorco

Il passo Biorco (Pas Biorch, m. 2614) non solo è il punto più alto della traversata, ma dell'intera Gran Via delle Orobie. Spettacolare è la visuale sia sul versante della Valle di Scais o di Caronno, che sul lato opposto, della Val d'Arigna, dove svetta la cima più alta dell'intera catena orobica, il pizzo di COca (m. 3050), a sinistra del caratteristico Dente di Coca. Il passo di affaccia sull'ampio ripiano o conca di Reguzzo, con il laghetto omonimo e nei suoi pressi il rifugio Donati, che già distinguiamo chiaramente in buone condizioni di visibilità.
Cominciamo a scendere alla conca di Reguzzo procedendo a ridosso del fianco roccioso alla nostra destra, su tratto esposto protetto da corde fisse. Superato questo breve tratto, procediamo su un versdante di sfasciumi. Scendendo con calma ed attenzione approdiamo ad un nevaietto, dalla pendenza meno ripida, tagliato il quale dobbiamo superare, guidati dai segnavia, una breve fascia di massi. La discesa porta nei pressi del lago di Reguzzo (m. 2497), incantevole perla che sembra illuminare l'ampio pianoro di rocce arrotondate che costituisce l'alto vallone di Quai. Passiamo a sinistra del laghetto e raggiungiamo in breve il rifugio Donati (m. 2504).


Apri qui una fotomappa della discesa dal passo Biorco al rifugio Donati

Il rifugio, inaugurato il 17 agosto del 1985, è dedicato alla memoria di Ottorino Donati, uno dei primi componenti dell'Associazione Amici di Briotti, prematuramente scomparso nel 1983. Non è custodito, per cui per utilizzarlo bisogna rivolgersi all'ispettore del CAI d Sondrio Arialdo Donati (tel.: 0342 482000 o 3284312315). In caso di necessità è però possibile appoggiarsi al vicino edificio adibito a bivacco e quindi sempre aperto, con stufa a legna ed adeguata dotazione per il pernottamento.
Vale la pena di fermarsi un po' in questi luoghi solitari ma non cupi: vagando fra le modeste formazioni rocciose ad est del rifugio, troveremo alcuni altri piccoli specchi d'acqua, che ingentiliscono uno dei luoghi più belli delle Orobie centro-orientali.


Laghetto di Reguzzo

Giunge però anche il tempo di scendere. La discesa comincia procedendo verso nord-ovest ed aggirando sulla sinistra la formazione rocciosa su cui è posto il rifugio, e raggiungendo una fascia di massi posta ai suoi piedi. Poi pieghiamo a destra e procediamo verso nord-nord-est, fino a raggiungere tre cartelli escursionistici (m. 2100). Siamo ad un bivio ed i cartelli indicano che procedendo diritti scendiamo in 10 minuti alla baita Cuai (sentiero 265), mentre piegando a destra scendiamo in un'ora e 40 minuti alle baite Michelini per poi risalire alla baita Pesciola (in complessive 3 ore e 20 minuti), oppure saliamo in 3 ore al bivacco Corti (indicazioni della GVO).
Prendiamo dunque a destra (sud-est), iniziando la parte un più scorbutica della traversata, perché attraversato tutto l'ampio solco del vallone di Quai ci affacciamo ad un versante ripido nel quale il sentiero si inoltra, giocando a rimpiattino in un'antipatica fascia di malòs (ontani verdi), per cui dobbiamo prestare la massima attenzione ai segnavia. Con una serie di saliscendi attraversiamo diverse vallette; poi gli ontani si diradano ed usciamo ad un terreno più aperto, gli ampi e solitari pascoli dell'alpe Pioda (la ciöda, m. 1854), ai piedi delle ripide pareti che culminano nel Pizzo degli Uomini e nel Pizzo di Scotes.


Rifugio Ottotino Donati

La valle da qui sembra meritare appieno l'assonante denominazione di Arcigna, e, chiusa com'è da muraglie imponenti di roccia e colate di ghiaccio (per la verità in rapido ritiro negli ultimi decenni) si direbbe costituisca un'eccezione alla regola che vuole le valli orobiche di Valtellina capillarmente collegate con il versante della bergamasca tramite un sistema di passi che consentiva commerci e pellegrinaggi, retaggio di un legame storico che affondava le sue radici al Medioevo almeno. Non è così: il difficile passo di Coca, sulla testata della Val d'Arigna, ha assicurato anche in questa valle scambi e commerci, che interessavano anche il minerale di Ferro (l'attività estrattiva, come segnala il toponimo "Forni" presente qui come nelle vicine valli, fu, fino ad inizio Ottocento, economicamente assai significativa). A riporova di ciò registriamo la presenza, sul sentiero di salita al passo, di un Dosso del Mercato (m. 2179), che deve la sua denominazione al fatto che nei secoli scorsi era luogo d'incontro fra mercanti valtellinesi e bergamaschi.


Laghetto di Reguzzo e passo Biorco

Nella "Guida alla Valtellina" edita nel 1884 (II edizione) dal CAI di Sondrio, a cura di Fabio Besta, leggiamo infatti: "Poco dopo i Forni un sentiero si alza sulla pendice occidentale della Valle e conduce in circa tre ore al sommo del ghiacciaio di Cocca (2640 m.), una volta assai frequentato, come lo prova la strada che vi conduceva, la quale in alcuni punti, fin verso il ghiacciaio, appare tuttora selciata. Gli abitanti della Vale d'Arigna dicono che per esso transitava il minerale di ferro. La discesa verso l'alpe Cocca (1955 m.) si fa lungo una china assai ripida, che suole nella prima parte essere ricoperta di neve. Dall'alpe Cocca in meno di tre ore si giunge a Bondione (938 m.), borgo sulla strada carozzabile della Valle Seriana."
Ci avviciniamo al ciglio di un ripido gradone, lasciamo alla nostra destra la deviazione della traccia che sale al bivacco Alfredo Corti (ai piedi della Vedretta del Lupo e del sopra menzionato passo di Coca) e passiamo per un enorme masso che segnala il sentiero Bruno Credaro (m. 1800).
Procedendo verso sud-est, lasciamo alla nostra destra la deviazione della traccia che sale al bivacco Alfredo Corti e passiamo per un enorme masso che segnala il sentiero Bruno Credaro (m. 1800). Dobbiamo ora individuare, la partenza di una bellissima mulattiera scalinata che scende sul ripido versante di rocce ed ontani: si tratta della cosiddetta "Scala delle Orobie" (ma la denominazione locale è "scali de la ciöda"). La mulattiera è sempre larga ma per l'esposizione a nord i sassi umidi pososno costituire un'insidia se non si procede con attenzione (e quando si è stanchi l'attenzione è la prima cosa che si perde di vista). Perdiamo così rapidamente quota in direzione nord-est, portandoci ai piedi del gradone, piegando a sinistra ed attraversando l'ampio conoide di sfasciumi detto Scimùr. Ignorata al bivio di quota 1600 la traccia che sale a destra verso il bivacco Resnati (indicata dai segnavia rosso-blu, mentre sul nostro cammino troviamo ancora diversi segnavia "storici" di color giallo-rosso), scendiamo al ramo principale del torrente Armisa (m. 1572; il guado è protetto da corde fisse perché non sempre la portata del torrente è amichevole).
Siamo dunque al centro della valle, e procediamo su terreno umido (attenzione ai sassi scivolosi). Attraversiamo un secondo ramo del torrente Armisa (m. 1522) e procediamo verso nord-nord-est, con diversi saliscendi, fino a raggiungere il più rilassante terreno dei prati dell'alpe con le Baite Michelini (i Michelì, m. 1499). Qui troviamo un bivio segnalato da cartelli: mentre procedendo diritti ci si porta alla pista che scende fino a Ca' Pizzini ed alla Centrale dell'Armisa, andando a destra si sale all'alpe Drùet. Seguendo le indicazioni della GVO (la Gran Via delle Orobie che sale in un’ora all’alpe Druet ed in un’ora e 40 minuti al rifugio Baita Pesciöla) andiamo dunque a destra, seguendo il sentiero che guadagna rapidamente quota in direzione sud-est, portando all'alpe Drùet (m. 1842).
Raggiunte le baite dell'alpe, saliamo sulla loro verticale, su facili dossi e balze erbose, verso est, piegando poi leggermente a sinistra (nord-est), sempre su terreno aperto, un po' ripido ma facile, passando per una valletta e raggiungendo il crinale fra Val d'Arigna e Val Malgina. Qui procediamo per breve tratto verso nord e concludiamo l'ottava tappa della Gran Via delle Orobie al rifugio Baita Pesciöla (m. 2004).
Aaperto nel 1997, in una baita del Comune di Ponte in Valtellina, il rifugio Baita Pesciöla (il termine significa piccolo pesc', cioè abete) è gestito dalla Sottosezione CAI di Ponte in Valtellina (per informazioni si può contattare il responsabile, Ivan Simonini, al numero 340 5638511). Alle sue spalle un piccolo baitello ha un locale sempre aperto attrezzato come bivacco: la sua presenza è essenziale perché chi effettua l'intera traversata della Gran Via delle Orobie non sempre ha la possibilità di procurarsi le chiavi del rifugio.


Il rifugio Baita Pesciöla

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