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Apri qui una panoramica sul bivacco Alfredo Corti ("Da "Alpi Orobie over 2000", di Alesso Pezzotta, vol. 3, editrice L'AL.PE, Nembro (BG), 2013 - Per gentile concessione dell'autore")

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Ca' Pizzini-Bivacco Corti
5 h
1460
EE
SINTESI. Lasciamo la ss 38 dello Stelvio circa 5 km dopo Sondrio (per chi procede in direzione di Bormio). Dobbiamo prestare attenzione al cartello marrone che annuncia Ponte in Valtellina: poco più avanti, sempre sulla destra, vediamo il cartello marrone che segnala lo svincolo per Carolo, Sazzo, Arigna e Briotti, al quale svoltiamo a destra e scendiamo al ponte il fiume Adda. Sul versante opposto andiamo a destra e ad un bivio a sinistra, iniziando a salire sul versante orobico. Raggiunto un doppio bivio, ignoriamo la strada che scende a Fontaniva e proseguiamo diritti (ignorando anche quella che sale a Briotti), percorrendo la stada che si addentra in Val d'Arigna, passando a destra e poco a monte rispetto al nucleo di San Matteo. Più avanti la strada attraversa il torrente Armisa, da destra a sinistra (per noi che saliamo) e termina alla centrale Falck dell'Armisa, in località Ca' Pizzini (m. 1041), dove si trova un parcheggio per lasciare l'automobile. Ci incamminiamo su un tratturo (chiuso al traffico dei veicoli non autorizzati) che sale poi ripido, con qualche tornante, a Pattini (m. 1275) ed ai prati della Foppa (m. 1360). Ad un bivio, seguiamo l'indicazione per i bivacchi Resnati e Corti e proseguiamo diritti fino alle baite Michelini (m. 1499), dove proseguiamo diritti seguendo l'indicazione del sentiero 266 che porta in un’ora e 40 minuti al bivacco Resnati, in 3 ore al bivacco Corti ed in 4 ore e 20 minuti al passo di Coca. Proseguiamo sul sentiero, ben segnalato (segnavia bianco-rossi), a mezza costa, dapprima verso sud-sud-est, poi verso sud-sud-ovest, fino a guadare un ramo secondario del torrente Armisa (m. 1522) e poi il torrente Armisa (m. 1572). Attraversato poi un tratto ingombro di fastidiosi ontani verdi siamo al bivio di quota 1600, al quale andiamo a destra (indicazione per il bivacco Corti, segnavia giallo-rossi; quelli rosso-blu indirizzano invece a sinistra per il bivacco Resnati). La traccia di sentiero attraversa il vallone che scende dalla vedretta del Marovin e si porta sul suo lato opposto, dove (attenzione) ai piedi della parete c'è la segnalazione della partenza della cosiddetta “Scala delle Orobie”, un sentiero che risale, sfruttando numerosi tornanti e gradoni, questo versante, in direzione ovest-sud-ovest, raggiungendo, a quota 1800, un grande masso che segnala la Gran Via delle Orobie. Poco oltre, ad nuovo bivio, la Gran Via delle Orobie prosegue verso destra mentre noi pieghiamo a sinistra (sud-ovest). Il sentiero non c’è più: risaliamo un vallone detritico che ci permette di superare le pareti rocciose che, alla nostra destra, scendono dal pizzo degli Uomini (m. 2788). Passiamo per una fascia di grandi blocchi a quota 1930. Superata in diagonale una sella erbosa che sta a monte della quota 2091 ed attraversato un nuovo vallone (dove ricompare una traccia di sentiero), ci ritroviamo al Dosso del Mercato (m. 2179). Saliamo ancora verso sud-ovest, lungo il corridoio che si apre fra le pareti orientali del pizzo di Scotes (m. 2879) alla nostra destra ed una formazione di rocce arrotondate alla nostra sinistra. Procediamo seguendo i segnavia fra cenge e rocce montonate, prestando molta attenzione soprattutto se queste sono bagnate, ormai in vista della crepacciata fronte della Vadretta del Lupo. Raggiungiamo così la base dello sperone roccioso sulla cui sommità è posto il rifugio. Saliamo zigzagando fra roccette con un lungo tratto di semplice arrampicata (ma la massima attenzione è sempre necessaria perché le rocce sono scivolose). Alla fine il bivacco Corti (m. 2450) appare alla nostra destra.


Il versante occidentale della Valle d'Arigna, al cui centro è nascosto il bivacco Corti

La Val d'Arigna appare, a chi ne raggiunga la sezione mediana, chiusa da muraglie imponenti di roccia e colate di ghiaccio (per la verità in rapido ritiro negli ultimi decenni). Si direbbe quindi che costituisca un'eccezione alla regola che vuole le valli orobiche di Valtellina capillarmente collegate con il versante della bergamasca tramite un sistema di passi che consentiva commerci e pellegrinaggi, retaggio di un legame storico che affondava le sue radici al Medioevo almeno. Non è così: il difficile passo di Coca, sulla testata della Val d'Arigna, ha assicurato anche in questa valle scambi e commerci, che interessavano anche il minerale di Ferro (l'attività estrattiva, come segnala il toponimo "Forni" presente qui come nelle vicine valli, fu, fino ad inizio Ottocento, economicamente assai significativa). A riprova di ciò registriamo la presenza, sul sentiero di salita al passo, di un Dosso del Mercato (m. 2179), che deve la sua denominazione al fatto che nei secoli scorsi era luogo d'incontro fra mercanti valtellinesi e bergamaschi.
Nella "Guida alla Valtellina" edita nel 1884 (II edizione) dal CAI di Sondrio, a cura di Fabio Besta, leggiamo infatti: "Poco dopo i Forni un sentiero si alza sulla pendice occidentale della Valle e conduce in circa tre ore al sommo del ghiacciaio di Cocca (2640 m.), una volta assai frequentato, come lo prova la strada che vi conduceva, la quale in alcuni punti, fin verso il ghiacciaio, appare tuttora selciata. Gli abitanti della Vale d'Arigna dicono che per esso transitava il minerale di ferro. La discesa verso l'alpe Cocca (1955 m.) si fa lungo una china assai ripida, che suole nella prima parte essere ricoperta di neve. Dall'alpe Cocca in meno di tre ore si giunge a Bondione (938 m.), borgo sulla strada carozzabile della Valle Seriana."


Testata della Val d'Arigna e itinerario di salita al bivacco Corti

Il passo è posto al culmine della Vedretta del Lupo. Possiamo avvicinarlo salendo ad uno dei più suggestivi ed ardui (visto l'impegno necessario per raggiungerlo, quantomeno in termini di tempo) bivacchi valtellinesi, il bivacco Alfredo Corti, che invece è posto su uno sperone ai piedi della vedretta, duecento metri circa più in basso rispetto al passo. Vediamo come raggiungerlo.
L'escursione che sale al rifugio parte dalla centrale Falck dell'Armisa, che raggiungiamo così. D
obbiamo staccarci dalla ss 38 dello Stelvio circa 5 km dopo Sondrio (per chi procede in direzione di Bormio). Dobbiamo prestare attenzione al cartello marrone che annuncia Ponte in Valtellina: poco più avanti, sempre sulla destra, vediamo il cartello marrone che segnala lo svincolo per Carolo, Sazzo, Arigna e Briotti. Procediamo con velocità moderata, perché dobbiamo svoltare a destra proprio al cartello. Lasciata la strada statale, passiamo per Casacce, prendiamo a sinistra e scendiamo piegando a destra e superando su un ponte il fiume Adda. Sul versante opposto andiamo a destra e ad un bivio a sinistra, iniziando a salire sul versante orobico. La strada passa per Sazzo, dove si trova un famoso santuario dedicato a san Luigi, e prosegue passando vicino alle frazioni di Albareda e Tripolo. Raggiunto un doppio bivio, ignoriamo la strada che scende a Fontaniva e proseguiamo diritti (ignorando anche quella che sale a Briotti),
percorrendo la stada che si addentra in Val d'Arigna, passando a destra e poco a monte rispetto al nucleo di San Matteo. Più avanti la strada attraversa il torrente Armisa, da destra a sinistra (per noi che saliamo) e termina alla centrale Falck dell'Armisa, in località Ca' Pizzini (m. 1041), dove si trova un parcheggio per lasciare l'automobile.


La Foppa

Ci incamminiamo su un tratturo (chiuso al traffico dei veicoli non autorizzati) che sale ripido, con qualche tornante, raggiungendo Pattini (m. 1275) ed i prati della Foppa (m. 1360). Qui si trova un bivio, ed un cartello che segnala la direzione per i bivacchi Resnati, Corti e il Rifugio Donati (a destra) e quella per il rifugio Baita Pesciöla (a sinistra). Andiamo dunque a destra, percorrendo una comoda pista che ci porta alla località Prataccio (m. 1458) ed alle Baite Michelini (m. 1499), dove intercettiamo la Gran Via delle Orobie.
I cartelli escursionistici segnalano subito un bivio: lasciamo il sentiero di sinistra (la Gran Via delle Orobie che sale in un’ora all’alpe Druet ed in un’ora e 40 minuti al rifugio Baita Pesciöla) e proseguiamo diritti (i cartelli segnalano il sentiero 266 che porta in un’ora e 40 minuti al bivacco Resnati, in 3 ore al bivacco Corti ed in 4 ore e 20 minuti al passo di Coca; segnalano anche, nella medesima direzione, la Gran Via delle Orobie che sale in 4 ore e 10 minuti al lago Reguzzo).
Proseguiamo sul sentiero, ben segnalato (segnavia bianco-rossi), a mezza costa, dapprima verso sud-sud-est, poi verso sud-sud-ovest, fino a guadare un ramo secondario del torrente Armisa (m. 1522) e poi il torrente Armisa (m. 1572). Attraversato poi un tratto ingombro di fastidiosi ontani verdi (malòs), dobbiamo prestare attenzione per non perdere, a 1600 metri circa, un secondo bivio: siamo alla deviazione (segnalata) a destra per il bivacco Corti, indicata dai segnavia giallo-rossi (quelli rosso-blu indirizzano invece al bivacco Resnati). La traccia di sentiero attraversa il vallone che scende dalla vedretta del Marovin e si porta sul suo lato opposto, raggiungendo lo scosceso fianco montuoso che lo chiude ad occidente. Andando verso ovest, dobbiamo ora prestare attenzione per individuare la segnalazione ai piedi della parete, ed accedere al punto di partenza della cosiddetta “Scala delle Orobie” (ma la denominazione locale è "scali de la ciöda"), un sentiero che risale, sfruttando numerosi tornanti e gradoni, questo versante, in direzione ovest-sud-ovest, raggiungendo, a quota 1800, un grande masso che segnala il sentiero Bruno Credaro (che costituisce la parte orientale della Gran Via delle Orobie).
Poco oltre, ecco un nuovo bivio: la Gran Via delle Orobie prosegue verso destra (ovest-nord-ovest), in direzione della Pioda. Noi dobbiamo invece proseguire verso sinistra (sud-ovest). Il sentiero non c’è più: risaliamo un vallone detritico che ci permette di superare le pareti rocciose che, alla nostra destra, scendono dal pizzo degli Uomini (m. 2788). Passiamo per una fascia di grandi blocchi a quota 1930. Superata in diagonale una sella erbosa che sta a monte della quota 2091 accediamo alla parte superiore del percorso ed attraversato un nuovo vallone (dove ricompare una traccia di sentiero), ci ritroviamo al Dosso del Mercato (m. 2179), che deve la sua denominazione al fatto che nei secoli scorsi era luogo d'incontro fra mercanti valtellinesi e bergamaschi, che qui effettuavano i loro scambi commerciali.
Manca ancora poco meno di un'ora di cammino: dobbiamo ancora salire, infatti, verso sud-ovest, lungo il corridoio che si apre fra le pareti orientali del pizzo di Scotes (m. 2879) alla nostra destra ed una formazione di rocce arrotondate alla nostra sinistra. Procediamo seguendo i segnavia fra cenge e rocce montonate, prestando molta attenzione soprattutto se queste sono bagnate, ormai in vista della crepacciata fronte della Vedretta del Lupo. Raggiungiamo così la base dello sperone roccioso sulla cui sommità è posto il rifugio. Saliamo zigzagando fra roccette con un lungo tratto di semplice arrampicata (ma la massima attenzione è sempre necessaria perché le rocce sono scivolose).
Alla fine il bivacco Corti (m. 2450) appare alla nostra destra.
Siamo in cammino da circa 5 ore ed il dislivello approssimativo in altezza è di 1460 metri.


Il bivacco Alfredo Corti (foto di Alessio Pezzotta, per gentile concessione)

Il bivacco, edificato nel 1930, è stato completamente ristrutturato nel 1979. Come leggiamo sulla targa scolpita nel marmo, è dedicato “Al dottor ALFREDO CORTI – delle sue montagne studioso infaticato – scalatore maestro – la Sezione Valtellinese del C.A.I. – 1930-VIII”. Il prof. Alfredo Corti (nato a Tresivio nel 1880, morto a Roma nel 1973), fu una splendida figura di scienziato (tenne la cattedra di Anatomia Comparata della Facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Torino) ed alpinista (aprì un gran numero di nuove vie nei Gruppo del Bernina, del Disgrazia, dell’Adamello e nelle Alpi Orobie.). Fu anche appassionato e sistematico esploratore e descrittore dei monti di Valtellina. Appare quindi più che doveroso l’atto di omaggio costituito da una struttura coronata dalla bellezza grandiosa e selvaggia dei luoghi. Alla nostra sinistra, in cima alla piccola vedretta del Lupo, è ben visibile il passo di Coca (m. 2645), praticato, in passato, dai mercanti bergamaschi. A sinistra del passo si impone il Dente di Coca (m. 2924), mentre alla sua destra sono ben visibili il pizzo Porola (m.2981) e la cima di Caronno (m. 2945). Più a destra ancora, infine, possiamo ammirare il versante orientale del pizzo di Scotes (m. 2879). La tentazione di salire al passo che sembra accessibile è forte, ma dobbiamo considerare che la vedretta del Lupo, a dispetto della sua apparenza inoffensiva, cela insidie e crepacci nascosti, per cui deve essere afrrontata solo con esperienza ed attrezzatura di progressione su ghiacciaio.


L'interno del bivacco Alfredo Corti (foto di Alessio Pezzotta, per gentile concessione)

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI GOOGLE EARTH

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