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DA BEMA AL PIZZO BERRO PER IL SENTIERO DELLA COSTA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bema-Rif. Rochi-Pozzalle-Curt-Pizzo Berro
3 h e 20 min.
1150
EE
SINTESI. Entrati a Morbegno dall'ingresso est, ci portiamo verso piazza S. Antonio ed appena prima della piazza svoltiamo a sinistra (indicazioni per Albaredo ed il passo di San Marco), imboccando la provinciale che sale sul versante orobico. Dopo un tornante sx al tempietto degli Alpini la lasciamo prendendo a destra (indicazioni per Bema). Percorriamo una strada che giunge al torrente Bitto e lo scavalca su un ponte. Dopo un tratto in galleria saliamo con ampi tornanti a Bema, dove parcheggiamo presso la chiesa di S. Sebastiano (m. 800), incamminandoci dalla parte alta del paese sulla mulattiera che ne risale i prati a monte, tagliado più volte una carozzabile, che infine seguiamo verso sinistra, fino al rifugio Ronchi (m. 1170; qui possiamo comunque salire direttamente con l'automobile, guadagnando un'ora circa di cammino). Appena oltre il rifugio si trova sulla destra, la partenza, segnalata, del sentiero della Costa, ben segnalato da molti cartellini gialli sui tronchi degli alberi. Raggiungiamo così la località Pozzalle (m. 1500) ed il poggio panoramico della Curt, sl crinale del dosso di Bema. Il sentiero prosegue seguendone il filo, con tratto ripido attrezzato con corde fisse, fino alla croce di vetta del pizzo Berro (m. 1847).


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Le due Valli del Bitto, quella di Albaredo (albarée) , ad est, e quella di Gerola, ad ovest, sono separate da un lungo crinale che ha la sua prima importante elevazione nel pizzo Berro (1847 metri), il punto culminante del lungo dosso di Bema. Il pizzo Berro (termine che deriva da “bel-ver”, belvedere, oppure da “berr”, montone) è il simbolo di Bema, e per questo è nel simbolo di Bema, cioè nel suo stemma, che raffigura un'aquila appollaiata sulla sua cima boscosa:
L’ascensione al pizzo, che si può avvalere di due percorsi ben segnalati, è un’escursione che unisce l’interesse naturale dei luoghi attraversati, splendide pinete ancora intatte, al superbo valore panoramico della vetta, che offre, a 360 gradi, una visuale indimenticabile.
Per raggiungere Bema dobbiamo imboccare la strada provinciale per Albaredo ed il passo di San Marco, che parte dalla piazza S. Antonio di Morbegno (la prima piazza che incontra entrando in Morbegno chi proviene da Sondrio). Oltrepassato il tempietto degli Alpino, giungiamo, dopo un tornante sinistrorso, al bivio: sulla nostra destra parte la tormentata strada per Bema, aperta solo nelle fasce orarie 7.00-8.30, 12.00-14.30 e 17.30-19.00. L’apertura limitata si giustifica tenendo presente il rischio rappresentato dal ripido versante della Valle del Bitto di Gerola, che scarica massi e materiale franoso. La messa in sicurezza con reti di contenimento di alcuni punti rappresenta un palliativo che non risolve un problema annoso, tanto che sul versante opposto del dosso di Bema è stata costruita una nuova strada, incompiuta, però, per contrasti sul tracciato che dovrebbe condurla a congiungersi alla ex ss. 405, ora strada provinciale, della Val Gerola a valle di Sacco.
Attraversato il ponte di Bema, la strada risale, con diversi tornanti, il fianco orientale del dosso, fino a raggiungere il paese, collocato ad 800 metri di quota, in una splendida posizione panoramica e climatica, di fronte a Sacco, a 9 km da Morbegno. La difficoltà di accesso gli conferisce un fascino particolare e malinconico. Ci accoglie la chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo, staccatasi da Morbegno nel 1386.
Lasciata l’automobile nel parcheggio che si trova all’ingresso del paese, proseguiamo sulla mulattiera che risale decisa il dosso sul quale è posto il paese. Dopo un breve tratto incontriamo una grande croce, posta a ricordo del Convegno Eucaristico Diocesano del 1997. Saliamo ancora e, superate alcune baite, ci rincongiungiamo alle due strade asfaltate che salgono dal paese (che possiamo anche percorrere, per abbreviare l’escursione, in automobile). Proseguiamo sulla pista, fino a raggiungere il rifugio Ronchi, a 1170 metri circa. A questo punto, per salire al pizzo Berro ci sono due possibilità: la più facile segue il sentiero che parte più avanti e passa per la località Fracino.
Appena oltre il rifugio, si trova, invece, sulla destra, la partenza, segnalata, del sentiero della costa, ben segnalato da molti cartellini gialli sui tronchi degli alberi. Se vogliamo scegliere due itinerari diversi per la salita e la discesa, ci conviene scegliere questo per la salita. Dopo una lunga diagonale in una splendida pineta, che passa per la località dal nome suggestivo di Acqua dei Camosci, questo sentiero conduce alla località Pozzalle, a circa 1500 metri. Qui si trovano un tavolino, un’altalena ed un’amaca, l’ideale per una sosta riposante.
Il sentiero riprende, più ripido ed un po’ esposto, seguendo il filo del dosso, e conduce alla località Curt, piccolo poggio panoramico da cui è ben visibile, ad ovest, la bocchetta di Stavello (“buchéta de Stavèl”), in alta val di Pai. L’ultima parte della salita segue il cosiddetto “sentiero Lino”, che, nel primo ripido tratto, presenta un passaggio un po’ ostico, servito da due corde fisse. La salita prosegue, poi, seguendo il crinale, e si fa di nuovo piuttosto ripida nell’ultimo tratto, fin quando giungiamo in vista della croce della vetta, dedicata a Paolo Buzzetti e posta a m. 1847: la raggiungiamo con un ultimo sforzo, appena usciti dalla macchia.
Il panorama dal pizzo Berro è veramente ampio: ad ovest lo sguardo raggiunge le Alpi Lepontine, mentre a nord ovest domina la costiera dei Cech. A nord, si può ammirare, a destra della cima del Desenigo (m. 2845), la massima elevazione della Costiera dei Cech, buona parte della testata della Val Masino: si scorgono, da sinistra, i pizzi Badile (m. 3308) e Cengalo (m. 3367), sono ben visibili i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr, occidentale, o cima della Bondasca, m. 3289, centrale m. 3232, orientale m. 3199), le cime di Zocca (m. 3175) e di Castello (la massima elevazione del gruppo del Masino, con i suoi 3386 metri), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occidentale m. 3349, centrale m. 3290, orientale m. 3333) ed il monte Sissone (m. 3331). Chiude la testata l’imponente monte Disgrazia (m. 3678). Mancano all’appello le cime più alte della Valmalenco, ma è ben visibile il pizzo Scalino (m. 3323).
Ad est si impongono, sul versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo, tre cime: il monte Lago (m. 2353), il monte Pedena (m. 2399) ed Azzarini (m. 2431). Fra questi ultimi due monti si trova l’ampia e facilmente riconoscibile sella del passo di Pedena (m. 2234), che unisce la val Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete) alla valle del Bitto di Albaredo: si tratta dell’unica porta fra quest’ultima valle e la Val Tartano.
L’elegante triade di cime nasconde, però, il più ampio panorama delle Orobie centro-orientali.
Proseguiamo, quindi, nel giro di orizzonte in senso orario, puntando con lo sguardo a sud-est: riconosceremo facilmente, anche per la presenza dei tralicci che lo valicano, il più famoso passo di san Marco (m. 1992), che congiunge la Valle del Bitto di Albaredo alla Val Brembana, sul versante orobico bergamasco. A sud si domina il lungo crinale che dal pizzo Berro sale fino al pizzo di Val Carnera (m. 2216) ed al monte Verrobbio (m. 2139).
Alla sua destra si può ammirare la testata della Val Gerola, sulla quale è riconoscibile, da sinistra, il monte Ponteranica (m. 2378), alla cui destra si trova il caratteristico spuntone roccioso denominato monte Valletto (m. 2371); seguono il caratteristico uncino del torrione della Mezzaluna (m. 2373), il pizzo di Tronella (m. 2311) ed il più massiccio pizzo di Trona ("piz di vèspui", m. 2510), alla cui destra si vede la bocchetta omonima (m. 2092), importante porta fra alta Val Gerola ed alta Val Varrone; alle spalle della bocchetta si scorge il pizzo Varrone (m. 2325), con il caratteristico Dente. Rimane, invece, seminascosto proprio dietro il pizzo di Trona il più famoso pizzo dei Tre Signori (m. 2554).
Verso ovest, infine, si vedono le cime del versante occidentale della Val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo Mellasc (m. 2465), il monte Colombana (m. 2385) ed il monte Rotondo (m. 2496), fra i quali si apre la bocchetta di Stavello (m. 2210), il monte Rosetta (m. 2360), il monte Combana (m. 2327), la cima della Rosetta (m. 2142),il pizzo Olano (m. 2267) ed il pizzo dei Galli (m. 2217).
Una curiosità: sulla cima del pizzo si trovano anche alcuni mirini guardando all’interno dei quali si puntano obiettivi importanti come il monte Disgrazia, il pizzo Badile e l’alpe Granda. Presso la croce si trova anche un piccolo altare collocato nel 2002, l’anno internazionale della montagna. Non manca, infine, una cassetta che contiene un quaderno sul quale segnare il proprio passaggio. La salita da Bema al pizzo, per questa prima via, richiede circa tre ore di cammino, necessarie per superare circa 1040 metri di dislivello.

DA BEMA AL PIZZO BERRO PER IL SENTIERO DEL FRACINO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bema-Rif. Ronchi-Fracino-Pizzo Berro
3 h e 30 min.
1150
E
SINTESI. Entrati a Morbegno dall'ingresso est, ci portiamo verso piazza S. Antonio ed appena prima della piazza svoltiamo a sinistra (indicazioni per Albaredo ed il passo di San Marco), imboccando la provinciale che sale sul versante orobico. Dopo un tornante sx al tempietto degli Alpini la lasciamo prendendo a destra (indicazioni per Bema). Percorriamo una strada che giunge al torrente Bitto e lo scavalca su un ponte. Dopo un tratto in galleria saliamo con ampi tornanti a Bema, dove parcheggiamo presso la chiesa di S. Sebastiano (m. 800), incamminandoci dalla parte alta del paese sulla mulattiera che ne risale i prati a monte, tagliado più volte una carozzabile, che infine seguiamo verso sinistra, fino al rifugio Ronchi (m. 1170; qui possiamo comunque salire direttamente con l'automobile, guadagnando un'ora circa di cammino). Appena oltre il rifugio ignoriamo, sulla destra, il sentiero della Costa, ed imbocchiamo quello un po' più avanti, ben segnalato, che sale alla località Geai ed ai prati di Fracino (m. 1520). Qui troviamo tre cartelli e proseguiamo diritti seguendo le indicazioni per il pizzo Berro. Il sentiero passa a sinistra di una caratteristica baita e rientra nel bosco. Dopo la sorgente Aser il sentiero sale ripido con tornantini. Ignorata una deviazione a sinistra per la Scalotta usciamo all'aperto poco sotto la croce del pizzo Berro.

La seconda via, che può essere sfruttata per la discesa (è segnalata, e la si vede a nord-est della croce), passa, invece, per l’alpeggio di Fracino. Torniamo, dunque, al rifugio dei Ronchi, e proseguiamo su una pista, ignorando il primo sentiero a destra per il pizzo Berro, cioè il sentiero della Costa. Poco oltre, troviamo secondo sentiero, che si stacca anch’esso dalla pista sulla destra, ed un cartello che dà l’alpeggio di Fracino a 50 minuti ed il pizzo Berro ad un’ora e 50 minuti. Imbocchiamolo e saliamo, avvolti da una stupenda pineta, fino alla località di Geai, dove si trova un grande casello dell’acqua, una simpatica fontana ed un tavolino utile per un’eventuale sosta.
Proseguiamo, seguendo un nuovo cartello (che segnala il percorso 10, per Fracino ed il pizzo Berro), sul sentiero di sinistra. Attraversato un valloncello, continuiamo la salita nella pineta, finché, ignorata la deviazione segnalata, sulla sinistra, per Martino e Pegolota, raggiungiamo il limite inferiore dei prati di Fracino (m. 1520). Troviamo qui due baite, una nella parte bassa, la seconda, dall’aspetto insolitamente curato ed elegante per queste quota, nella parte alta. Rimanendo sulla sinistra, raggiungiamo il cartello alto che segnala la direzione per la sorgente dell’Aser ed il pizzo Berro. Poco più in alto, troviamo tre cartelli: uno segnala che, scendendo per la via da noi percorsa, si giunge ai Ronchi in 45 minuti; il secondo segnala che prendendo a destra si effettua una traversata alla Costa in 15 minuti (e ci si congiunge con il primo itinerario di salita al pizzo); il terzo, infine, quello che ci interessa, segnala che continuando a salire leggermente a sinistra si raggiunge il pizzo Berro in 50 minuti.
L’ultima parte del percorso assume la direttrice sud-ovest. Incontriamo subito, segnalata, la sorgente Aser, l’ultima prima della vetta: si tratta di una fontana alla quale possiamo, se ne abbiamo bisogno, approvvigionarci d’acqua. Poi inizia una sequenza di tornanti. Siamo in compagnia di numerosi segnavia, anche diversi: in un tratto ne troviamo tre insieme, uno bianco-rosso, un secondo rosso-bianco-rosso ed un terzo rosso più chiaro. Incontriamo, poi, la deviazione sulla sinistra, segnalata, per il sentiero della Scalotta: noi, ovviamente, seguiamo, invece, l’indicazione per il pizzo Berro. Poco sopra, una rudimentale ma efficace mappa disegnata su un cartello giallo ci dà l’idea del percorso che stiamo effettuando.
Poi gli alberi cominciano a diradarsi, la pendenza si fa un po’ più aspra, alla fine usciamo dal bosco e giungiamo in vista della sospirata croce della vetta del pizzo Berro. Questo secondo itinerario richiede più o meno il medesimo tempo del primo.
Per finire, ricordiamo che dal pizzo parte un sentiero (il primo tratto è esposto e protetto sulla destra) che segue il lungo crinale che separa le Valli de Bitto, fino alla baita Aguc (m. 1878), dalla quale si può, poi, scendere agli alpeggi di Vesenda Alta (m. 1734) e Bassa (m. 1457). Il sentiero prosegue nella discesa fino al letto del Bitto di Albaredo, che superiamo su un ponte costituito da grandi massi. Sul lato opposto della valle il sentiero riprende, in direzione nord, e sale gradualmente fino ad intercettare la Via Priula, appena prima dei prati del Dosso Chierico (m. 1166). Seguendo la via Priula, ci si porta poi alla Madonna delle Grazie (m. 1157) e, presso il ristoro Via dei Monti, si intercetta la strada provinciale per il passo di San Marco. Se abbiamo a disposizione due automobili e ne lasciamo una qui, possiamo effettuare, con questo itinerario, una lunga ma bellissima escursione di circa 6 ore.

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