ALTRE ESCURSIONI IN VAL GROSINA ED IN VALDIDENTRO

L'ANELLO VAL VIOLA-VALLE DI AVEDO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di Altumeira-Alpe Dosdé-Capanna Dosdé
2 h e 30 min.
695
E
Parcheggio di Altumeira-Alpe Dosdé-Capanna Dosdé-Eita
6 h
750
E
Eita-Passo di Verva-Parcheggio di Altumeira
4 h
800
E
Parcheggio di Altumeira-Alpe Dosdé-Capanna Dosdé-Eita-Passo e valle di Verva-Alpe Paluetta-Parcheggio di Verva-Parcheggio di Altumeira
10-11 h
1550
E
SINTESI. PRIMA GIORNATA. Dal parcheggio di Altumeira (m. 2116) ci incamminiamo sulla pista verso l'interno della Val Viola, fino a trovare una pista secondaria che se ne stacca sulla sinistra (indicazioni per l'alpe Dosdé ed il rifugio Federico in Dosdé). La seguiamo portandoci all'Alpe Dosdé. Qui troviamo diversi cartelli; quello che ci interessa segnala i percorsi 292/208, che portano, rispettivamente, al bivacco Caldarini, in un’ora, ed al passo e capanna Dosdé, in 2 ore e 40 minuti. Procediamo, dunque, a sinistra (nella direzione del cartello), su un sentiero che si dirige, con andamento pianeggiante, verso sud, per poi piegare a destra (andamento sud-ovest), rimanendo sempre a destra (per chi sale) del torrente Viola Bormina. Ignoriamo la deviazione segnalata alla nostra sinistra (sentiero che si porta sul lato opposto del torrente e sale al bivacco Caldarini). Superiamo così, salendo, la strettoia determinata dallo sbarramento della lunga morena frontale, originata in passato dalla lingua più avanzata della vedretta di Val Viola, e raggiungiamo la malridotta Baita del Pastore (2368 m). La traccia ora si fa meno marcata, ma è sempre ben segnalata, e sale fra ampi pascoli seguendo l’andamento della selvaggia e grandiosa Val Cantone di Dosdé, procedendo verso S, e restando sempre sul medesimo lato, cioè a destra del torrente. Giungiamo così di fronte alla testata della valle, a quota 2410 metri circa, ed il sentiero termina. Dobbiamo ora seguire segnavia ed ometti. Pieghiamo a sinistra, guadiamo il torrente da destra a sinistra e saliamo verso sud, seguendo una labile traccia che, dopo un ripido strappo, porta al dosso quotato 2570 metri. Salendo ancora, passiamo vicino ad un laghetto e pieghiamo ancora leggermente a sinistra, raggiungendo, a quota 2600 metri circa, l'imbocco di un ampio canalone di sfasciumi. Seguendo ometti e segnavia lo risaliamo, verso sud, fino alla valletta di quota 2750 metri, dove troviamo qualche nevaietto anche a stagione avanzata. Saliamo lungo la valletta, fra blocchi e roccette, fino a raggiungere i 2824 metri del passo di Dosdé, dove troviamo il rifugio Dosdé, dopo circa 2 ore e mezza di cammino dall'alpe Dosdé.
SECONDA GIORNATA. Se abbiamo due giorni a disposizione per percorrere un anello escursionistico Viola-Avedo dal passo scendiamo in alta Valle d'Avedo e di qui in alta Val Grosina. Scendiamo ora in alta Valle d'Avedo. Nel primo tratto ci spostiamo, dal rifugio, verso destra, per poi scendere, con lungo traverso, verso sinistra (ovest-sud-ovest), passando a destra di un piccolo laghetto quasi perso in unmare di sfasciumi. Poi il sentiero, raggiunta la soglia di un gradino glaciale, sul suo lato destro, piega a sinistra e lo discende, portandosi all’alpia conca che ospita lo splendido lago Negro (m. 2560), che, a dispetto del nome, mostra un aspetto di un blu intenso. Il sentiero procede, ora, con andamento sud-est nella solitaria Valle d’Avedo, raggiungendo un secondo gradino, questa volta sul suo lato di sinistra. Scendendo ancora, siamo alla bella piana che ospita i laghetti di Tres (m. 2186). Passando appena a sinistra dei laghetti, proseguiamo scendendo fino alla località Vermolera (m. 1927) e di qui alle Stabline (m. 1821). Una pista scende, infine, ad intercettare la strada asfaltata che risale la Val Grosina, poco a valle di Eita (m. 1703). Ad Eita possiamo trovare un ricovero o, se l’abbiamo lasciata lì, l’automobile. La traversata dai rifugi Federico in Dosdé al rifugio Eita richiede circa 6 ore di cammino (il dislivello approssimativo è di 750 metri). Segnaliamo che dal rifugio Eita si può tornare in Val Viola Bormina per il passo di Verva e la Val Verva. Da Eita (m. 1701) imbocchiamo la pista sterrata per il passo di Verva (m. 2301), che raggiungiamo senza problemi dopo essere passati per il lago delle Acque Sparse e per le Crote. Dal passo inizia una lunga discesa della Val Verva, che sfrutta la pista sterrata. Passiamo a sinistra della Cascina di Verva (m. 2123) e ci approssimiamo alla confluenza della valle nella Val Viola Bormina. La pista comincia ad inanellare qualche tornante e si porta sul fondo della Val Viola, dove un ponte ci fa passare sul suo versante settentrionale. Proseguendo sulla pista, saliamo così all'alpe Campo (m. 1938). Da qui saliamo alla carozzabile di Val Viola, al parcheggio di Campo, e la seguiamo verso sinistra, cioè verso l'interno della valle, per 2 km., tornando al parcheggio di Altumeira.


Il rifugio Federico in Dosdè (clicca qui per ingrandire)

La Val Viola Bormina e la sua laterale Val Cantone di Dosdé rappresenta la via più breve per raggiungere uno dei più importanti e suggestivi rifugi dell'alta Valtellina, il rifugio Dosdé del CAI di Bormio. Da qui, poi, è possibile scendere in Val Grosina e nella giornata successiva tornare in Val Viola per la Val Verba, descrivendo un affascinante anello escursionistico che non propone difficoltà particolari, ma richiede allenamento e buone condizioni meteorologiche.
Per farlo, saliamo ad Arnoga e qui lasciamo la strada per il Foscagno prendendo a sinistra. Acquistato il pass giornaliero (teniamo presente che c'è anche il vincolo del numero chiuso nella stagione stiva) percorriamo la strada della Val Viola fino al parcheggio di Altumeira (m. 2116), dove lasciamo l'automobile.
Ci incamminiamo poi sulla pista che si addentra nella valle e, superate le baite omonime, procediamo fino al primo bivio, prendendo a sinistra (indicazioni per l'alpe Dosdé ed il rifugio Federico in Dosdé). Una pista sterrata scende gradualmente, descrivendo un arco verso sinistra, ad attraversare, su un ponte, il torrente Viola Bormina, portandosi poi alle baite dell’alpe Dosdé. Qui prendiamo a sinistra, seguendo la prosecuzione della pista, che, con un paio di tornanti, scende ad attraversare il torrente della Val Cantone di Dosdé su un secondo ponte. Sul lato opposto la pista piega a destra e porta al ben visibile ed isolato edificio del rifugio, posto a 2129 metri s.l.m.
Il rifugio Federico in Dosdé (m. 2129), di proprietà del CAI di Bormio,è dedicato alla memoria di Federico Valgoi, giovane promessa dello sci alpino prematuramente scomparsa in un incidente occorso mentre arrampicava, nel 2002. E’ stato aperto nella stagione estiva del 2009, dal 20 giugno al 20 settembre, e può ospitare 25/30 persone per il pernottamento. Dispone di servizi igienici, docce e corrente elettrica.
Dal rifugio si può effettuare una bella escursione di collegamento che culmina al rifugio Dosdé, posto sul passo omonimo, che congiunge la Val Cantone di Dosdé (Val Viola) con la Valle d’Avedo (Val Grosina). Ecco come procedere.
Torniamo, dal rifugio, all'Alpe Dosdé. Qui troviamo diversi cartelli; quello che ci interessa segnala i percorsi 292/208, che portano, rispettivamente, al bivacco Caldarini, in un’ora, ed al passo e capanna Dosdé, in 2 ore e 40 minuti. Procediamo, dunque, a sinistra (nella direzione del cartello), su un sentiero che si dirige, con andamento pianeggiante, verso sud, per poi piegare a destra (andamento sud-ovest), rimanendo sempre a destra (per chi sale) del torrente Viola Bormina. Ignoriamo la deviazione segnalata alla nostra sinistra (sentiero che si porta sul lato opposto del torrente e sale al bivacco Caldarini), mentre davanti a noi lo splendido scenario della triade di cime costituita da cima Viola, cima di Lago Spalmo e Sasso di Conca, impreziosito dal ghiacciaio settentrionale di Lago Spalmo. Superiamo così, salendo, la strettoia determinata dallo sbarramento della lunga morena frontale, originata in passato dalla lingua più avanzata della vedretta di Val Viola, e raggiungiamo la malridotta Baita del Pastore (2368 m), dalla quale lo sguardo domina, sul lato destro (occidentale) della valle, la poderosa costiera che dal Corno di Dosdè sale alla cima di Saoseo.


Val Cantone di Dosdè

La traccia ora si fa meno marcata, ma è sempre ben segnalata, e sale fra ampi pascoli seguendo l’andamento della selvaggia e grandiosa Val Cantone di Dosdé, procedendo verso sud, e restando sempre sul medesimo lato, cioè a destra del torrente. Il panorama è dominato a nord dal ben noto Corno di Dosdé, cui seguono la Punta del Dugural (o Dugurale, m. 3099, sul lato ovest della valle) ed i ghiacciai della Cima di Saoseo (m. 3264, sull’angolo di sud-ovest della valle). Alla nostra sinistra, sull’angolo di sud-est della valle, si mostra, infine, la bella parete nord della cima Viola (m. 3374), la più alta del comprensorio.


Salendo in Val Cantone di Dosdé

Giungiamo di fronte alla testata della valle, a quota 2410 metri circa, ed il sentiero termina. Dobbiamo ora seguire segnavia ed ometti. Pieghiamo a sinistra, guadiamo il torrente da destra a sinistra e saliamo verso sud, seguendo una labile traccia che, dopo un ripido strappo, porta al dosso quotato 2570 metri. Salendo ancora, passiamo vicino ad un laghetto e pieghiamo ancora leggermente a sinistra, raggiungendo, a quota 2600 metri circa, l'imbocco di un ampio canalone di sfasciumi. Seguendo ometti e segnavia lo risaliamo, verso sud, fino alla valletta di quota 2750 metri, dove troviamo qualche nevaietto anche a stagione avanzata. Saliamo lungo la valletta, fra blocchi e roccette, fino a raggiungere i 2824 metri del passo di Dosdé, dove troviamo il rifugio Dosdé, dopo circa 2 ore e mezza di cammino dal rifugio Federico in Dosdé (il dislivello è di 695 metri).


Salendo in Val Cantone di Dosdé

Giovanni Peretti (vol. citato) ci offre queste notizie della capanna: “La Capanna Dosdé fu costruita, "solida costruzione in muratura costituita da un solo locale di metri 4 x 4 rivestito in legno", nel lontano 1890 dalla Sezione di Milano del CAI, che sostenne, allora, una spesa di L. 2.200 ("senza il mobiglio"). Promotore e principale artefice della sua costruzione fu l'alpinista Cav. Antonio Cederna (già Presidente della Sezione Valtellinese e, negli anni successivi, pure Presidente della Sezione di Milano). che ne determinò pure l'ubicazione, aiutato e consigliato dalla fida Guida G. Krapacher di Premadio, detto "Todeschin", già buon conoscitore delle Alpi di Val Grosina in quanto, negli anni precedenti, aveva sovente accompagnato nelle loro peregrinazioni sui monti i topografi del Regio Istituto Geografico Militare.


Val Cantone di Dosdè

Sentiero per il passo di Dosdè

Verso il passo di Dosdè

Verso il passo di Dosdè

Verso il passo di Dosdè

Verso il passo di Dosdè

Alla realizzazione diedero un disinteressato contributo anche i Grosini Caspani Angelo, Sassella Giovanni e la Guida Pietro Rinaldi, sotto la direzione di Don Cristoforo Pini, buon alpinista che collaborò egregiamente con la Sez. di Milano del CAI anche per la costruzione del Ricovero di Eita. Il 16 Agosto del 1891 trentacinque alpinisti parteciparono con molta soddisfazione all'inaugurazione della bella capanna.


Apri qui una panoramica sulla Val Cantone di Dosdè dal passo di Dosdé

Madrina della cerimonia fu nominata la 'valorosa alpinista' Maria Rognoni, giunta da S. Caterina. Alla Capanna fu presto applicata da Pietro Rinaldi la famosa "Vereinschloss", sorta di serratura universale, la cui chiave poteva essere ritirata a Grosio o presso lo stesso Rinaldi, o presso l'albergatore Gilardi. La tassa di pernottamento era di L. 1 per i Soci CAI e L. 2 per i non Soci (che dovevano pagare L. 1 per il solo ingresso). Dopo la II Guerra mondiale andò completamente in abbandono e fu ristrutturata nel 1955, "riconquistando il suo posto dignitoso fra le Capanne delle nostre Alpi".


Apri qui una panoramica sulla Valle d'Avedo dal passo e dalla capanna di Dosdé

Nei successivi anni settanta le intemperie e le inciviltà la resero nuovamente inservibile, ma nonostante questo i visitatori continuavano ad aumentare (dai 37 registrati nel 1968 si passò ai quasi 200 nel 1974). Rischiando di andare in completa rovina, ottimo punto d'appoggio per quel gruppo montuoso ma soprattutto baluardo della cultura alpinistica di queste montagne, fu acquistata per un prezzo simbolico dalla Sezione di Bormio del CAI che provvide, nel 1982 al suo completo rifacimento, lasciando inalterata la struttura esterna in muratura… Attrezzatura: posti letto 14. stoviglie, fornello a gas. Acqua all'esterno della Capanna, a circa dieci minuti di cammino. sotto la morena che scende verso il Lago Negro in Val d'Avedo, sottostante.”


Apri qui una fotomappa del primo tratto di discesa dal rifugio ed dal passo di Dosdè

Se abbiamo due giorni a disposizione per percorrere un anello escursionistico Viola-Avedo dal passo scendiamo in alta Valle d'Avedo e di qui in alta Val Grosina. La discesa è ben segnalata da segnavia bianco-rossi ed ometti, che dobbiamo seguire per evitare di perderci fra gli insidiosi sfasciumi. Nel primo tratto scendiamo dallo sperone sul quale è posto il rifugio, per porre piede in Valle d'Avedo e piegare verso destra. Dopo il primo tratto, pieghiamo leggermente a sinistra (ovest-sud-ovest), passando a destra di un piccolo laghetto quasi perso in un mare caotico di massi di ogni dimensione, increspato da onde pietrificate, piccole colline moreniche, un luogo che incute timore, la probabile cornice del supplizio dei confinati, cioè di quelle anime che né cielo né inferno vogliono, e che qui scontano la loro spregevole esistenza dando di mazza, durante la notte, ai massi, frantumati senza pausa e senza perché. Eppure lo scenario più grandioso è proprio qui: la cima Viola si mostra, alla nostra sinistra, in tutta la sua eleganza, con la sua sommità acuminata ed il ghiacciaietto che la presidia.


L'ultimo tratto della salita e la cima Viola

Poi il sentiero, raggiunta la soglia di un gradino glaciale, sul suo lato destro, piega a sinistra e lo discende, portandosi all’ampia conca che ospita lo splendido lago Negro (m. 2560), di orogine morenica, che, a dispetto del nome, mostra un aspetto di un blu intenso. Con i suoi 124.000 mq è il più grande lago della Val Grosina, ed in passato veniva chiamato anche "Lago Scuro". Lo specchio d’acqua, di un blu intenso, unito ai corrugati contrafforti della cima Viola, regala uno dei più affascinanti scorci di alta montagna del versante retico valtellinese. A stagione avanzata sulle sue rive si può trovare qualche pescatore che attende perso nei suoi pensieri che qualche pesce abbocchi. Solo a stagione avanzata, però, in quanto può capitare che anche nella seconda metà di luglio sia ricoperto di ghiaccio. Alla nostra destra (ovest) si eleva fiero il pizzo Ricolda, ed alla sua destra la grande mole del Sauseu, la cima di Saoseo (m. 3263, termine che deriva forse dal tedesco “see”, lago, o, secondo l’antica lezione “Sasseo”, da “sasso”), che chiude la valle.


Il lago Negro

Il sentiero si tiene a destra del lago, descrivendo un ampio arco di cerchio. Procedendo verso sud-est raggiunge un secondo gradino, per il quale si affaccia ad un ampio e desolato pianoro, al quale scende con qualche serpentina. Percorriamo, stando a destra del torrentello, un lungo corridodio glaciale con la caratteristica forma ad U. Siamo sempre nel regno della solitudine. Si tratta del pian del Fréc', che presenta tutte le caratteristiche degli scenari di alta quota, dove i pascoli sempre più magri cedono il passo ai massi ed agli sfasciumi. Ci assale, forse, un profondo senso di desolazione, perché l’impressione è che qui non sia più luogo per uomini, ma per spiriti senza quiete. Rabbrividiamo, e paghiamo il giusto tributo al nome della piana (piana del Freddo). Solo i segnavia bianco-rossi ci parlano di qualcosa di umano.
La piana ha comunque un andamento assai tranquillo. Alla nostra sinistra si impone l'aspro versante sud-occidentale della cima Viola (m. 3374), che da qui appare come un modesto corno che chiude a sinistra il fianco del massiccio.
A destra è invece il massiccio e caotico versante del Dosso Sabbione a restituire una sensazione velatamente opprimente.


Il Pian del Frec'

Il sentiero più avanti si porta a sinistra del torrentello e, dopo una breve salita, raggiunge il bordo della piana e si affaccia ad un'altra ampia conca, quella che ospita i laghetti di Tres (m. 2186).
La piana, baricentro della valle, è gentile e bucolica. Alla nostra destra (sud) è vegliata dal Sasso Campana, mentre ad est si profilano le tre puntute cime del Pizzo Matto. Alla sua destra il cupolone del Dosso Sabbione. A sinistra (nord), infine, incombe il poderoso versante meridionale del signore della valle, la cima Viola (m. 3374), che qui mostra un volto davvero impressionante, la sua parete meridionale, una parete di durissimo gneiss che precipita per seicento metri sul pianoro del lago Spalmo.


La piana di Tres

Sotto questo versante scende un ripido declivio di magri pascoli e terreno franoso. Si intuisce, alla sua sommità, una conca, che ospita l’invisibile lago Spalmo (lach Spalm, m. 2515), uno specchio d’acqua dal singolare colore grigio lattiginoso (per la grande quantità di terriccio in sospensione), ai piedi della cima di Lago Spalmo (scima del Lach Spalm) e della sua piccola vedretta (vedregia di Scimi del Lach Spalm). Un lago invisibile perché ben pochi si avventurano alla conca che lo ospita, in quanto non c’è sentiero che vi conduca e per raggiungerla bisogna risalire il ripido e faticosissimo versante. Se il lago è per questo “invisibile”, non lo sono le sue acque, che defluiscono a valle lungo una valletta intagliata proprio in questo versante, né lo è il suo nome, che si è riverberato sulle cime assai frequentate soprattutto dagli scialpinisti (che vi salgono però dal versante della Val Viola Bormina).


Laghetti di Tres

Torniamo al racconto della traversata. Seguendo il sentiero e restando sul lato sinistro della piana, ci portiamo alla baita più grande di Tres, dove troviamo un cartello segnala il Sentiero Italia ed il bivio per cui prendendo a destra si sale al passo di Vermolera (Sentiero Italia e Via Alpina), mentre proseguendo diritti si scende ad Eita. Andiamo dunque diritti.


Scendendo dai laghi di Tres a Stabine

Il sentiero scavalca su un ponte il torrente, il Rio (o Roasco) d'Avedo, lasciandolo alla propria sinistra e prosegue affrontando in discesa, fra rododendri e magri pascoli, un gradino di valle.
La discesa termina alla piana ed alle baite dell'alpe Vermolera (m. 1927). Qui un ponticello ci riporta sinistra del torrente e proseguiamo la discesa toccando la località Stabini (o Stabine; localmente "i Stabini", m. 1821, nucleo citato in un documento del 1787: "monte alle stabine in Vermolera").


La piana di Vermolera

Passiamo anche a destra di un curioso manufatto in pietra ad ogiva (sullo stile dei nuraghi). Se ne trovano di simili sul versante retico mediovaltellinese (per esempio appena sotto il nucleo di Campione a monte di Bianzone o all'alpe Lughina sopra Villa di Tirano). Molto probabilmente fungevano da ricovero per i pastori oppure servivano a tenere al fresco il latte. Richiamano le più note strutture dei nuraghi sardi e risalgono a tempi antichissimi.


Baitello sul sentiero

Il sentiero si immette poi in una pista che passa a monte ed a sinistra dei prati di Avedo (o Avè, dalla voce dialettale “avéd”, abete, m. 1670; si tratta in realtà di un maggese già citato in un documento del 1398), che vediamo alla nostra destra, mentre guardando a sinistra si aprono diversi scorci panoramici su Eita, riconoscibile per il caratteristico campanile. Le baite del maggese rispecchiano le caratteristiche di quelle dell'intera Val Grosina, con tratti intermedi fra la tipologia dell'alta Valtellina e quella della media e bassa valle. Presentano una base in muratura sopra la quale le pareti sono costituite da tronchi di legno con incastro negli angoli, secondo la tecnica chiamata "cardana" o "blockbau". Al pianoterra si trovano stalla e cucina, al primo piano fienile e camera da letto.


L'alpe Avedo

La pista in cemento prosegue nella discesa intercettando la strada asfaltata che sale ad Eita, poco prima della medesima località, dove si trova l'omonimo rifugio. La raggiungiamo dunque salendo verso sinistra sulla stradina asfaltata che termina alla grande piana con la caratteristica chiesetta.


Vermolera

La traversata dai rifugi Federico in Dosdé al rifugio Eita richiede circa 6 ore di cammino (il dislivello approssimativo è di 750 metri).
L'anello richiede due giornate, assumendo come punto di appoggio per il pernottamento Eita (informandosi preventivamente sull'apertura del ricovero; in alternativa poco più in alto ci si può appoggiare al rifugio Falck (lo si raggiunge lasciano la pista sterrata per il passo di Verva poco sopra Eita ed imboccando il segmalato sentiero che scende a destra, attraversa la valle ed in breve porta al rifugio).
La seconda giornata è dedicata al ritorno in Val Viola Bormina per il passo di Verva e la Val Verva.


Eita

Da Eita (m. 1701) iniziamo dunque il cammino della seconda giornata per traversare dalla Val Grosina alla Val Viola Bormina, sfruttando una comoda anche se un po' monotona pista sterrata. Un cartello segnala il sentiero Italia (S. I., con numerazione 201), che giunge fin qui da Malghera (data a 6 ore e 10 minuti), dal passo di Vermolera (dato a 4 ore e 10 minuti) e dai laghi di Tres (dati a 2 ore), e prosegue in direzione del rifugio Falck (dato a 50 minuti), del passo di Verva (dato a 2 ore e 10 minuti) e del rifugio Viola (dato a 5 ore e 40 minuti). Ci incamminiamo, dunque, in questa seconda direzione, lungo una pista sterrata chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, che procede in direzione nord, tagliando il fianco orientale del Sasso di Conca (Sasa de Conca, m. 3150) e del Sasso Colosso (Sas Calòs, m. 2532), incorniciato da un bosco di abeti, pini gembri ed ontani. Nella salita oltrepassiamo due vallecole, la maggiore Val di Conca e la più modesta Val di Pisi. Alla nostra destra vediamo il fronte dell’ultimo gradino di soglia che ci introduce al tratto terminale della Val Grosina, incorniciato dalla severa parete meridionale del Sasso Maurigno (Sas Maurégn, m. 3062). Più a destra, infine, vale a dire ad est, si apre la solitaria valle del Rio Cassavrolo (Ruasch de Casauröl), che culmina nel passo di Zandila (Pas de Zandila, o Sandina) e nel monte omonimo (m. 2936).


Acque Sparse

Dopo un tratto incassato nella roccia, oltrepassiamo una terza vallecola, la Val di Piégni, e raggiungiamo la soglia del gradino, trovando un bivio: i cartelli ci informano che proseguendo sulla pista principale ci dirigiamo al passo di Verva, dato ad un’ora e venti minuti (Sentiero Italia, di cui stiamo percorrendo un tratto), ad Arnoga, data a 3 ore e 35 minuti o al rifugio Viola, dato a 4 ore e 50 minuti, mentre imboccando il sentiero che se ne stacca sulla destra scendiamo in pochi minuti al ben visibile rifugio Falck, della sezione di Dervio del C.A.I. (m. 2005; per informazioni, telefonare allo 0341 851013).
Dopo un breve tratto pianeggiante, ci affacciamo alla parte terminale della Val Grosina, che, nel primo tratto, ci propone l’ampio pianoro della località delle Acque Sparse (Acqui Spèrsi), dove, alla nostra destra, l’acqua di numerose sorgenti che confluiscono nel Rio di Verva (Ruasch de Vèrba) dà origine, grazie ad uno sbarramento di massi, ad un incantevole laghetto (laghetto della Acque Sparse, m. 2022), incorniciato da una splendida pecceta. Sul lato opposto, cioè alla nostra sinistra (ovest) si mostra il fianco orientale del Sasso Colosso (“Sas Calòs”, m. 2532). Guardando a nord riconosciamo facilmente quella che ci appare essere la depressione del passo (in realtà la sella introduce ad un gradino superiore, che da qui non si vede, e sul quale il passo è posto effettivamente). Ma il panorama è dominato, a nord-est, dalla severa e vertiginosa parete sud-occidentale del Sasso Maurign (“Sas Maurégn”, m. 3062), ben visibile già da Eita. Poco più avanti, sulla sinistra, incontriamo un altarino ed un’edicola dedicata alla Madonna del Lago, eretta il 16 agosto 1995, in ricordo della visita come pellegrino di Sua Eminenza l’allora Cardinale di Milano Carlo Maria Martini.

Pista per il passo di Verva. Foto di Massimo Dei Cas www.paesidivaltellina.it
Salita al passo di Verva

La pista piega leggermente a sinistra (andamento nord-nord-ovest), salendo con molta gradualità. Guardando a sinistra, vediamo il torrentello che scende da un ripiano sospeso poco meno di duecento metri più in alto rispetto al fondovalle. Si tratta dei Rogi del Lèch, e scende dal lago Turchino o lago Calosso, la nostra meta, una piccola perla glaciale che se ne sta, nascosta alla nostra vista, a nord del Sasso Colosso, a nord-est del Sasso di Conca e ad est dei Sassi Rossi. Osservando con attenzione, scorgiamo il sentiero che si stacca, sulla sinistra, dalla pista più a monte (nei pressi dei ricoveri della località Le Crote) e sale fino al laghetto. Questo è alimentato dalla vedretta del Sasso Colosso (“Védrégia de Sas Calos”), che occupava l’ampio canalone a sud-ovest, ma che oggi si è ritirata appena sotto le rocce sottostanti la vetta del Sasso di Conca (m. 3150). La successiva salita ci porta ai già citati rudimentali ricoveri dell’alpeggio delle Crote (“I Cròti”, m. 2175), ricavati sfruttando massi aggettanti ai piedi del severo pendio ai piedi del versante sud-occidentale del Sasso Maurignino (“Sas Mauregnìn”, m. 2673): tutto qui richiama l’essenzialità e gli stenti della vita d’alpeggio.


Apri qui una panoramica sul passo di Verva

Mancano una ventina di minuti al passo di Verva (m. 2301), al quale giungiamo dopo pochi tornanti (nei pressi dei quali si può individuare, sulla destra, un manufatto militare: si tratta di una piccola grotta scavata nella roccia, al fine di permettere di dominare l’alta valle che si stende a sud del passo di Verva). Sul passo troviamo due cartelli: il primo dà, nella direzione dalla quale proveniamo, il rifugio Falck a 50 minuti ed Eita ad un'ora e 20 minuti; il secondo dà, nella direzione opposta (nord) l'alpe Campo ad un'ora e 20 minuti, Arnoga a 2 ore e 15 minuti ed il rifugio Viola a 3 ore e 30 minuti.
Questo passo merita una breve presentazione che renda giustizia della sua importanza storica, poco conosciuta. L’origine del nome stesso può segnalarne l’importanza: deriva, forse, dal nome personale “Vervinius” che, a sua volta, contiene una radice etrusca simile a quella di “Berbenno” (anche se non è da escludere l’origine da “vevra”, “spineto”). Per la sua accessibilità relativamente facile (è posto a 2301 metri) e la sua posizione strategica (si apre fra il gruppo della cima Piazzi, ad est, ed il gruppo Cima Viola-Punta di Dosdè ad ovest), il passo rappresentò, in passato, una valida via alternativa di accesso al livignasco ed alle regioni di lingua tedesca, rispetto a quella che passava per il fondovalle valtellinese.


Apri qui una panoramica sulla Valle di Eita e sul passo di Verva

Immaginiamo un mercante veneziano di 4 o 5 secoli fa, che dal bresciano (Brescia, dal Quattocento alla fine del Settecento, apparteneva ai domini della Repubblica di Venezia), volesse valicare le Alpi: la via più breve sarebbe stata quella di risalire la Valcamonica, valicare il Mortirolo, scendere a Grosio, risalire l’intera val Grosina fino al passo di Verva (per il quale passava una buona mulattiera), scendere lungo la breve Val Verva, che confluisce nella Val Viola Bormina, percorrere quest’ultima fino ad Arnoga e raggiungere il Livignasco per il passo del Foscagno.
La zona del passo, che ora segna il confine fra i comuni di Grosio e Valdidentro, in passato fu oggetto di contesa, per i preziosi pascoli, fra il comune di Grosio e quello di Bormio, contesa che portò anche ad un fatto di sangue nel 1375 e che venne definitivamente composta con un atto notarile del 1547, che sanciva i confini degli alpeggi di “Verva et Davoxde”, del comune di Bormio, e di “Cassaurolo et Verva”, del comune di Grosio.
Ma
accadde anche di peggio. Galeazzo Visconti, deciso a riaffermare la propria signoria sulla ribelle Bormio, allestì una spedizione guidata dal capitano di ventura Giovanni Cane. Questi, invece di cercare di forzare le difese bormine alle torri di Serravalle, erette nella naturale strettoia al confine meridionale della contea con la Valtellina, le aggirò. Approfittò, infatti, dell’appoggio di Grosio e, il 30 novembre 1376, risalì l’intera Val Grosina, scendendo quindi per la Val Verva e la Val Viola, per piombare, infine, sulla piana di Bormio, che fu messa a ferro e fuoco.


Apri qui una panoramica sulla Val Verva e sulla cima Piazzi

A completare il quadro suggestivo concorre anche il mistero del Sasso di Castro (da "castrum", cioè fortificazione), cima che la carta IGM colloca a metà della Val Verva, ma che in realtà è posta più in alto, proprio sul versante occidentale del passo. Questo toponimo rimanda molto probabilmente, a riprova dell'importanza strategica del passo, ad una fortificazione successiva all'anno Mille, di cui però si è persa ogni traccia. Così come di queste antiche contese si è persa anche l’eco.
In un passato più recente, cioè nel secolo scorso, il passo divenne scenario di una partita che si ripeteva ad intervalli regolari sull'intero arco alpino di confine, quella fra contrabbandieri e finanzieri. I primi, che venivano dall'elvetica Val di Campo o dal livignasco, dovevano cercare di approfittare delle ore di luce più scarsa per eludere la sorveglianza dei finanzieri di stanza nella caserma di Eita, per transitare presso il passo e traversare in Val Campaccio (per il colle di Piazzi) o l'alpe Zandila (per il passo di Zandila) e scendere infine al fondovalle. Quando ormai da una ventina d'anni l'attività di contrabbando si era esaurita, la quiete del passo venne turbata da un nuovo epocale evento, l'immane frana della Val Pola, precipitata la mattina del 28 luglio 1987, che interruppe i collegamenti di fondovalle per Bormio. Durante quella tremenda estate il passo, raggiunto da una carrozzabile, fu utilizzato per transitare in alta Valtellina partendo da Grosio.
Ristabilito il collegamento di fondovalle, il passo tornò al suo antichissimo silenzio, interrotto solo dalla presenza di tranquilli bovini, di pochi escursionisti e di un discreto numero di bikers, che lo frequentano percorrendo uno dei più begli anelli di mountain-bike dell’intera Valtellina, l’anello della Cima Piazzi (Arroga-Bormio-Grosio-Val Grosina-Passo di Verva-Arnoga).


Discesa dalla Val Verva

Una curiosità, per concludere: lo spartiacque fra Valle di Eita e Val Verva non costituiva, come ci si potrebbe aspettare, il confine fra il territorio del comune di Grosio (Terziere superiore della Valtellina) e quello della Contea di Bormio, in quanto esso seguiva una linea immaginaria congiungente il Sasso di Castro (elevazione posta immediatamente ad ovest del passo) al Corno Sinigaglia. Rientrava, quindi, nel territorio di Grosio una piccola porzione dell’alta Val Verva, e precisamente la parte alta della valle che si apre ai piedi della Vedretta di Verva, cioè della Val de Valù. Non potendo costringere gli armenti a rispettare questo criterio altimetrico, rimase fissata la consuetudine secondo la quale il bestiame degli alpeggiatori della Val Grosina pascolava sul lato sinistro della valle, quello degli alpeggiatori della Valdidentro sul lato destro.
Torniamo ora al racconto della traversata.

Dal passo inizia una lunga discesa della Val Verva, che sfrutta la pista sterrata. Passiamo a sinistra della Cascina di Verva (m. 2123) e ci approssimiamo alla confluenza della valle nella Val Viola Bormina. La pista comincia ad inanellare qualche tornante e si porta sul fondo della Val Viola, dove un ponte ci fa passare sul suo versante settentrionale. Proseguendo sulla pista, saliamo così all'alpe Campo (m. 1938). Da qui saliamo alla carozzabile di Val Verva e la seguiamo verso sinistra, cioè verso l'interno della valle, per circa 2 km, fino al parcheggio di Altumeira, dove recuperiamo l'automobile.

CARTE DEI PERCORSI sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

ALTUMEIRA-RIF. DOSDE'

RIF. DOSDE'-EITA

EITA-PASSO DI VERVA

VAL VERVA-VAL VIOLA BORMINA

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