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Sasso Bianco

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Piazzola al bivio Piasci-Arcoglio inf.- Alpe Arcoglio inferiore e Superiore-Lago di Arcoglio-Sasso Bianco-Colma di Zana-Rif. Bosio-Alpe Palù-Piasci-Piazzola al bivio Piasci
6 h
770
E
SINTESI. Da Torre di S. Maria, seguendo l'indicazione per i rifugi alpini, saliamo su carozzabile al bivio Arcoglio-Piasci, presso il quale possiamo parcheggiare l'automobile (se non disponiamo del permesso di transito, parcheggiamo ai 1000 metri dei Musci, al quarto tornante sx dopo la località S. Giuseppe, dove un cartello segnala la partenza di un sentiero che sale nei boschi fino a Pra' Fedugno e taglia la pista presso questo parcheggio). Dal bivio ci incamminiamo sulla pista di sinistra, per l'alpe di Arcoglio inferiore (m. 1976). Usciti dal bosco in vista delle prime baite, gettiamo l'occhio sulla destra, dove parte, segnalato, in sentierino che sale ripido il versante dei prati (direzione nord), per giungere alla sommità di una sorta di poggio e piegare a sinistra (direzione ovest). Salendo ancora su traccia piuttosto ripida, ci affacciamo all'alpe di Arcoglio superiore, a guardia della quale è posta una bella chiesetta, isolata, sulla destra (m. 2123). Sempre seguendo i triangoli gialli proseguiamo nella salita verso sud-ovest, superando l'ultimo gradino roccioso e raggiungendo la conca del laghetto di Arcoglio (m. 2234). Lasciato il laghetto alla nostra sinistra, cerchiamo i segnavia che ci indirizzano ad una traccia di sentiero a tratti poco visibile e ci fanno descrivere un ampio arco verso sud-ovest, che ci porta sul crinale fra l'alpe di Arcoglio e l'alpe Colina, in corrispondenza di una piccola sella erbosa. La traccia prosegue verso destra salendo sul fianco del Sasso Bianco e raggiungendone facilmente la cima (m. 2490). Dalla cima del Sasso Bianco scendiamo verso nord-ovest, passiamo poco a destra della Colma di Zana (m. 2417), che si affaccia sull'alpe Colina (versante retico sopra Postalesio). Iniziamo a salire a poca distanza dal crinale, in direzione ovest-nord-ovest, fra pietraie e rari pascoli seguiamo per un buon tratto, in leggera salita, il crinale, poi ce ne stacchiamo scendendo ad una conca, per poi risalire ad una piccola sella posta a destra di una cima costituita da rocce rotte. Oltre la sella scendiamo ad una più ampia conca, raggiunta la quale dobbiamo per l'ultima volta intraprendere una salita, fino ad una porta (m. 2500 circa) che ci permette di superare il crinale che scende dal monte Caldenno (m. 2669), alla nostra sinistra. Scendiamo fra pietraie e magri pascoli, verso nord-ovest e poi nord, fino ad intercettare la traccia che scende, alla nostra sinistra, dal passo di Caldenno. Pieghiamo a destra e raggiungiamo il Pian delle Pecore, dove è collocata una grande baita. L'ulteriore discesa, in direzione nord-est, ci permette di superare gli ultimi cento metri, raggiungendo il rifugio Bosio, a 2086 metri. Il ritorno avviene per il sentiero che segue il fondo della Val Torreggio, procedendo verso est (non ci portiamo al di là del torrente, ma restiamo alla sua destra). Dopo aver attrevrsato un corridoio, il sentiero scende all'alpe Palù (m. 1971), che taglia in piano ed in diagonale verso destra. Procediamo per un buon tratto verso est, alternando tratti in pineta a radura, pieghiamo leggermente a destra (sud-est e scendiamo al poggio di quota 1754). Qui il sentiero piega a sinistra e scende ripido per oltre centro metri, per poi piegare a destra e salire leggermente fino al limite settentrionale dei prati dei Piasci. che tagliamo verso l'opposto limite meridionale, dove arriva una pista. Seguendola, raggiungiamo il parcheggio dove abbiamo lasciato l'automobile.

Lago di Arcoglio

Vediamo, ora, come raggiungere la medesima alpe di Arcoglio inferiore per una via decisamente meno faticosa, cioè sfruttando la carozzabile citata Torre S. Maria-Piasci. La strada (informarsi presso il comune di Torre sulle condizioni di transitabilità, che possono variare; per informazioni, telefonare agli uffici municipali, in quanto regolamentazione ed acquisto dei pass sono soggetti a cambiamento). Nel primo tratto, superata la chiesetta di San Giuseppe, sale verso sud, proponendo poi una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx, cui segue un nuovo tratto verso sud che passa per la località dei Pizzi. Una nuova sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx introduce all’ultimo lungo traverso, questa volta in direzione nord-ovest (attenzione, soprattutto nella sequenza di tornanti, ad alcuni tratti alquanto ripidi, che possono risultare insidiosi in presenza di ghiaccio o di neve). La pista, dopo aver attraversato il solco della valle del torrente Arcoglio, termina all’alpeggio dei Piasci, dove si trova il rifugio Cometti. Ben prima del suo termine e del solco della valle, però, si trova una deviazione a sinistra per l’alpe di Arcoglio inferiore. Nei pressi della deviazione vi è anche una piazzola nella quale è possibile (ma non probabile nel cuore della stagione estiva o nei giorni festivi) lasciare l’automobile. Inizia da qui (oppure dal rifugio Cometti, se preferiamo portarci fino ai Piasci, come sopra descritto), cioè da una quota approssimativa di 1700 metri, la traversata al rifugio Bosio.


Apri qui una fotomappa del gruppo Canale-Arcoglio-Sasso Bianco

Seguiamo una sterrata e, dopo un buon tratto di salita, nel bosco, con pochi tornanti, usciamo all'aperto; con ultimo ripido strappo, raggiungiamo quindi le baite dell’alpe di Arcoglio inferiore (m. 1976 nella parte alta). L’alpeggio è diviso in due nuclei di baite: il tratturo raggiunge quello settentrionale (sul lato di destra, per noi, del solco di un ramo del torrente Arcoglio). Da queste baite parte, alla nostra destra (segnalazione con bolli bianco-rossi e triangoli gialli) la salita verso l’alpe di Arcoglio superiore, lo splendido lago di Arcoglio ed il Sasso Bianco.

Val Torreggio

Dunque, per faticosa salita dalla localitù Musci, o per meno faticosa salita dal rifugio Cometti o dallla deviazione sulla carozzabile, siamo giunti all'alpe di Arcoglio interiore. Vediamo ora come procedere. Giunti in vista delle prime baite, gettiamo l'occhio sulla destra, dove parte, segnalato, in sentierino che sale ripido il versante dei prati (direzione nord), per giungere alla sommità di una sorta di poggio e piegare a sinistra (direzione ovest). Salendo ancora su traccia piuttosto ripida, ci affacciamo all'alpe di Arcoglio superiore, a guardia della quale è posta una bella chiesetta, isolata, sulla destra (m. 2123).


Apri qui una fotomappa della Val Torreggio vista dal passo di Corna Rossa

Lo scenario dell'alpe è assai gentile, ed anche se percorreremo il sentiero fuori stagione troveremo probabilmente qualche presenza che non ci farà sentire troppo soli. Sempre seguendo i triangoli gialli proseguiamo nella salita, superando l'ultimo gradino roccioso e raggiungendo l'ampia conca dove ci attende la prima sorpresa del nostro itinerario: inatteso, appare il bellissimo laghetto di Arcoglio (m. 2234), adagiato su un balcone che fronteggia, sul lato opposto della valle, il gruppo Scalino-Painale. Di fronte al nostro sguardo è visibile l'intero percorso che dovremo compiere durante l'ottava ed ultima tappa, dal rifugio Cristina a Caspoggio.


Lago di Arcoglio

Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul lago stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894: “Grazioso laghetto di forma lievemente arcuata, colla concavità rivolta a mezzodì e la convessità a N. è quello d' Arcoglio. Situato sulla sponda destra del torrente Torreggio, ha a S.O. il monte Arcoglio (2457 m.) dal quale si distacca una cresta montuosa che piegando a S. indi ad E. circonda il lago a guisa d'ampio anfiteatro e termina colla vetta del monte Canale (2523 m). Verso N. O. e N. E. è libero affatto da qualunque notevole rilievo montuoso, e dove le sue sponde di poco elevate, si mostrano dolcemente arrotondate dall'agente glaciale.
Presso le acque si estende un terreno alquanto torboso alternata. mente a lembi ghiaiosi, e si continua
tosto coi pascoli ridenti degli ameni rilievi circostanti. Qua e là, specialmente verso N. dove manca il terriccio, emergono piccoli cocuzzoli di roccia in posto, dai quali si può conoscere la natura di questa e l'origine del lago. La roccia è di gneiss micaceo e cloritico quasi crittomera, a finissimi elementi, con stratificazione ben evidente, pressoché perpendicolare all’orizzonte e diretta da N. a S. Questo lago è dunque, per la sua origine, orografico. Il detrito morenico, depositatosi fra i rilievi della roccia in posta, ha cooperato a rialzare il livello delle sue acque. Queste sono assai limpide e trasparenti e lasciano scorgere il fondo del lago per un largo tratto dalla sponda, il quale indi s’abbassa assai notevolmente, e le acque assumono il loro colore proprio, di un bel verde azzurrognolo, corrispondente al num. VI. della scala Forel. Ha un piccolo affluente a S. che vi trasporta dalle dirupate pendici sovrastanti, notevole quantità di detrito, ed un eguale emissario a N. che si apre fra i cocuzzoli della roccia viva o di poco elevati, onde le acque si mantengono costantemente al medesimo livello.
È situato all'altezza di 2230 m. secondo le misure dell'Istituto cartografico di Firenze. Presenta una superficie maggiore di quella assegnatavi dal Cotti, nel suo solito Elenco, cioè di 8300 m. q. e non di 7000.
La temperatura delle sue acque, alle 12 merid. del giorno 2 Sett. 1892, era di 11° C, mentre l'esterna era di 17°,3 C.Sulle sponde limacciose e torbose vive abbondante la Rana temporaria L. ma non ebbi indizio della esistenza di pesci: mi consta però che viveva un tempo la pregiata Trutta fario L. e che venne distrutta or è già qualche anno. Sarebbe certamente assai utile cosa il ripopolare anche questo lago del suo antico naturale abitatore, il quale come già per il passato dovrebbe trovarvi buone condizioni di sviluppo, avuto specialmente riguardo alla abbondante vita inferiore ed alla notevole profondità del lago. Per le speciali condizioni della spiaggia e della grande trasparenza delle acque, la reticella Müller mi tornò sempre senza alcun individuo di Entomostraci.


Lago di Arcoglio

Feci abbondante raccolta di saggi di limo per lo studio delle Diatomeo, delle quali determinai buon numero di specie, fra cui alcune che non soglionsi generalmente trovare che in rapporto alle formazioni calcaree, come già ebbi occasione più volte di osservare. Infatti a S. E. del monte Arcoglio, e precisamente sul fianco sovrastante al lago, esiste un affioramento calcareo-dolomitico, nel quale si aprono ampie fessure a guisa di caverne. Le specie cui ho accennato sono la Cymbella Ehrenbergii, la Navicula Tuscula e quelle del genero Epilhemia. Non rinvenni però l'unica specie del genere Achnanlidium, che pure si suole trovare con quelle ora menzionate. Compare la non comune Achnanthes delicalula (Falcatella delicalula Rab.) che incontrammo raramente nei laghi precedentemente studiati, che il Van Heurck indica proprie delle acque salmastre, ma che il Brun dice comune fra le roccie ed i muschi umidi delle cascate alpine.”

Chiesetta di Arcoglio superiore

Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago (e di quello di Zana) e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
Li accomuna, oltre alla ipotesi di gita ricordata sopra. Il fatto di appartenere entrambi ai grande sistema di pianori (diciamo: declivi a gradoni, non troppo ripidi) che digradano da una parte (oriente) e dall'altra (occidente) della cresta rocciosa che si origina dal Monte Arcoglio scendendo giù verso la Valle del Torreggio. Più ampi e più irregolari quelli dove sta ben nascosto (quasi introvabile) il minuscolo laghetto di Zana, più definiti quelli verso Arcoglio, con pascoli un tempo fiorenti e popolati. La natura morbida e friabile dei terreni (micascisti) dà al paesaggio una nota di dolcezza segantiniana, mentre in distanza si osservano le forme aspre del Gruppo del Disgrazia, e, proprio dirimpetto al Lago di Zana, più lontano ancora, il massiccio dioritico del Bernina, sul lato aperto della conca di Arcoglio.

Pozza in alta Val Torreggio

Si tratta, come si intuisce, di un ambiente di spazi aperti verso nord, estremamente gradevole e interessante dal punto di vista scenografico, oggi un po' trascurato forse come meta turistica, anche se assai più facilmente raggiungibile che in passato grazie alla strada che sale da Torre S. Maria, e alle sue diramazioni. Da ricordare ancora che la Cima Bianca di Arcoglio, così denominata dall'affioramento calcareo, offre, per quanto limitata e in scala ridotta, qualche illusione... dolomitica.
Lasciato il laghetto alla nostra sinistra, cerchiamo i segnavia che ci indirizzano ad una traccia di sentiero a tratti poco visibile. I segnavia ci fanno compiere un ampio arco che ci porta sul crinale fra l'alpe di Arcoglio e l'alpe Colina, in corrispondenza di una piccola sella erbosa. La traccia prosegue verso destra salendo sul fianco del Sasso Bianco e raggiungendone facilmente la cima.

Monte Disgrazia

E' però possibile seguire un itinerario più breve, che si stacca da quello segnalato per guadagnare facilmente bocchetta posta sul crinale che separa l'alpe di Arcoglio dalla val Torreggio. La bocchetta è facilmente individuabile perché si trova subito a destra del Sasso Bianco, cima che a sua volta si riconosce facilmente per il colore delle rocce che la costituiscono. Il laghetto rimane ancora ben visibile allo sguardo, mentre ci dirigiamo verso sinistra, puntando alla cima arrotondata del Sasso Bianco (m. 2490), che si raggiunge senza problemi seguendone il crinale sud-orientale. L'immagine invernale della cima non permette di comprendere il motivo della sua denominazione. Se però lo raggiungiamo quando la neve ha abbandonato la sua morsa sulle rocce, ne potremo ammirare il colore biancastro.

Colma di Zana

Dietro il piccolo ometto posto sulla cima si staglia la severa e sassosa val Airale, prolungamento della val Torreggio; sul crinale che la separa dalla Valle di Preda Rossa si riconosce il passo di Corna Rossa, sul quale è posto il rifugio Desio, ora pericolante. Dalla cima possiamo dominare anche l'intera testata della Valmalenco, e l'intera catena orobica. La singolarità di questo monte non finisce qui: pochi metri sotto la vetta si può vedere una singolare cavità, detta "truna", legata a diverse leggende popolari. Si tratta di una spaccatura nella roccia biancastra, che sembra penetrare nelle viscere della montagna e di cui l'occhio non riesce a raggiungere il fondo. Non c'è da stupirsi, dunque, se la fantasia popolare vi ha costruito sopra una trama di leggende. Se, infine, guardiamo ad ovest, potremo seguire il disegno del crinale che separa la val Torreggio, nella quale dovremo scendere, dall'alta alpe Colina, sul versante retico della media Valtellina.
Una variante di questa prima tappa dell'alta via sale proprio da questa alpe, che si raggiunge facilmente con una carrozzabile che da Sondrio sale a Triangia e prosegue fino all'alpe. Dall'alpe, invece, il sentiero è meno evidente: con un po' di attenzione, però, si può intercettare, nella parte alta del crinale, la traccia che, con una diagonale verso destra, sale alla bocchetta denominata Colma di Zana (m. 2417), che immette nella val Torreggio.
Alla medesima bocchetta scende il nostro itinerario: lasciata, infatti, la cima del Sasso Bianco ci dirigiamo verso nord-ovest, passiamo poco a destra della bocchetta. Ci aspetteremmo di intraprendere subito una decisa discesa nella val Torreggio, il cui fianco settentrionale di dispiega di fronte al nostro sguardo: il declivio del fianco meridionale, sul quale ci troviamo, è infatti assai dolce, e le balze di pascoli e roccette sembrano invitare a scendere.


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Invece ci attende una traversata piuttosto lunga, che ci farà raggiungere il rifugio Bosio solo dopo aver descritto un ampio arco. Dalla colma di Zana seguiamo per un buon tratto, in leggera salita, il crinale, poi ce ne stacchiamo scendendo ad una conca, per poi risalire ad una piccola sella posta a destra di una cima costituita da rocce rotte. Oltre la sella ci attende una nuova discesa ad una più ampia conca, raggiunta la quale dobbiamo per un'ultima volta intraprendere una salita, che ci conduce ad una porta (m. 2500 circa) che ci permette di superare il crinale che scende dal monte Caldenno (m. 2669). Questi saliscendi ci impongono il superamento di un dislivello in salita di circa centocinquanta metri. La porta, infatti, è collocata circa alla medesima altezza della cima del Sasso Bianco. Oltre la porta inizia l'ultima discesa, inizialmente su un terreno disseminato di grandi massi: stanchi come siamo, questo supplemento di attenzione e di tormento per i nostri piedi non ci rallegra di certo!
Poi i massi lasciano il posto ai magri pascoli, che ci permettono una discesa più riposante. Il tracciato tende all'inizio leggermente a sinistra, per poi piegare a destra, superare un torrentello ed intercettare il sentiero che scende dal passo di Caldenno, che congiunge la val Torreggio alla valle di Postalesio. Pieghiamo a destra e raggiungiamo così un bel pianoro (Pian delle Pecore) dove è collocata una grande baita. L'ulteriore discesa, verso nord-est, ci permette di superare gli ultimi cento metri, raggiungendo il piano dell'alta val Torreggio, dove, in uno scenario ingentilito da radi larici e dai meandri di un quieto torrente, si trova il rifugio Bosio, a 2097 metri. Qui termina la prima tappa dell'alta via.


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Il ritorno avviene per il sentiero che segue il fondo della Val Torreggio, procedendo verso est (non ci portiamo al di là del torrente, ma restiamo alla sua destra). Dopo aver attrevrsato un corridoio, il sentiero scende all'alpe Palù (m. 1971), che taglia in piano ed in diagonale verso destra. Procediamo per un buon tratto verso est, alternando tratti in pineta a radura, pieghiamo leggermente a destra (sud-est e scendiamo al poggio di quota 1754). Qui il sentiero piega a sinistra e scende ripido per oltre centro metri, per poi piegare a destra e salire leggermente fino al limite settentrionale dei prati dei Piasci. che tagliamo verso l'opposto limite meridionale, dove arriva una pista. Seguendola, raggiungiamo il parcheggio dove abbiamo lasciato l'automobile.

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere


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