Apri qui una panoramica dall'alpe Tagliata

Ai piedi del dosso dei Galli, sul versante orobico a monte di Regoledo e Cosio Valtellino, si stendono alcuni ampi e luminosi alpeggi, dal più alto, l'alpe Piazza, poco sopra i 1800 metri, alla lunga fascia dell'alpe Tagliata (Munt del Taià), che dalla località dei Bagni dell'Orso (1206 m.) sale fin oltre i 1600 metri. Una breve fascia di bosco di larici divide i due alpeggi. Un'escursione che salga a visitarli può apporggiarsi alla struttura del bivacco Alpe Piazza (da non confondere con l’omonimo rifugio in Valle del Bitto di Albaredo - val del bit de albarée), in territorio del Comune di Rogolo, sul bellissimo crinale che, scendendo dal pizzo dei Galli (m. 2217) e dal dosso dei Galli, separa il versante orobico sopra Morbegno, Cosio e Rògolo dalla Val Lésina, la più occidentale fra le valli orobiche.
Il bivacco è stato aperto nel 2002 ed è posto a quota 1844, sul Sentiero Andrea Paniga, sezione occidentale della Gran Via delle Orobie, e precisamente, per chi lo percorra da ovest ad est, sul tratto che, uscendo dalla Val Lesina, si affaccia al versante occidentale della Val Gerola, in corrispondenza dell’alpe Piazza, splendido terrazzo panoramico sulla Val Lesina (a sud-ovest) e sul gruppo del Masino-Bregaglia (a nord). L'escursione può essere ampliata, se abbiamo esperienza escursionistica, salendo dall'alpe Piazza al pizzo dei Galli lungo il crinale ripido ed un po' esposto (corde fisse aiutano), per poi proseguire sul crinale fino alla bocchetta della Maiona ed al pizzo di Olano, o Crus. Il ritorno può avvenire con percorso ad anello scendendo all'alpe Olano e tornando all'alpe Tagliata per il sentiero Andrea Paniga (Gran Via delle Orobie). Un anello lungo ed impegnativo, ma di grande remuneratività.

Punto di partenza sono i Bagni dell'Orso, ai quali saliamo in automobile previo acquisto del pass di accesso a Morbegno. Ma vediamo come procedere.


Pozza al monte Olano

L'ANELLO DEL PIZZO DEI GALLI E DEL PIZZO DI OLANO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bagni dell'Orso-Alpe Tagliata-Alpe Piazza-Pizzo dei Galli-Alpe Olano-Alpe Tagliata-Bagno dell'Orso
6 h
1380
EE
SINTESI. Lasciata la ss 38 dello Stelvio alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a destra e ad una successiva rotonda ancora a destra. Superato il torrente Bitto su un ponte, acquistiamo il pass alla pasticceria Dolce Forno ed imbocchiamo la vicina provinciale della Val Gerola, salendo per un lungo tratto a destra. Dopo il primo tornante sx proseguiamo fino a trovare a destra una stradina che si stacca dalla provinciale (indicazioni per Piantina). Imbocchiamo questa stradina (con transito chiuso ai veicoli non autorizzati) e la seguiamo nella lunga salita (6,3 km) fino al suo termine (l'ultimo tratto è in terra battuta), al parcheggio presso la località Bagni dellOrso (m. 1206). parcheggiamo qui e ci incamminiamo sulla pista sterrata che risale con ampi tornanti verso sud l'alpe Tagliata, divisa in due da una breve macchia. Sul limite alto dell'alpe, un cartello ci indica il sentiero per l'alpe Piazza, che sale ripido verso il monte, attraversando un corridoio fra macchie di larici, passando presso la coppia di baite dell'alpe Piazza (m. 1740) e raggiungendo la soglia (ometto) del crinale (m. 1800) che si affaccia sulla Val Lesina. Di qui in breve si sale al baitone che ospita il bivacco Alpe Piazza (m. 1844). Seguiamo il cartello con l’indicazione per il pizzo dei Galli (sentiero 122), cioè un sentierino che va a sud-sud-est e punta al crinale che sale questa cima. Il sentierino, segnalato, attraversa una fascia di radi larici e comincia a salire con diverse serpentine sull’ampio fianco destro del dosso, quello che guarda alla Val Lesina. Procediamo senza problemi fra macereti, strisce di pascolo ed arbusti. Poco oltre la metà della salita raggiungiamo una specie di selletta a destra di un poggio, e davanti a noi il crinale si impenna e si restringe. Proseguiamo fra boscaglia, qualche larice (su un larice rinsecchito da un fulmine si trova il duplice cartello che indica il pizzo dei Galli e, nella direzione opposta, l’alpe Piazza) ed erba un po’ infida (molto infida se bagnata), incontrando qualche passaggio un po’ esposto. Al termine di questa salita severa la pendenza si attenua e ci troviamo ad una specie di terrazzo inclinato che precede la cima, cioè il cocuzzolo che ci sta di fronte. Il sentierino affronta l’ultimo ripido tratto, su terreno aperto di roccette ed erba, attrezzato da corde che aiutano perché, pur essendo il crinale abbastanza largo, una scivolata può avere conseguenze pericolose, soprattutto su alcune roccette che superiamo mettendo le mani a terra. Sono gli ultimi sforzi, che ci portano al poggio con la croce del pizzo dei Galli (m. 2217). Proseguiamo diritti su sentierino con qualche tratto esposto che segue il crinale appoggiandosi in alcuni tratti a destra (attenzione!) e dopo un tratto in discesa saliamo ad una piramide erbosa che sembra una cima gemella rispetto al pizzo dei Galli, poi scendiamo ad un’ampia sella, la bocchetta della Majona (m. 2190). Di fronte a noi un’ultima facile rampa: la saliamo seguendo un facile sentierino che in mezzora circa ci porta sulla cima del pizzo di Olano (m. 2277), la Crus. Ridiscesi alla bocchetta della Majona, lasciamo il crinale scendendo a destra, sempre seguendo il sentierino che serpeggia verso est, perdendo quota in direzione di un’ampia conca. Seguiamo i segnavia perché la traccia è poco chiara e, piegando a sinistra, portiamoci ad una baita con il tetto in lamiera chiara, la Baita della Cima (m. 1959), presso una pozza. Procedendo verso nord-est attraversiamo una breve fascia boscosa e torniamo ai prati aperti sull’ampio e lungo dosso che sale dall’alpe Olano. Il sentiero è più marcato e procede verso nord-est, seguendo l’andamento della fascia di prati e passando per la solitaria Baita del Pian di Sprizzo (m. 1853). Scendiamo fra alcuni larici e torniamo a tagliare i prati aperti, sempre in direzione nord-est, passando per le tre baite cartografate come Casera di Olano (m. 1792). Il sentiero procede diritto e punta il limite dell’alpe Olano, cartografata come monte Olano, riconoscibile per la croce in legno, la vicina pozza ed una fontana (m. 1702). Dobbiamo ora stare attenti ai cartelli escursionistici che segnalano l’incrocio con la Gran Via delle Orobie (per la precisione con la sua sezione occidentale chiamata Sentiero Andrea Paniga). Ai cartelli seguiamo l’indicazione per l’alpe Tagliata, che ci manda a sinistra (ovest). Il marcato sentiero lascia i prati e si immerge in una splendida pecceta, traversando verso ovest-sud-ovest. Saliamo gradualmente, superando un avvallamento e poi un dosso. Superata una seconda valletta procedendo in piano e leggera discesa, raggiungiamo il guado del Rio Cosio, al centro della valle omonima, a quota 1703. Il sentiero piega qui a destra ed inizia una lunga graduale discesa, verso nord-nord-ovest, ed esce dalla pecceta ai prati dell’alpe Tagliata, intercettando la pista sterrata che la risale a quota 1523 metri, in corrispondenza di alcuni cartelli escursionistici. Non ci resta ora che ripercorrere in discesa la pista fino ai Bagni dell’Orso (in alcuni punti possiamo sfruttare anche un sentiero che scende per via più diretta): qui recuperiamo l’automobile.


Piantina

Lasciata la ss 38 dello Stelvio alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a destra e ad una successiva rotonda ancora a destra. Superato il torrente Bitto su un ponte, raggiungiamo piazza Cappuccini dove alla pasticceria Dolce Forno (o al bar alla rotonda di Regoledo) possiamo acquistare il pass. Imbocchiamo quindi la vicina provinciale della Val Gerola, salendo per un lungo tratto a destra. Dopo il primo tornante sx, saliamo ancora per qualche centinaia di metri, fino a trovare, a destra, la partenza della stradina che dalla località Canleggia sale ai Bagni dell'Orso (che raggiungiamo dopo 6,3 km da Canleggia), passando per Piantina.


Pozza ai Bagni dell'Orso

Parcheggiata l'automobile, ci incamminiamo su una pista sterrata, ignorando la deviazione a destra per Masonaccia ed Erdona e passando appena a monte della pozza dei Bagni dell'Orso (m. 1206); poco più in basso, alla nostra sinistra, c'è il Baitùn (m. 1170). Da qui, guardando verso nord, dominiamo la Costiera dei Cech, mentre a sinistra fa capolino solo la sezione più orientale del Gruppo del Masino, con il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati.
La denominazione “Bagni dell'Orso” (Bagn de L'Urs) rimanda al tempo in cui di orsi in questi boschi ne giravano parecchi (così fino alla fine dell'Ottocento, quando la caccia sistematica li sterminò; ora qualche raro esemplare si riaffaccia alla Valtellina, con ampia risonanza mediatica). Del resto, non molto lontano da qui, la mulattiera che sale in Val Lésina fu scenario di un epico scontro fra un toro ed un orso, in un tratto esposto sopra un dirupo: pare che il toro abbia infilzato l'orso, schiacciandolo contro la parete e sia rimasto così immobile, per tenercelo inchiodato. L'orso morì, ma anche il toro rimase immobile fino alla morte. Meno chiaro il riferimento ai Bagni, che forse si spiega con la presenza di una pozza.


Apri qui una panoramica dai Bagni dell'Orso

La pista sterrata prosegue risalendo l'intera alpe Tagliata, la fascia di alpeggi che si apre luminosa sopra di noi, fino ad una quota di quasi 1600 metri. Con pochi ultimi sforzi proseguiamo sulla pista fino al tornante sx. Sul lato della pista si trova la baita chiamata “Mascarpéra”, con l'evidente riferimento alla produzione della mascarpa. Procedendo poco oltre la baita, verso ovest, lo sguardo raggiunge la bassa Valtellina e le Lepontine.
Subito dopo il tornante, superiamo una fontana e una vasca in cemento e ci portiamo al primo tornante dx, oltre il quale la pista entra in una breve fascia boscosa. Passiamo a sinistra della Baita Primi Masùn (m. 1310), dalla quale lo sguardo raggiunge la parte terminale della bassa Valtellina. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx, vediamo una pista che si stacca da quella principale e raggiunge la Baita Gnecal (m. 1381). Restando sulla pista principale, oltrepassiamo una seconda vasca in cemento. Al successivo tornante sx vediamo, sulla destra, la Baita Segundi Masùn (m. 1443). Staccandoci un attimo dalla pista possiamo raggiungerla per godere dell'ottimo colpo d'occhio sull'alto Lario che da qui si gode.
Al successivo tornante dx (m. 1465) vediamo un sentiero che se ne stacca sulla sinistra. Non ci sono indicazioni, ma questo sentiero permette di traversare l'intera Valle del Rio Cosio raggiungendo le Tagliate sopra Sacco (prima di raggiungere il cuore della valle si immette in una pista sterrata che completa la traversata).


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Restiamo sulla pista principale e superiamo una croce in legno, passando poco sotto la Casèra Vegia (m. 1515), la Casèra Növa (m. 1527) e una stalla. Raggiungiamo così il cartello "Alpe Tagliata m. 1527" ed un bivio segnalato, intercettando la G.V.O. (Gran Via delle Orobie). Un cartello indica che procedendo verso sud (cioè verso il monte) si percorre la G.V.O salendo all'Alpe Piazza in 40 minuti, per poi scendere alla Casera Mezzana in Val Lesina, data ad un'ora e 40 minuti. La G.V.O. prosegue per l'Alpe Legnone, a 4 ore e mezza. Nella medesima direzione è segnalato il sentiero 122, che sale all'Alpe Piazza e di qui, seguendo il crinale, al Pizzo dei Galli, dato a 2 ore e 20 minuti. Un cartello segnala che andando a sinistra, verso est-sud-est, percorriamo nell'altro senso la G.V.O., raggiungendo l'Alpe Olano in un'ora e 10 minuti, l'Alpe Culino ad un'ora e mezza, il Lago di Trona in 6 ore e 50 minuti. Un cartello segnala anche un sentiero che scende verso destra (nord-ovest), il sentiero 122, che porta ad Erdona in un'ora e 10, all'Avert in un'ora e 40 ed infine ad Andalo, sul fondovalle, in 2 ore e 20 minuti.


Apri qui una panoramica dall'alpe Tagliata (Segundi Masùn)

Imbocchiamo il ripido sentiero segnalato dai segnavia bianco rossi della G.V.O, salendo verso sud e passando a sinistra di un calecc' fino ad un bivio, al quale andiamo a destra, proseguendo nella salita, raggiungendo il limite del bosco a circa 1660 metri di quota. Il sentierino si fa più ripio ed attraversa una breve radura nella macchia di larici, passando per la coppia di baite di quota 1740 (Casera dell'Alpe Piazza), che ci introducono all'alpe Piazza. Una targa in bronzo ricorda Plinio Zugnoni ("Masnada"), che di quest'alpe fu dal 1971 al 2008 non solo il caricatore, ma anche, se così si può dire, l'anima.
Seguendo una freccia bianca continuiamo a salire, con serrati tornantini. Una seconda freccia bianca ci fa andare a sinistra, passando a destra di un calecc' e raggiungendo l'ometto che segna il bordo del crinale, a circa 1800 metri. Si apre davanti a noi lo scenario della nascosta e selvaggia Val Lesina, che mostra la usa intera testata, dal monte Rotondo (m. 2596) ad est all'inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2608) ad ovest. Sempre ad ovest lo sguardo raggiunge l'alto Lario, mentre a nord le cime del gruppo del Masino mostrano tutta la loro imponenza.
Saliamo ancora lungo i prati portandoci al bivacco, che è ricavato al centro del baitone dell'alpe, a 1844 metri. Dispone di illuminazione, di tre letti a castello (senza coperte), di un tavolo con sedie di una cucina economica, con stoviglie, di un bagno interno e di una cassetta di pronto soccorso. E' possibile lasciare un contributo in una apposita cassetta. Ci si può rifornire d'acqua da una fontana all'esterno. Vicino al bivacco c'è anche una pozza, che in alcuni periodi si riduce fin quasi a scomparire.


Alpe Piazza e bivacco Alpe Piazza, incorniciati dalla Val Lesina orientale

Alcuni cartelli escursionistici ci informano dei sentieri che qui convergono. Il sentiero 122 prosegue sul crinale verso sud-sud-est e sale al Pizzo dei Galli in un'ora e 40 minuti (richiede esperienza escursionistica); il sentiero verso sud-sud-est, invece, scende al limite basso dei prati sul versante di Val Lesina e taglia il selvaggio dosso Palglieron prima di portarsi sul fondo della Val Lesina e raggiunge la Casera Mezzana dopo un'ora (G.V.O.), proseguendo per l'Alpe Stavello (ad un'ora e mezza), e l'Alpe Legnone, a 3 ore e 50 minuti.


Plinio Zugnoni, caricatore dell'Alpe Tagliata dal 1971 al 2008

Seguiamo l’indicazione per il pizzo dei Galli (sentiero 122), cioè un sentierino che va a sud-sud-est e punta al crinale che sale questa cima. Il sentierino, segnalato, attraversa una fascia di radi larici e comincia a salire con diverse serpentine sull’ampio fianco destro del dosso, quello che guarda alla Val Lesina.


Il bivacco alpe Piazza ed alle spalle il dosso che sale al pizzo dei Galli

Procediamo senza problemi fra macereti, strisce di pascolo ed arbusti. Poco oltre la metà della salita raggiungiamo una specie di selletta a destra di un poggio, e davanti a noi il crinale si impenna e si restringe. Proseguiamo fra boscaglia, qualche larice (su un larice rinsecchito da un fulmine si trova il duplice cartello che indica il pizzo dei Gallie, nella direzione opposta, l’alpe Piazza) ed erba un po’ infida (molto infida se bagnata), incontrando qualche passaggio un po’ esposto. Al termine di questa salita severa la pendenza si attenua e ci troviamo ad una specie di terrazzo inclinato che precede la cima, cioè il cocuzzolo che ci sta di fronte.


Ultimo tratto di salita al pizzo dei Galli

Ultimo tratto di salita al pizzo dei Galli

Il sentierino affronta l’ultimo ripido tratto, su terreno aperto di roccette ed erba, attrezzato da corde che aiutano perché, pur essendo il crinale abbastanza largo, una scivolata può avere conseguenze pericolose, soprattutto su alcune roccette che superiamo mettendo le mani a terra. Sono gli ultimi sforzi, che ci portano al poggio con la croce del pizzo dei Galli (m. 2217).


Il crinale che dall'alpe Piazza sale al pizzo dei Galli

Il suo nome è legato ad una delle più caratteristiche specie della catena orobica, il gallo cedrone, simbolo del Parco delle Orobie Valtellinesi. Il panorama è molto ampio, simile a quello del vicino pizzo di Olano, di cui diremo.


La croce del pizzo dei Galli

Intanto diciamo che giunti fin qui val la pena di proseguire verso sud puntando appunto al pizzo di Olano (la Crus), su sentierino che segue il crinale che non è troppo stretto da presentare passaggi pericolosi (per breve tratto si appoggia a destra), ma richiede sempre grande attenzione e condizioni di terreno asciutto, perchè alcuni punti sono esposti. Dopo un tratto in discesa saliamo ad una piramide erbosa che sembra una cima gemella rispetto al pizzo dei Galli, poi scendiamo ad un’ampia sella, la bocchetta della Majona (m. 2190). Di fronte a noi un’ultima facile rampa: la saliamo seguendo un facile sentierino che in mezzora circa ci porta sulla cima del pizzo di Olano (m. 2277), la Crus che gli abitanti di Regoledo considerano un po’ la loro montagna.


Traversata dal pizzo dei Galli alla bocchetta della Majona

Ci accoglie una grande croce metallica ed un libro di vetta inaugurato nel 2007. Una targa ricorda Edoardo Rapella (1934-2002), mentre su una pietra alla base della croce si legge: “Svettante tra terra e cielo questa croce baluardo contro ogni male richiamo di fede – Anno di fede  16-8-1967 – La gioventù regoledese”.
Splendido il panorama. A nord si distingue buona parte della compagine delle cime del gruppo del Masino: a destra della testata della Valle dei Ratti (su cui si distinguono, a sinistra, l’affilata lama del Sasso Manduino – m. 2888 – e, a destra, il tondeggiante pizzo Ligoncio – m. 3038 -), ecco il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367), sulla testata della Val Porcellizzo, mentre i pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221) sono nascosti dalla Cima del Desenigo. Seguono i pizzi del Ferro: il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267 il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305). I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia.


Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dalla cima del pizzo di Olano

A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). Manca all’appello la testata della Valmalenco, di cui si vedono appena il pizzo Palù ed il pizzo Varuna; alla loro destra il gruppo Scalino-Painale, sul quale si individuano, da sinistra (nord) il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248), la cima Vicima (m. 3122) e la vetta di Ron (m. 3136). Verso est il versante orientale della Val di Tartano e della Valle del Bitto di Albaredo nascondono la visuale delle cime dell’alta Valtellina. Alle loro spalle occhieggiano le più alte cime della sezione centrale delle Orobie, il pizzo di Coca, i pizzi di Scais e Redorta, il cono solitario ed altero del pizzo del Diavolo di Tenda. Resta in gran parte nascosta, invece, la testata della Val Gerola, nascosta dalla grande mole del monte Combana, in primo piano, a sud. A sud-ovest si ammirano i versanti selvaggi e solitari della Val Lesina, chiusi, ad ovest, dall’inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2609). Proseguendo verso destra, ecco la parte più settentrionale del lago di Como, coronata dalle alpi Lepontine. Verso nord-ovest si vede la parte più bassa della Val Chiavenna e, alla sua destra, l’imbocco della Val Codera, presidiato dal pizzo di Prata. Tornati all’affilato profilo del Sasso Manduino, la carrellata ha termine.


Baita della cima (apri qui una panoramica)

Vediamo ora come tornare ai Bagni dell’Orso per una via diversa. Ridiscesi alla bocchetta della Majona, lasciamo il crinale scendendo a destra, sempre seguendo il sentierino che serpeggia verso est, perdendo quota in direzione di un’ampia conca. Seguiamo i segnavia perché la traccia è poco chiara e, piegando a sinistra, portiamoci ad una baita con il tetto in lamiera chiara, la Baita della Cima (m. 1959), presso una pozza posta un po’ più in alto rispetto alla baita (se ci portiamo alla baita, non lo vediamo, perché resta nascosto dietro un dosso erboso).
Procedendo verso nord-est attraversiamo una breve fascia boscosa e torniamo ai prati aperti sull’ampio e lungo dosso che sale dall’alpe Olano. Il sentiero è più marcato e procede verso nord-est, seguendo l’andamento della fascia di prati e passando per la solitaria Baita del Pian di Sprizzo (o Baita degli Sprissori, m. 1853). La denominazione è l’italianizzazione di “Sprìsüi”, piccoli spruzzi, ed ha una duplice possibile spiegazione: essi sarebbero gli ultimi modesti schizzi di latte che le mucche danno, giunge ai pascoli più alti e magri, o i ruscelletti che si formano in questa zona quando piove abbondantemente. Scendiamo fra alcuni larici e torniamo a tagliare i prati aperti, sempre in direzione nord-est, passando per le tre baite cartografate come Casera di Olano (m. 1792; la più alta, un po’ isolata rispetto alle altre due, con tetto rosso e segnavia rosso-bianco-rosso), in posizione splendidamente panoramica.


Pozza alla baita della Cima

Il sentiero procede diritto, mentre davanti a noi lo spettacolo del gruppo del Masino, dalla cima di Castello al monte Disgrazia, è davvero incomparabile. Puntiamo al limite dell’alpe Olano, cartografata come monte Olano, riconoscibile per la croce in legno, la vicina pozza ed una fontana (m. 1702). Dobbiamo ora stare attenti ai cartelli escursionistici che segnalano l’incrocio con la Gran Via delle Orobie (per la precisione con la sua sezione occidentale chiamata Sentiero Andrea Paniga). Ai cartelli seguiamo l’indicazione per l’alpe Tagliata, che ci manda a sinistra (ovest).


Apri qui una panoramica dalla Baita del Pian di Sprizzo o degli Sprissori

Il marcato sentiero lascia i prati e si immerge in una splendida pecceta, traversando verso ovest-sud-ovest. Saliamo gradualmente, superando un avvallamento e poi un dosso. Superata una seconda valletta procedendo in piano e leggera discesa, raggiungiamo il guado del Rio Cosio, al centro della valle omonima, a quota 1703. Il sentiero piega qui a destra ed inizia una lunga graduale discesa, verso nord-nord-ovest, ed esce dalla pecceta ai prati dell’alpe Tagliata, intercettando la pista sterrata che la risale a quota 1523 metri, in corrispondenza di alcuni cartelli escursionistici. Non ci resta ora che ripercorrere in discesa la pista fino ai Bagni dell’Orso (in alcuni punti possiamo sfruttare anche un sentiero che scende per via più diretta): qui recuperiamo l’automobile chiudendo questo lungo quanto splendido anello.


Casera di Olano

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