Pizzo Badile e rifugio Gianetti

BIVACCO PEDRONI DEL PRA-RIF. GIANETTI-SAN MARTINO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Pedroni-Del Prà-Rifugio Gianetti-Bagni di Masino-San Martino
7
440 (2000 in discesa)
EEA
SINTESI. La traccia procede dal bivacco Pedroni-Del Prà verso est (segnavia), scendendo in direzione sud dallo sperone, con qualche passaggio esposto (attenzione!). Piegando un po’ a sinistra e poi ancora a destra (di nuovo direzione sud), attraversando un terreno morenico lasciato libero dalla ritirata del ghiacciaio di Sivigia. Raggiungiamo così il piede del ripido canalino che termina al passo Porcellizzo settentrionale (m. 2961). Giunti alla quota minima di 2550 metri, cominciamo a salire gradualmente fino alla base del canalino. La sua salita richiede molta attenzione, soprattutto per l'inclinazione marcata: a seconda delle condizioni del terreno si può tenere il centro, adeguatamente muniti di piccozza e ramponi, oppure ci si può appoggiare alle roccette sul lato sinistro: qui alcuni passaggi sono facilitati dalle corde fisse. Raggiunto il passo, piegando a destra si scende un canalone meno ripido ma comunque non banale sul versante della Val Porcellizzo. Anche qui possiamo trovare un innevamento che può favorire la discesa (non però se la neve è marcia e può cedere su buchi pericolosi), oppure possiamo trovare assenza di neve, ed allora dobbiamo muoverci con pazienza e cautela fra blocchi di dimensioni grandi e medie, fino al suo sbocco. Si apre così l’amplissimo scenario della Val Porcellizzo. Seguendo i segnavia fra pietrame e terriccio, pieghiamo leggermente a sinistra e, seguendo la direttrice sud-est, scendiamo al ben visibile rifugio Gianetti (m. 2534). Scendiamo quindi verso i Bagni di Masino. Non c'è un sentiero, per cui dobbiamo seguire con attenzione i segnavia ed i grandi ometti per evitare faticosi giri a vuoto fra balze non difficili, ma pur sempre insidiose (quando si è stanchi, la distorsione da disattenzione è sempre in agguato). Passiamo accanto ad un grande ometto e scendiamo lungo un caratteristico lastrone, perdendo quindi rapidamente quota verso sud. A quota 2200 troviamo una marcata mulattiera che, con qualche svolta, prosegue nella decisa discesa verso sud-est, che ci porta al limite settentrionale del bellissimo Zocùn, il pianone al centro della grande conca che si stende ai piedi del circo terminale della valle. Attraversiamo su un ponticello il torrente Porcellizzo e ci portiamo alla sua sinistra, proseguendo lungo il bordo del ripiano e passando per la Casera Porcellizzo (m. 1899). Il sentiero corre sul bordo di una zona torbosa e si infila in un corridoio stretto da lisci roccioni alla nostra sinistra ed il torrente Porcellizzo che scende rabbioso più in basso, alla nostra destra. Usciti dal corridoio, ci affacciamo sulla media valle e riprendiamo a scendere verso sud, piegando leggermente a sinistra e passando vicino ad un grande ometto (m. 1849). Il sentiero scende ad attraversare il solco della laterale Val Sione, su lisci roccioni che richiedono attenzione. Oltre il torrente di Val Sione, proseguiamo ancora diritti fra macereti, poi volgiamo bruscamente a destra per un tratto, e di nuovo a sinistra, scendendo con diverse svolto in direzione del centro della valle. Passiamo vicino ad un baitello, sempre in terreno aperto, poi pieghiamo a sinistra e ci infiliamo per un tratto nella boscaglia, poco sopra il torrente. Procedendo verso sud ben presto incontriamo due enormi massi, entro la cui stretta fessura il sentiero è costretto a passare, le cosiddette Termopili. Proseguiamo ed in breve torniamo all'aperto al ripiano della Corte Vecchia ("préma casèra de porscelécc", m. 1405). Ignoriamo la deviazione a sinistra del Sentiero LIFE delle Alpi Retiche e proseguiamo sulla larga mulattiera, che entra in una fresca pecceta e con alcuni tornanti ci porta ai prati poco a monte dei Bagni di Masino. Scendiamo verso sinistra su largo sentiero ed attraversato un ponticello ci portiamo all'edificio dei Bagni di Masino. Alle spalle dell'edificio, presso il locale dove si trova la celebre fonte di acque termali, parte una pista segnalata come percorso pedonale, che scende nella splendida pineta dei Bagni per buon tratto, fino ad intercettare la strada provinciale che da San Martino sale ai Bagni di Masino. Seguiamo per quest'ultimo tratto la carrozzabile, che attraversa la piana della Bregolana e ci riporta a San Martino.

Salita al passo Porcellizzo

Salita al passo Porcellizzo

Salita al passo Porcellizzo

L'ultima giornata dell'anello del Masino prevede (se ci siamo portati nella terza al bivacco Pedroni-Del Prà) la traversata al rifugio Gianetti per il passo del Porcellizzo, stretto intaglio immediatamente a nord del pizzo omonimo, la successiva discesa ai Bagni di Masino e di qui il ritorno a San Martino.
La traccia procede dal bivacco Pedroni-Del Prà verso est (segnavia), scendendo in direzione sud dallo sperone, con qualche passaggio esposto (attenzione!). Piegando un po’ a sinistra e poi ancora a destra (di nuovo direzione sud), attraversando un terreno morenico lasciato libero dalla ritirata del ghiacciaio di Sivigia. Raggiungiamo così il piede del ripido canalino che termina al passo Porcellizzo settentrionale (m. 2961).
Giunti alla quota minima di 2550 metri, cominciamo a salire gradualmente fino alla base del canalino. La sua salita richiede molta attenzione, soprattutto per l'inclinazione marcata: a seconda delle condizioni del terreno si può tenere il centro, adeguatamente muniti di piccozza e ramponi, oppure ci si può appoggiare alle roccette sul lato sinistro: qui alcuni passaggi sono facilitati dalle corde fisse.
Raggiunto il passo, piegando a destra si scende un canalone meno ripido ma comunque non banale sul versante della Val Porcellizzo. Anche qui possiamo trovare un innevamento che può favorire la discesa (non però se la neve è marcia e può cedere su buchi pericolosi), oppure possiamo trovare assenza di neve, ed allora dobbiamo muoverci con pazienza e cautela fra blocchi di dimensioni grandi e medie, fino al suo sbocco.
Si apre così l’amplissimo scenario della Val Porcellizzo. Seguendo i segnavia fra pietrame e terriccio, pieghiamo leggermente a sinistra e, seguendo la direttrice sud-est, scendiamo al ben visibile rifugio Gianetti (m. 2534), dove la traversata termina, dopo circa 2 ore e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 440 metri).
Il rifugio Gianetti è posto quasi al centro dell'amplissimo anfiteatro dell'alta Val Porcellizzo, in Val Masino, E' uno dei più noti, classica meta di una classicissima escursione. Sulla facciata si trovano una meridiana ed una targa su cui è scritto: "A Luigi Gianetti questo rifugio eretto per suo munifico collegato la Sezione di Milano del Club Alpino Italiano riconoscente dedica - MCMXIII". La capanna venne, infatti, costruita, per iniziativa del C.A.I. di Milano, nel 1913, nei pressi della precedente capanna Badile, la seconda, in ordine di tempo, della Val Masino (era stata costruita nel 1887 e ricostruita nel 192 dopo una valanga), che restò come sua dipendenza (restaurata nel 1960, divenne bivacco, intitolato all’alpinista Attilio Piacco). L’intitolazione rendeva omaggio all’ingegnere Luigi Gianetti, che aveva contribuito finanziariamente in misura decisiva all’edificazione. Durante la prima guerra mondiale fu presidiato da reparti alpini, come punto di appoggio prezioso nel sistema difensivo voluto dal generale Cadorna, che temeva un’invasione austro-ungarica dal territorio svizzero. Durante il secondo conflitto mondiale, invece, venne utilizzato come struttura di appoggio da formazioni partigiane; per questo, durante il sistematico rastrellamento del 1944, venne bruciato dalle forze nazifasciste. Riedificato nel 1949 ed ammodernato nel 1994, è una delle più classiche mete escursionistiche della Val Masino. Alle spalle del rifugio, nel luogo in cui sorgeva il vecchio rifugio Badile costruito nel 1887, è collocato il bivacco Attilio Piacco, costruito nel 1961 e dedicato alla memoria dell'alpinista caduto nella scalata della Punta Torelli nel 1958.


Pizzo Badile e rifugio Gianetti

Alle spalle del rifugio, su un roccione, alcune targhe commemorano alpinisti caduti sulle cime vicine. La prima celebra Carlo Sioli, con questo testo: "Non voglio riposare sul legno che marcisce se io cadrò. Dove son salito lasciatemi giacere senza lamenti. Dove sorgon le cime e s'innalzano i monti non c'è timore. Lasciatemi lassù dove son salito questo volevo dirvi. (G. E. Schebera)" La seconda è dedicato dagli amici del CAI di Gallarate a Franco Praderio (11 luglio 1965), con la breve citazione dal salmo LX: "Su una roccia mi eleverai e mi darai pace...". Una terza è dedicata a Roland Flörchinger, morto sul Badile il 20 luglio 1972. Una quarta è dedicata a Bigi Renzo, Carugo Luciano, Fasana Sergio e Ferraro Angelo, caduti sul pizzo Cengalo il 26 aprile del 1959.
Già, il Cengalo. Da qui appare decisamente vicino il massiccio Pizzo Badile (badì, che però non ha il medesimo fascino che assume visto dalla Val Bondasca), ma alla sua destra gli contende il primato nell'imponenza proprio il Pizzo Cengalo (cìngol, caratterizzato dalla cima nevosa e tondeggiante - che giustifica l'antico nome di Mot de la Nìf - e dal prominente spigolo Vinci), che mostra un profilo decisamente più elegante rispetto a quello che appare dalla Val Bondasca. Alla sua destra si mostrano, un po' defilati, i pizzi Gemelli ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca, sull'angolo nord-orientale della valle. Il ricordo corre alla seconda giornata quando, nella discesa alla Capanna dell'Albigna, abbiamo potuto osservare il ben più imponente versante settentrionale di questa cima. A sinistra del pizzo Badile, infine, si distinguono la punta S. Anna, la punta Torelli e la caratteristica formazione chiamata Dente della Vecchia.

Inizia ora la lunga discesa che porta ai Bagni del Masino e di qui a San Martino, dove l'anello del Masino si chiude.
Non c'è un sentiero, per cui dobbiamo seguire con attenzione i segnavia ed i grandi ometti per evitare faticosi giri a vuoto fra balze non difficili, ma pur sempre insidiose (quando si è stanchi, la distorsione da disattenzione è sempre in agguato). Passiamo accanto ad un grande ometto e scendiamo lungo un caratteristico lastrone, perdendo quindi rapidamente quota verso sud.


Scendendo dal rifugio Gianetti: i pizzi Badile, Cengalo, Gemelli e del Ferro occidentale

Poi, sorprendentemente e quasi dal nulla, una bella mulattiera si materializza sotto i nostri piedi. Siamo al mür, cioè ad un muricciolo a quota 2200 circa. Stupisce questo colpo di scena, ma, a pensarci, neppure troppo: la mulattiera venne tracciata per servire i pascoli (siamo nei pressi del confine fra le due grandi regioni del Porcellizzo, a nord-est, e della Sceroia, a sud-ovest), non per accompagnare gli escursionisti alla capanna. La seguiamo: con qualche svolta prosegue nella decisa discesa verso sud-est, che ci porta al limite settentrionale del bellissimo Zocùn, il pianone al centro della grande conca che si stende ai piedi del circo terminale della valle.


Apri qui una fotomappa della Val Porcellizzo

Questa conca ospitò un lago ora scomparso, prodotto dall’immane glaciazione del Quaternario, che modellò le formazioni rocciose spesso ardite ed incredibili del gruppo del Masino. Ora resta un pianoro in parte acquitrinoso, un luogo comunque di grande bellezza, soprattutto perché ci si può soffermare a godere della frescura offerta dalle rapide acque del torrente, il fiöm da porscelèc', che qui riceve, da destra, le acque del fiöm da sceróia, che scende il versante dell'alpeggio di Sceroia, alla nostra sinistra. La casera ci ricorda l'importanza dell'alpe (munt dò porsceléc'), prima fra tutte le alpi della Val Masino per capacità di carico: il sistema Porcellizzo-Sione, di proprietà della famiglia Della Torre e di altri privati di S. Martino, caricava, infatti, 320 capi di bestiame, una cifra davvero ragguardevole.


Pizzi Badile, Cengalo, Gemelli e del Ferro occidentale

Ma quel che vale veramente la pena di vedere sta in alto, e lascia letteralmente senza fiato: all'ingresso della piana appare la testata della valle, armonica, ampia, maestosa, quasi perfetta, uno fra i gli spettacoli pi ù belli e celebrati dell’intero arco alpino. L’effetto di massimo impatto visivo si realizza quando il tramonto regala giochi cromatici di rara suggestione sugli spalti di granito delle cime della valle. Ecco, da sinistra, le cime dell'Averta (meridionale, m. 2733, centrale, m. 2861 e settentrionale, m. 2947), alla cui destra si eleva il più massiccio pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal riconoscibilissimo Dente della Vecchia, dietro cui si nasconde il passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera.


Lo Zocùn

Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367), alla cui destra si riconosce la caratteristica formazione denominata "Ferro da stiro". Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas de bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267).


Pizzi Badile e Cengalo

Attraversiamo su un ponticello il torrente Porcellizzo e ci portiamo alla sua sinistra, proseguendo lungo il bordo del ripiano e passando per la Casera Porcellizzo (m. 1899). Il sentiero corre sul bordo di una zona torbosa e si infila in un corridoio stretto da lisci roccioni alla nostra sinistra ed il torrente Porcellizzo che scende rabbioso più in basso, alla nostra destra. Prima di attraversarlo, gettiamo un ultimo sguardo alla testata della Val Porcellizzo, che da qui mostra il suo volto più bello e suggestivo.
Usciti dal corridoio, ci affacciamo sulla media valle e riprendiamo a scendere verso sud, piegando leggermente a sinistra e passando vicino ad un grande ometto (m. 1849). Il sentiero scende ad attraversare il solco della laterale Val Sione, su lisci roccioni che richiedono attenzione. Oltre il torrente di Val Sione, proseguiamo ancora diritti fra macereti, poi volgiamo bruscamente a destra per un tratto, e di nuovo a sinistra, scendendo con diverse svolto in direzione del centro della valle. Passiamo vicino ad un baitello, sempre in terreno aperto, poi pieghiamo a sinistra e ci infiliamo per un tratto nella boscaglia, poco sopra il torrente.


Limite meridionale dello Zocùn

Procedendo verso sud ben presto incontriamo due enormi massi, entro la cui stretta fessura il sentiero è costretto a passare. Si tratta di una porta stretta che ad uno dei pionieri dell’alpinismo di altri tempi, il conte Lurani (una targa lo celebra sull'edificio dei Bagni Vecchi), richiamò le suggestioni della storia greca: dal 1878, quindi, ebbe il nome di Termopili, che si può ancora leggere su uno dei massi, in caratteri dell’alfabeto greco (“Termòpili” significa, in greco, “porte calde”, con riferimento al passo sul quale Leonida ed i suoi 300 Spartani fermarono l'immane fiumana dell'esercito del re dei Persiani Serse; l'accostamento non è del tutto arbitrario, se si tiene presente che i due luoghi, pur così diversi, sono accomunati dall'esser posti presso sorgenti d'acqua calda). Assai meno fascinosa la denominazione locale, "còrna büsa", cioè roccia cava, che serviva anche, occasionalmente, come ricovero per il bestiame. Sul pendio boscoso ad est delle Termopili (alla nostra sinistra) si trova un'altra grotta naturale, formata da un grosso masso erratico strapiombante, denominata "càmer di guèrdi(e)", perché veniva usato per gli appostamenti dei Finanzieri che cercavano di sorprendere eventuali contrabbandieri. Il contrabbando, attivo per oltre un secolo in Val Masino (dalla seconda metà dell'ottocento agli anni sessante del novecento) passava, infatti, anche per la Val Porcellizzo: la Svizzera veniva raggiunta attraverso il valico alto di Bondo oppure passando dalla Val Codera (passo Porcellizzo e bocchetta della Teggiola). Anche questo, dunque, fu teatro di battaglia, non però fra Grecia e Persia, ma, meno epicamente, fra contraddandieri e finanzieri.


La Corte Vecchia ed il pizzo Boris

Proseguiamo ed in breve torniamo all'aperto al ripiano della Corte Vecchia ("préma casèra de porscelécc", m. 1405, dove troviamo la casera ed una seconda baita). Qui, anche in conseguenza dello spostamento d’aria prodotto da una rovinosa frana scesa nel 1977 dalla val Ligoncio, la fresca protezione delle piante si interrompe per breve tratto. Interessante il panorama. Alla nostra destra (ovest) si scorge la Val Ligoncio, che mostra tutte le sue cime, dal monte Spluga (o cima del Calvo) al pizzo dell'Oro meridionale (immediatamente a destra della Sfinge e del passo Ligoncio); a nord-ovest il monte Boris, che si mostra picco fiero e slanciato, e poi le prime cime della testata della Val Porcellizzo, dalle cime dell'Averta al pizzo Porcellizzo, fino a raggiungere, a nord, una celebrità di prima grandezza, il pizzo Badile, che da qui pare timido ed occhieggiante.


I Bagni di Masino

Ignoriamo la deviazione a sinistra del Sentiero LIFE delle Alpi Retiche e proseguiamo sulla larga mulattiera, che entra in una fresca pecceta e con alcuni tornanti ci porta ai prati poco a monte dei Bagni di Masino. Scendiamo verso sinistra su largo sentiero ed attraversato un ponticello ci portiamo all'edificio dei Bagni di Masino (m. 1180).
Alle spalle dell'edificio, presso il locale dove si trova la celebre fonte di acque termali, parte una pista segnalata come percorso pedonale, che scende nella splendida pineta dei Bagni per buon tratto, fino ad intercettare la strada provinciale che da San Martino sale ai Bagni di Masino. Seguiamo per quest'ultimo tratto la carrozzabile, che attraversa la piana della Bregolana e ci riporta a San Martino, dove l'anello del Masino termina, dopo quattro splendide giornate nel segno dello splendore della più sicura delle rocce, il granito del Plutone della Val Masino.


San Martino in Val Masino

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS, COME QUELLE SOPRA RIPORTATE), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.


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CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
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