Rifugio Allievi

RIFUGIO ALLIEVI-PASSO DI ZOCCA-CAPANNA DELL'ALBIGNA-RIFUGIO SCIORA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Allievi-Passo di Zocca-Capanna dell'Albigna-Passo di Cacciabella-Capanna Sciora
9 h
1350
EEA
Rif. Allievi-Passo di Zocca-Passo di Cacciabella-Capanna Sciora (variante breve)
7 h
1080
EEA
SINTESI. Cerchiamo alle spalle dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385) i segnavia che ci indirizzano al percorso che permette di salire al passo di Zocca. Il passo è ben visibile già dai rifugi, guardando verso nord. Osserviamo l'evidente depressione sulla cresta di granito che chiude la valle: distingueremo, nella sua parte sinistra, un piccolo ma ben marcato ago roccioso, che segna il limite destro del passo. Cominciamo, quindi, la salita, lasciando a destra il Sentiero Roma, puntando a nord e tendendo leggermente a sinistra, fino a raggiungere un grande ometto posto sopra un masso, che segnala una traccia di sentiero. Seguendola, ci portiamo ai piedi del ripido crinale che scende dalla depressione, più o meno al suo centro. Iniziamo ad attaccarlo nella sua parte sinistra, tenendone il lato destro. In alcuni tratti il sentiero è buono, ma discontinuo e, soprattutto, privo di segnavia. Solo gli ometti ci guidano. La salita, verso nord-ovest, richiede cautela per qualche sasso mobile, ma non è difficile. Raggiunto il passo di Zocca (m. 2746), scendiamo in Valle dell'Albigna. Dopo un brevissimo tratto verso destra (nord-est), iniziamo una lunga diagonale verso sinistra (nord-ovest), che taglia il versante abbastanza ripido di neve e ghiaccio che dal passo scende al ghiacciaio. Passiamo così a monte dello stretto canalino centrale, sotto la verticale del passo, e dei due bastioni rocciosi fra i quali è rinserrato, lasciandoli alla nostra destra. Giunti quasi a ridosso del salto roccioso che scende a nord dalla cima di Zocca, pieghiamo a destra e scendiamo quasi diritti (nord) per breve tratto. Giunti in vista di un crepaccio, pieghiamo decisamente a sinistra (ovest) e poi di nuovo a destra (nord-est), aggirandolo e lasciando alla nostra sinistra un secondo crepaccio. Raggiumnto il ghiacciaio procediamo stando leggermente a destra, o guadagnando e seguendo il filo del cordone morenico di destra. La valle piega leggermente a destra e noi giungiamo così in vista del grande bacino di sbarramento dell’Albigna. Dopo aver guadato due corsi d’acqua, che scendono dalla Vedretta settentrionale di Castello, procediamo verso nord seguendo i segnavia e ci avviciniamo ad alcuni speroni rocciosi che scendeno verso ovest dalla punta dell’Albigna quasi a lambire la riva orientale del lago. Li tagliamo salendo alcuni gradoni su un percorso attrezzato da scale metalliche e corde fisse. Dopo alcuni saliscendi, fra formazioni rocciose e canali detritici, siamo al guado del torrente che scende dalla Vedretta di Cantone. Poi dobbiamo affrontare l’ultimo sforzo, la salita, lungo facili balze, per circa 150 metri, dell’ampio promontorio sulla cui sommità troviamo finalmente la capanna dell’Albigna (m. 2336), del Club Alpino Svizzero. Imbocchiamo quindi il sentiero segnalato per la diga dell’Albigna, la Teleferica, Pranzaira ed il passo di Cacciabella, scendendo fra balze e roccette verso nord. Passiamo così a sinistra di un microlaghetto e dopo un quarto d’ora circa ci portiamo al limite orientale dell’imponente sbarramento. Percorriamo quindi verso ovest il camminamento (m. 2161), le sul lato opposto seguiamo il cartello che dà a 2 ore e mezza il passo di Cacciabella (Pass dal Cacciabella) ed a 4 ore la Capanna Sciora, meta dove si chiude questa seconda giornata. Imbocchiamo dunque il sentiero di sinistra e piegando gradualmente verso sinistra dopo qualche saliscendi cominciamo a salire verso sud, guadagnando quota lungo la striscia di pascolo serrata fra le muraglie granitiche dei contrafforti del pizzo Cacciabella, alla nostra destra, ed il salto che precipita nella diga dell’Albigna, alla nostra sinistra. La salita graduale non propone problemi e ci porta ad una sorta di corridoio a quota 2297. Poco più avanti incontriamo il primo passaggio che richiede attenzione. Si tratta infatti di attraversare un ripido canalone che scende ad est del Gal (m. 2774). Il sentiero taglia alcune placche esposte (corrimano) e sul lato opposto del canalone attraversa una lunga placca di granito. In presenza di neve o di rocce bagnate la traversata diventa assai insidiosa e sconsigliata. Torniamo poi a salire in ambiente tranquillo. Il sentiero è abbastanza marcato, e ad ogni buon conto i segnavia bianco-blu-bianchi con ci piantano in asso. Stiamo ancora tagliando una fascia di pascoli, ed aggiriamo il piede della cresta orientale del pizzo Frachiccio (m. 2905), per affacciarci all’ampio versante che con pendenza poco accentuata si stende ai piedi del versante orientale del piz Cacciabella (m. 2969). Procediamo diritti, cioè verso sud, ancora per breve tratto, poi pieghiamo leggermente a destra e guadagniamo più decisamente quota con direzione costante sud-ovest. Il pascolo cede terreno e lo scenario è dominato da grandi placche e blocchi. Non riusciamo ancora ad indovinare dove sia il passo. L’impressione è che sia da qualche parte sul lungo e piatto crinale, apparentemente accessibile, che si trova diritto sopra il nostro naso, a sinistra del piz Cacciabella. Ma non è così, perché su quel crinale è posto il passo di Cacciabella nord (m. 2870). A sinistra del crinale si trova un’elevazione poco pronunciata ma ben distinguibile, come una sorta di piccola cupola. Si tratta del pizzo Eraveder (o Eravedar, sulla Carta Nazionale Svizzera, m. 2934) ed il passo di Cacciabella si nasconde alle sue spalle. Sempre seguendo scrupolosamente i segnavia, puntiamo nella direzione del pizzo e, portandoci leggermente a sinistra (segnavia ad angolo), raggiungiamo dopo un lungo traverso in direzione sud-ovest la crestina che scende dal pizzo verso est. Pieghiamo ora a destra e la seguiamo procedendo verso ovest, passando accanto ad un masso a punta di lancia con segnavia bianco-blu-bianco. Giunti al punto in cui la cresta si impenna, proseguiamo verso ovest passando alla sua sinistra ma tenendoci sempre a ridosso del suo versante. Ora possiamo vedere lo stretto intaglio del passo, che si trova proprio davanti a noi, fra la cresta meridionale del pizzo Eravedar, a destra, e la quota 2926, a sinistra. Seguendo qualche rara striscia di pascolo raggiungiamo in breve il canalino terminale che adduce al passo. All’inizio dell’ultimo tratto, sul lato sinistro, una coppia di cartelli segnala che dobbiamo essere provvisti di attrezzatura di assicurazione alpinistica. Si tratta infatti di un canalino breve, ma alcuni grandi blocchi rendono ostica la salita, aiutata dalle corde fisse. In pochi minuti siamo all’intaglio del passo di Cacciabella (sud, m. 2896), dove ci attende una piccola edicola corredata da termometro. Siamo alla sommità di un canalino che di primo acchito sembra ripido, ma non difficile. In realtà la parte più difficile della traversata inizia ora. Disceso su grandi blocchi (corde fisse) uno stretto intaglio e raggiunto un ripiano, non proseguiamo, come saremmo tentati, nel canalino, ma ci portiamo verso destra, seguendo scrupolosamente i segnavia, tagliando, con l’aiuto di corde fisse, un ripido versante di buona roccia. Al termine del traverso ci affacciamo ad un salto che superiamo scendendo per una scaletta metallica. Ovviamente chi non avesse esperienza di percorsi attrezzati sarà non poco impressionato dalla discesa, ma tant’è, non c’è altra via. Proseguiamo su una cengia a ridosso di grandi placche che incombono alla nostra destra, sempre assistiti dalle corde fisse. Restiamo sempre sul lato destro del canalone che si allarga, a ridosso di lisce pareti. La cengia di terriccio lascia il posto ad una cengetta di roccia, ma le corde fisse ci seguono passo a passo. Più in basso, alla nostra sinistra, abbiamo l’impressione che la discesa sul fondo del canalone sia più agevole, ma non abbandoniamo il percorso segnalato ed attrezzato. La discesa propone un secondo salto con scaletta metallica, seguito da un breve passaggio assistito da staffe e da una terza scaletta. Poi il più è fatto, anche se dobbiamo procedere senza allentare l’attenzione fra alcune placche lisce. Ci portiamo leggermente a destra, di nuovo a ridosso della muraglia di granito, di cui seguiamo il piede con un ultimo tratto assistito dalle corde fisse, che ci evita, alla nostra sinistra, un tratto apparentemente non difficile, ma reso insidioso da eventuale ghiaccio, terriccio e sassi mobili. Data l’esposizione del passo il percorso attrezzato è in genere privo di neve o ghiaccio, ma è meglio affrontarlo a stagione inoltrata. Superati gli ultimi roccioni, mettiamo piede su un nevaio e salutiamo le preziosissime corde fisse. Dopo un primo tratto ripido, il nevaio smorza gradualmente la pendenza, ma possiamo trovare neve dura ed è quindi necessario calzare i ramponi. Procediamo tagliando il nevaio, mentre alla nostra sinistra si lasciano finalmente vedere, sulla costiera che ci separa dal bacino dell’Albigna, le vere signore della valle, le Sciore, appunto. Lasciato il nevaio alle spalle, afferriamo un marcato sentiero che serpeggia fra pascoli tranquilli, piega a sinistra (sud-ovest) ed in breve ci porta alla Capanna Sciora (m. 2120).
VARIANTE BREVE. La traversata dal rifugio Allievi alla Capanna Sciora è molto lunga (9 ore circa), ma può essere abbreviata di due ore buone traversando direttamente dal passo di Zocca al passo Cacciabella sud senza scendere alla Capanna dell’Albigna. Dal passo di Zocca, con tutte le attenzioni del caso, scendiamo come sopra descritto, cioè piegando a sinistra rispetto al canalino centrale del ripido versante coperto da ghiacciaio, aggirando le rocce affioranti sulla sinistra per poi piegare a destra e, evitati un paio di crepacci, scendere al centro del vallone che si immette da destra nel solco principale dell’alta Valle dell’Albigna. Procediamo sul filo di una morena fino alla confluenza nell’alta Valle dell’Albigna, e scendiamo fino al bordo del ghiacciaio dell’Albigna. Ignorate alla nostra destra le indicazioni per la capanna dell'Albigna, lo seguiamo per un breve tratto, poi, prima di raggiungere il limite meridionale della diga dell’Albigna, traversiamo verso sinistra, quasi in piano (ma prestando sempre la massima attenzione ad eventuali crepacci), fino al limite opposto (occidentale) della valle. Ci troviamo quasi sotto la verticale della crestina che scende verso est dal pizzo Eravedar. Attacchiamo quindi, verso ovest, il ripido versante, salendo fra blocchi, pietraie e macchie di pascolo, con un po’ di fatica ma senza sostanziale pericolo. Ci infiliamo in un corridoio fra alcuni roccioni ed approdiamo ad una terrazza dove la pendenza si smorza, poco a sinistra della crestina orientale del pizzo Eraveder (o Eravedar sulla CNS). Saliamo ancora fra pietraie e chiazze di pascolo, in direzione della crestina, di cui seguiamo poi il piede proseguendo nella salita verso ovest. Diritto davanti a noi, in alto, vediamo lo stretto intaglio del passo di Cacciabella sud, appena a sinistra del pizzo Eravedar. Seguendo la base della crestina giungiamo ad una selletta che si apre sulla crestina medesima alla nostra destra. La raggiungiamo, in corrispondenza di un masso a punta di lancia con segnavia bianco-rosso-bianco e qui ci congiungiamo con l’itinerario sopra descritto, che sale dal camminamento della diga dell’Albigna. Procediamo quindi come sopra descritto, cioè traversando al canalino del passo restando un po’ alti sul lato destro, raggiungendo il passo di Cacciabella sud (m. 2896) dopo aver superato con l’ausilio di corde fisse alcuni roccioni e scendendo verso la Val Bondasca e la Capanna Sciora, con la massima attenzione, stando sul lato destro, lungo cengie e placche inclinate servite da corde fisse, scalette metalliche e staffe.


Apri qui una fotomappa della Valle di Zocca

La seconda giornata dell'anello del Masino effettua una splendida traversata che attraverso il passo di Zocca ci porta nelle elvetiche valle dell'Albigna (capanna dell'Albigna) e, per il passo di Cacciabella, val Bondasca, dove ci fermiamo per pernottare al rifugio Sciora. Gli scenari sono davvero di rara bellezza. La splendida valle dell'Albigna, trionfo del granito e paradiso degli arrampicatori, lascia il posto all'anfiteatro dell'alta Val Bondasca, al cospetto delle superbe Sciore e delle impressionanti pareti settentrionali dei pizzi Cengalo e Badile.
Si tratta di una traversata fisicamente e tecnicamente impegnativa, che richiede attrezzatura alpinistica (cordino per l'assicurazione alle corde fisse, piccozza e rampone), oltre che buone condizioni di terreno e visibilità. Consigliabile l'estate inoltrata, per evitare di trovare ghiaccio o neve nell'ostica discesa dal passo di Cacciabella al rifugio Sciora.
Partiamo, dunque, dal rifugio Allievi e cerchiamo alle sue spalle i segnavia che ci indirizzano al percorso che permette di salire al passo di Zocca. Il passo è ben visibile già dai rifugi, guardando verso nord. Osserviamo l'evidente depressione sulla cresta di granito che chiude la valle: distingueremo, nella sua parte sinistra, un piccolo ma ben marcato ago roccioso, che segna il limite destro del passo.

Verso il passo di Zocca

Cominciamo, quindi, la salita, lasciando alla nostra destra il Sentiero Roma, puntando a nord e tendendo leggermente a sinistra, fino a raggiungere un grande ometto posto sopra un masso, che segnala una traccia di sentiero. Seguendola, ci portiamo ai piedi del ripido crinale che scende dalla depressione, più o meno al suo centro. Iniziamo ad attaccarlo nella sua parte sinistra, tenendone il lato destro. In alcuni tratti il sentiero è buono, ma discontinuo e, soprattutto, privo di segnavia. Solo gli ometti ci guidano.
La salita richiede cautela per qualche sasso mobile, ma non è difficile. Man mano che il passo si fa più vicino, l'ago alla sua destra assume l'aspetto più imponente di una sorta di
torre guardiana. Alla nostra sinistra, nei momenti di pausa necessaria, possiamo vedere l'aspra e dirupata parete orientale della cima di Zocca, mentre a destra si scorge un vallone che si inoltra sul fianco occidentale del gruppo di cime che comprende la punta Allievi.

Passo di Zocca

Alla fine, dopo poco più di un'ora dai rifugi, guadagniamo i 2746 metri del passo di Zocca, dove su un sasso, nel 1930, è stato segnalato il confine italo-svizzero. Oltre il passo, si apre lo scenario suggestivo dell'ampio vallone della lingua sud-orientale della Vedretta dell'Albigna. A sinistra è ben visibile la poderosa costiera granitica sulla quale si collocano la Sciora di dentro, l'Ago di Sciora e la Sciora di fuori.
Lo scenario sul versante opposto è grandioso. In particolare, alla nostra sinistra, la Sciora e l'Ago di Sciora si mostrano in tutto il loro splendore.

Valle dell'Albigna

Se abbiamo tempo ed energie, oppure se abbiamo pernottato ai rifugi Allievi-Bonacossa, l'occasione per scendere nella splendida Valle dell'Albigna è di quelle da non perdere. Qui troviamo un rifugio che può essere un ottimo unto di appoggio, la Capanna dell'Albigna. Dal passo di Zocca iniziamo la discesa alla vedretta dell’Albigna. Dopo un brevissimo tratto verso destra (nord-est, iniziamo una lunga diagonale verso sinistra (nord-ovest), che taglia il versante abbastanza ripido di neve e ghiaccio che dal passo scende al ghiacciaio. Passiamo così a monte dello stretto canalino centrale, sotto la verticale del passo, e dei due bastioni rocciosi fra i quali è rinserrato, lasciandoli alla nostra destra. Giunti quasi a ridosso del salto roccioso che scende a nord dalla cima di Zocca, pieghiamo a destra e scendiamo quasi diritti (nord) per breve tratto. Giunti in vista di un crepaccio, pieghiamo decisamente a sinistra (ovest) e poi di nuovo a destra (nord-est), aggirandolo e lasciando alla nostra sinistra un secondo crepaccio.

Ago di Sciora e Sciora


Discesa dal passo di Zocca alla vedretta dell'Albigna

Vedretta dell'Albigna

Dopo una breve discesa siamo infine sul corpo della vedretta dell’Albigna, che, a stagione inoltrata, quando il manto di neve si è sciolto, si nasconde sotto uno strato di detriti che non farebbero neppure sospettare la sua presenza. Ora procediamo sul ghiacciaio stando leggermente a destra, o guadagnando e seguendo il filo del cordone morenico di destraLa valle piega leggermente a destra e noi giungiamo così in vista del grande bacino di sbarramento dell’Albigna.
Dopo aver guadato due corsi d’acqua, che scendono dalla Vedretta settentrionale di Castello, procediamo verso nord seguendo i segnavia e ci avviciniamo ad alcuni speroni rocciosi che scendeno verso ovest dalla punta dell’Albigna quasi a lambire la riva orientale del lago. Non possiamo quindi aggirarli al piede, ma dobbiamo tagliarli salendo alcuni gradoni su un percorso attrezzato da scale metalliche e corde fisse. Ovviamente dobbiamo procedere con estrema attenzione, soprattutto in condizioni ambientali non buone (che significa anche scarse condizioni di visibilità. Dopo alcuni saliscendi, fra formazioni rocciose e canali detritici, siamo al guado del torrente che scende dalla Vedretta di Cantone.
Poi dobbiamo affrontare l’ultimo sforzo, la salita, lungo facili balze, per circa 150 metri, dell’ampio promontorio sulla cui sommità troviamo finalmente la capanna dell’Albigna (m. 2336), del Club Alpino Svizzero. Siamo in cammino da circa tre ore ed abbiamo superato un dislivello in altezza di 400 metri. Teniamo conto che poco più a valle si trova il punto di arrivo della funivia che ci permette di scendere a Pranzaria, a circa due chilometri da Vicosoprano, sul fondo della Val Bregaglia elvetica.

Il rifugio o Capanna dell'Albigna, di proprietà del C.A.S. Sezione Hoher Rohn, è gestito da Isabella Shär - Staad (tel.: 0041 (0)71 8550981; il telefono del rifugio è 0041 (0)82 41405), dispone di 94 posti letto e di docce ed offre servizio di mezza pensione o pensione completa. Il vecchio rifugio, interamente in legno, venne costruito nel 1910 e fu poi sommerso dalla grande diga. L'attuale struttura è stata inaugurata nel 1956.
E' gestito solo in estate (1 luglio-15 settembre), ma dispone di un locale-ricovero sempre aperto con 14 posti letto. D'estate è molto frequentato, anche dalle famiglie (ci sono camere per famiglie da 4, 6 e 8 letti), perchè servito dalla funivia da Pranzaira, dal cui punto di arrivo lo si raggiunge in poco più di un'ora di cammino, dopo aver attraversato il coronamento della grande diga (lo sbarramento, a 2165 metri di quota, nel punto massimo è alto 115 metri) che ha originato il grande lago artificiale dell'Albigna.


La Capanna dell'Albigna

Si tratta di un lago imponente, che raggiunge 70 milioni di metri cubi d'acqua ed è lungo 760 metri. Venne completato nel 1959 e serve la centrale di Lobbia, sul fondo della Val Bregaglia. La sua costruzione cancellò le pittoresche cascate dell'Albigna, ma rese la valle omonima molto più accessibile, anche per i numerosi scalatori che vi trovano innumerevoli possibilità di sfruttare le splendide pareti di granito.
Per informazioni si può scrivere all'indirizzo mail capanna@albigna.ch.


Dal passo di Zocca alla Capanna dell'Albigna

Dalla Capanna dell’Albigna (m. 2333) inizia la seconda parte di questa seconda giornata, cioè la traversata alla Capanna Sciora per il passo di Cacciabella.
Imbocchiamo il sentiero segnalato per la diga dell’Albigna, la Teleferica, Pranzaira ed il passo di Cacciabella, scendendo fra balze e roccette verso nord. Passiamo così a sinistra di un microlaghetto e dopo un quarto d’ora circa ci portiamo al limite orientale dell’imponente sbarramento. Percorriamo quindi verso ovest il camminamento (m. 2161), largo 7 metri e lungo 760. La diga ha davvero dimensioni impressionanti, soprattutto in altezza (115 metri) e nella capienza massima (70 milioni di metri cubi): sono dati che possiamo leggere su un pannello illustrativo che ci attende sul lato opposto, vicino alla casa dei guardiani.


Dalla Capanna dell'Albigna al passo di Cacciabella

Vicino al pannello ci sono cartelli escursionistici che segnalano un bivio: mentre nella direzione dalla quale siamo giunti la Capanna dell’Albigna è data a 50 minuti, il sentiero di destra porta in 10 minuti alla teleferica o, per chi volesse scendere sul fondo della Val Bregaglia a piedi,  Pranzaira in un’ora e tre quarti ed a Vicosoprano in 2 ore. Il sentiero di sinistra, invece, quello che ci interessa, porta in 2 ore e mezza al passo di Cacciabella (Pass dal Cacciabella) ed in 4 ore alla Capanna Sciora, meta dove si chiude questa seconda giornata. Il passo di Cacciabella è il più meridionale di due passi gemelli, ed è quindi indicato dalle carte come passo di Cacciabella sud. Accanto ai cartelli escursionistici due cartelli segnalano che la salita al passo di Cacciabella richiede attrezzatura alpinistica (per l'assicurazione alle corde fisse, oltre a piccozza e ramponi utili nella discesa) ed espone al pericolo di cadute e di scariche di massi.
Imbocchiamo dunque il sentiero di sinistra e piegando gradualmente verso sinistra dopo qualche saliscendi cominciamo a salire verso sud, guadagnando quota lungo la striscia di pascolo serrata fra le muraglie granitiche dei contrafforti del pizzo Cacciabella, alla nostra destra, ed il salto che precipita nella diga dell’Albigna, alla nostra sinistra. La salita graduale non propone problemi e ci porta ad una sorta di corridoio a quota 2297. Poco più avanti incontriamo il primo passaggio che richiede attenzione. Si tratta infatti di attraversare un ripido canalone che scende ad est del Gal (m. 2774). Il sentiero taglia alcune placche esposte (corrimano) e sul lato opposto del canalone attraversa una lunga placca di granito. In presenza di neve o con rocce bagnate la traversata diventa assai insidiosa e sconsigliata.


Salita al passo di Cacciabella

Torniamo poi a salire in ambiente tranquillo. Il sentiero è abbastanza marcato, e ad ogni buon conto i segnavia bianco-blu-bianchi con ci piantano in asso. Stiamo ancora tagliando una fascia di pascoli, ed aggiriamo il piede della cresta orientale del pizzo Frachiccio (m. 2905), per affacciarci all’ampio versante che con pendenza poco accentuata si stende ai piedi del versante orientale del piz Cacciabella (m. 2905). Passo e pizzo traggono il nome dall’ampio anfiteatro che si stende ai loro piedi, disseminato di una miriade di pallidi massi con qualche spruzzata di magro pascolo. Un ambiente grandioso o desolato, a seconda dei punti di vista, ma sicuramente ideale per la caccia, come appunto segnala il nome.


Capanna dell'Albigna

Camminamento della diga dell'Albigna

Procediamo diritti, cioè verso sud, ancora per breve tratto, poi pieghiamo leggermente a destra e guadagniamo più decisamente quota con direzione costante sud-ovest. Il pascolo cede terreno e lo scenario è dominato da grandi placche e blocchi. Non riusciamo ancora ad indovinare dove sia il passo. L’impressione è che sia da qualche parte sul lungo e piatto crinale, apparentemente accessibile, che si trova diritto sopra il nostro naso, a sinistra del piz Cacciabella. Ma non è così, perché su quel crinale è posto il passo di Cacciabella nord (m. 2870). A sinistra del crinale si trova un’elevazione poco pronunciata ma ben distinguibile, come una sorta di piccola cupola. Si tratta del pizzo Eravedar (m. 2934) ed il passo di Cacciabella si nasconde alle sue spalle. Un segnavia ad angolo ci indica il punto nel quale il sentiero piega leggermente a sinistra puntando proprio il pizzo Eravedar.


Verso il passo di Cacciabella

Pizzo Eravedar (alla sua sinistra si nasconde il passo di Cacciabella)

Verso il passo di Cacciabella

Salita al passo di Cacciabella

Provediamo, dunque, in direzione del pizzo e, portandoci ancora leggermente a sinistra, raggiungiamo dopo un lungo traverso in direzione sud-ovest la crestina che scende dal pizzo verso est. Pieghiamo ora a destra e la seguiamo procedendo verso ovest, passando accanto ad un masso a punta di lancia con segnavia bianco-blu-bianco. Giunti al punto in cui la cresta si impenna, proseguiamo verso ovest passando alla sua sinistra ma tenendoci sempre a ridosso del suo versante. Ora possiamo vedere lo stretto intaglio del passo, che si trova proprio davanti a noi, fra la cresta meridionale del pizzo Eravedar, a destra, e la quota 2926, a sinistra. Ma è l’affilato profilo della Sciora Dafora ad imporsi allo sguardo, alle loro spalle poco a sinistra. Seguendo qualche rara striscia di pascolo raggiungiamo in breve il canalino terminale che adduce al passo.
All’inizio dell’ultimo tratto, sul lato sinistro, una coppia di cartelli segnala che dobbiamo essere provvisti di attrezzatura di assicurazione alpinistica. Si tratta infatti di un canalino breve, ma alcuni grandi blocchi rendono ostica la salita, aiutata dalle corde fisse. In pochi minuti siamo all’intaglio del passo di Cacciabella (sud, m. 2896), dove ci attende il libro del passo sul quale lasciare traccia del nostro passaggio.


Alta Valle dell'Albigna e passo di Zocca visti dall'ultimo tratto del sentiero per il passo di Cacciabella sud

Passo di Cacciabella

Val Bondasca vista dal passo di Cacciabella

Alle nostre spalle salutiamo il grandioso scenario della valle dell’Albigna, scandito dall’imponente sequenza di cime sul lato orientale. Spicca, sul limite di sinistra, sulla verticale della Capanna dell’Albigna, l’appuntito pizzo Bacone (m. 3244). Alla sua destra il meno pronunciato pizzo Casnile (m. 3189), seguito dalle due selle dei passi Casnile nord e sud (m. 2941), per il quale si scende alla Valle, alla Vedretta ed alla Capanna del Forno. Al centro della Costiera giganteggia la massiccia cima di Cantone (m. 3354), alla cui destra appare, più alta ma più modesta nella mole, la cima di Castello (m. 3388), la più alta del gruppo del Masino. Ai loro piedi si stendono le vedrette di Cantone e di Castello, da decenni in ritirata, ma ancora imponenti. Ancora più a destra la costiera scende rapidamente al passo di Zocca (m. 2745), passando per la punta Allievi (m. 3121). A destra del passo, che abbiamo valicato circa 5 ore prima, si erge la punta di Zocca (m. 3174).


Discesa dal passo di Cacciabella

Discesa dal passo di Cacciabella

Lo scenario sul versante opposto, quello della Val Bondasca, è differente, ma non meno suggestivo. A destra, infatti, lo sguardo si porta molto più lontano, attraversa la bassa Val Bregaglia e raggiunge le cime delle Lepontine sul lato occidentale della Val Chiavenna. Ma il verso signore di questo scenario è il pizzo Badile (m. 3308), anzi la sua mitica parete nord-est e lo spigolo nord, luoghi leggendari per gli amanti dell’arrampicata, sui quali sono state scritte pagine importanti della storia dell’alpinismo. Alla sua destra una rapida fuga di cime a far da spartiacque fra Val Codera e Val Bregaglia. Alla sua sinistra, infine, il più impressionante salto roccioso della catena del Masino, quello che dalla cima del pizzo Cengalo precipita per circa 1000 metri sul sottostante circo glaciale. Diritto davanti a noi, infine, il ripiano che ospita la meta, la Capanna Sciora.


Discesa dal passo di Cacciabella

Discesa dal passo di Cacciabella

Discesa dal passo di Cacciabella

Discesa dal passo di Cacciabella

Siamo alla sommità di un canalino che di primo acchito sembra ripido, ma non difficile. In realtà la parte più difficile della traversata inizia ora. Disceso su grandi blocchi (corde fisse) uno stretto intaglio e raggiunto un ripiano, non proseguiamo, come saremmo tentati, nel canalino, ma ci portiamo verso destra, seguendo scrupolosamente i segnavia, tagliando, con l’aiuto di corde fisse, un ripido versante di buona roccia. Al termine del traverso ci affacciamo ad un salto che superiamo scendendo per una scaletta metallica. Ovviamente chi non avesse esperienza di percorsi attrezzati sarà non poco impressionato dalla discesa, ma tant’è, non c’è altra via. Proseguiamo su una cengia a ridosso di grandi placche che incombono alla nostra destra, sempre assistiti dalle corde fisse. Restiamo sempre sul lato destro del canalone che si allarga, a ridosso di lisce pareti.


Discesa dal passo di Cacciabella

Discesa dal passo di Cacciabella

Pizzi Cengalo e Badile

Le Sciore

La cengia di terriccio lascia il posto ad una cengetta di roccia, ma le corde fisse ci seguono passo a passo. Più in basso, alla nostra sinistra, abbiamo l’impressione ingannevole che la discesa sul fondo del canalone sia più agevole, ma non abbandoniamo il percorso segnalato ed attrezzato. La mezzoretta di passione nella discesa del passo propone un secondo salto con scaletta metallica, seguito da un breve passaggio assistito da staffe e da una terza scaletta. Poi il più è fatto, anche se dobbiamo procedere senza allentare l’attenzione fra alcune placche lisce. Ci portiamo leggermente a destra, di nuovo a ridosso della muraglia di granito, di cui seguiamo il piede con un ultimo tratto assistito dalle corde fisse, che ci evita, alla nostra sinistra, un tratto apparentemente non difficile, ma reso insidioso da eventuale ghiaccio, terriccio e sassi mobili. Data l’esposizione del passo il percorso attrezzato è in genere privo di neve o ghiaccio, ma è meglio affrontarlo a stagione inoltrata.


Le Sciore

Superati gli ultimi roccioni, mettiamo piede su un nevaio e salutiamo le preziosissime corde fisse. Dopo un primo tratto ripido, il nevaio smorza gradualmente la pendenza, ma possiamo trovare neve dura ed è quindi necessario calzare i ramponi. Procediamo tagliando il nevaio, mentre alla nostra sinistra si lasciano finalmente vedere, sulla costiera che ci separa dal bacino dell’Albigna, le vere signore della valle, le Sciore, appunto. Non appaiono particolarmente leggiadre e gentili. Soprattutto la Sciora Dafora e l’ago di Sciora hanno un profilo puntuto che rende misteriosa la scelta del nome. Più tozza ma sempre arcigna la Sciora Dadent.  Ai loro piedi un largo versante morenico.


Dal passo di Cacciabella sud alla Capanna Sciora

Lasciato il nevaio alle spalle, afferriamo un marcato sentiero che serpeggia fra pietraie fastidiose e pascoli tranquilli, piega a sinistra (sud-ovest) ed in breve ci porta al rifugio che rende onore alle signore, e ne porta, appunto, il nome, la Capanna Sciora (m. 2120; cfr. http://www.sachoherrohn.ch/main.asp?cid=36; per contatti scrivere a sciora.cap@bluewin.ch oppure telefonare al numero +41 81 822 11 38), posta poco più in basso rispetto agli enormi massi 400 metri a nord della grande morena laterale destra del ghiacciaio della Bondasca. E' inoltre quasi allineata con lo spigolo nord-ovest della Sciora di Fuori.
La capanna, di proprietà della sezione Hohen Rohn del CAS, è gestita da Barbara Salis-Hofmeister. Venne costruita nel 1905 e, dopo l’incendio del 1947, venne ricostruita nel 1948 ed ampiamente ristrutturata nel 1985. Dotata di 42 posti letto, ha il servizio cucina ed è aperta nei fine settimana del mese di giugno e tutti i giorni da luglio a fine settembre. Dispone anche di un locale invernale sempre aperto. Qui termina la seconda tappa dell’anello del Masino. Il meritato riposo è segnato dalle tonalità rosseggianti che il tramonto dipinge su Badile, Cengalo, pizzi Gemelli e Sciore.


La Capanna Sciora

In particolare, guardando verso le Sciore distinguiamo, da sinistra, la poco pronunciata Scioretta (m. 3046), la massiccia Sciora Dafora (m. 3169) e la più tozza Punta Pioda (m. 3228). Procedendo verso destra spicca l'inconfondibile Ago di Sciora (m. 3205) e la più corpulenta Sciora Dadent (m. 3275). Procedendo in senso orario vediamo la marcata depressione sulla quale è posto il passo di Bondo (m. 3169), al culmine della vedretta della Bondasca. A destra del passo il crinale si impenna e culmina nelle punte ravvicinate dei pizzi Gemelli (settentrionale, m. 3223, e meridionale, m. 3262). I pizzi Gemelli fanno da valletti alla gigantesca mole del pizzo Cengalo (m. 3367), che da qui mostra un profilo un po' goffo ed arcuato. che ricorderebbe, se non fosse quasi irriverente pensiero, un'enorme gobba.


Dal passo di Cacciabella sud alla Capanna Sciora

Dalla sua vertiginosa parete settentrionale si staccò qualche anno fa, una placca rocciosa che precipitò fragorosamente alla parte alta del circo della Val Bondasca. Un piccolo segno che, centellinato in centinaia di migliaia di anni, lascia intravvedere il destino dell'intera catena alpina: di sgretolamento in sgretolamento l'azione impetosa dell'acqua e del ghiaccio livellerà tutte le cime e ne ridurrà della metà l'altezza. Quale umanità potrà vedere questo spettacolo? Una domanda filosofica cui sembra indifferente il vero signore della valle, quel pizzo Badile (m. 3308) che mostra superbo la "parete delle pareti" (così, in ambiente alpinistico, è stata definita la parete nord-est del Badile che, da Cassin in poi, ha messo alla prova i più valenti scalatori che vi hanno scritto pagine memorabili).
Di fronte a questi scenari si può capire quanto ebbe a scrivere Walter Bonatti, una delle massime espressioni dell'alpinismo di sempre: "Solo più tardi, molte montagne dopo, ho scoperto che quello è il granito più bello del mondo."


Le Sciore

VARIANTE BREVE. La traversata dal rifugio Allievi alla Capanna Sciora è molto lunga (9 ore circa), ma può essere abbreviata di due ore buone traversando direttamente dal passo di Zocca al passo Cacciabella sud senza scendere alla Capanna dell’Albigna. Dal passo di Zocca, con tutte le attenzioni del caso, scendiamo come sopra descritto, cioè piegando a sinistra rispetto al canalino centrale del ripido versante coperto da ghiacciaio, aggirando le rocce affioranti sulla sinistra per poi piegare a destra e, evitati un paio di crepacci, scendere al centro del vallone che si immette da destra nel solco principale dell’alta Valle dell’Albigna. Procediamo sul filo di una morena fino alla confluenza nell’alta Valle dell’Albigna, e scendiamo fino al bordo del ghiacciaio dell’Albigna.


Traversata diretta dal passo di Zocca al passo di Cacciabella sud

Ignorate alla nostra destra le indicazioni per la capanna dell'Albigna, lo seguiamo per un breve tratto, poi, prima di raggiungere il limite meridionale della diga dell’Albigna, traversiamo verso sinistra, quasi in piano (ma prestando sempre la massima attenzione ad eventuali crepacci), fino al limite opposto (occidentale) della valle. Ci troviamo quasi sotto la verticale della crestina che scende verso est dal pizzo Eraveder (o Eravedar, sulla CNS). Attacchiamo quindi, verso ovest, il ripido versante, salendo fra blocchi, pietraie e macchie di pascolo, con un po’ di fatica ma senza sostanziale pericolo. Ci infiliamo in un corridoio fra alcuni roccioni ed approdiamo ad una terrazza dove la pendenza si smorza, poco a sinistra della crestina orientale del pizzo Eravedar. Saliamo ancora fra pietraie e chiazze di pascolo, in direzione della crestina, di cui seguiamo poi il piede proseguendo nella salita verso ovest. Diritto davanti a noi, in alto, vediamo lo stretto intaglio del passo di Cacciabella sud, appena a sinistra del pizzo Eravedar. Seguendo la base della crestina giungiamo ad una selletta che si apre sulla crestina medesima alla nostra destra. La raggiungiamo, in corrispondenza di un masso a punta di lancia con segnavia bianco-rosso-bianco e qui ci congiungiamo con l’itinerario sopra descritto, che sale dal camminamento della diga dell’Albigna. Procediamo quindi come sopra descritto, cioè traversando al canalino del passo restando un po’ alti sul lato destro, raggiungendo il passo di Cacciabella sud (m. 2896) dopo aver superato con l’ausilio di corde fisse alcuni roccioni e scendendo verso la Val Bondasca e la Capanna Sciora, con la massima attenzione, stando sul lato destro, lungo cengie e placche inclinate servite da corde fisse, scalette metalliche e staffe.


Le Sciore, il passo di Bondo, i pizzi Gemelli ed il pizzo Cengalo

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APPROFONDIMENTO

IL PASSO DI ZOCCA, FRA STORIA E CRONACA


Apri qui una panoramica della testata della Valle di Zocca

Il passo di Zocca è l'unico che consente un transito diretto dalla Val Masino alla Bregaglia elvetica. Si potrebbe pensare che abbia un interesse solo alpinistico, ma in realtà non è così. Correva il tragico anno 1620, per la precisione al terza decade di luglio, quanto il passo vide transitare alcuni fuggitivi che lasciavano la terra di Valtellina: erano protestanti che, per sfuggire alla caccia ed alla strage che li vedeva come vittime dopo il tristemente noto "Sacro Macello Valtellinese" (la rivolta della nobiltà cattolica valtellinese contro i protestanti e le Tre Leghe Grigie), erano saliti fin qui e vedevano nel ghiacciaio dell'Albigna la porta verso la salvezza (una porta ben più ampia e candida di quella che oggi si mostra).

Passo di Zocca

Due secoli e mezzo dopo la Guida alla Valtellina del CAI edita nel 1884 così descive il passo: "Il passo di Zocca è relativamente facile. Giunti alla sommità (2743 m.), lo sguardo può sorprendere la natura nei suoi più selvaggi e maestosi aspetti. A sud quel caos di enormi rottami che costituiscono le frastagliate cime di Val di Zocca, e in fondo gli scarsi pascoli. Al nord un'ampia conca, conterminata da vette egualmente giganti, in fondo alla quale s'adagia il ghiacciaio dell'Albigna che ricolma in dolce pendenza tutta la valle. Si può scendere in circa due ore, generalmente senza difficoltà di sorta, giacché ha pochissimi crepacci. Il Freshfield però narra di due suoi amici che si trovarono imbarazzati da una bergschrund proprio sotto il colle. Oltrepassate le magnifiche cascate dell'Albigna si giunge in breve ora a Vico-Soprano sulla Mera. Da S. Martino a Vico-Soprano si impiegano da 12 a 13 ore".

Passo di Zocca

Passano altri vent'anni, ed il 16 agosto 1905 il noto naturalista ed alpinista Bruno Galli Valerio passò di qui, descrivendo così la sua discesa dal passo alla capanna della Valle di Zocca:
“Nella valle di Zocca, nuvole nere si accumulano. Quando si aprono, intravediamo la nuova capanna. A mezzogiorno e mezzo, cominciamo la discesa per frane di tutte le dimensioni. Il rumore delle pietre che rotolano, fa uscire da sotto un enorme masso, due doganieri, lieti di trovar qualcuno coi quali scambiare qualche parola, dopo tre giorni di completa solitudine. Raggiungiamo la capanna (2390 m.). Siamo i primi alpinisti che la visitano. E' bella e ben situata. Manca solo l'arredamento. Sulla sua destra, si rizza imponente la parete granitica e liscia della Cima di Zocca. Alcuni segni rossi sulle pietre ci indicano la strada da seguire per scendere all'Alpe di Zocca che vediamo sotto di noi, in un gran piano paludoso.

Sciora e Ago di Sciora

Portandoci sulla sinistra del torrente, la raggiungiamo rapidamente per coste erbose. Povera alpe, triste, rinchiusa fra nere pareti, con una baita coperta di sassi e di una sporcizia repellente e in cui trovano ricovero almeno sette persone! Invece che in Italia, ci si direbbe fra gli esquimesi! Eppure le pietre non mancano e lo splendido esempio dato dai proprietari della Val Spluga, che hanno costruito delle belle baite in sasso su tutti i loro pascoli, dovrebbe spingere i comuni che possiedono dei pascoli in Val Masino a costruire delle abitazioni umane per il loro affittuari. Sotto i pascoli, la valle scende quasi a picco su Val di Mello. Un sentiero corre sulla sinistra, poi, sotto la "casera", un ponte ci conduce sulla destra. Qui cominciano i boschi di conifere. Il torrente precipita in numerose cascate. Alle quattro e mezzo, tocchiamo il fondo della Val di Mello, tutto verdeggiante, percorso dal fiume limpido che vi fa mille meandri. Le cengie delle pareti granitiche sono coperte da splendidi faggi. La pioggia ci accompagna fino a S. Martino, che raggiungiamo alle cinque e venti di sera, e una carretta trascinata da un mulo scuotendoci e riscuotendoci, ci conduce alla stazione di Ardenno.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).

Vedretta dell'Albigna

Sei anni dopo la solitaria riservatezza del passo venne clamorosamente violata: correva infatti l'anno 1911 quando Antonio Omio fu capo-gruppo alla "Patriottica Ascensione al Passo di Zocca e al Ghiacciaio dell'Albigna" patrocinata da M. Tedeschi, cui parteciparono 600 alpinisti. 600 alpinisti in un colpo solo! Più persone di quante il passo avesse mai viste probabilmente nei secoli precedenti!
Ma torniamo all'interessante riferimento del Galli Valerio ai due finanzieri appostati da tre giorni interi al riparo di un masso: il passo di Zocca fu, per decenni, nel secolo scorso, il punto di transito più agevole (ma anche il più pericoloso) per gli "spalloni" che praticavano il contrabbando con la vicina Confederazione Elvetica.
Lunga storia, quella del contrabbando in Val Masino. Lunga un secolo abbondante. Già Douglas W. Freshfield, alpinista inglese che ha legato la sua fama alle pionieristiche scalate nel gruppo del Masino, menziona, nel 1862, il contrabbando in valle, parlando del sentiero che dalla valle dell’Albigna raggiunge il passo di Zocca, sentiero “conosciuto soltanto dai contrabbandieri e dai pastori”. Del resto sappiamo che in quel medesimo periodo si era insediata a S. Martino una stazione della Guardia di Finanza (vi stanziavano, nel 1900, 15 unità, cifra che testimonia dell’entità del contrabbando in Val Masino). Dobbiamo portarci agli anni settanta del Novecento per assistere al tramonto del contrabbando, ormai non più conveniente economicamente.


Cima di Castello, punta di Rasica e pizzo Torrone occidentale

Il passo di Zocca era il più valicato, in quanto decisamente più agevole rispetto al passo di Bondo, in Val Porcellizzo, o al monte Sissone, sulla testata della Val Cameraccio. Non l’unico, però, dal momento che i Finanzieri non stavano a guardare, o meglio, guardavano, sì, ma da postazioni strategiche, pronti ad intervenire ogniqualvolta avvistavano sospetti contrabbandieri scendere dal passo. In Valle di Zocca, infatti, era stata costruita, su un dosso che sovrasta, ad est, il pianone, una postazione di osservazione denominata “cà di finanziér”, dalla quale si dominava l’intero alto circo della valle.
Più in basso, a monte del sentiero che risale la valle, fra la casera di Zocca ed il “crusùn” (la croce che precede l’ingresso al pianone), si trovava, poi, il cosiddetto “càmer di guèrdie", una grotta naturale anch’essa utilizzata per gli appostamenti dei finanzieri. In questi scenari si è, dunque, giocata più e più volte la partita di abilità, scaltrezza, coraggio e resistenza fra i “fènc” (letteralmente, i ragazzi: così venivano denominati, gergalmente, allo scopo di non farsi intendere, i finanzieri) o "burlandòt" ed i contrabbandieri, che, di ritorno dal “viac’ inch dè pòs”, portavan fuori dalla Svizzera “el mòrt” (il morto, cioè, nel gergo, la merce di contrabbando: sale, soprattutto nel periodo fra le due guerre e durante la seconda guerra mondiale, poi caffè e tabacco, nel secondo dopoguerra, scambiati in genere con riso e prodotti alimentari della valle). Quando andava bene, si poteva “mèt via èl mòrt”, “mettere via il morto”, non nel senso di celebrare un funerale, ma di riuscire a smerciare la merce contrabbandata, realizzando quel guadagno che ripagava dello sforzo durissimo della doppia traversata (effettuata in genere in 24-36 ore). Quando andava male, invece, si doveva fuggir via a gambe levate, lasciando sul posto la bricolla con la merce.

Valle di Zocca dal passo di Zocca

Una partita fra avversari, non nemici: contrabbandieri e finanzieri, infatti, senza darlo troppo a vedere, si rispettavano, ciascuno comprendendo le ragioni dell’altro, anche se fermamente decisi a non venir meno al proprio compito. Una partita che non era giocata in campo neutro, in quanto i contrabbandieri avevano dalla loro parte la popolazione locale, in genere pronta ad avvertirli del pericolo di pattugliamenti o appostamenti, anche con finti richiami alle greggi "bea, bea, ciachès"). Vi furono momenti di tensione, ma in nessun caso si giunse ad esiti tragici, che invece non mancarono in altri versanti valtellinesi interessati alla pratica del contrabbando. I finanzieri si accontentavano di requisire tutti i carichi di cui riuscivano ad impossessarsi, fingendo, per lo più, di non riconoscere i contrabbandieri fuggitivi, con i quali, poteva capitare, finivano talora per giocare qualche partita a carte, la sera, in qualche osteria. Addirittura si poteva arrivare a forme di reciproco aiuto, come accadde, stando ad un racconto riportato da Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagna (cfr. Punte e Passi, a cura di L. Angelici ed A. Boscacci, Sondrio, 1998), quella volta che, sul finire dell’ottocento, due contrabbandieri sorpresi da una terribile tormenta appena sotto il passo di Zocca, sul versante svizzero, implorarono i Finanzieri di trarli d’impaccio. Poi, il progressivo esaurirsi del fenomeno, che portò alla chiusura della  caserma delle Guardie di Finanza nel 1973 (negli ultimi anni, peraltro, utilizzata soprattutto per ospitare militi convalescenti da malattie legate a cause di servizio).


Vedretta dell'Albigna

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS, COME QUELLE SOPRA RIPORTATE), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.

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