Campane su YouTube: Tartano; Campo Tartano 1, 2, 3 - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - CARTE DEI PERCORSI


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Frasnino-Foppe-Ponte della Corna-Ponte di Vicima-Campo Tartano
3 h e 30 min.
470
EE
SINTESI. Usciamo al terzo svincolo alla rotonda alla quale termina la nuova ss 38 all’uscita della seconda galleria di Paniga indicazioni: Forcola 3 km., Tartano 14 km.). Dopo poche centinaia di metri lasciamo la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziamo a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano (m. 1060). Parcheggiamo e portiamoci alla chiesa di S. Agostino, passando alla sua sinistra e scendendo su un sentierino vero sinistra all'imbocco del Ponte nel Cielo (m. 1038). Acquistato il biglietto (nei finesettimana l'acquisto va fatto on-line), lo attraversiamo e saliamo al Frasnino. Superato il bivacco Frasnino ci portiamo ad un capanno. A sinistra del capanno due cartelli segnalano un bivio (m. 1060): imbocchiamo il sentiero che sale a destra (Sentiero dei Ponti, sentiero 163 per il Pustaresc’ e per il pizzo della Pruna). Dopo pochi tornanti siamo ad un bivio segnalato da cartelli e, ignorato il sentiero che scende a sinistra, restiamo sul sentiero 163 che traversa al maggengo Fopp, dato a 25 minuti. Dopo una radura, rientrati nella pecceta, riprendiamo a salire, fino al primo dei ponti del sentiero, un ponticello in legno su una ripida valletta, il Punt d’il Pelandi. Il sentiero passa poi appena sotto alcuni roccioni e dopo breve salita esce alla parte bassa di una fascia di prati. Più in alto vediamo le baite del Postareccio (Pustarèsc’, m. 1370). Rientrati nel bosco, attraversiamo l’aspro vallone della Valle del Bugno (Val dul Bögn), segnalata da un triangolo rosso dell’Alta Via della Val Tartano. Siamo quindi ad un bivio non segnalato e seguiamo il sentiero di destra, che sale raggiungendo una radura. Poco sotto, una baita solitaria e ristrutturata. Ad un nuovo bivio ignoriamo il sentierino che sale a destra e proseguiamo sul più marcato sentiero che va in piano (segnavia bianco-rosso). In breve usciamo ai prati delle Foppe (Fopp, m. 1368). Passiamo in mezzo alle baite, con una bandiera italiana, e sul limite dei prati proseguiamo sul sentiero (segnavia bianco-rosso su un sasso), che passa a sinistra di un casello dirupato e giunge subito ad un bivio, con cartelli escursionistici. Qui siamo ad un bivio al quale il sentiero 163 si biforca. Ignorato il ramo di destra, che sale alla Corte in un’ora ed al pizzo della Pruna in un’ora e mezza, imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra, raggiungendo in 45 minuti la Corna, in un’ora il Ponte della Corna ed in un’ora e 15 minuti la strada provinciale (i tempi sono un po’ sovrastimati). Dopo pochi tornanti in pecceta, passiamo a sinistra di alcune baite ormai assediate dalla boscaglia. Seguiamo con attenzione i segnavia bianco-rossi, per evitare sentieri secondari. Per un tratto il sentiero sembra piegare decisamente a sinistra, tornando verso Campo tartano, poi volge a destra e propone una serie di tornanti nella pecceta. Passiamo poi a monte di un ampio prato con una baita ed un rudere di baita. Poco oltre siamo alla località della Corna (Barciòk), dove una bella sorgente viene incanalata in un tronco scavato. Scendendo ancora passiamo appena a sinistra della medesima baita. Il sentiero si fa più ripido, anche se la sua sede è sempre larga. Rientrati nel bosco traversiamo a destra, e troviamo il primo tratto esposto protetto da un corrimano. Prestiamo attenzione perché data la natura dei luoghi i sassi che lastricano il sentiero sono assai scivolosi. Scendiamo per un buon tratto diritti, poi ad un nuovo tratto con corrimano il sentiero volge a sinistra. Alla fine siamo al Ponte della Corna (m. 1030), in legno, sostenuto da spesse funi in acciaio. Sul lato opposto del ponte il sentiero riparte, salendo però ora con pendenza assai meno ripida in un bosco meno orrido. Saliamo per breve tratto a destra, poi traversiamo a sinistra. Ignorati un sentiero che ci lascia sulla sinistra, proseguiamo diritti fino a raggiungere la strada provinciale 11 della Val Tartano. Seguiamo la carrozzabile che ci riporta a Campo Tartano. In breve siamo all’imponente ponte di Vicima, sulla valle omonima. Proseguiamo sulla carrozzabile, che passa a lato di un’azienda a gricola ed a valle della frazione Cosaggio, alla quale sale una stradina. Poco oltre passiamo a destra delle belle baite della contrada Furfulera, che precede il quinto ed ultimo ponte dell’anello, il Punt de la Pisaferia. Proseguendo sulla strada torniamo infine a Campo Tartano. Variante: a Cosaggio imbocchiamo la stradina che sale alle case e prosegue portandosi alle case di Ronco. Qui termina ad uno slargo lasciando il posto all'antica mulattiera di valle che percorriamo procedendo diritti in leggera discesa. La mulattiera scende gradualmente portandosi appena sopra la strada provinciale. Ignorate due deviazioni a sinistra ed una a destra, raggiungiamo due ponticelli oltrepassati i quali ci immettiamo su una pista agro-silvo-pastorale che, percorsa in discesa, ci porta alla strada provinciale poco prima di Campo Tartano.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Il 22 settembre 2018 è stato inaugurato a Campo Tartano il “Ponte nel Cielo”, che, con i suoi 140 metri d’altezza, è il ponte tibetano più alto d’Europa, sospeso sopra la forra terminale della Val Tartano, che ospita la diga Colombera. Il manufatto, lungo 234 metri, è stato commissionato alla ditta austriaca HTB Baugesellshaft dal Consorzio Pustaresc’ ed unisce il nucleo di Campo Tartano, poco sotto la chiesa di S. Agostino, da una quota di 1034,88 metri, al maggengo del Frasnino, sul lato opposto della valle, a 1038,77 metri. È costituito da 4 grandi funi a sostegno di un impalcato in grigliato metallico, con camminamento largo un metro costituito da 700 assi di larice dei boschi della Val Tartano.
L’afflusso di visitatori è stato sin da subito molto ampio: la sensazione di restare sospesi nel vuoto circondati da uno scenario di prim’ordine, con un colpo d’occhio sull’intera bassa Valtellina fino all’alto Lario, su un’ampia porzione della Costiera dei Cech, sul Culmine di Campo e sulla bassa Val Tartano, ha costituito un’attrattiva potente. Per regolamentare il flusso dei visitatori l’accesso nei finesettimana è consentito solo previo l’acquisto di un numero predeterminato di biglietti on-line, mentre nei giorni rimanenti il biglietto può essere acquistato al gabbiotto di accesso al ponte. In ogni caso il transito è consentito dalle 9.30 alle 16.30 e regolamentati da norme, che prevedono, fra l’altro, il divieto di gettare oggetti, sporgersi, correre, saltare, utilizzare il ponte con forte vento e temporali, superare il numero massimo di 100 persone sul ponte, lasciare bambini e cani incustoditi.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Per vivere l’emozione di attraversarlo bisogna imboccare la strada provinciale 11 della Val Tartano, impegnando il terzo svincolo alla rotonda alla quale termina la nuova ss 38 all’uscita della seconda galleria di Paniga (indicazioni: Forcola 3 km., Tartano 14 km.). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a lato della chiesa di S. Agostino (m. 1060).
Si tratta ora di parcheggiare: se siamo fortunati troviamo parcheggio subiito dopo la chiesa, sulla destra, altrimenti dobbiamo proseguire e portarci alla zona cimitero. Nel primo caso per scendere al ponte ci conviene utilizzare la scalinata e la stradina che scendono al sagrato della chiesa, che però lasciamo alla nostra destra imboccando subito la prima stradina a sinistra, fra le case del paese, e ad un bivio prendendo di nuovo a sinistra, procedendo su un sentiero che termina proprio all’ingresso al ponte. Nel secondo caso possiamo scendere sulla strada segnalata da un cartello che indica il Ponte nel Cielo, passando a sinistra del nucleo della Costa, superando un altro parcheggio e lasciando la strada, ad una curva a sinistra, per imboccare la pista che si stacca a destra e traversa all’imbocco del ponte.


Bassa Valtellina dal Ponte nel Cielo

Qui giunti, all’acquisto del biglietto ci viene messa al polso una fascetta. Posto piede sul ponte, si tratta di superare i primi secondi di timore del vuoto e, procedendo con calma e con qualche sosta, gustare scenari ed emozioni. Alla nostra destra, oltre la profonda forra del Tartano, la bassa Valtellina termina al limite settentrionale del Lago di Como, incorniciato, sul lato sinistro, dal caratteristico corno del monte Legnone. Alla nostra sinistra il profondo solco della Val Tartano ed il largo dosso in corrispondenza del quale la valle si biforca in Val Lunga e Val Corta. Davanti a noi le ripide falde boscose che scendono dal pizzo della Pruna mentre alle nostra spalle, a destra di Campo Tartano e del tondeggiante Culmine di Campo con la caratteristica croce, un breve spaccato del gruppo del Masino, con la cima degli Alli, la cima Vicima ed il pizzo della Remoluzza. Alla loro destra ed alle spalle della cresta del Sasso Arso e dei Corni Bruciati, occhieggia la cresta del monte Disgrazia (m. 3678), signore del versante retico. Sotto di noi, la diga di Colombera.


Campo Tartano e il Ponte nel Cielo

Una breve salita ci porta all’estremo opposto del ponte, dove torniamo dal cielo alla terra in corrispondenza di un poggiolo. Un sentierino ci fa salire al limite del maggengo di Frasnino (Frasnìi; il suo nome deriva, con ogni probabilità, dal latino “fraxinus”, “frassino”). Prima del ponte lo si raggiungeva con una mulattiera che partiva dal limite del camminamento della diga di Colombera. Su un tronco una mappa dei tre sentieri proposti dal Consorzio, quello dei Ponti, il sentiero 163 per l’alpe Postareccio ed il sentiero per il pizzo della Pruna. Poco distante, il bivacco Frasnino e, più in alto, a ridosso di un roccione, un capanno in legno per il birdwatching.
A sinistra del capanno due cartelli segnalano un bivio: imboccando il sentiero che sale a destra si percorrono il Sentiero dei Ponti, il sentiero 163 per il Pustaresc’ e quello per il pizzo della Pruna, mentre andando a sinistra, in piano, si traversa ad un gruppo di caratteristiche baite e si imbocca il sentiero che scende alla diga di Colombera per poi risalire a Campo Tartano.


Il bivacco Frasnino

Imbocciamo il sentiero di destra, segnalato da segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi con numerazione 163. Entriamo subito in una fresca ed ombrosa pecceta, con alcuni tornanti. Sul lato destro troviamo un quadretto devozionale dedicato a S. Giuseppe. In alcuni punti il sentiero, sempre largo, è esposto, ed è in corso di allestimento (ottobre 2018) un corrimano in legno. Alla nostra destra ignoriamo un sentierino che si stacca salendo nella pecceta e poco oltre un grande fungo in legno ricorda una delle pratiche più amate in valle. Per breve tratto il bosco si apre e sulla sinistra vediamo l’imbocco della Val Vicima. Raggiugiamo poi un bivio segnalato da cartelli e, ignorato il sentiero che scende a sinistra, restiamo sul sentiero 163 che traversa al maggengo Fopp, dato a 25 minuti. Alla nostra sinistra appare uno spaccato più ampio della Val Vicima.
Superata una fontanella in legno, raggiungiamo un primo punto panoramico: alle nostre spalle lo sguardo raggiunge il gruppo del Masino, che si eleva alle spalle del Culmine di Campo e mostra, da sinistra, il pizzo Badile, il pizzo Cengalo, i pizzi del Ferro e la cima di Zocca, prima che la costiera Remoluzza-Arcanzo nasconda alla vista le altre sue più famose cime. Sul lato destro, infine, il monte Disgrazia mostra ora una porzione un po’ più grande.


Sentiero dei Ponti da Frasnino alle Foppe

Rientrati nella pecceta, riprendiamo a salire, fino al primo dei ponti del sentiero, un ponticello in legno su una ripida valletta, il Punt d’il Pelandi. Il sentiero passa poi appena sotto alcuni roccioni e dopo breve salita esce alla parte bassa di una fascia di prati. Più in alto vediamo le baite del Postareccio (Pustarèsc’, m. 1370). Rientrati nel bosco, attraversiamo una valletta e più avanti ritroviamo gli alti e diritti abeti, che superano per nobiltà e portanza tutti gli altri alberi. Atraversato l’aspro vallone della Valle del Bugno (Val dul Bögn), segnalata da un triangolo rosso dell’Alta Via della Val Tartano, siamo ad un bivio non segnalato e seguiamo il sentiero di destra, che sale raggiungendo una radura. Poco sotto, una baita solitaria e ristrutturata.


Apri qui una fotomappa dei sentieri del versante occidentale della Val Tartano

Ad un nuovo bivio ignoriamo il sentierino che sale a destra e proseguiamo sul più marcato sentiero che va in piano (segnavia bianco-rosso). In breve usciamo ai prati delle Foppe (Fopp, m. 1368), buon punto panoramico. Alla nostra sinistra vediamo, in basso, il ponte di Vicima, per il quale passeremo, e la Val Vicima; alla sua destra il ripido solco della Valle del Castino, coronato in alto dal pizzo Torrenzuolo; alle nostre spalle di nuovo il gruppo del Masino, cui si aggiungono, sulla sinistra, le più alte cime della Costiera dei Cech. Passiamo in mezzo alle baite, con una bandiera italiana, e sul limite dei prati proseguiamo sul sentiero (segnavia bianco-rosso su un sasso), che passa a sinistra di un casello dirupato e giunge subito ad un bivio, con cartelli escursionistici.


Panorama dalle Foppe

Qui siamo ad un bivio al quale il sentiero 163 si biforca. Ignorato il ramo di destra, che sale alla Corte in un’ora ed al pizzo della Pruna in un’ora e mezza, imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra, raggiungendo in 45 minuti la Corna, in un’ora il Ponte della Corna ed in un’ora e 15 minuti la strada provinciale (i tempi sono un po’ sovrastimati). Anche il cartello rosso del Sentiero dei Ponti ci indirizza a sinistra.


Apri qui una fotomappa dei sentieri del versante occidentale della Val Tartano

Dopo pochi tornanti in pecceta, passiamo a sinistra di alcune baite ormai assediate dalla boscaglia. Seguiamo con attenzione i segnavia bianco-rossi, per evitare sentieri secondari. Per un tratto il sentiero sembra piegare decisamente a sinistra, tornando verso Campo tartano, poi volge a destra e propone una serie di tornanti nella pecceta. Una breve apertura del bosco ci propone un ottimo colpo d’occhio sul ponte di Vicima. Passiamo poi a monte di un ampio prato con una baita ed un rudere di baita. Poco oltre siamo alla località della Corna (Barciòk), dove una bella sorgente viene incanalata in un tronco scavato. Un cartello indica l’ “Aqua déla Ram”, una particolare acqua ferruginosa cui si attribuivano particolari qualità terapeutiche. Scendendo ancora passiamo appena a sinistra della medesima baita.


Discesa al Ponte della Corna

Inizia ora la parte più avventurosa della discesa, perché il sentiero si fa più ripido, anche se la sua sede è sempre larga. Rientrati nel bosco traversiamo a destra, e troviamo il primo tratto esposto protetto da un corrimano. Prestiamo attenzione perché data la natura dei luoghi i sassi che lastricano il sentiero sono assai scivolosi. Scendiamo per un buon tratto diritti, poi ad un nuovo tratto con corrimano il sentiero volge a sinistra. Alla nostra destra, in basso, finalmente eccolo, in ponte della Corna, gettato sul torrente Tartano, in fondo alla valle. Procediamo a ridosso di un roccione ed in prossimità del ponte comprendiamo anche la ragione del suo nome: sul nostro versante sembra poggiare su un roccione che sporge dal fianco della valle, una “corna”, appunto.


Il Ponte della Corna

Eccoci al Ponte della Corna ("punt de la còrna", m. 1030), in legno, sostenuto da spesse funi in acciaio. Una ventina di metri più in basso scorre il torrente Tartano, che indugia in un ripiano prima di precipitare in un gola. Il suo alito freddo sale ad afferrarci. Conoscete quel modo di dire? “Parti delle corna e spunta il diavolo”. Non sarà che il nome del ponte allude proprio a lui? Qui davvero sembre di essere agli inferi, soprattutto quando la luce del sole non lo raggiunge. Dal cielo agli inferi! E allora, hai visto mai… La tentazione di andarsene in fretta è forte, ma qualche attimo per lasciarsi prendere dalla natura potentemente selvaggia del luogo possiamo pur indugiare.


Il torrente Tartano dal ponte della Corna

Sul lato opposto del ponte il sentiero riparte, salendo però ora con pendenza assai meno ripida in un bosco meno orrido. Saliamo per breve tratto a destra, poi travesiamo a sinistra. Ignorati un sentiero che ci lascia sulla sinistra, proseguiamo diritti fino a raggiungere la strada provinciale 11 della Val Tartano. Sul lato opposto il sentiero riparte subito, ed un carello indica che sale a Dossala ed al Barghèt. Noi però lo lasciamo e seguiamo la carrozzabile che ci riporta a Campo Tartano. Un ritorno nienta affatto monotono, costellato di scorci panoramici suggestivi.
Superato il cartello del km 13 in breve siamo all’imponente ponte di Vicima, sulla valle omonima. Niente più cielo, niente più inferi, qui abbiamo a che fare con la storia. Il motivo ci attende sul lato opposto del ponte, che attraversiamo sulla passerella pedonale a sinistra. Qui giunti, sul lato opposto della strada troviamo una targa nella quale si celebra l’intervento del celebre ministro valtellinese Vanoni, che questo ponte volle per superare il plurisecolare isolamente di Tartano rispetto alla Valtellina.


Il ponte di Vicima

In un discorso pronunciato in Senato il 16 febbraio 1956, poco prima della morte, così presentò l'inaccettabile situazione di Tartano e della sua valle nell'Italia che, dopo la riscostruzione del secondo dopoguerra, si avviava al boom economico: "Non posso dimenticare che vi è nella mia provincia un piccolo comune di 1200 abitanti, il quale ancora oggi è collegato con la pianura per mezzo di una mulattiera, sicché occorrono cinque ore di cammino a piedi per raggiungerlo e quando si sale, come io qualche volta ho fatto prima e dopo la mia vocazione politica, e ci si accosta al palazzo municipale e si vede il ricordo dei caduti nelle due guerre e si nota che questo piccolo villaggio di montagna ha avuto nelle due guerre il maggior rapporto tra popolazione residente e caduti, si orienta necessariamente la propria opera, come credo di avere sempre fatto nella mia vita politica, affinché questi 1200 contadini montanari abbiano una tranquillità economica ed una speranza in un avvenire per sé e per i propri figli." Queste parole sono ora scolpite in una lastra di granito posta, nel 1966, con l'intitolazione "La popolazione della Val Tartano a Ezio Vanoni, Ministro della Repubblica", sul fianco roccioso della montagna. Dietro le alte grate del ponte si intravvede la forra paurosa della bassa Val Vicima. La vecchia strada lo attraversava con una galleria scavata nella roccia ed un più modesto ponte.


La contrada Ronco

Proseguiamo sulla carrozzabile, che passa a lato di un’azienda a gricola ed a valle della frazione Cosaggio, alla quale sale una stradina. Qui abbiamo due possibilità: proseguire sulla strada provinciale o salire ad intercettare l'antica mulattiera di valle. Consideriamole entrambe.
Nel primo caso restiamo sulla carrozzabile. Il colpo d’occhio si fa davvero interessante: rivediamo Campo Tartano ed alle sue spalle il gruppo del Masino è sostituito dalla testata della Valle Spluga, a destra del versante orientale della Costiera dei Cech. Poco più a valle vediamo alte alla nostra destra le case della frazione Ronco. Poco più avanti rivediamo il Ponte del Cielo, e possiamo apprezzare lo sperone roccioso sul quale poggia Frasnino.


Campo Tartano dalla SP11

Poco oltre passiamo a destra delle belle baite della contrada Furfulera, che precede il quinto ed ultimo ponte dell’anello, il Punt de la Pisaferia. Siamo ormai in vista di Campo Tartano e sulla destra vediamo la partenza del sentiero che sale all’alpe Zocca ed alla cima omonima. Restiamo sulla carrozzabile e giungiamo in vista della splendida sella erbosa che costituisce il culmine della Val Fabiolo, scavata da un ramo del ghiacciaio che nel quaternario modellò la Val Tartano. Qui fu costretto a dividersi in due lingue, perché il colle del Culmine di Campo, costituito da durissime rocce, non si lasciò spianare. Oltre la sella, riecco, sullla sinistra, i pizzi del Ferro.
Passiamo a sinistra della contrada Somvalle, che appartiene al comune di Forcola, e dopo un’ampia curva a sinistra torniamo a Campo Tartano, passando davanti al cimitero e concludendo questo fascinoso anello escursionistico, fra cielo, inferi e storia.


Campo Tartano e Ponte nel Cielo dalla SP11

Vediamo ora la seconda possibilità, segnalata anche dai cartelli del Sentiero dei Ponti. Oltrepassato il ponte di Vicima, saliamo sulla stradina che porta a Cosaggio. Passiamo così sotto la graziosa chiesetta e proseguiamo lasciando alle spalle le case della frazione. La carrozzabile, infatti, si porta al vicino nucleo di Ronco, dove termina ad uno slargo. Qui parte una larga mulattiera, segnalata da un cartello come sentiero 127 (Sentiero dei Ponti-Val Vicima). Si tratta dell'antica strada di valle, che congiungeva Campo Tartano a Tartano, prima che venisse tracciata la carrozzabile servita dal ponte di Vicima.


Campo Tartano ed il Ponte nel Cielo dall'antica strada di Valle

Passiamo così a monte delle case di Ronco ed a sinistra di una cappelletta. Poco oltre a sinistra lo sguardo raggiunge Campo Tartano ed il Ponte nel Cielo. Procedendo in leggera salita in breve siamo ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che si stacca a destra (Sentiero 127 per la Val Vicima) e proseguiamo diritti sul Sentiero dei Ponti. Camminando in piano abbiamo a sinistra alcuni splendidi larici ed a destra una rete paramassi. Superata la croce posta a ricordo di Marcello Speziale, proseguiamo ancora in piano e passiamo a sinistra di una più piccola e malmessa cappelletta. La mulattiera supera una valletta, procedendo in piano fra betulle e larici.


L'antica strada di Valle

Ignoriamo una sentiero che se ne stacca sulla sinistra scendendo alla strada provinciale 11 e raggiungiamo il tratto più suggestivo, nel quale la mulattiera attraversa una fascia di roccioni ed a tratti è scavata nella roccia. Le rocce cadono a picco sulla strada provinciale 11, che si trova poco più in basso, ed alcuni tratti esposti sono protetti da corrimano. Ora vediamo chiaramente la carrozzabile posta qualche metro più in basso e, sul fondo, il tondeggiante Culmine di Campo.


L'antica strada di Valle

Dopo una breve leggera salita ed un tratto in piano, lasciamo il tratto più aereo e riprendiamo il cammino fra una rete paramassi e la boscaglia. In breve scendiamo ad una singolare coppia di ponti: quello di sinistra, in legno e più antico, serviva la mulattiera, mentre quello di destra, in cemento, serve la nuova pista agro-silvo-pastorale che sale all'alpe Piazzo.
Ci immettiamo in questa pista e scendiamo con un ultimo ripido tratto alla strada provinciale 11. La seguiamo e subito, dopo un accenno di curva a destra, ci ritroviamo alle porte di Campo Tartano. Passiamo sotto il nucleo di Somvalle, che appartiene al comune di Forcola, e con un'ampia curva a sinistra torniamo a Campo Tartano.


Apri qui una fotomappa del Sentiero dei Ponti da Cosaggio alla strada provinciale 11 della Val Tartano

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