La piana dello Scorluzzo e, sul fondovalle, la III Cantoniera

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
III Cantoniera dello Stelvio-Rese Basse di Scorluzzo-SS 38 dello Stelvio-III Cantoniera dello Stelvio
4 h e 30 min.
300
E
SINTESI. Usciti da Bormio dobbiamo proseguire in direzione di Livigno. Superata la deviazione a sinistra per Premadio, la strada statale giunge ad un tornante destrorso, al quale si stacca, sulla sinistra, la strada segnalata per il passo del Foscagno e Livigno. Noi la ignoriamo e cominciamo a salire verso il passo dello Stelvio. Giunti alla III Cantoniera (m. 2342), dopo aver visitato la chiesetta di S. Ranieri, torniamo indietro fino al parcheggio che troviamo sulla sinistra della carreggiata (cioè sul lato di fondovalle). Qui troviamo anche un pannello illustrativo ed imbocchiamo la pista che scende ad attraversare il torrente Braulio su un ponte, traversa per un tratto verso est, poi piega a destra e si dirige a sud, attraversando il Rin di Scorluzzo. Dopo un tratto, la pista scarta bruscamente a sinistra e volge a nord, riattraversando il Rin di Scorluzzo e salendo gradualmente. Dopo un buon tratto incontriamo un tornante dx e ad una quota di 2480 metri circa si immette su un’altra pista, che scende dalla malga dello Scorluzzo. Se abbiamo tempo, possiamo seguirla salendo verso destra e visitare l'ampio pianoro dove un baitone non turba il senso di profonda pace che aleggia su questi luoghi. Se invece vogliamo percorrere per via diretta l'anello, prendiamo a sinistra e per un tratto saliamo con pendenza modesta. La pista porta ad una suggestiva caverna, poi al Laghetto Alto, m. 2603), alla cui sinistra passa il sentiero che ora punta in direzione del passo dello Stelvio, e che procede tagliando a mezza costa le Rese basse dello Scorluzzo, intercettato da quello che scende dalle Rese Alte. Il sentiero, superato un torrentello, termina ad un tornante sx della ss 38 poco sotto il passo dello Stelvio. Per tornare all’automobile dobbiamo ridiscendere sulla statale dello Stelvio, passando per la IV Cantoniera, appena sotto il passo o giogo di Santa Maria, oltre il quale si apre la Val Muranza, in territorio elvetico. Scendendo ancora, dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx, percorriamo un tratto sulla carozzabile fino a trovare, sulla sinistra, un sentiero che se ne stacca e scende alla III Cantoniera restando poco sotto la carreggiata. Torniamo così al parcheggio dove recuperiamo l'automobile.


Apri qui una panoramica sull'alta Valle del Braulio

La Valle del Braulio deve la sua amplissima fama a quel passo dello Stelvio di cui già nella Guida alla Valtellina, edita nel 1884 a cura del CAI e di Fabio Besta, afferma: “Non v'ha, osserva Felice Liebeskind, in tutta la cerchia dell'Alpi alcun passaggio che possa rivaleggiare, e per magnificenza, e per pittoresche bellezze, con quello dello Stelvio. Per esso anche chi non vuole incontrare difficoltà o sostenere fatica, può, senza lasciare la carrozza, visitare da vicino il mondo dei ghiacciai e scoprirne i segreti.
Fu merito di un ingegnere italiano, il cav. Carlo Donegani, l'aver ideata e condotta a termine in meno di cinque anni, dal 1820 al 1825, questa che parve allora ed è ancora arditissima opera dell'ingegneria stradale.”
Valle e passo sembrano essere appannaggio di appassionati delle due ruote, mosse dall’energia delle gambe umane o da quella ben più potente di rombanti pistoni. Salendo lungo la strada, dunque, non mancheremo di incontrare sudatissimi ciclisti e fieri centauri. Questa valle non manca, però, di motivi d’interesse escursionistico. La più elegante, panoramica e remunerativa escursione è, senza dubbio, quella che, partendo dal confine italo-svizzero al gioco di Santa Maria (o passo d’Umbrail) porta a toccare la cima del piz Umbrail, e che può essere prolungata con un’indimenticabile traversata alla punta di Rims, con ritorno al punto di partenza per la Valle della Forcola di Rims e la forcella della Forcola. Un’escursione che, nella sua prima parte, è alla portata di tutti, mentre nella seconda richiede attenzione ed un po’ di pratica escursionistica.
Ma andiamo con ordine. Innanzitutto al confine italo-svizzero del giogo di Santa Maria, presso il quale è posta la IV cantoniera dello Stelvio, dobbiamo salire in automobile, seguendo, ovviamente, la ss 38 dello Stelvio. Per farlo, usciti da Bormio dobbiamo proseguire in direzione di Livigno. Superata la deviazione a sinistra per Premadio, la strada statale giunge ad un tornante destrorso, al quale si stacca, sulla sinistra, la strada segnalata per il passo del Foscagno e Livigno. Noi, ovviamente, la ignoriamo e cominciamo ad inanellare la lunga serie di 36 tornanti che portano al passo dello Stelvio, superando un dislivello ragguardevole (dai 1225 m. di Bormio ai 2757 del passo). A ciascuno di essi corrisponde un cartello che ne indica la numerazione (partendo dal passo a scendere). Troviamo, sulla sinistra, l’indicazione di due deviazioni, rispettivamente per i Bagni Nuovi e per i Bagni Vecchi di Bormio. Prima di entrare nella Valle del Braulio, la strada, che corre fra le selvagge pareti del limite occidentale della Reit a destra (Crap dell’Aquila) e del fianco orientale del Monte delle Scale a sinistra, supera una breve galleria scavata nella viva roccia ed incontra, al km 5,5 da Bormio, la deviazione, a sinistra, per la località di Boscopiano, in Valle di Fraele. Segue la galleria denominata di Piattamartina, oltre la quale si notano, a destra della strada, i ruderi della I Cantoniera (m. 1717). Sul lato opposto della valle, alla nostra sinistra, l’impressionante salto delle Corne di Pedenolo non manca di suscitare brivido e leggero senso di vertigine.


Parcheggio della III Cantoniera

Leggiamo nella citata Guida CAI: “Qui la valle diventa aspra e selvaggia; ma è maestosa e imponente. Enormi masse di calcare scendono a precipizio dall'una e dall'altra parte. La parete che s'alza lungo la sponda destra del Braulio ascende perpendicolarmente per oltre 800 metri, termina in una cresta, frastagliata nel più bizzarro modo, e lungh'essa precipitansi dall'alto in belle cascate diversi ruscelli. Consta di nuda roccia divisa in istrati, non interrotta che in un luogo solo da un piccolo pianerottolo coperto di pascoli e di pini. Dopo la Prima Cantoniera la strada s'innalza in due andirivieni e quindi attraversa le Gallerie del Diroccamento; alcune sono, almeno in parte, scavate nella roccia, altre, costruite in legno o in muratura, coprono i tratti della via più esposti alle valanghe e alle frane. La gola si fa sempre più orrida. Anche a destra sopra la via sono immense masse di roccie sovrasporgenti, non interrotte che da scoscesi franamenti. Queste roccie e queste frane formano la costa di Glandadura.


Chiesetta di San Ranieri

Si tratta di un tormentato versante che scende dal limite occidentale della Reit, versante che pose (e pone tuttora) i maggiori problemi di progettazione e manutenzione della strada, soggetto, com’è, a frane e slavine. Superata la confluenza, da destra, della valle dei Vitelli, siamo al versante di Spondalunga, che viene vinto con una serie di tornanti al termine della quale si trova la II Cantoniera o Casino dei Ròtteri (m. 2176). Siamo  13,7 km da Bormio. La singolare denominazione della Cantoniera deriva dal cavallo di testa delle carovane, che era chiamato, dopo abbondanti nevicate, a “rompere” la neve fresca tracciando di nuovo il solco della strada. Appena sotto la Cantoniera, a sinistra della strada, ad un tornante dx, lo sguardo incontra lo spettacolo potente della cascata del Braulio, le cui acque cadono spumeggiando e ruggendo con una violenza che colpisce. Ecco, di nuovo, la Guida CAI: “Lasciate le Gallerie del Diroccamento, la via giunge là dove sbocca la Valle dei Vitelli, per la quale si prospettano i ghiacciai che scendono dal Monte Cristallo. Quivi presso è la Casa Bruciata. Era la Seconda Cantoniera, e fu incendiata dalle truppe garibaldine nel 1859. Poco dopo la via sale per interminabili risvolti l'erto pendio di Spondalunga, sparso qua e là di magri pascoli e più magri boschetti, ma ricco di fiori e piante rare. Il viaggiatore a piedi può per iscorciatoje raggiungere più presto la sommità del pendio, e in questa salita avrà, campo di osservare delle belle cascate del Braulio. In cima alla salita sta il Casino dei Rotteri di Spondalunga (2290 m.)”


Apri qui una panoramica sul Giogo di Santa Maria

Oltre la II Cantoniera e la stretta denominata “Bocca del Braulio”, ecco che la valle opera una sorta di repentina metamorfosi, dismette l’abito orrido per indossare quello bucolico ed ameno. Siamo all’ampia piana dell’alpe Braulio (m. 2320), dove troviamo la III Cantoniera:  “Non molto dopo la strada, varcato il torrente che scende a destra della piccola Valle Scorluzzo, entra per la Bocca del Braulio in un vasto altipiano tutto pascoli: anche le pendici dei monti, meno scoscese, sono coperte di verde. È questa l'Alpe Braulio. In mezzo ad essa trovasi la Terza Cantoniera al Piano del Braulio (2400 m.); e lì vicino una chiesetta dedicata a S. Ranieri con una bella tela del sommo Hayez e la casa del Cappellano erette quando si costrusse la gran strada.”
La tela di cui parla la guida non è più lì, ma è conservata al Museo Civico di Bormio: nella chiesetta, aperta, ne possiamo vedere la riproduzione fotografica. S. Ranieri fu viceré del Lombardo-Veneto al tempo della costruzione della strada, nel primo quarto dell’ottocento; a questa chiesetta è legata una storiariportata in calce a questa relazione. Vicino alla chiesetta un monumento riporta i nomi dei caduti sul fronte dello Stelvio durante la grande guerra.


III Cantoniera vista dalla pista per le Rese Basse dello Scorluzzo

Torniamo indietro fino al parcheggio che troviamo sulla sinistra della carreggiata (cioè sul lato di fondovalle). Qui troviamo anche un pannello illustrativo ed imbocchiamo la pista che scende ad attraversare il torrente Braulio su un ponte, traversa per un tratto verso est, poi piega a destra e si dirige a sud (cioè verso la bassa valle), attraversando il Rin di Scorluzzo. Dopo un tratto, la pista scarta bruscamente a sinistra e volge a nord, riattraversando il Rin di Scorluzzo e salendo gradualmente. Dopo un buon tratto incontriamo un tornante dx e ad una quota di 2480 metri circa si immette su un’altra pista, che scende dalla malga dello Scorluzzo.
Se abbiamo tempo, possiamo seguirla salendo verso destra e visitare l'ampio pianoro dove un baitone non turba il senso di profonda pace che aleggia su questi luoghi. Se invece vogliamo percorrere per via diretta l'anello, prendiamo a sinistra e per un tratto saliamo con pendenza modesta (un cartello dà le Rese Basse a 40 minuti e la strada statale 38 dello Stelvio ad un’ora).


La Malga dello Scorluzzo

La pista porta ad una suggestiva caverna, scavata nella roccia come alloggiamento capace di ospitare una settantina di soldati. Oltre la grotta, si apre la conca che ospita un gentile laghetto (il Laghetto Alto, m. 2603), alla cui sinistra passa il sentiero che ora punta in direzione del passo dello Stelvio, alle cui spalle occhieggia l’imponente mole dell’Ortles. Il sentiero procede tagliando a mezza costa le Rese basse dello Scorluzzo, intercettato da quello che scende dalle Rese Alte. Il sentiero, superato un torrentello, termina ad un tornante sx della ss 38, pochi tornanti sotto il passo dello Stelvio.
Per tornare all’automobile dobbiamo ridiscendere sulla statale dello Stelvio, passando per la IV Cantoniera, appena sotto il passo o giogo di Santa Maria, oltre il quale si apre la Val Muranza, in territorio elvetico. Scendendo ancora, dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx, percorriamo un tratto sulla carozzabile fino a trovare, sulla sinistra, un sentiero che se ne stacca e scende alla III Cantoniera restando poco sotto la carreggiata. Torniamo così al parcheggio dove recuperiamo l'automobile.


Il laghetto Alto

APPROFONDIMENTO: IL MONTE SCORLUZZO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Monte Scorluzzo

Con i suoi 3095 metri, il monte Scorluzzo domina il passo dello Stelvio (il più alto d’Europa) da sud-ovest. Di facile accesso, rappresenta una cima interessante per il suo fascino panoramico, ma ancor più storico. Il suo nome, infatti, è legato alla Prima Guerra Mondiale. Quanto questa scoppiò, infatti, il 24 maggio del 1915, il confine dello Stelvio, che separava il Regno d’Italia dall’Impero Austro-Ungarico, divenne subito linea del fronte. Con un errore tattico tanto grave quanto inspiegabile, il comando italiano non seppe impedire che il passo venisse occupato dal nemico. La stessa cosa accadde per il monte Scorluzzo, che si trovava bel al di qua della linea di confine, in territorio italiano. Gli Austriaci lo presero, mentre le truppe italiane ripiegarono più in basso, seguendo il lungo ed ondulato crinale del Filon del Mot e costruendovi trincee ed un intero villaggio. Su questo fronte non seguirono fatti d’armi significativi, ma l’aver lasciato lo Stelvio e lo Scorluzzo impedì all’esercito italiano di poter progettare un piano di effettiva minaccia alla Val Trafoi. Al passo salì il capitano Boemo Kàlaal, che pochi giorni dopo riuscì a prendere la cima dello Scorluzzo, anche per la decisione degli Italiani di ripiegare.


Valle del Braulio

Ecco come le note di guerra del Battaglione Tirano raccontano, laconicamente, quel che accadde agli inizi del giugno 1915. “4 giugno, venerdì. Dalle 9.00 si verso le 19.00 l’artiglieria nemica, una batteria, da una posizione probabilmente allo Weissenknott, spara ad intervalli verso la nostra pattuglia dello Scorluzzo che si ritira. Verso le 14.00 lo Scorluzzo viene occupato da una pattuglia austriaca di 10/12 uomini. Il nostro comando dà ordine alla 48sima di rioccupare lo Scorluzzo, poi l’ordine viene ritirato. Un plotone della 46sima Compagnia prende posizione al vallone sotto lo Scorluzzo e vi rimane fino alle 22.00, poi riceve l’ordine di rientrare. Alle ore 17.00 lo Scorluzzo viene occupato da 60 soldati austriaci…. 5 giugno, sabato. Il forte Dossaccio ha iniziato i tiri contro il monte Scorluzzo alle ore 13.00, che continuano fino alle 19.00. Il nemico ai primi colpi abbandona lo Scorluzzo e poi lo rioccupa appena finiscono i tiri.”
Oggi il monte ed il Filon del Mot conservano ancora i segni di questa storia. Per questo rappresentano mete di valore non solo escursionistico, ma, appunto, anche storico. Diverse sono le possibilità escursionistiche. Quella proposta è fra le più semplici, ma ve ne sono altre di maggiore sviluppo, cui faremo cenno. Intanto, vediamo come salire al passo dello Stelvio, punto di partenza dell’escursione, attraverso una delle più famose e belle valli della Magnifica Terra. La Valle del Braulio deve la sua amplissima fama a quel passo dello Stelvio di cui già nella Guida alla Valtellina, edita nel 1884 a cura del CAI e di Fabio Besta, afferma: “Non v'ha, osserva Felice Liebeskind, in tutta la cerchia dell'Alpi alcun passaggio che possa rivaleggiare, e per magnificenza, e per pittoresche bellezze, con quello dello Stelvio. Per esso anche chi non vuole incontrare difficoltà o sostenere fatica, può, senza lasciare la carrozza, visitare da vicino il mondo dei ghiacciai e scoprirne i segreti. Fu merito di un ingegnere italiano, il cav. Carlo Donegani, l'aver ideata e condotta a termine in meno di cinque anni, dal 1820 al 1825, questa che parve allora ed è ancora arditissima opera dell'ingegneria stradale.”


Apri qui una panoramica dal sentiero per il monte Scorluzzo

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

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