Castello di Bellaguarda

Mazzo di Valtellina era, all'inizio del secondo millennio, il centro più importante di quello che poi sarebbe stato chiamato il Terziere Superiore di Valtellina, da Tirano a Sondalo: era infatti chiesa plebana. La sua importanza era legata alla posizione nodale nell'antico sistema di comunicazioni: a monte del paese diverse mulattiere (che convergevano in una più in alto) salivano al passo del Mortirolo, che si affaccia sulla Valcamonica (cioè, in età moderna, sui domini della Serenissima Repubblica di Venezia), mentre poco più a nord la vicina Val Grosina costituiva una facile porta di accesso alla Magnifica Terra del Bormiese e quindi ad Engadina e Tirolo.
Nella “Guida alla Valtellina”, curata da Fabio Besta ed edita dal CAI di Sondrio nel 1885 (II edizione), si legge: “Innanzi che si aprisse la grande strada d'Aprica la via del Mortirolo era per avventura la più sicura fra quelle che uniscono la Valcamonica all'alta Valtellina, e per essa, nei secoli trascorsi, transitavano in larga copia le mercanzie provenienti dagli Stati Veneti.” A riprova dell'importanza della pieve di Santo Stefano si può ricordare anche che fra i suoi arcipreti figurò quel Giovan Angelo Medici che poi sarebbe diventato papa Paolo IV.
Ancora oggi possiamo intuire i segni di questo illustre passato non solo nelle dimore nobiliari del paese, ma anche dalle due strutture di fortificazione che, nella generale penuria di strutture del genere in Valtellina, sono una presenza significativa: il castello di Bellaguarda (nel territorio del contiguo comune di Tovo S. Agata) e la torre di Pedenale, residuo di un secondo castello denominato talora "Castello di Mazzo".

ANELLO TOVO-BELLAGUARDA-PEDENALE-MAZZO-TOVO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tovo S. Agata-Castello di Bellaguarda-Torre di Pedenale-Mazzo di valtellina-Tovo S. Agata
2 h
220
T
SINTESI. Salendo lungo la ss 38 dello Stelvio oltre Tirano, la lasciamo uscendo a destra quando troviamo le indicazioni per Tovo e Mazzo. Giunti ad un bivio, andiamo a destra e raggiungiamo la chiesa di S. Agata. Parcheggiata l'automobile nei pressi della chiesa (m. 526), ci incamminiamo seguendo Via S. Marco che sale diritta e stretta, verso sud-ovest, alla parte alta del borgo, a ridosso del versante montano. Qui seguiamo il cartello che segnala la "Passeggiata", prendiamo a sinistra e saliamo fra le ultime case del paese. Imboccata una stradina asfaltata (che assume poi un fondo sterrato), procediamo in piano verso nord, raggiungendo la piccola chiesa della Beata Vergine del Caravaggio. La stradina prosegue verso nord e torna a farsi asfaltata, raggiungendo le rive di un torrentello con briglia. Attraversiamo il torrentello e seguiamo una larga mulattiera che parte sul lato opposto ed entra nel bosco, salendo gradualmente, superando un secondo modesto corso d'acqua ed intercettando una stradina che sale da sinistra. La seguiamo verso destra per circa 150 metri fino ad una semicurva a sinistra, in corrispondenza della quale sulla destra si stacca un sentiero segnalato da un bollo rosso sul tronco di una pianta. Imbocchiamo il sentiero che procede fra ombrosi castagni e lo seguiamo verso sud, riattraversiamo il corso d'acqua già superato più in basso ed usciamo dalla selva in corrispondenza dell'ampia radura che ospita il Castello di Bellaguarda (m. 725). Torniamo sui nostri passi ripercorrendo il sentiero fino alla pista sterrata, prendiamo a sinistra per un breve tratto fino a trovare, sul lato destro, la ripartenza del sentiero. Lasciata la pista, procediamo sul sentiero nella cornice sempre discreta dei castagni. Ci immettiamo così in una marcata mulattiera che scende verso sinistra e confluisce nella carozzabile che da Mazzo sale al passo del Mortirolo, presso la torre di Pedenale, che si erge su un poggio che domina l'abitato di Mazzo. Una mulattiera taglia per due tornanti la carozzabile del Mortirolo, che poi dobbiamo seguire entrando alle case alte di Mazzo, scendendo diritti alla piazza della chiesa di Santo Stefano, menzionata già nel 795 d.C. Per tornare a Tovo dalla piazza S. Stefano possiamo seguire la vicina ex-strada statale 38 dello Stelvio, ma è più piacevole imboccare verso sinistra (sud) Via Valle e poi proseguire per Via Sparso che attraversa l'omonima contrada. Proseguiamo per via Spineda, attraversiamo la contrada di Prestino e rientriamo a Tovo, dove recuperiamo l'automobile.


Tovo S. Agata

Una semplice camminata, godibilissima nelle mezze stagioni ma anche in quella invernale, ci permette di visitarle e nel contempo di ammirare gli scorci ed i color della piana di Tovo S. Agata e Mazzo. Proprio Tovo S. Agata costituisce la base di questa camminata ad anello.
Salendo lungo la ss 38 dello Stelvio oltre Tirano, la lasciamo uscendo a destra quando troviamo le indicazioni per Tovo e Mazzo. Giunti ad un bivio, andiamo a destra e raggiungiamo la chiesa di S. Agata, in corrispondenza di una stretta dell'ex-statale 38 dello Stelvio un tempo ben nota a quanti la percorrevano. Parcheggiata l'automobile nei pressi della chiesa (m. 526), ci incamminiamo seguendo Via S. Marco che sale diritta e stretta, verso sud-ovest, alla parte alta del borgo, a ridosso del versante montano.
Qui seguiamo il cartello che segnala la "Passeggiata", prendiamo a sinistra e saliamo fra le ultime case del paese. Imboccata una stradina asfaltata (che assume poi un fondo sterrato), procediamo in piano verso nord, raggiungendo la piccola chiesa della Beata Vergine del Caravaggio, chiamata anche chiesa di S. Marco (localmente però chiamata "La Madunìna"), affiancata dall'Oratorio dei SS. Ippolito e Cassiano, di origini più antiche, che conserva alcuni affreschi del più noto pittore valtellinese di età rinascimentale, Cipriano Valorsa.


Castello di Bellaguarda

La stradina prosegue verso nord e torna a farsi asfaltata, raggiungendo le rive di un torrentello con briglia, per poi volgere a sinistra e ridiscendere alla frazione Prestino di Tovo. Noi invece attraversiamo il torrentello e seguiamo una larga mulattiera che parte sul lato opposto ed entra nel bosco, salendo gradualmente, superando un secondo modesto corso d'acqua ed intercettando una stradina che sale da sinistra. La seguiamo verso destra per circa 150 metri fino ad una semicurva a sinistra, in corrispondenza della quale sulla destra si stacca un sentiero segnalato da un bollo rosso sul tronco di una pianta. Imbocchiamo il sentiero che procede fra ombrosi castagni e lo seguiamo verso sud, riattraversiamo il corso d'acqua già superato più in basso ed usciamo dalla selva in corrispondenza dell'ampia radura che ospita il Castello di Bellaguarda (m. 725), che fa bella mostra di sé dopo il restauro del 2009.
La struttura è, insieme al vicino castello di Grosio, fra le meglio conservate in Valtellina. Costruita intorno ad un'originaria torre di guardia risalente al 1226, viene menzionata per prima volta nel 1340 e fu fino al 1712 presidio della potenza dei Venosta nel Terziere Superiore di Valtellina. Collocata su un poggio strategico, ha una pianta triangolare ed è disposta su tre piani delimitati da muri merlati.


Castello di Bellaguarda

La passeggiata prosegue verso Mazzo. Torniamo sui nostri passi ripercorrendo il sentiero fino alla pista sterrata, prendiamo a sinistra per un breve tratto fino a trovare, sul lato destro, la ripartenza del sentiero. Lasciata la pista, procediamo sul sentiero nella cornice sempre discreta dei castagni. Ci immettiamo così in una marcata mulattiera che scende verso sinistra e confluisce nella carozzabile che da Mazzo sale al passo del Mortirolo, presso la torre di Pedenale, che si erge su un poggio che domina l'abitato di Mazzo. Con tutta probabilità la torre era inglobata in un castello gemello rispetto a quello di Bellaguarda, e posto anch'esso a presidio dell'importante via del Mortirolo, per la quale passavano importanti commerci fra Venezia ed il centro Europa.


Torre di Pedenale

Su questa struttura e sulla Pieve di Mazzo si legge nella citata “Guida alla Valtellina”: “Questo castello, al suo primo comparire, fece molto parlare di sé; e intorno a lui, per molti anni, ci fu un rande strepito di armi e armati. Sulla Pieve di Mazzo, come pure su molte altre terre dell'Alta Valtellina, la curia di Como, dopo il mille, diceva di avere dei diritti feudali, e cercava di farli valere alla meglio. Quando a un tratto Enrico IV, imperatore tedesco, investì di questi medesimi diritti una famiglia che teneva i feudi di Valle Venosta e di Valle di Matsch, terre tirolesi vicine alla Valtellina dalla parte dello Stelvio… I nuovi investiti si impadronirono subito delle rocche e dei luoghi fortificati dell'Alta Valtellina; eressero i castelli di Serravalle, di Boffalora e da ultimo questo di Pedenale. La curia vescovile di Como si oppose lungamente colle proteste, poi venne alle armi. Il vescovo Ardizzone mosse guerra ad Artuico di Venosta e fece porre l'assedio al castello di Pedenale da lui eretto. La lotta durò diversi anni con diversa fortuna, finché si venne a una pace l'anno 1150. il vescovo lasciò che Artuico si tenesse il suo castello di Pedenale; Artuico cedette al vescovo alcune terre, e si lasciarono a decisioni future le altre questioni più imbrogliate… Dopo questa pace, il castello ebbe per molti secoli una vita modesta e tranquilla; finché, carico d'anni, a poco a poco scomparve e si ridusse a questa povera e ultima torre.”


Mazzo di Valtellina

Dalla torre inizia la discesa a Mazzo, che dominiamo da qui con ottimo colpo d'occhio sulla sua bella piana. Il pensiero corre di nuovo al passato, quello illustre della Pieve di Santo Stefano e quello legato ad uno dei fatti d'armi più importanti delle guerre per la Valtellina della prima parte del Seicento, la battaglia di Mazzo, di cui di nuovo la Guida alla Valtellina scrive: “Il 3 luglio del 1635 Fernamondo generale degli Imperiali aveva collocato gli avamposti suoi a Lovere, e il grosso delle truppe presso Mazzo, dietro muri di cinta di giardini e campi. Rohan, che erasi prima ritirato a Tirano, l'attaccò furiosamente con tremila francesi e seicento grigioni, e ottenne, subendo poche perdite, splendida vittoria. Dei Tedeschi, sgominati, pochi poterono passare l'Adda essendo che il ponte, guasto… per astuzia del Rohan, si ruppe; mille rimasero prigionieri; assai più furono uccisi o si annegarono nel tentare di guadare il fiume. Il Rohan nelle sue memorie dice che dei seimila uomini di cui si componeva l'esercito imperiale, poco più di seicento poterono arrivare a Bormio”.


Chiesa di S. Stefano a Mazzo di Valtellina

Una mulattiera taglia per due tornanti la carozzabile del Mortirolo, che poi dobbiamo seguire entrando alle case alte di Mazzo, scendendo diritti alla piazza della chiesa di Santo Stefano, menzionata già nel 795 d.C. Sulla medesima piazza si affaccia Palazzo Venosta, mentre nella vicina via Dante si trova il rinascimentale Palazzo Quadrio-Venosta che mostra affresti fra i quali figurano, sotto lo stemma dei Quadrio (una delle più illustri famiglie ghibelline di Valtellina) le rappresentazioni del Giudizio di Paride e dalle Grazie nel Bosco, realizzate nel 1564.
Per tornare a Tovo dalla piazza S. Stefano possiamo seguire la vicina ex-strada statale 38 dello Stelvio, ma è più piacevole imboccare verso sinistra (sud) Via Valle e poi proseguire per Via Sparso che attraversa l'omonima contrada. Proseguiamo per via Spineda, attraversiamo la contrada di Prestino e rientriamo a Tovo, dove recuperiamo l'automobile.


Palazzo Quadrio-Venosta a Mazzo di Valtellina

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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