Chi sale ai Bagni di Masino per effettuare un'escursione al rifugio Omio non sospetta quasi mai che esiste un itinerario alternativo per raggiungere la meta, più lungo, ma per molti aspetti anche più affascinante. Forse qualcuno avrà avuto questo sospetto, leggendo su un cartello presso il ponte che si attraversa quando ci si incammina verso il rifugio l'indicazione di una direzione diversa, su cui è scritto "Merdarola - Rifugio Omio - Ore 4.30". Si tratta proprio di questo itinerario, che permette di percorrere un anello che ha come inizio e termine la località dei Bagni (m. 1172).
E allora lasciamo la strada statale 38 dello Stelvio ad Ardenno e seguiamo le indicazioni per la Val Masino.

 

I Bagni si trovano proprio al termine della strada statale della Val Masino, nella valle omonima. Qui non sempre è facile parcheggiare, soprattutto nella piena stagione estiva; nell'ipotesi peggiore possiamo anche rassegnarci a spendere 5 Euro (tariffa estate 2002) per un posto all'interno della struttura termale.
Il nostro itinerario inizia in corrispondenza di una stradina che parte dalla piazzola che funge da parcheggio (quasi sempre pieno) e che precede il ponte prima dell'edificio dei Bagni, dove si trova anche il posto riservato per il pullman di linea.
Un cartello ci indirizza ben presto ad un sentiero che entra in una fresca pineta; ad un bivio dobbiamo seguire le indicazioni per il rifugio Omio e la cascata. Ad un certo punto il sentiero piega a sinistra e comincia a scendere, fino a raggiungere la bella cascata che scende dalla valle Merdarola e che possiamo osservare molto da vicino.

 

Oltre la cascata, si riprende a salire; in diversi tratti possiamo fermarci ad ammirare scorci panoramici molto interessanti, sulla testata della val Porcellizzo, sulla costiera del Cavalcorto (che la divide dalla valle del Ferro) e sulle celeberrime cime della val di Mello (vedi la foto in alto a sinistra).
Lo scenario che circonda il sentiero (comunque sempre ben visibile e segnalato) è invece piuttosto aspro e selvaggio, costituito da vegetazione fitta ed impenetrabile.
Dopo essere uscito dal bosco, il sentiero sale, per un lungo tratto, sul versante sinistro (per noi) della valle, superando una larga fascia di bassa vegetazione (ontani) e diversi torrentelli, prima di approdare ai pascoli dell'alpe (vedi foto sopra, a destra).
Se, per qualsiasi motivo, si decidesse di tornare per la medesima via di salita è necessario prestare molta attenzione ai punti nei quali la traccia esce dalla vegetazione sul terreno aperto, perché, scendendo, non è affatto facile trovarli, e non è affatto consigliabile scendere a vista.

Raggiunta l'alpe, il sentiero finisce per diventare traccia molto debole e talora inesistente. Non è però possibile sbagliare: seguendo i segnavia, infatti, raggiungiamo, in sequenza, tre baite disposte lungo una diagonale che taglia i pascoli salendo verso destra (per essere precisi, in direzione ovest-sud-ovest).
La valle suscita un forte senso di solitudine (vedi foto sopra, a sinistra): difficilmente troveremo qualche uomo o animale, forse qualche cavallo. La sua testata è costituita in gran parte dalle cime della Merdarola, che nascondono la valle di Spluga, posta più a sud.

 

La nostra meta è ben visibile fin dall'inizio della traversata: si tratta della bocchetta di Medaccio (m. 2303), netto taglio nella costiera che separa, ad ovest, la valle dalla val Ligoncio e che è collocata a sinistra delle due marcate punte di questa costiera, la punta Medaccio (m. 2350, a destra) e la punta Fiorelli (m. 2401, vedi foto sopra, a destra, ed a sinistra).

 

 

 

Oltrepassata la terza ed ultima baita (m. 2053), seguiamo i segnavia che ci permettono di superare agevolmente la fascia di grandi massi che precede la bocchetta, raggiungendo il suo limite superiore.

 

Dobbiamo ora scendere nel canalino della bocchetta, con cautela ed attenzione, per la presenza di terriccio e sassi mobili sulla traccia che lo percorre.

 

 

 

 

 

Comunque, senza eccessive difficoltà, alla fine ci ritroviamo ai suoi piedi, di fronte all'imponente scenario della val Ligoncio e della valle dell'Oro, che si mostrano in tutta la loro ampiezza e splendore.

 

 

 

 

Dobbiamo continuare a seguire con attenzione i segnavia rosso-bianco-rossi, che ci fanno piegare a sinistra, in una zona dove, talora, si può trovare anche un piccolo nevaio.

 

 

 

 

 

Aggiriamo così a monte una grande isola di granito (ben visibile a chi sale alla Omio per il sentiero tradizionale, ma che appare, vista da qui, un promontorio erboso), per poi scendere ed aggirare ai piedi una seconda grande placca rocciosa.

 

 

 

 

Alle nostre spalle la costiera che separa le due valli assume un profilo suggestivo e selvaggio.

 

 

 

 

 

 

 

Ci avviciniamo quindi gradualmente alla meta, già visibile dalla bocchetta, il rifugio Omio, che raggiungiamo facilmente, dopo qualche saliscendi.

 

 

 

 

 

Lungo la traversata sfilano sopra di noi, alla nostra sinistra, le più importanti cime della val Ligoncio, il monte Spluga, il pizzo della Vedretta, il pizzo Ligoncio e la punta della Sfinge (rappresentate, nella fotografia, così come appaiono dal sentiero che scende dalla Omio ai Bagni di Masino).

 

 

 

Dopo il meritato riposo al rifugio (m. 2100), che ci permette di gettare un'ulteriore occhiata alla costiera Merdarola-Ligoncio, possiamo effettuare la discesa per la via classica.

 

 

 

 

 

Il dislivello in salita è di circa 1200 metri, ed il tempo necessario per chiudere l'anello è di circa 6 ore.
 

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Data relazione: agosto 2001

 

 

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