CARTE RIASSUNTIVE - TAPPE DELLA GRAN VIA DELLE OROBIE


Apri qui una panoramica dal sentiero che scende al Bar Bianco

Negli anni Ottanta del secolo scorso il CAI di Sondrio e la Fondazione Bombardieri concepirono il progetto di un’alta via o sentiero che percorresse l’intero versante orobico valtellinese da Delebio ad Aprica. Si trattava di un sentiero che in bona parte raccordava sentieri già esistenti, anche se caduti in disuso. Si pensò di dedicarlo alla memoria di Bruno Credaro, uomo politico valtellinese appassionato di alpinismo ed esplorazione dei monti di Valtellina, che contribuì anche, insieme a S. Saglio ed A. Corti, alla redazione della monografia “Alpi Orobie” nella collana Guida Monti d’Italia edita dal CAI e dal TCI (1956). Il sentiero Bruno Credaro venne segnalato con segnavia giallo-rossi, ancora oggi visibili nella sua sezione centrale, e da cartelli della Comunità Montana Valtellina di Sondrio. Nel 1985 ne uscì una prima guida curata, per conto del CAI Valtellinese, da Antonio Boscacci.
Negli anni più recenti la gestione del sentiero è passata al Parco delle Orobie Valtellinesi, che ha curato la nuova cartellonistica e la segnaletica con segnavia bianco-rossi. Per questo in diversi punti si trova la doppia segnaletica. È cambiato anche il nome: quello ufficiale è ora “Gran Via delle Orobie” (o, nell’acronimo, GVO). Le sue prime cinque tappe, da Delebio al rifugio Arale in Val Tartano, sono chiamate anche sentiero Andrea Paniga. L’alta via (l’altezza media è di 1800 metri, con un’elevazione massima di 2648 metri al passo Biorco fra Val Caronno e Conce del Reguzzo) si articola ora in 11 tappe (130 km complessivi), che toccano una gran varietà di scenari ed ambienti. Unisce ad elementi di fascino alcune problematiche che hanno ostacolato la sua fruibilità nella sua sezione centrale e centro-orientale.
Si tratta di un’alta via destinata ad incontrare il favore di quanti amano la montagna meno frequentata e gli scenari selvaggi e solitari, lontani da località legate al turismo di massa. Il risvolto della medaglia è però legata ai punti d’appoggio (ci sono rifugi, che però, ad est dei rifugi Arale e Casera di Dordona e fino al rifugio Nani Tagliaferri (restano quindi fuori le tappe centrali), non sono gestiti d’estate, e dunque possono fungere da bivacco, accanto a baite adattate a rifugio), alle difficoltà di orientamento in alcuni punti, alla natura di sentieri pochissimo frequentati e soggetti al degrado, all’impegno fisico richiesto da alcune tappe. Pochi i passaggi delicati assistiti da corde fisse, ma la cautela è sempre della massima importanza, soprattutto in condizioni di terreno bagnato o con neve (la stagione consigliata è l’estate inoltrata). Per tutti questi motivi una traversata integrale è davvero difficile ed alla portata di escursionisti allenati e determinati, anche per un banale motivo di rifornimenti. Nulla vieta, ovviamente, che se ne percorrano singole tappe.


Il versante orientale della Valle d'Arigna

TAPPE DELLA GRAN VIA DELLE OROBIE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
5 h
1400
E
9 h
800
EE
7 h
1000
E
7-8 h
700
E
8-9 h
1300
EE
8-9 h
1750
E
9 h
1590
E
6-7 h
1160
E
5 h
880
EE
8 h
820
E
8-9 h
700
E


CARTE RIASSUNTIVE DELLA GRAN VIA DELLE OROBIE






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