La ben nota, codificata, segnalata ed illustrata da varie pubblicazioni Alta Via della Valmalenco rimane, nelle sue otto splendide tappe, l'alta via regina della valle che si stende ai piedi del Bernina. Se però non si avessero otto giorni a disposizione, oppure si fosse innamorati della Val Lanterna (l'ampio bacino che occupa il settore nord-orientale della Valmalenco), si può programmare una traversata alta in cinque giorni che, con partenza ed arrivo a Lanzada e quasi interamente nel territorio di questo comune, ne tocca i luoghi più spettacolari ed affascinanti, passando per i rifugi Ponte. Motta, Mitta, Musella, Carate Brianza, Marinelli Bombardieri al Bernina. Bignami, Zoia e Cristina. Niente di ufficiale, dunque, niente di codificato, ma solo una proposta che qualche escursionista potrà apprezzare, anche perché la traversata non propone difficoltà tecniche, ma richiede solo un buon allenamento e buone condizioni atmosferiche e di visibilità. Solo in parte questa alta via della Val Lanterna ricalca (rimodulandole) le tappe dell'alta via della Valmalenco, segnalata dai caratteristici triangoli gialli, ma l'intero percorso è ben segnalato da segnavia bianco-rossi.
La scansione delle tappe proposta (ma, ovviamente, modificabile a seconda delle esigenze, delle gambe e della fantasia di ciascuno) è la seguente: 1. Lanzada-Rifugio Motta; 2. Rifugio Motta-Rifugio Carate Brianza; 3. Rifugio Carate Brianza-Rifugio Bignami; 4. Rifugio Bignami-Rifugio Zoia; 6. Rifugio Zoia-Lanzada.

Quadro d'insieme delle cinque tappe dell'alta via della Val Lanterna (sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright)

SECONDA TAPPA: RIFUGO MOTTA-RIFUGIO CARATE BRIANZA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Motta-Monte Motta-Passo ed alpe di Campolungo-Alpe Campascio-Alpe Musella-Rifugio Carate Brianza
5-6 h
1100
E
SINTESI. Dal rifugio Motta (m. 2146) torniamo indietro al punto di arrivo del sentiero che sale da Cima Sassa e proseguiamo diritti seguendo una debole traccia che risale il crinale, verso est. Nell'ultimo tratto questo si fa ripido e, con un po' di fatica ma senza difficoltà, raggiungiamo così la cima del Monte Motta (m. 2336), dove troviamo il punto terminale degli impianti di risalità del Palù. Dobbiamo ora scendere da qui, verso nord, per facili balze e rocce montonate, al passo di Campolungo (m. 2167), dove giunge una pista sterrata che sale dal lago Palù. La seguiamo scendendo verso destra e passando per l'alpe Campolungo (m. 2110). Proseguiamo nella discesa verso nord-est, raggiungendo le pisce di sci e la stazione dalla quale parte lo ski-lift che sale al Sasso Nero. Poco prima ci raggiunge scendendo da sinistra il sentiero che scende dal Bocchel del Torno. Ci immettiamo così nella quinta tappa dell'Alta Via della Valmalenco, e siamo ad un bivio: ignorata la pista sterrata che prosegue scendendo verso destra (sud-est), proseguiamo diritti seguendo i triangoli dell'Alta Via della Valmalenco, verso nord-est, scendendo ad intercettare una mulattiera che proviene, da destra, dal Dosso dei Vetti. La seguiamo verso sinistra, traversando verso nord in leggera salita ed entrando nella valle di Scerscen. Superato su un ponte il torrente Scerscen, raggiungiamo il pianoro dell'alpe Campascio, attraversandolo fino alle baite dell'alpe (m. 1844), precedute da due torrentelli. resso la prima di queste baite imbocchiamo, sempre seguendo le segnalazioni, il sentiero che riprende a salire verso destra (nord-est) per circa duecento metri, fino a raggiungere la radura dove sono collocati i rifugi Mitta e Musella, a 2021 metri. Poco sopra i rifugi raggiungiamo poi le baite dell'alpe Musella (m. 2076), dalle quali inizia la lunga salita verso nord che porta ad intercettare il sentiero che proviene da Campomoro (dalla nostra destra) ed a salire verso sinistra alla bocchetta delle Forbici, che vediamo fin dall'alpe Musella. Appena prima della bocchetta si trova il rifugio rifugio Carate Brianza (m. 2600).

La seconda tappa dell'alta via della Val Lanterna propone una traversata dal rifugio Motta al rifugio Carate Brianza, passando per la cima del Monte Motta, il passo di Campolungo ed i rifugi Mitta e Musella all'alpe Musella. Una traversata tranquilla, godibilissima e molto panoramica.
La salita dal rifugio Motta alla cima del monte Motta, o Sasso Alto, può avvenire tornando indietro fino al punto in cui il sentiero da Cima Sassa raggiunge il crinale. Ora proseguiamo diritti, seguendo il largo crinale, un po' ripido, che si innalza verso est, fino alla panoramicissima cima.
Il monte Motta, detto anche Sasso Alto (“sas òlt”), è la cima che, con i suoi 2336, sovrasta Chiesa Valmalenco (sgésa), ed è raggiunta dalla cabinovia che permette agli sciatori di raggiungere la parte alta delle piste del Palù.


Apri qui una panoramica dalla cima del Sasso Alto

Eccellente il panorama. Possiamo ammirare a sud-ovest il pizzo di Cassandra (m. 3226) e la cima del monte Disgrazia (m. 3678), che emerge dal massiccio monte Braccia (còrgn de bracia, m. 2909), sul versante orientale della Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra), e dalla cima del Duca (m. 2953) e dalla punta Rosalba (m. 2803), sul suo versante occidentale. A destra della punta Rosalba si distingue la sella del bocchel del Cane (m. 2551), per la quale si può effettuare la traversata dalla Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra) alla Val Ventina (val de la venténa), cioè da San Giuseppe a Chiareggio. Più a destra, si apre un suggestivo scorcio dell’alta Valmalenco: si mostra la Val Bona (val buni), con la bocchetta del Forno (“buchèl bas”, in passato, “la buchèta”, “buchèta del fùren” o “buchèta del fórn”, più recentemente; m. 2775) e, alla sua destra, il monte omonimo (m. 3214). Proseguiamo nella carrellata in senso orario: a destra della Val Bona si impone il massiccio bastione del Sasso di Fora (sasa de fura o sasa ffura, m. 3318), e la triade Tremoggia-Malenco-Entova. Più a destra, la mole massiccia del Sasso Nero (m. 2921).

Panorama dal monte Sasso Alto

Proseguendo in senso orario, a nord, dietro monte delle Forbici, cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094), cima di Caspoggio (m. 3136) e Sasso Moro (m. 3108) ecco emergere, ben visibili, le grandi cime della testata della Valmalenco, cioè il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971), il pizzo Bernina (m. 4049), la Cresta Güzza (m. 3869), il pizzo Argient (m. 3945), il pizzo Zupò (m. 3995), mentre restano nascoste dietro il Sasso Moro le tre cime del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882). Infine, a nord-est, ancora e sempre il pizzo Scalino (m. 3323) sembra bearsi della sua singolare eleganza. Molto interessante è anche il panorama a sud, che mostra, lontana, la sezione centrale della catena orobica. Più vicina è invece la grande conca di Chiesa Valmalenco, Caspoggio e Lanzada, ma attenzione a non sporgersi troppo per ammirarla, perché il versante meridionale del Sasso Alto è ben diverso da quello che abbiamo salito, in quanto, come indica il nome stesso, propone verticali salti di roccia.


Apri qui una panoramica della testata della Valmalenco dal Sasso Alto

Dobbiamo ora scendere da qui, verso nord, per facili balze e rocce montonate, al passo di Campolungo (m. 2167), dove giunge una pista sterrata che sale dal lago Palù. La seguiamo scendendo verso destra e passando per l'alpe Campolungo (canlùunch, m. 2110), collocata in falsopiano sulle pendici orientali del monte Roggione.
Quest'alpeggio, nella divisione degli alpeggi del 1544, venne assegnato alle squadre di Milirolo e Campo (Torre S. Maria), ed è stato caricato, fino agli anni sessante del secolo scorso, da alpeggiatori della frazione Ciappanìco di Torre. La conca è chiusa, a sud, dalla dolce collina (tale appare da qui) del Monte Motta, o sasso Alto. È uno degli angoli meno noti, ed insieme più belli della Valmalenco. Le baite che si raccolgono a lato di una pista sono vegliate da un crocifisso in legno, posato nel luglio del 2009. Particolarmente suggestivo il panorama che ripropone il pizzo Scalino e che mostra, a nord, la conca e le cime di Musella, dietro le quali cominciano ad occhieggiare i giganti della testata della Valmalenco (in particolare, la triade Roseg-Scerscen e Bernina). A destra delle cime di Musella il Sasso Nero si mostra in tutta la sua poderosa mole, ma anche il monte delle Forbici, alla loro sinistra, si mostra imponente.

Alpe Campolungo

Proseguiamo nella discesa verso nord-est, raggiungendo le pisce di sci e la stazione dalla quale parte lo ski-lift che sale al Sasso Nero. Poco prima ci raggiunge scendendo da sinistra il sentiero che scende dal Bocchel del Torno. Ci immettiamo così nella quinta tappa dell'Alta Via della Valmalenco, e siamo ad un bivio: ignorata la pista sterrata che prosegue scendendo verso destra (sud-est), proseguiamo diritti seguendo i triangoli dell'Alta Via della Valmalenco, verso nord-est, scendendo ad intercettare una mulattiera che proviene, da destra, dal Dosso dei Vetti. La seguiamo verso sinistra, traversando verso nord in leggera salita ed entrando nella valle di Scerscen. Superato su un ponte il torrente Scerscen, raggiungiamo il pianoro dell'alpe Campascio (campàasc'), fino alle baite dell'alpe (m. 1844), precedute da due torrentelli.


Apri qui una fotomappa del versante orientale del Monte Motta

Presso la prima di queste baite imbocchiamo, sempre seguendo le segnalazioni, il sentiero che riprende a salire verso destra (nord-est) per circa duecento metri, fino a raggiungere la radura dove sono collocati i rifugi Mitta e Musella, a 2021 metri, circondati dalla bellissima cornice di boschi gentili. Poco sopra i rifugi raggiungiamo poi le baite dell'alpe Musella (m. 2076), dalle quali inizia la lunga salita verso nord che porterà alla bocchetta delle Forbici (buchèl di fòrbes). A questo sentiero si congiunge da destra, poco sopra la quota 2200, quello che parte dal limite sud-occidentale della diga di Campomoro (dighe de cammòor) ed attraversa, quasi pianeggiante, il bosco di radi larici che costituisce il limite superiore dell'alpe Musella.
Quando vediamo il cartello che indica la deviazione a destra per Campomoro, abbiamo già iniziato quella lunga e faticosa salita che ci permetterà di sormontare sette dossi posti in rapida successione: si tratta dei famosi "sette sospiri" ("set suspìir"), che devono la loro denominazione non solo ad alcune brusche impennate del sentiero, ma anche alla fallace impressione che la bocchetta delle Forbici sia lì, a portata di mano, impressione alla quale succede l'amara constatazione che il percorso è più lungo e faticoso di quanto ci si aspetterebbe. Lo scenario che ci sta di fronte, però nella sua bellezza in parte ci ripaga dalla fatica: le chiare cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094; alla loro destra, la cima di Caspoggio, m. 3136; queste vette sono chiamate, però, localmente, nel loro complesso, “sas di fòrbes”) ci fanno già respirare quell'aria di alta montagna che dominerà sovrana oltre la bocchetta. Raggiungiamo infine, appena sotto la bocchetta, il, si può ben dire, sospiratissimo rifugio Carate Brianza, posto poco al di sopra della quota 2600. Il rifugio ("la caràte") era, in origine, un deposito costruito, nel 1916, dagli Alpini che erano di stanza alla capanna Marinelli. Nel 1926 il comune di Torre S. Maria lo cedette all'Unione Escursionisti Caratesi, che lo ristrutturarono ed ampliarono e lo inaugurarono il 15 agosto 1927.
Qui termina la seconda tappa dell'alta via della Val Lanterna.

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CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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