CARTE DEI PERCORSI 1, 2


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La sesta tappa del Sentiero Italia Lombardia nord settore IV prevede due varianti: la più breve effettua la traversata dal ricovero malghera a quello di Eita per il passo di Vermolera, la più lunga prevede la traversata dal ricovero Malghera al rifugio Val Viola (o Federico in Dosdè) per i passi di Vermolera e di Dosdè. In entrambi i casi si transita per il passo di Vermolera e la discesa in Valle d'Avedo richiede cautela.

RICOVERO MALGHERA-RICOVERO EITA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Malghera-Pian del Lago-Passo di Vermolera-Laghetti di Tres-Avedo-Eita
6 h
820
EE
SINTESI. Da Grosio, superata la chiesa di San Giuseppe e la successiva caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo. Raggiunto il nucleo di Fusino, in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco, poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM. Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati e comincia un lungo traverso sul fianco della Val Grosina Occidentale, superando diversi nuclei e portando a Campo Pedruna. Nel tratto successivo la pendanza si fa molto severa e la stradina termina a Malghera (m. 1937), dove si trova il rifugio-ricovero omonimo, presso il santuario della Madonna del Muschio o della Neve. Ci incamminiamo sulla pista che si addentra in Val di Sacco (dir. nord), superando la sbarra e passando a lato della casera di Sacco (m. 2008). Qui, seguendo un cartello, lasciamo la pista e scendiamo a destra a guadare il torrente su un ponte, proseguendo a salire, su pista, sul lato opposto della valle (orientale), verso nord-est. La pista termina alla baita della località Mandrie Vecchie (caséra de màndri vègi). Poco prima della baita, sulla destra, parte un tratturo che recentemente si è sovrapposto all'antico sentiero per il Pian del Lago, e risale il versante erboso con diversi tornanti e strappi anche ripidi. Ignoriamo una deviazione segnalata a destra. Dopo un tornante a destra giungiamo ad un pianoro e dobbiamo stare attenti perché dobbiamo lasciare il tratturo per prendere un sentiero che se ne stacca sulla sinistra e nel primo tratto quasi non si vede. Ci sono però tre ometti che lo segnalano. Dopo pochi metri la traccia del sentiero si fa marcata, sale ad aggirare un dosso erboso e piegando a destra si porta alle soglie dello splendido ripiano di Pian del Lago (sigla S.I. su un masso a terra). Superiamo un torrentello e siamo subito in vista del solitario bivacco di Pian del Lago (Baitèl del Pian del Laach, m. 2320). Ora dobbiamo stare attenti perché la marcia di avvicinamento al passo avviene non più su sentiero, ma per tracce, segnalate da ometti, paletti senza segnavia e qualche segnavia. Procediamo lasciando il lago alla nostra destra, puntando ad un risalto ed alla valletta in cui scorre il torrente che si immette nel lago stesso. Stiamo alla sinistra del torrente e saliamo ad un secondo pianoro. Qui dobbiamo stare attenti e tagliare decisamente a sinistra (direzione est-nord-est), passando a valle di una grande e regolare cupola erbosa ed avvicinandoci al versante montuoso che chiude a nord il Pian del Lago. Paletti, ometti a punta di lancia e segnavia ci indirizzano (vanno scrupolosamente seguiti in caso di scarsa visibilità) e ci portano al ramo più settentrionale del torrente di Pian del Lago. Su un grande masso nel cuore dell'alpe si trova anche una sbiadita bandierina rosso-bianco-rossa con la consueta sigla S.I. Guadiamo il torrente e poco più in alto su un masso un segnavia sbiadito ci segnala che dobbiamo volgere a destra, e cominciare a salire più o meno in parallelo con il versante montuoso alla nostra sinistra. Dopo un breve tratto di salita più marcata, torniamo a destra del torrentello e procediamo seguendone il corso, con pendenza modesta. Dopo diversi paletti ed ometti, procediamo fra il versante montuoso alla nostra sinistra ed una grande ganda alla nostra destra, in direzione di una ripida rampa morenica, di cui raggiungiamo il piede, sulla destra. Non fatichiamo a scorgere il sentiero che vi si inerpica, prima verso destra, poi con lunga diagonale verso sinistra. Essendo il versante molto ripido ed il sentiero molto esiguo e con fondo in antipaticissimo terriccio, stiamo attenti a non scivolare. Al termine della salita il sentiero si perde, ma gli ometti ci indicano che dobbiamo procedere diritti ancora per breve tratto. Lo ritroviamo e saliamo fra alcune facili roccette, fino all'anfiteatro terminale che si apre appena sotto il passo. Guidati dagli ometti, su traccia di sentiero ci portiamo al Passo di Vermolera (2732 m.). Attraversato il ripiano del passo, ci portiamo sul ciglio del versante della Valle D'Avedo. Guidati da segnavia e paletti perdiamo leggermente quota verso destra, trovando solo poche tracce di sentiero. Raggiunti l'ultimo paletto e l'ultimo segnavia, ci ritroviamo, a quota 2700, sul ciglio di un ripidissimo canalone, occupato da minuti sfasciumi, terriccio e qualche striscia d'erba (da affrontare solo in condizioni ideali di terreno). Scendiamo verso est seguendo i segnavia passiamo a sinistra di un roccione con segnavia già visibile all'inizio della discesa. Ci portiamo così ad un più ampio canalone e scendiamo ad una più tranquilla ed ampia conca morenica (2500 metri). Proseguendo verso nord-est ci infiliamo nella valletta dove scorre il torrentello che si immette nel lago di Venere (m. 2408), e scendiamo fino alla sua riva occidentale. Passiamo alla sua sinistra e, seguendo una traccia di sentiero, fra macereti, in una valletta del torrente, in direzione nord-est, approdiamo, infine, al fondo della Valle d'Avedo, e precisamente all'ampia ed acquitrinosa piana che ospita di laghetti di Tres (m. 2186). Attraversato il piano acquitrinoso ci portiamo sul lato opposto della valle, congiungendoci con il marcato sentiero che la risale (e con l'Alta Via della Magnifica Terra), in direzione del lago Negro, del passo e del rifugio di Dosdè. Scendiamo lungo il sentiero, verso destra, passando fra le baite dell'alpe. Nei pressi della baita più grande troviamo il cartello del Sentiero Italia. Il sentiero scavalca su un ponte il torrente, il Rio (o Roasco) d'Avedo, lasciandolo alla propria sinistra e prosegue affrontando in discesa un gradino di valle, fino alle baite dell'alpe Vermolera (m. 1927). Ci riportiamo a sinistra del torrente e proseguiamo la discesa toccando la località Stabini (o Stabine, m. 1821). Il sentiero si immette poi in una pista che passa a monte ed a sinistra dei prati di Avedo (o Avè, dalla voce dialettale “avéd”, abete, m. 1670). La pista in cemento prosegue nella discesa intercettando la strada asfaltata che sale ad Eita, poco prima della medesima località, dove si trova l'omonimo rifugio.


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Ill passo di Vermolera, per quanto impegnativo, rappresenta il più agevole collegamento fra la Val di Sacco (Val Grosina Occidentale, localmente "Val Dòsa") e la Val d'Avedo (Val d'Avé), quindi la Val Grosina, ovvero fra i nuclei di Malghera e di Eita, dove si possono trovare punti di appoggio (i ricoveri Malghera ed Eita, appunto). Di qui passano due importanti itinerari alpini, il Sentiero Italia (che coincide con l'Alta Via della Magnifica Terra) e la Via Alpina.
Il passo è noto localmente come Pas di Mat. Niente a che fare con lo squilibrio mentale: “Mat” significa ometto, ed infatti sono proprio gli ometti a rappresentare un punto di riferimento fondamentale, integrati dai segnavia, che però non sempre sono distribuiti capillarmente. Passo impegnativo, si è detto: in effetti si articola in uno scenario severo (prima parte della discesa dal passo in Valle d'Avedo) e pone problemi di orientamento in caso di scarsa visibilità (soprattutto nel tratto da Pian del Lago al passo).
Lo si percorre, canonicamente, dalla Val di Sacco alla Valle di Avedo (con ciò fruendo anche di uno sconto altimetrico non indifferente, perché si parte dai 1937 metri di Malghera, contro i 1630 della strada per Eita), ma c'è da dire che il tratto più ostico in quanto estremamente ripido, il primo della discesa verso la Val d'Avedo, è più agevole se percorso in salita, per cui molti preferiscono questa opzione. In ogni caso se non si vuol fruire dei punti di appoggio bisogna munirsi di due automobili che, pagato il pedaggio (3 Euro, estate 2015) a Fusino, vanno lasciate nei punti di partenza ed arrivo (Malghera, Strada per Eita).


Santuario della Madonna della Neve o del Muschio a Malghera

Saliamo, dunque, da Grosio a Fusino (9 km da Grosio, m. 1203), posto nel punto in cui la valle ospita due invasi artificiali dell’AEM, appena a monte del punto in cui la val Grosina occidentale si congiunge con il solco principale della valle. Acquistato il ticket giornaliero, imbocchiamo la deviazione a sinistra per la val Malghera: si tratta di una strada dalla carreggiata piuttosto stretta, che ci porta nel cuore della valle, per poi risalire sul fianco settentrionale della val Grosina occidentale. Attraversati i diversi nuclei del versante settentrionale della valle, con un ultimo tratto dalle pendenza molto severe siamo al parcheggio di Malghera, ad 11,2 km da Fusino. Ci accolgono il ricovero Malghera ed il sorprendente santuario della Madonna della Misericordia (Madòna de la néf), o Madonna del Muschio, edificata nel 1888, dal nucleo di una cappella preesistente, eretta per ricordare il miracolo dell’apparizione della Vergine, sul muschio di una roccia, ad un pastore nel 1750. Qui possiamo lasciare l'automobile.
Imbocchiamo ora la pista sterrata alle spalle del santuario e, copo pochi metri, apriamo e scrupolosamente chiudiamo il cancello dell'alpe di Sacco. Proseguendo sulla pista, raggiungiamo in breve la Casera di Sacco (m. 2008), dove la pista termina. Qui il cartello con numerazione 260, che dà il bivacco Pian del Lago ad un'ora e 10 minuti, Lavazé a 2 ore e 20 minuti e Biancadino a 3 ore e 15 minuti, ci fa scendere sulla destra su una pista che passa accanto ad un enorme masso erratico e raggiunge il ponte che scavalca il ramo della Val di Sacco (Val de Sach) del torrente Roasco (siamo qui all'imbocco della valle). Qui troviamo una pista che sale con andamento moderato verso nord-nord-est, proponendo anche un breve quanto suggestivo tratto elegantemente lastricato. Sul fondo della valle spiccano due punte rocciose rivolte al cielo, la cima Saoseo a sinistra ed il corno di Lago Negro a destra.


Val di Sacco

La pista termina alla baita della località Mandrie Vecchie (caséra de màndri vègi). Poco prima della baita, sulla destra, parte un tratturo che recentemente si è sovrapposto all'antico sentiero per il Pian del Lago, e risale il versante erboso con diversi tornanti e strappi anche ripidi. Ad una baita, siamo ad un bivio segnalato da cartelli: il sentiero 260 prosegue verso destra (Lavazé e Biancadino), mentre sul tratturo si va verso Pian del Lago, dato a 40 minuti, il passo di Vermulèra, dato a 2 ore, ed Eita, data a 4 ore e 45 minuti (sul cartello la sigla S.I. indica che si tratta di una tappa del Sentiero Italia). Proseguiamo, dunque, sul tratturo, in direzione nord-est.
Dopo un tornante a destra giungiamo ad un pianoro e dobbiamo stare attenti perché dobbiamo lasciare il tratturo (che effettua una traversata alta agli alpeggi della Val Grosina occidentale) per prendere un sentiero che se ne stacca sulla sinistra e nel primo tratto quasi non si vede. Ci sono però tre ometti che lo segnalano. Dopo pochi metri la traccia del sentiero si fa marcata, sale ad aggirare un dosso erboso e piegando a destra si porta alle soglie dello splendido ripiano di Pian del Lago (sigla S.I. su un masso a terra). Superiamo un torrentello e siamo subito in vista del solitario bivacco di Pian del Lago (Baitèl del Pian del Laach, m. 2320), sempre aperto ed utilissimo in caso di maltempo. Poco prima del bivacco un cartello del Sentiero Italia dà il Passo di Vermolera ad un'ora e mezza, i laghi di Tres a 2 ore e 50 minuti ed Eita a 4 ore e 10 minuti. Alle spalle del bivacco il placido lago di Pian del Lago, sorvegliato sul lato destro dal Sasso Farinaccio. Alle spalle del lago, sul fondo, si vede un lungo e tranquillo crinale erboso. La speranza è che il passo sia lì, da qualche parte, ma in realtà scollinando dal crinale si scende agli alpeggi della Val Grosina Occidentale (Lavazé e Biancadino). Il passo è nascosto, sulla sinistra, ritagliato in uno scenario ben più aspro.


Pian del Lago

Ora dobbiamo stare attenti perché la marcia di avvicinamento al passo avviene non più su sentiero, ma per tracce, segnalate da ometti, paletti senza segnavia e qualche segnavia. Se la visibilità è buona non ci sono problemi, ma con visibilità scarsa l'orientamento può essere compromesso. Procediamo lasciando il lago alla nostra destra, puntando ad un risalto ed alla valletta in cui scorre il torrente che si immette nel lago stesso. Stiamo alla sinistra del torrente e saliamo ad un secondo pianoro. Qui dobbiamo stare attenti e tagliare decisamente a sinistra (direzione est-nord-est), passando a valle di una grande e regolare cupola erbosa ed avvicinandoci al versante montuoso che chiude a nord il Pian del Lago (attenzione, però, in caso di scarsa visibilità, a non raggiungere, stando troppo a sinistra, il ciglio dei salti rocciosi di quota 2417, presidiati da grandi ometti che qui fungono da segnale di pericolo).


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Paletti, ometti a punta di lancia e segnavia ci indirizzano e ci portano al ramo più settentrionale del torrente di Pian del Lago. Su un grande masso nel cuore dell'alpe si trova anche una sbiadita bandierina rosso-bianco-rossa con la consueta sigla S.I. Sotto lo sguardo vigile delle punte gemelle sul versante che scende verso ovest dal Pizzo Matto (nume tutelare di questi luoghi, è bene dirlo subito), siamo al torrente e lo oltrepassiamo. Poco più in alto su un masso un segnavia sbiadito ci segnala che dobbiamo volgere a destra, e cominciare a salire più o meno in parallelo con il versante montuoso alla nostra sinistra. Dopo un breve tratto di salita più marcata, torniamo a destra del torrentello e procediamo seguendone il corso, con pendenza modesta (ad un certo punto possiamo vedere, per breve tratto, qualche centinaio di metri alla ostra destra, un secondo e più piccolo laghetto). Dopo diversi paletti ed ometti, procediamo fra il versante montuoso alla nostra sinistra ed una grande ganda alla nostra destra, in direzione di una ripida rampa morenica, di cui raggiungiamo il piede, sulla destra.


Laghetti sopra Pian del Lago

Non fatichiamo a scorgere il sentiero che vi si inerpica, prima verso destra, poi con lunga diagonale verso sinistra. Ora lo sguardo che ci segue è quello del Sasso Campana, dritto sopra il nostro naso. Essendo il versante molto ripido ed il sentiero molto esiguo e con fondo in antipaticissimo terriccio, stiamo attenti a non scivolare, perché è uno di quei versanti dove, come ebbe a dire qualcuno, quando metti il c… a terra non ti fermi più per un bel pezzo. Al termine della salita il sentiero si perde, ma gli ometti ci indicano che dobbiamo procedere diritti ancora per breve tratto. Lo ritroviamo e saliamo fra alcune facili roccette, fino all'anfiteatro terminale che si apre appena sotto il passo.


Pizzo Matto

È il Pizzo Matto (Piz Mat) ad accoglierci, con il suggestivo profilo delle sue due punte che sembrano dita rivolte al cielo. Ora individuiamo facilmente il passo: si tratta della più marcata depressione a destra dal Pizzo Matto. Guidati dagli ometti, su traccia di sentiero lo raggiungiamo senza difficoltà, passando a sinistra di alcuni roccioni. Il passo è costituito da un singolarissimo pianoro, non molto ampio, ma molto regolare, con alcuni grandi massi sul lato destro. Il pianoro è intagliato fra il Pizzo Matto ed il crinale che scende verso nord-pvest dal Sasso Campana (Sas Campana). Su un cartello leggiamo “Passo di Vermolera 2732 m.” C'è anche una targa della Via Alpina ed un cartello che dà i laghi di Tres ad un'ora e 10, Vermuléra ad un'ora e 45 minuti ed Eita a 2 ore e 40 minuti (numerazione 201, S.I.).


Passo di Vermolera

Avvicinandoci al versante della Valle d'Avedo scorgiamo subito, in basso, il gentile lago di Venere, adagiato, a lato di satelliti minori, nella piana scandita da roccioni levigati. Pochi passi più in là, però, ci attende l'antipasto di un menù che sicuramente non è facile da digerire: si tratta di attraversare una faticosa ganda costituita da grandi blocchi. Guidati da segnavia e paletti perdiamo leggermente quota verso destra, trovando solo poche tracce di sentiero. Raggiunti l'ultimo paletto e l'ultimo segnavia, ci ritroviamo, a quota 2700, sul ciglio di un ripidissimo canalone, occupato da minuti sfasciumi, terriccio e qualche striscia d'erba (da affrontare solo in condizioni ideali di terreno). Ecco il piatto forte del menù. Ma, come si dice, o mangia questa minestra, o salta dalla finestra. Anzi, visto il contesto, di salti è proprio meglio non parlare. Se guardiamo in fondo al canalone, vedremo una parete rocciosa verticale, alla cui base si scorge un segnavia. Ecco, lì dobbiamo arrivare.


Discesa in Valle d'Avedo

Lavorando molto di racchette e ed appoggiandoci sul fianco destro del canalone (come ci suggeriscono i segnavia su alcuni massi) scendiamo verso est. Intorno a quota 2600 il canalone sembra terminare con un imbuto; in realtà si restringe per aprirsi di nuovo più in basso. Seguendo i segnavia, pieghiamo a sinistra (direzione nord-nord-est) e passiamo a sinistra del roccione con segnavia che abbiamo visto dall'alto, confluendo in un più ampio canalone e portandoci finalmente ad un'ampia conca morenica (2500 metri), dove terminiamo le nostre sofferenze.
Una nota per chi affronta il passo salendo da qui: dalla conca morenica si attacca il più ampio canalone e si ha l'impressione di dover salire diritti, in direzione di un'invitante sella, ma, più o meno all'altezza della parete con il segnavia e di una china erbosa (poco sotto quota 2600), bisogna lasciare la direzione sud-sud-ovest, piegare a destra (direzione ovest) ed infilarsi nell'imbuto del ripido canalone, che più in alto si apre.


Lago di Venere

Torniamo al racconto della discesa. Proseguendo nella medesima direzione, ci infiliamo nella valletta dove scorre il torrentello che si immette nel lago di Venere (m. 2408), e scendiamo fino alla sua riva occidentale. Curioso il nome del laghetto. Che sia un omaggio alla ben nota bellezza delle donne grosine? O l'implicito rimando al monito: Bacco, tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere? Forse è solo la cattiva italianizzazione del locale "Lach Véner", il cui significato non è chiaro.
Passiamo alla sua sinistra e, seguendo una traccia di sentiero, fra macereti, in una valletta del torrente, in direzione nord-est, approdiamo, infine, al fondo della Valle d'Avedo, e precisamente all'ampia ed acquitrinosa piana che ospita di laghetti di Tres (m. 2186). Attraversato il piano acquitrinoso ci portiamo sul lato opposto della valle, congiungendoci con il marcato sentiero che la risale, in direzione del lago Negro, del passo e del rifugio di Dosdè.


Laghetti di Tres

Procediamo in direzione opposta (destra, est), passando fra le baite dell'alpe. Nei pressi della baita più grande troviamo il cartello del Sentiero Italia. Il sentiero scavalca su un ponte il torrente, il Rio (o Roasco) d'Avedo, lasciandolo alla propria sinistra e prosegue affrontando in discesa un gradino di valle, fino alle baite dell'alpe Vermolera (m. 1927). Ci riportiamo a sinistra del torrente e proseguiamo la discesa toccando la località Stabini (o Stabine, m. 1821). Il sentiero si immette poi in una pista che passa a monte ed a sinistra dei prati di Avedo (o Avè, dalla voce dialettale “avéd”, abete, m. 1670). La pista in cemento prosegue nella discesa intercettando la strada asfaltata che sale ad Eita, poco prima della medesima località, dove si trova l'omonimo rifugio, al quale può terminare la lunga traversata, che richiede 6 ore di cammino (il dislivello in salita è di circa 800 metri).


Rifugio di Val Viola e Corno di Dosdè

RICOVERO MALGHERA-RIFUGIO VAL VIOLA (ALTA VIA DELLA MAGNIFICA TERRA 2)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Malghera-Pian del Lago-Passo di Vermolera-Laghetti di Tres-Passo e rifugio Dosdè-Rifugio Val Viola
9 h
1600 (700 in discesa)
EE
SINTESI. Da Grosio, superata la chiesa di San Giuseppe e la successiva caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo. Raggiunto il nucleo di Fusino, in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco, poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM. Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati e comincia un lungo traverso sul fianco della Val Grosina Occidentale, superando diversi nuclei e portando a Campo Pedruna. Nel tratto successivo la pendanza si fa molto severa e la stradina termina a Malghera (m. 1937), dove si trova il rifugio-ricovero omonimo, presso il santuario della Madonna del Muschio o della Neve. Ci incamminiamo sulla pista che si addentra in Val di Sacco (dir. nord), superando la sbarra e passando a lato della casera di Sacco (m. 2008). Qui, seguendo un cartello, lasciamo la pista e scendiamo a destra a guadare il torrente su un ponte, proseguendo a salire, su pista, sul lato opposto della valle (orientale), verso nord-est. La pista termina alla baita della località Mandrie Vecchie (caséra de màndri vègi). Poco prima della baita, sulla destra, parte un tratturo che recentemente si è sovrapposto all'antico sentiero per il Pian del Lago, e risale il versante erboso con diversi tornanti e strappi anche ripidi. Ignoriamo una deviazione segnalata a destra. Dopo un tornante a destra giungiamo ad un pianoro e dobbiamo stare attenti perché dobbiamo lasciare il tratturo per prendere un sentiero che se ne stacca sulla sinistra e nel primo tratto quasi non si vede. Ci sono però tre ometti che lo segnalano. Dopo pochi metri la traccia del sentiero si fa marcata, sale ad aggirare un dosso erboso e piegando a destra si porta alle soglie dello splendido ripiano di Pian del Lago (sigla S.I. su un masso a terra). Superiamo un torrentello e siamo subito in vista del solitario bivacco di Pian del Lago (Baitèl del Pian del Laach, m. 2320). Ora dobbiamo stare attenti perché la marcia di avvicinamento al passo avviene non più su sentiero, ma per tracce, segnalate da ometti, paletti senza segnavia e qualche segnavia. Procediamo lasciando il lago alla nostra destra, puntando ad un risalto ed alla valletta in cui scorre il torrente che si immette nel lago stesso. Stiamo alla sinistra del torrente e saliamo ad un secondo pianoro. Qui dobbiamo stare attenti e tagliare decisamente a sinistra (direzione est-nord-est), passando a valle di una grande e regolare cupola erbosa ed avvicinandoci al versante montuoso che chiude a nord il Pian del Lago. Paletti, ometti a punta di lancia e segnavia ci indirizzano (vanno scrupolosamente seguiti in caso di scarsa visibilità) e ci portano al ramo più settentrionale del torrente di Pian del Lago. Su un grande masso nel cuore dell'alpe si trova anche una sbiadita bandierina rosso-bianco-rossa con la consueta sigla S.I. Guadiamo il torrente e poco più in alto su un masso un segnavia sbiadito ci segnala che dobbiamo volgere a destra, e cominciare a salire più o meno in parallelo con il versante montuoso alla nostra sinistra. Dopo un breve tratto di salita più marcata, torniamo a destra del torrentello e procediamo seguendone il corso, con pendenza modesta. Dopo diversi paletti ed ometti, procediamo fra il versante montuoso alla nostra sinistra ed una grande ganda alla nostra destra, in direzione di una ripida rampa morenica, di cui raggiungiamo il piede, sulla destra. Non fatichiamo a scorgere il sentiero che vi si inerpica, prima verso destra, poi con lunga diagonale verso sinistra. Essendo il versante molto ripido ed il sentiero molto esiguo e con fondo in antipaticissimo terriccio, stiamo attenti a non scivolare. Al termine della salita il sentiero si perde, ma gli ometti ci indicano che dobbiamo procedere diritti ancora per breve tratto. Lo ritroviamo e saliamo fra alcune facili roccette, fino all'anfiteatro terminale che si apre appena sotto il passo. Guidati dagli ometti, su traccia di sentiero ci portiamo al Passo di Vermolera (2732 m.). Attraversato il ripiano del passo, ci portiamo sul ciglio del versante della Valle D'Avedo. Guidati da segnavia e paletti perdiamo leggermente quota verso destra, trovando solo poche tracce di sentiero. Raggiunti l'ultimo paletto e l'ultimo segnavia, ci ritroviamo, a quota 2700, sul ciglio di un ripidissimo canalone, occupato da minuti sfasciumi, terriccio e qualche striscia d'erba (da affrontare solo in condizioni ideali di terreno). Scendiamo verso est seguendo i segnavia passiamo a sinistra di un roccione con segnavia già visibile all'inizio della discesa. Ci portiamo così ad un più ampio canalone e scendiamo ad una più tranquilla ed ampia conca morenica (2500 metri). Proseguendo verso nord-est ci infiliamo nella valletta dove scorre il torrentello che si immette nel lago di Venere (m. 2408), e scendiamo fino alla sua riva occidentale. Passiamo alla sua sinistra e, seguendo una traccia di sentiero, fra macereti, in una valletta del torrente, in direzione nord-est, approdiamo, infine, al fondo della Valle d'Avedo, e precisamente all'ampia ed acquitrinosa piana che ospita di laghetti di Tres (m. 2186). Saliamo ora verso l'alta valle e p ieghiamo a sinistra (nord-ovest), tagliando in diagonale l'ampio versante settentrionale a monte della piana e guadagnando quota con molta gradualità. Al termine della salita, aggiriamo un dosso e si apre di fronte a noi il lungo pianoro che precede un nuovo e modesto gradino, superato il quale, sempre verso ovest-nord-ovest, siamo alla conca che ospita il bellissimo lago Negro (m. 2560). Passiamo alla sua sinistra seguendo la riva meridionale e quella occidentale. Seguiamo ora con attenzione i segnavia e procediamo verso nord-nord-ovest: superato il primo breve gradino, pieghiamo a destra (nord-est), raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua, e ci accingiamo agli ultimi sforzi, portandoci sul versante sinistro del canalone. Passiamo così proprio ai piedi del terrazzo roccioso al di sopra del quale si mostra il rifugio Dosdè. La salita diretta non è possibile, per cui dobbiamo aggirare l'ostacolo proseguendo verso la sella del passo e lasciando il rifugio alla nostra sinistra, per poi piegare a sinistra e raggiungerlo con un ultimo traverso. In breve raggiungiamo, così, la croce posta sui 2824 metri del passo di Dosdè ("Pas Dosdé") che ospita il rifugio o capanna di Dosdè. La discesa in Val Cantone di Dosdè non è difficile, ma richiede attenzione ai segnavia. Procediamo verso nord, in uno scenario dominato dal corno di Dosdè, alla nostra sinistra, e dopo il primo tratto ci portiamo da destra a sinistra rispetto al torrente che solca la valle. Piegando gradualmente a sinistra e seguendo l'andamento della valle procediamo verso nord-est e poi est. A quota 2361 su un ponticello torniamo a destra del torrente della valle, dal quale per un tratto ci allontaniamo. Poi pieghiamo a sinistra (dir. nord), ci riportiamo al torrente e ripassiamo da destra a sinistra dello stesso. Procedendo verso nord ci avviciniamo all'uscita dalla valle ed alla confluenza nell'alta Val Viola Bormina, raggiungendo le baite dell'alpe Dosdè (m. 2129). Ora dobbiamo scegliere il rifugio dove pernottare: alla nostra destra, più in alto, vediamo il rifugio Federico in Dosdè, al quale possiamo salire in pochi minuti. Possiamo anche scegliere il rifugio Val Viola, nei pressi del lago omonimo. In tal caso dalle baite dell'alpe Dosdè, su comoda pista, saliamo ad intercettare la pista sterrata principale che risale la Val Viola; percorrendola verso sinistra, giungiamo in vista del lago di Val Viola e del rifugio Val Viola (m. 2134), al quale scendiamo facilmente su un sentiero che si stacca dalla pista sulla sinistra.

Raggiungiamo, come sopra descritto, da Malghera, per il passo di Vermolera, la piana dei laghetti di Tres ("lach di Trés", m. 2186, chiamati in passato anche "Laghi di Avedo"), posti poco a sud delle baite omonime, e la tagliamo seguendo i segnavia. Intercettiamo così il sentiero che dalla carozzabile per Eita sale in Valle d'Avedo fino al passo di Dosdè, nostra meta. Prendiamo ora a sinistra. Ci inseriamo qui nel tracciato dell'Alta Via della Magnifica Terra di Bormio, che parte da S. Maria Maddalena (Valdisotto), sale al passo di Zandila, scende in Val Cassavrolo (Val Grosina) e ad Eita e da Eita risale appunto la Valle d'Avedo, in direzione del passo di Dosdè. Da questo punto in poi Sentiero Italie ed Alta Via della Magnifica Terra coincidono.

La piana è ancora connotata da un aspetto gentile e raccolto.
Alla nostra destra, intuiamo, oltre il gradino roccioso dal quale scende un ramo del torrente, la presenza di un laghetto alpino, quello di Spalmo, a 2515 metri. Noi, però, lasciamo alle spalle il versante settentrionale e ci accingiamo ad aggirare il dosso che nasconde alla vista il segmento più alto della valle; ci accompagna qualche segnavia bianco-rosso. C'è ancora parecchia strada da fare: al termine della salita, infatti, si apre di fronte a noi il lungo pianoro che precede un nuovo e modesto gradino. Siamo ormai nel regno della solitudine: il pian del Fréc' presenta tutte le caratteristiche degli scenari di alta quota, dove i pascoli sempre più magri cedono il passo ai massi ed agli sfasciumi. La piana ha un andamento assai tranquillo, che ci permette di ammirare, sulla nostra destra, l'aspro versante sud-occidentale della più alta cima di questo gruppo montuoso, la cima Viola (m. 3374), che da qui appare come un modesto corno che chiude a sinistra il fianco del massiccio.
Ancora un gradino, per quanto modesto, prima di accedere alla conca che ospita il bellissimo lago Negro (lac Négru, m. 2560, chiamato in passato anche "Lago Scuro"), che, unito allo scenario dei corrugati contrafforti della cima Viola, regala uno dei più affascinanti scorci di alta montagna del versante retico valtellinese. Il sentiero percorre buona parte del perimetro del lago, di origine morenica. Ci portiamo, così, passando alla sua sinistra, sul lato suo occidentale, dal quale esso si mostra in tutta la sua ampiezza e bellezza.
Ci sono ancora un paio di gradini da risalire, prima di guadagnare il passo. Il sentiero si fa sempre più labile, per cui dobbiamo prestare molta attenzione ai segnavia, per evitare fatiche inutili nel caotico dedalo dei massi di ogni dimensione che occupano il versante che ci separa dal passo. Superato il primo breve gradino, pieghiamo a destra (nord-est), raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua, raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua e ci accingiamo agli ultimi sforzi: portandoci sul versante sinistro del canalone, passiamo proprio ai piedi del terrazzo roccioso al di sopra del quale si mostra il rifugio. La salita diretta non è possibile, per cui dobbiamo aggirare l'ostacolo proseguendo verso la sella del passo e lasciando il rifugio alla nostra sinistra, per poi piegare a sinistra e raggiungerlo con un ultimo traverso.
In breve raggiungiamo, così, la croce posta sui 2824 metri del passo di Dosdè ("Pas Dosdé"). Il rifugio, o capanna di Dosdè ("Capàna Dosdé"), del CAI di Bormio, non è sempre aperto: se si desidera fruirne, bisogna chiedere le chiavi a Fusino.

Giovanni Peretti (in “Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti in alta Valtellina”, Tipografia Bonazzi, Sondrio, 1987) ci offre queste notizie della capanna: “La Capanna Dosdé fu costruita, "solida costruzione in muratura costituita da un solo locale di metri 4 x 4 rivestito in legno", nel lontano 1890 dalla Sezione di Milano del CAI, che sostenne, allora, una spesa di L. 2.200 ("senza il mobiglio"). Promotore e principale artefice della sua costruzione fu l'alpinista Cav. Antonio Cederna (già Presidente della Sezione Valtellinese e, negli anni successivi, pure Presidente della Sezione di Milano). che ne determinò pure l'ubicazione, aiutato e consigliato dalla fida Guida G. Krapacher di Premadio, detto "Todeschin", già buon conoscitore delle Alpi di Val Grosina in quanto, negli anni precedenti, aveva sovente accompagnato nelle loro peregrinazioni sui monti i topografi del Regio Istituto Geografico Militare. Alla realizzazione diedero un disinteressato contributo anche i Grosini Caspani Angelo, Sassella Giovanni e la Guida Pietro Rinaldi, sotto la direzione di Don Cristoforo Pini, buon alpinista che collaborò egregiamente con la Sez. di Milano del CAI anche per la costruzione del Ricovero di Eita. Il 16 Agosto del 1891 trentacinque alpinisti parteciparono con molta soddisfazione all'inaugurazione della bella capanna.
Madrina della cerimonia fu nominata la 'valorosa alpinista' Maria Rognoni, giunta da S. Caterina. Alla Capanna fu presto applicata da Pietro Rinaldi la famosa "Vereinschloss", sorta di serratura universale, la cui chiave poteva essere ritirata a Grosio o presso lo stesso Rinaldi, o presso l'albergatore Gilardi. La tassa di pernottamento era di L. 1 per i Soci CAI e L. 2 per i non Soci (che dovevano pagare L. 1 per il solo ingresso). Dopo la II Guerra mondiale andò completamente in abbandono e fu ristrutturata nel 1955, "riconquistando il suo posto dignitoso fra le Capanne delle nostre Alpi".
Nei successivi anni settanta le intemperie e le inciviltà la resero nuovamente inservibile, ma nonostante questo i visitatori continuavano ad aumentare (dai 37 registrati nel 1968 si passò ai quasi 200 nel 1974). Rischiando di andare in completa rovina, ottimo punto d'appoggio per quel gruppo montuoso ma soprattutto baluardo della cultura alpinistica di queste montagne, fu acquistata per un prezzo simbolico dalla Sezione di Bormio del CAI che provvide, nel 1982 al suo completo rifacimento, lasciando inalterata la struttura esterna in muratura… Attrezzatura: posti letto 14. stoviglie, fornello a gas. Acqua all'esterno della Capanna, a circa dieci minuti di cammino. sotto la morena che scende verso il Lago Negro in Val d'Avedo, sottostante.”


Val Viola Bormina e Val Cantone di Dosdè

La discesa in Val Cantone di Dosdè non è difficile, ma richiede attenzione ai segnavia. Procediamo verso nord, in uno scenario dominato dal corno di Dosdè, alla nostra sinistra, e dopo il primo tratto ci portiamo da destra a sinistra rispetto al torrente che solca la valle. Piegando gradualmente a sinistra e seguendo l'andamento della valle procediamo verso nord-est e poi est. A quota 2361 su un ponticello torniamo a destra del torrente della valle, dal quale per un tratto ci allontaniamo. Poi pieghiamo a sinistra (dir. nord), ci riportiamo al torrente e ripassiamo da destra a sinistra dello stesso.


Il rifugio Federico in Dosdè (clicca qui per ingrandire)

Procedendo verso nord ci avviciniamo all'uscita dalla valle ed alla confluenza nell'alta Val Viola Bormina, raggiungendo le baite dell'alpe Dosdè (m. 2129). Ora dobbiamo scegliere il rifugio dove pernottare: alla nostra destra, più in alto, vediamo il rifugio Federico in Dosdè, al quale possiamo salire in pochi minuti. Possiamo anche scegliere il rifugio Val Viola, nei pressi del lago omonimo. In tal caso dalle baite dell'alpe Dosdè, su comoda pista, saliamo ad intercettare la pista sterrata principale che risale la Val Viola; percorrendola verso sinistra, giungiamo in vista del lago di Val Viola e del rifugio Val Viola (m. 2134), al quale scendiamo facilmente su un sentiero che si stacca dalla pista sulla sinistra.


Apri qui una panoramica sulla val Cantone di Dosdè

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

MALGHERA-PASSO DI VERMOLERA

VARIANTE A: PASSO DI VERMOLERA-EITA

VARIANTE B: PASSO DI VERMOLERA-PASSO DI DOSDE'

VARIANTE B: PASSO DI DOSDE'-RIFUGIO VAL VIOLA (O FEDERICO IN DOSDE')

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

   

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo
“G. Piazzi” di Sondrio, sul lago del Palù (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894).







APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, sul lago Nero e sui laghi di Tres (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894)




ESCURSIONI E LEGGENDE IN VAL GROSINA

 

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