Apri qui una panoramica dall'alpe Pedroria

ALPE PEDRORIA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Crocette-Chignöl-Alpe Madrera-Alpe Pedroria
3 h e 30 min.
1100
E

SINTESI. Lasciata la ss 38 dello Stelvio all'ultimo svincolo utile per Talamona (destra, per chi proviene da MIlano), procediamo diritti fino al cimitero ed alla chiesa di S. Antonio, voliamo a sinistra, poi subito a destra e di nuovo subito a sinistra ad un bivio, salendo ancora a destra del torrente Roncaiola, fino al cartello di tutte le direzioni per i monti; ad un successivo bivio, prendiamo a sinistra, salendo al Tempietto degli Alpini (località S. Gregorio m. 531), al quale parcheggiamo. Proseguiamo sulla carozzabile, superiamo su un ponte il torrente Roncaiola e seguendo la carozzabile per la Bianca, parcheggiando al terzo tornante sx. Qui ci incamminiamo seguendo la stradella sulla destra (chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati) che porta a San Giorgio e termina alla piazzola delle Crocette (m. 820). Imbocchiamo ora il sentiero che parte sulla sinistra della stradella appena prima della piazzola (indicazioni per il monte Pisello). Saliamo in un fitto bosco di ontani e betulle, verso sud est, a sinistra (est) del solco della Val Valena (o Valleno). Dopo un buon tratto di salita, il sentiero si biforca: lasciamo la traccia che sale diritta e pieghiamo a destra, attraversando il vallone della Val Valena. Sul lato opposto, dove ritroviamo il sentierino che con uno strappo di riporta nello scenario più tranquillo del bosco, dove riprendiamo la salita verso sud-est, passando per la bella radura che ospita la coppia di baite del Chignöl. Dal limite alto della radura riparte il sentiero, sempre segnalato (bandierine rosso-bianco-rosse), e si riporta in prossimità della sassosa Val Valena, lasciandola però sempre a sinistra, poi diventa una larga mulattiera e piega verso destra (sud-ovest), salendo ad intercettare una pista sterrata. Sul lato opposto ritroviamo il sentiero e riprendiamo a seguirlo salendo, fino ad intercettare più in alto una nuova pista che seguiamo verso destra, fino al punto in cui termina (per ora, 2012). Qui un cartello che segnala, a monte, la partenza di un sentierino che sale all'alpe Pedroria (sentiero 162). Imbocchiamo il sentierino e procediamo verso sinistra, quasi in piano, passando per un rudere di baita immerso nel bosco e raggiungendo il limite occidentale di un'ampia radura che ospita la Baita di Bgianc (m. 1297). A monte della baita il sentiero riprende e, superata una breve fascia di bosco, raggiunge il limite basso dei prati dell'alpe Madrera (m. 1370), dove ci accolgono diverse baite. Ci portiamo quindi al baitone della Curt Granda, una stalla per il ricovero del bestiame. Poco più in alto rispetto alla stalla, a destra (ovest), in corrispondenza di un avvallamento e della solitaria Baita Eterna, si trova, segnalata, la partenza del sentiero che sale verso sud (destra) e dopo una lunga serie di tornanti si affaccia alla parte bassa dell'alpe Pedroria (m. 1929)


San Giorgio

Talamona per antichissima tradizione ha sempre alimentato la schiera di quanti si sono dedicati al lavoro del boscaiolo, esportando la loro esperienza in molti paesi del mondo. A riprova di ciò proprio i monti del versante orobico sopra Talamona sono lo scenario della caratteristica manifestazione delle Olimpiadi del Boscaiolo. Boschi bellissimi, contrappuntati da maggenghi ed alpeggi ancora in buona parte ben tenuti salvaguardati dall'assedio del bosco che sempre attende la disattenzione dell'uomo per riprendersi ogni lembo di pascolo. Scenari ideali per tranquille escursioni nella cornice di boschi ancora animati da arcane magie.


Apri qui una fotomappa del versante orobico sopra Talamona

Fra queste escursioni non può mancare la visita al più importante di questi alpeggi, come testimonia il nome stesso, l'alpe Madrera, posta quasi al centro del versante, nella parte alta del dosso boscoso compreso fra Val Valena ad est e val Roncaiola ad ovest, su una lunga fascia di prati compresa fra i 1300 ed i 1450 metri circa (la stessa alpe più alta, l'alpe Pedroria, ai piedi del Pesél, il monte Pisello, il monte di Talamona, faceva parte del sistema degli alpeggi di Madrera).


Sentiero per l'alpe Madrera

Lasciata la ss 38 dello Stelvio all'ultimo svincolo utile per Talamona (destra, per chi proviene da MIlano), procediamo diritti fino al cimitero ed alla chiesa di S. Antonio, voliamo a sinistra, poi subito a destra e di nuovo subito a sinistra ad un bivio, salendo ancora a destra del torrente Roncaiola, fino al cartello di tutte le direzioni per i monti; ad un successivo bivio, prendiamo a sinistra, salendo al Tempietto degli Alpini (località S. Gregorio m. 531), al quale parcheggiamo. Proseguiamo sulla carozzabile, superiamo su un ponte il torrente Roncaiola e seguendo la carozzabile per la Bianca, parcheggiando al terzo tornante sx. Qui ci incamminiamo seguendo la stradella sulla destra (chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati) che porta a San Giorgio e termina alla piazzola delle Crocette (m. 820).


Apri qui una panoramica dalla baita di Bgianc

Al termine della stradina, appena prima della piazzola, imbocchiamo sulla sinistra la mulattiera che sale diritta verso sud-est (segnalazione per il monte Pisello, segnavia rosso-bianco-rossi). Saliamo in un fitto bosco di ontani e betulle, sempre verso sud est, a sinistra (est) del solco della Val Valena (o Valleno). Dopo un buon tratto di salita, il sentiero si biforca: lasciamo la traccia che sale diritta e pieghiamo a destra, attraversando il vallone della Val Valena, in un luogo piuttosto selvaggio e desolato, disseminati da grandi massi. Con un po' di attenzione ci portiamo sul lato opposto, dove ritroviamo il sentierino che con uno strappo di riporta nello scenario più tranquillo del bosco, dove riprendiamo la salita verso sud-est, passando per la bella radura che ospita la coppia di baite del Chignöl.



Alpe Madrera

Dal limite alto della radura, dove troviamo una graziosa coppia di funghi porcini intagliata nel legno, riprendiamo a salire. Il sentiero, sempre segnalato (bandierine rosso-bianco-rosse), si riporta in prossimità della sassosa Val Valena, lasciandola però sempre a sinistra, poi diventa una larga mulattiera e piega verso destra (sud-ovest), salendo ad intercettare una pista sterrata. Sul lato opposto ritroviamo il sentiero e riprendiamo a seguirlo salendo, fino ad intercettare più in alto una nuova pista che si stacca molto più ad est dalla carozzabile che da San Gregorio sale ai maggenghi del Grum e della Bianca.
La seguiamo verso destra, fino al punto in cui termina (per ora, 2012). Qui un cartello che segnala, a monte, la partenza di un sentierino che sale all'alpe Pedroria, data ad un'ora e mezza (sentiero 162). Imbocchiamo il sentierino e procediamo verso sinistra, quasi in piano, passando per un rudere di baita immerso nel bosco e raggiungendo il limite occidentale di un'ampia radura che ospita l'incantevole Baita di Bgianc (m. 1297).



Alpe Madrera

A monte della baita il sentiero riprende e, superata una breve fascia di bosco, raggiunge il limite basso dei prati dell'alpe Madrera (m. 1370), dove ci accolgono diverse baite. Ci portiamo quindi al baitone della Curt Granda, una stalla per il ricovero del bestiame edificata nel 1938, affiancata da una graziosa baita con l'affresco di una Madonna sulla facciata.
L'alpeggio è estremamente panoramico. Si domina, guardando a nord, l'intero gruppo del Masino, che propone, da sinistra, la testata della Val Porcellizzo, con i celebri pizzi Badile e Cengalo, seguita dalle cime della Val di Mello, pizzi del Ferro, cime di Zocca e Castello, pizzi Torrone, monte Sissone e, primo fra tutti per mole ed eleganza, il monte Disgrazia.


Sentiero Madrera-Pedroria

Poco più in alto rispetto alla stalla, a destra (ovest), in corrispondenza di un avvallamento e della solitaria Baita Eterna, si trova, segnalata, la partenza del sentiero che sale verso sud (destra), salendo nel primo tratto nel bosco, poi uscendo ad una zona di macereti. Passiamo a lato di un paio di ruderi di baita e dopo una lunga serie di tornanti ci affacciamo alla parte bassa dell'alpe Pedroria (m. 1929).
Questi luoghi sono legati all'architetto Stefano Tirinzoni, che molto collaborò con il FAI.
Presso le baite dell'alpe troviamo alcuni cartelli. Il primo cartello, della GVO, dà, nella direzione ovest, l’Alpe Piazza a 20 minuti ed il passo di S. Marco a 4 ore e 20 minuti. Il secondo cartello, relativo al sentiero 162, segnala il sentiero che abbiamo percorso e che scende all’alpe Madrera in un’ora ed a Cornello in un’ora e 30 minuti. Il terzo cartello, infine, anch’esso della GVO, indica il sentiero che prosegue passando fra le baite e salendo alla nostra destra: il passo del Pisello (in realtà bocchetta del Pisello) è dato a 50 minuti, la Val Budria a 2 ore e 20 minuti e la Val di Lemma a 3 ore e 10 minuti. Tenendo presente che dalla bocchetta del Pisello alla cima occorrono una decina di minuti, possiamo calcolare ancora un’ora circa di cammino per raggiungere il monte Pisello.


Baite all'alpe Pedroria

L'alpe ha anche il pregio della panoramicità. A nord dominiamo il gruppo del Masino, dove, da sinistra, si propongono i pizzi Porcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si erge, maestoso, sovrastando tutte le altre cime.


Apri qui una panoramica dall'alpe Pedroria

[Torna ad inizio pagina]

L'ANELLO ALPE MADRERA-ALPE PEDRORIA-ALPE PIAZZA-PITALONE-ALPE LUNIGA-ALPE OLZA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Crocette-Chignöl-Alpe Madrera-Alpe Pedroria-Alpe Piazza-Cornelli-Gradesc'-Pitalone-Alpe Luniga-Alpe Olza-Crocette
7 h
1200
EE

SINTESI. Lasciata la ss 38 dello Stelvio all'ultimo svincolo utile per Talamona (destra, per chi proviene da MIlano), procediamo diritti fino al cimitero ed alla chiesa di S. Antonio, voliamo a sinistra, poi subito a destra e di nuovo subito a sinistra ad un bivio, salendo ancora a destra del torrente Roncaiola, fino al cartello di tutte le direzioni per i monti; ad un successivo bivio, prendiamo a sinistra, salendo al Tempietto degli Alpini (località S. Gregorio m. 531), al quale parcheggiamo. Proseguiamo sulla carozzabile, superiamo su un ponte il torrente Roncaiola e seguendo la carozzabile per la Bianca, parcheggiando al terzo tornante sx. Qui ci incamminiamo seguendo la stradella sulla destra (chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati) che porta a San Giorgio e termina alla piazzola delle Crocette (m. 820). Imbocchiamo ora il sentiero che parte sulla sinistra della stradella appena prima della piazzola (indicazioni per il monte Pisello). Saliamo in un fitto bosco di ontani e betulle, verso sud est, a sinistra (est) del solco della Val Valena (o Valleno). Dopo un buon tratto di salita, il sentiero si biforca: lasciamo la traccia che sale diritta e pieghiamo a destra, attraversando il vallone della Val Valena. Sul lato opposto, dove ritroviamo il sentierino che con uno strappo di riporta nello scenario più tranquillo del bosco, dove riprendiamo la salita verso sud-est, passando per la bella radura che ospita la coppia di baite del Chignöl. Dal limite alto della radura riparte il sentiero, sempre segnalato (bandierine rosso-bianco-rosse), e si riporta in prossimità della sassosa Val Valena, lasciandola però sempre a sinistra, poi diventa una larga mulattiera e piega verso destra (sud-ovest), salendo ad intercettare una pista sterrata. Sul lato opposto ritroviamo il sentiero e riprendiamo a seguirlo salendo, fino ad intercettare più in alto una nuova pista che seguiamo verso destra, fino al punto in cui termina (per ora, 2012). Qui un cartello che segnala, a monte, la partenza di un sentierino che sale all'alpe Pedroria (sentiero 162). Imbocchiamo il sentierino e procediamo verso sinistra, quasi in piano, passando per un rudere di baita immerso nel bosco e raggiungendo il limite occidentale di un'ampia radura che ospita la Baita di Bgianc (m. 1297). A monte della baita il sentiero riprende e, superata una breve fascia di bosco, raggiunge il limite basso dei prati dell'alpe Madrera (m. 1370), dove ci accolgono diverse baite. Ci portiamo quindi al baitone della Curt Granda, una stalla per il ricovero del bestiame. Poco più in alto rispetto alla stalla, a destra (ovest), in corrispondenza di un avvallamento e della solitaria Baita Eterna, si trova, segnalata, la partenza del sentiero che sale verso sud (destra) e dopo una lunga serie di tornanti si affaccia alla parte bassa dell'alpe Pedroria (m. 1929). Dalle baite dell'alpe Pedroria, seguendo le indicazioni del sentiero Stefano Tirinzoni, imbocchiamo il sentiero che traversa a sud, in direzione di una bocchetta che si affaccia alla Valle del Bitto di Albaredo. Da qui il sentiero prosegue volgendo leggermente a destra (direzione nord-ovest), presso il crinale fra bassa Valtellina e Valle del Bitto, passando per le mura appena accennate di un calecc'. Piegando leggermente a sinistra il sentiero dopo qualche tornante scende al sentiero marcato che porta al rifugio Alpe Piazza (m. 1885). Percorriamo il sentiero di accesso al rifugio allontanandoci dal rifugio stesso e passando a monte delle baite di Baitridana, fino ai Cornelli (m. 1737). Qui non seguiamo il sentiero che volge a sinistra e comincia a scendere verso la Corte Grassa, ma proseguiamo diritti raggiungendo subito la piazzola alla quale termina la pista che sale fin qui dalla Provinciale per il Passo di San Marco. Seguiamo ora per un lungo tratto la pista sterrata, in direzione nord. Aggirato un dosso, giungiamo al punto nel quale la pista propone i primi tornanti. Seguendola, siamo ad un bivio, al quale lasciamo la pista principale per prendere quella che se ne stacca e procede verso destra. Traversiamo ancora verso nord-ovest, fino al punto in cui vediamo, sul suo lato destro, il cartello che indica la località Gradesc' (m. 1684). Qui lasciamo la pista ed imbocchiamo il sentierino che porta alle baite di Gradesc' e presto si immerge in una splendida pecceta, che attraversa procedendo quasi in piano, fino a raggiungere il crinale fra Valle di Albaredo e bassa Valtellina. Qui intercetta la traccia che risale interamente questo crinale (non sempre chiara, ma non difficile da seguire restando, appunto, al centro del crinale stesso). Diversi bolli color arancio ci guidano nella discesa, che avviene verso nord-ovest, nella splendida cornice di una pecceta prima, di una faggeta poco più in basso. In alcuni punti il crinale si restringe e dobbiamo prestare attenzione a non scivolare sui ripidi versanti ai suoi lati, ma con un po' di attenzione usciamo senza problemi dal bosco in vista dell'ampia radura del monte Pitalone (m. 1334). Appena il bosco si dirada, però, non dobbiamo procedere diritti fino alla radura del Pitalone, ma cercare, sul limite di destra, il cartello che annuncia la partenza del sentierino per Luniga (indica Cabrel-Luniga). Cominciamo a seguirlo, in direzione est-sud-est. La traccia è debole ma sempre visibile, ed alcuni punti esposti richiedono attenzione. La traversata termina al limite alto dell'alpe Lüniga (m. 1384). Appena prima della baita più alta prendiamo a sinistra e scendiamo ad intercettare una pista sterrata, che scende a sinistra dei prati dell'alpe. La seguiamo fino a scendere al limite inferiore dell'alpe (m. 1289), dove ad uno slargo si trova un pannello del Parco delle Orobie Valtellinesi. Proseguiamo nella discesa sulla pista che si fa più larga, fino al primo tornante sx. Qui la lasciamo, imboccando un marcato sentiero che se ne stacca sulla destra e traversa, in una splendida faggeta, verso ovest, salendo leggermente. Superata la parte alta della Valle del Faido, il largo sentiero raggiunge il limite occidentale della parte mediana dell'alpe Olza, con le baite di quota 1250. Raggiunte le baite, dobbiamo cercare verso valle la larga mulattiera (segnavia con numerazione 18) che scende verso nord-nord-est, con diversi tornanti, più o meno al centro del largo dosso di Olza, passando per le baite di quota 1152 e raggiungendo il nucleo più basso dell'alpe Olza (m. 1046). Qui la mulattiera piega bruscamente a destra (sud-est), poi ancora a sinistra (nord-est), scendendo, sempre a zig-zag, ad un ponte in legno che ci permette di superare il torrente Roncaiola. Oltre il ponte un sentierino passa appena sotto una casa isolata ed attraversa su alcuni grossi massi il torrente Valena (o Valleno), raggiungendo la piazzola della località Crocette (m. 820). Dopo averla attraversata, ripassiamo per il punto di partenza del sentiero che abbiamo utilizzato salendo ed imbocchiamo la stradella che con qualche saliscendi ci riporta alla carozzabile per la Bianca, dove ritroviamo l'automobile.


Monte Lago dal sentiero Stefano Tirinzoni

Se vogliamo tornare all'automobile con un lungo giro, possiamo traversare alla Valle del Bitto di Albaredo, rientrando poi sul versante sopra Talamona al monte Pitalon. Procediamo così.
Dalle baite dell'alpe Pedroria, seguendo le indicazioni del sentiero Stefano Tirinzoni, imbocchiamo il sentiero che traversa a sud, in direzione di una bocchetta che si affaccia alla Valle del Bitto di Albaredo. La raggiungiamo dopo una breve discesa che ci fa attraversare una sorta di corridoio, fino ad un paletto con segnavia bianco-rosso.

Rifugio Alpe Piazza

Dalla bocchetta il panorama è emozionante, e raggiunge l'alto Lario. Il sentiero prosegue volgendo leggermente a destra (direzione nord-ovest), presso il crinale fra bassa Valtellina e Valle del Bitto, passando per le mura appena accennate di un calecc' (baitello senza tetto, che veniva coperto dai pastori con un telo quando vi facevano tappa seguendo gli armenti). Piegando leggermente a sinistra il sentiero, che si fa più marcato, comincia a scendere, verso est, tagliando il versante della Valle di Albaredo, fra radi larici, confluendo, dopo qualche tornante, al sentiero marcato che porta al rifugio Alpe Piazza (m. 1885).


Rifugio Alpe Piazza

Guardando a sud-ovest ammiriamo le eleganti forme del monte Lago (m. 2353, la più alta cima della zona. Procediamo in direzione opposta, cioè a nord-est, percorriamo il sentiero di accesso al rifugio allontanandoci dal rifugio stesso e passando a monte delle baite di Baitridana. Raggiungiamo così la località Cornelli (m. 1737).
Qui non seguiamo il sentiero che volge a sinistra e comincia a scendere verso la Corte Grassa, ma proseguiamo diritti raggiungendo subito la piazzola alla quale termina la pista che sale fin qui dalla Provinciale per il Passo di San Marco. Seguiamo ora per un lungo tratto la pista sterrata, in direzione nord. Aggirato un dosso, giungiamo al punto nel quale la pista propone i primi tornanti. Seguendola, siamo ad un bivio, al quale lasciamo la pista principale per prendere quella che se ne stacca e procede verso destra. Traversiamo ancora verso nord-ovest, fino al punto in cui vediamo, sul suo lato destro, il cartello che indica la località Gradesc' (m. 1684).


Gradesc'

Qui lasciamo la pista ed imbocchiamo il sentierino che porta alle baite di questo splendido terrazzo panoramico di prati, il maggengo più alto nel sistema dei maggenghi a monte di Albaredo per San Marco. Seguiamo la traccia di sentiero che procede diritta e si lascia alle spalle le baite (ma non manchiamo di ammirare, alle nostre spalle, di nuovo il monte Lago che qui sembra emergere direttamente dalla linea dei pascoli). Il sentierino ben presto si immerge in una splendida pecceta, che attraversa procedendo quasi in piano, fino a raggiungere il crinale fra Valle di Albaredo e bassa Valtellina.


Gradesc'

Qui intercetta la traccia che risale interamente questo crinale (non sempre chiara, ma non difficile da seguire restando, appunto, al centro del crinale stesso). Diversi bolli color arancio ci guidano nella discesa, che avviene verso nord-ovest, nella splendida cornice di una pecceta prima, di una faggeta poco più in basso. Su un tronco troviamo un cartelo che segnala verso destra la partenza di un sentiero che scende tagliando in diagonale una pecceta e termina all'alpe Luniga. Possiamo seguirlo oppure proseguire nella discesa restando sul crinale, che in alcuni punti si restringe, per cui dobbiamo prestare attenzione a non scivolare sui ripidi versanti ai suoi lati. Se restiamo sul crinale, con un po' di attenzione usciamo senza problemi dal bosco in vista dell'ampia radura del monte Pitalone (la cui cima è l'appena accennato poggio boscoso sul suo limite, m. 1334).


Sentiero sul crinale

Appena il bosco si dirada, però, non dobbiamo procedere diritti fino alla radura del Pitalone, ma cercare, sul limite di destra, il cartello che annuncia la partenza del sentierino per Luniga (indicazione per Cabrel-Luniga). Lo si trova seguendo una debole traccia che taglia una fascia di betulle, noccioli ed alberi colpiti da fulmini. Con un po' di pazienza lo scoviamo e cominciamo a seguirlo, in direzione est-sud-est. La traccia è debole ma sempre visibile (segnavia bianco-rossi), ed attraversa il versante alto della bassa Valtellina, poco sotto il crinale, all'ombra di splendidi abeti rossi. Alcuni punto esposti richiedono attenzione. La traversata passa per la coppia di baite (ridotte a rudere) del Cabrèl (dove un tavolo con panche in legno invita ad una sosta) e termina al limite alto dell'alpe Lüniga (in realtà un maggengo, m. 1384), sul versante orobico a monte di Talamona.


Apri qui una panoramica dall'alpe Luniga

Appena prima della baita più alta, però, prendiamo a sinistra e scendiamo ad intercettare una pista sterrata, che scende a sinistra dei prati dell'alpe. La seguiamo fino a scendere al limite inferiore dell'alpe (m. 1289), dove ad uno slargo si trova un pannello del Parco delle Orobie Valtellinesi. Proseguiamo nella discesa sulla pista che si fa più larga, fino al primo tornante sx.
Qui la lasciamo, imboccando un marcato sentiero che se ne stacca sulla destra e traversa, in una splendida faggeta, verso ovest, salendo leggermente. Superata la parte alta della Valle del Faido, il largo sentiero raggiunge il limite occidentale della parte mediana dell'alpe Olza, cioè la fascia di prati (in realtà un maggengo) con le baite di quota 1250.


La parte media dell'alpe Olza

Raggiunte le baite, dobbiamo cercare verso valle la larga mulattiera (segnavia con numerazione 18) che scende verso nord-nord-est, con diversi tornanti, più o meno al centro del largo dosso di Olza, passando per le baite di quota 1152 e raggiungendo il nucleo più basso dell'alpe Olza (m. 1046). Qui la mulattiera piega bruscamente a destra (sud-est), poi ancora a sinistra (nord-est), scendendo, sempre a zig-zag, ad un ponte in legno che ci permette di superare il torrente Roncaiola. Oltre il ponte un sentierino passa appena sotto una casa isolata ed attraversa su alcuni grossi massi il torrente Valena (o Valleno), raggiungendo la piazzola della località Crocette (m. 820). Dopo averla attraversata, ripassiamo per il punto di partenza del sentiero che abbiamo utilizzato salendo ed imbocchiamo la stradella che con qualche saliscendi ci riporta alla carozzabile per la Bianca, dove ritroviamo l'automobile.


La parte bassa dell'alpe Olza

[Torna ad inizio pagina]

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

GALLERIA DI IMMAGINI

[Torna ad inizio pagina

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout