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Apri qui una fotomappa del versante orobico sopra Talamona

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Faido-Faido-Luniga-Olza-San Giorgio-Strada per Faido
5 h
840
E
Strada per Faido-Faido-Luniga-Olza-Madrera-San Giorgio-Strada per Faido
6 h
920
E
SINTESI. Dal cimitero di Talamona saliamo seguendo l'indicazione per tutte le località montane. Ad un bivio andiamo a sinistra e dopo due tornanti dx-sx parcheggiamo ad una piazzola, incamminandoci su una mulattiera che si stacca sulla destra dalla strada (segnavia arancioni). Ad un bivio stiamo sulla sinistra. Il sentiero sale nel bosco ed in alcuni tratti sembra perdersi. Ne esce in località Faido di Sotto. Ci immettiamo sulla carozzabile e la seguiamo fino a Faido di Sopra (m. 978). Da qui parte una pista sterrata che sale fino a Lünìga (m. 1260; edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi); possiamo salire fin qui anche seguendo un sentiero in pineta che la taglia in diversi punti. Poco prima dell'ultimo tornante dx che precede Lünìga si trova, a monte della pista, un sentiero che sale in pineta fino all'alpe Lünìga (m. 1360). Ridiscendiamo alla piazzola di Lünìga e scendiamo lungo la pista al primo tornante sx; qui un cartello segnala la partenza del sentiero per l'alpe Olza (verso est). La raggiungiamo dopo qualche saliscendi nel bosco (m. 1250). Sul margine basso dell'alpe troviamo il sentiero che scende diretto lungo un dosso, a quota 1046 piega a destra e supera Valle Roncaiola e Val Valena. Il sentiero raggiunge una pista che scende alla chiesetta di San Giorgio (m. 760), dalla quale scendiamo ad intercettare una strada asfaltata. Seguendola, torniamo alla piazzola dove abbiamo parcheggiato l'automobile.
VARIANTE: All'alpe Olza non prendiamo il sentiero che scende, ma quello (segnalato da cartello) che traversa all'alpe Madrera: dopo il primo tratto in salita, attraversa l'alta valle Roncaiola e scende all'alpe Madrera (m. 1300). Dal limite basso dell'alpe un sentiero scende ad attraversare l'alta Val Valena e prosegue diretto nel bosco fino al punto terminale della pista di San Giorgio (lo stesso al quale scende il sentiero dall'ape Olza). Seguendo la pista ci portiamo a San Giorgio e scendiamo al parcheggio.

I boschi e gli alpeggi sopra Talamona meritano di essere inseriti nella lista delle mete escursionistiche da non perdere. Le incantevoli pinete, in particolare, regalano agli amanti dei profumi e dei chiaroscuri dei boschi suggestioni intense e caratteristiche. Diversi sono gli itinerari possibili, e si possono anche diversamente combinare fra di loro.
Per raggiungere il punto di partenza, portiamoci, con l’automobile, nella parte alta di Talamona, sopra il cimitero. Troveremo il cartello che segnala la strada per tutti le località montane. Poco sopra, giungiamo ad un bivio: mentre la strada di sinistra porta a San Giorgio ed alla Bianca, quella di destra porta a Faido. Nonostante quest’ultima località sia sul nostro cammino, prendiamo a sinistra. Dopo un tornante destrorso, fermiamoci al successivo sinistrorso, cercando la più vicina piazzola per parcheggiare l’automobile.
Sul tornante, troviamo, a circa 500 metri di quota, la partenza di una mulattiera, che si stacca sulla destra dalla strada (è riconoscibile anche per la presenza di segnavia arancioni), e sale sul versante occidentale (di destra, per noi), della valle del torrente Roncaiola. Infatti, dopo un primo tratto diritto, la mulattiera volge verso destra, allontanandosi dal fianco del versante e portandoci ad un bivio: ignoriamo la traccia che prosegue quasi pianeggiante verso ovest (segnalata dai segnavia di color arancione), e prendiamo, invece, a sinistra, seguendo la traccia che prosegue nella salita. Passiamo, così, a destra di una baita con la bandiera italiana, e la traccia si fa meno marcata, tanto che, ad un certo punto, sembra si interrompa. In realtà riprende pochi metri più avanti, rimanendo per un tratto proprio sul ciglio del ripido versante, tornando poi ad allontanarsene. Dopo una serie di tornantini, usciamo, infine, dal bosco, sul limite inferiore di un prato, risalito il quale ci ritroviamo sulla strada asfaltata che sale da Talamona.
Siamo alla località di Faido (o Faedo) di Sotto, a 786 metri di quota. Dobbiamo, ora, seguirla, fino a Faido (o Faedo) di Sopra (m. 978). Non si tratta, però , di una salita monotona: la strada attraversa una serie di prati estremamente panoramici, che ci permettono di raggiungere, con lo sguardo, la bassa Valtellina e l’alto lago di Como, l’intera costiera dei Cech, una buona parte delle cime del gruppo del Masino (da sinistra, i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr), la cima di Zocca, la cima di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone ed il regale monte Disgrazia), il culmine di
Dazio, la piana di Ardenno, le cime del versante retico fino al monte Canale, ed infine, sul versante orobico, ad est il crap del Mezzodì ed il culmine di Campo, sul lato orientale della bassa val di Tartano, a sud il pizzo della Pruna, il monte Piscino, la cima della Paglia ed i monti Culino e Pisello, che sovrastano Talamona. Ce n’è di che appagare lo sguardo dell’escursionista più esigente.
Raggiunte le baite più alte di Faido di sopra, proseguiamo seguendo una pista, tracciata di recente, che sale nello splendido bosco di abeti rossi. Se non vogliamo seguire la pista, possiamo, in alternativa, incamminarci sul sentiero che la taglia in diversi punti, e che parte, sulla sinistra, una cinquantina di metri oltre la partenza della pista. Possiamo anche salire a vista: lo scenario è davvero sorprendente, un equilibrio felice di armonia e selvaggia solitudine. Troviamo, ad un certo punto (approssimativamente a 1100 metri) anche un’area di sosta attrezzata, con una croce.
La pista termina a 1260 metri, dove troviamo una piazzola con l’edicola del parco della Orobie valtellinesi. Siamo in località Lünìga, e fin qui possiamo giungere anche salendo con la mountain-bike. Per farlo, dobbiamo tornare al bivio sopra Talamona, e prendere, questa volta, a destra, seguendo le indicazioni per Civo-Faido e raggiungendo, dopo una breve discesa, il punto di partenza della strada per Civo, che passa per le località di Civo e Baitafredda, prima di raggiungere Faido di Sotto e di Sopra.
Ma torniamo alla piazzola terminale: vale la pena di salire ancora per un centinaio di metri, fino all’alpe Lünìga. Per farlo, torniamo indietro per un tratto: poco oltre l’ultimo tornante della pista (destrorso, per chi sale), troveremo la partenza del sentiero che, salendo diretto, raggiunge i prati dell’alpe (m. 1360). Si tratta di un’oasi, non ampia, di verde più brillante, nel regno del verde più intenso degli abeti. In alto, a sud, l’ultimo ripido tratto del versante orobico, appena sotto il crinale Pitalone (pitalùn)-Baitridana, che separa il versante orobico della bassa Valtellina da quello della valle del Bitto di Albaredo (val del bit de albarée). Una sosta ci permetterà di respirare l’intensa sensazione di pace suscitata da questi luoghi. Siamo in cammino da circa due ore e mezza, ed abbiamo superato circa 840 metri di dislivello in altezza.
Torniamo, ora, al termine della pista sterrata, e scendiamo all’ultimo tornante (il primo che incontriamo, scendendo): troveremo, su un albero, il cartello rosso con la scritta “Olza”, che segnala la partenza di un sentiero ben marcato che si dirige ad est, verso l’alpe Olza. Il sentiero, con qualche saliscendi, raggiunge l’alpe, posta più o meno alla stessa quota del punto di partenza (cioè a 1250 metri, a fronte dei 1260 di partenza), dopo aver attraversato il solco della valle Faido e quello di una vallecola minore. Ci troviamo sul dosso boscoso che scende fino alla conca di San Giorgio.
La prima possibilità che ci si offre, quindi, è quella di sfruttare il sentiero che parte dal limite inferiore dell’alpe e scende sul filo del dosso, in direzione nord-nord-est, piegando poi, a quota 1046, bruscamente a destra e scendendo a superare la val Roncaiola e, su un ponticello, la val Valena. Oltrepassate le valli, ci immettiamo su una pista che ci consente di abbassarci fino a San Giorgio (m. 760). Qui troviamo la chiesetta di San Giorgio in Premiana, che probabilmente conserva le sue forme originarie e medievali (risale al secolo XIV). Il suo campanile, curiosamente, è collocato in una posizione che lo rende visibile da qualunque punto di osservazione della costiera dei Cech. L’anello si chiude facilmente sfruttando una stradina che scende ad intercettare la strada asfaltata che sale al maggengo della Bianca. Seguendo in discesa questa strada, raggiungiamo il bivio dove abbiamo lasciato l’automobile, dopo aver camminato circa 5 ore.
Se, invece, siamo buoni camminatori e vogliamo toccare anche un terzo alpeggio, l’alpe Madrera, torniamo all’alpe Olza ed imbocchiamo il sentiero, segnalato, per quest’alpe. Il sentiero, nel primo tratto, punta a sud-est, guadagnando leggermente quota, fino a raggiungere, a quota 1327 metri, il solco dell’alta valle del torrente Roncaiola. Superato il torrente, il sentiero prosegue sul lato opposto, raggiungendo i prati dell’alpe, ad una quota approssimativa di 1300 metri.
I prati dell’alpe si stendono per quasi duecento metri: le baite più alte, infatti, si trovano a quota 1499 metri. Se abbiamo tempo ed energie residue, possiamo risalirli, almeno per un po’. Superato un tratto in una breve selva, ci affacciamo così ai prati più alti, dove troviamo anche, sulla destra, la partenza, segnalata, del sentiero che sale all’alpe più alta, l’alpe Pedroria (m. 1929), nella bella conca che si stende ai piedi dei versanti settentrionali dei monti Pisello (m. 2272), Culino (m. 2323) e Lago (m. 2353). Se siamo partiti da Talamona, ben difficilmente potremo raggiungerla; se, invece, ci siamo portati con l’automobile poco sotto il maggengo della Bianca, l’escursione è fattibilissima.
Torniamo, ora, ai prati più alti dell’alpe Madrera: guardando in alto, leggermente a sinistra, potremo individuare l’intaglio del passo del Pisello, che permette di accedere al versante orobico della val Corta, appena a monte di Tàrtano. Si tratta di un passo che meriterebbe di essere valorizzato, in quanto consentirebbe una bella traversata dalla Bianca, sopra Talamona, a Tàrtano. Date le condizioni in cui si trova ora la traccia di sentiero che lo raggiunge, è sconsigliabile avventurarsi su di essa per raggiungere la croce di legno che lo presidia: essa, infatti, tende a perdersi già nel bosco di conifere che delimita, sul lato sinistro, in alto, l’alpe. Nel canalone che sta sotto il passo, poi, la traccia è stata sommersa da una fascia di ontani. Se, infine, si riuscisse fortunosamente a aggiungere il passo, la successiva discesa alle contrade della parte bassa della val Corta risulterebbe estremamente avventurosa, in quanto qui, più ancora che sul versante valtellinese, la traccia di sentiero si è persa fra lavàzz ed ontani (ed una discesa a vista è del tutto sconsigliabile: si rischierebbe di trovarsi sul ciglio di formazioni rocciose, senza essere in grado di proseguire nella discesa) . Chissà che un giorno il sentiero sia ripristinato e segnalato: ne varrebbe veramente la pena.
Torniamo all’alpe Madrera: ci si presentano due possibilità per chiudere l’anello. La prima e più rapida è quella di seguire il sentiero che scende a superare, sulla destra, l’alta val Valena (attenzione, in inverno e primavera, alle slavine!), per poi proseguire nella discesa seguendone il fianco orientale (di destra, per chi scende). Più in basso, nel punto terminale della pista che porta a San Giorgio, il sentiero si congiunge con quello, già menzionato, che scende, alla sua sinistra, dall’alpe Olza (il bivio per le alpi Olza, a destra per chi sale, e Madrera, a sinistra, è segnalato da cartelli). Segue la facile discesa a San Giorgio ed il ritorno all’automobile, dopo circa 6 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello in salita di circa 920 metri (cui vanno aggiunti eventualmente quelli necessari per risalire l’alpe Madrera).
La seconda possibilità, un po’ più lunga e monotona, ma più tranquilla ed, a tratti, panoramicamente suggestiva, è quella di sfruttare la pista sterrata tracciata recentemente. La troviamo dopo il primo tratto della discesa dall’alpe, tratto nel quale oltrepassiamo una baita isolata che, curata e graziosa com’è, sembra la casa di Biancaneve. Percorriamo la pista e, dopo una lunga traversata, che supera, in direzione nord-est, la val Valena e la val Isola, ci ritroviamo ad un tornante sinistrorso (per chi sale) della strada che da Talamona porta alla Bianca. Siamo ad una quota di circa 1200, un po’ sotto il maggengo, posto ad una quota di 1275 metri. Percorrendo in discesa la strada, raggiungeremo il bivio dove abbiamo lasciato l’automobile. Questa seconda possibilità richiede circa 40 minuti di cammino in più, rispetto a quella che segue il sentiero.
Vale la pena di ricordare che questa strada asfaltata, unita alla pista che porta appena sotto l’alpe Madrera, costituisce anche un interessante percorso di mountain-bike, che ci porta, in uno scenario bellissimo, alle soglie dei 1300 metri. Un'ultima osservazione: l'anello, descritto in senso antiorario, può, ovviamente, essere percorso anche in senso opposto, senza particolari problemi, e può essere considerevolmente alleggerito qualora si abbiano a disposizione due automobili, con una delle quali ci si potrebbe portare a Faido di Sopra o poco sotto la Bianca.

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