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Apri qui una panoramica dall'alpe Combanina (Giuf)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pedesina (San Rocco)-Masoncelli-Pescegarz-Combanina (Giuf)-Gras-Masoncelli-Pedesina (San Rocco)
5 h
750
EE
SINTESI. Entrando a Morbegno (direzione per Sondrio) alla prima rotonda prendiamo a destra, alla successiva ancora a destra, superiamo il torrente sul Bitto e ci immettiamo nella strada provinciale 7 della Val Gerola. Saliamo a Sacco e Rasura e procediamo fino a Pedesina. Qui svoltiamo a destra e saliamo al paese. Oltrepassata la chiesa, parchaggiamo presso il Municipio (m. 1090). Ci incamminiamo sulla carozzabile verso la chiesetta di San Rocco, sul tornante sx; qui lasciamo la carozzabile per la strada che prende a destra, passando a sinistra di San Rocco. Subito dopo due tornanti sx e dx, troviamo (segnalazione) la mulattiera per maggenghi ed alpeggi. Laciata la strada, saliamo diretti ad intercettare un largo sentiero e ci dirigiamo a sinistra (indicazione per i Masoncelli). Superata una valletta siamo ai prati dei Masoncelli (m. 1210); qui saliamo al limite superiore dei prati e prendiamo a destra, imboccando il sentiero che sale nel bosco, fino ad un trivio. Dei due sentieri che salgono prendiamo quello di destra (indicazioni per Combanina-Pescegarz), procedendo fino al limite dei prati di Pescegarz (m. 1500). Usciti dal bosco, passiamo a sinistra della baita dei prati e saliamo al bivio di quota 1570 metri. Qui ignoriamo il largo sentiero alla nostra sinistra e procediamo diritti su un sentierino che sale, volge a destra e, con poche svolte, porta al limite del dosso di Giuf o Ciof ed alla casera dell'alpe Combanina (m. 1732). Qui prendiamo a sinistra (indicazioni GVO e alpe Combana), procedendo quasi in piano e rientrando nel bosco, fino a trovare la prima deviazione sulla sinistra, che imbocchiamo scendendo diritti fino ad intercettare un più largo sentiero che, seguito verso sinistra, riporta subito al bivio di quota 1570. Seguiamo ora questo sentiero in direzione contraria (cioè allonanandoci dal Pescegarz) e ragigungendo il limite superiore dei prati del Gras (m. 1542). Procediamo alla baita più alta ed al limite opposto (larice con vernice azzurra), dove il sentiero riparte, con tratto esposto scavato nella roccia (attenzione!), scedendo ad intercettare un marcato sentiero che seguiamo verso sinistra, proseguendo quindi nella discesa. Alla località Stradùn lasciamo il sentiero principale seguendo un sentierino che se ne stacca sulla destra (indicazione per Corna di Darden), scendendo ad un poggio roccioso panoramico, piegando a sinistra, ragigungendo il nucleo più alto dei Masoncelli e, dopo breve tratto nel bosco, gli ampi prati dei Masoncelli. Qui ci ricongiungiamo con la mulattiera seguita nella salita, e per essa torniamo al parcheggio del Municipio di Pedesina.


Chiesa di S. Antonio a Pedesina

Il monte di Pedesina è costituito da tre grandi alpeggi: da sud a nord, quello di Stavello (“stavél”, di proprietà privata), nella parte settentrionale dell’alta Val di Pai, quello di Combana (“cumbàna”, comunale), nell’omonima valle, e quello di Combanina (“cumbanìna”, comunale), sull’ampio dosso di Giùuf (IGM: Ciof), nella parte meridionale dell’alta Val Mala. Luoghi bellissimi, aperti, solari, che possono essere visitati con molteplici itinerari e che ripagano sicuramente le attese degli escursionisti più esigenti. Suggeriamo due possibilità di anelli escursionistici, che possono anche essere combinate fra di loro.


Panoramica dall'alpe Pescegarz

Non possiamo, però, raccontare l’escursione senza prima aver presentato gli elementi di base per capire cos’è e come funziona un alpeggio. Ci aiuta Dario Benetti, nell’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota” (in “Sondrio e il suo territorio”, edito da IntesaBci nel 2001), nel quale descrive la struttura e l’organizzazione tipica degli alpeggi orobici nell’area del Bitto (dalla Val Lesina, ad ovest, alla valle del Livrio, ad est): “ Gli alpeggi di questa zona, anche quelli comunali, erano prevalentemente dati in affitto a comunità di pastori. A tale tipo di gestione corrisponde una struttura architettonica ben precisa: il pascolo d’alpeggio è suddiviso in bàrech, un reticolo di muretti a secco, più o meno regolare, che delimita “il pasto” di una giornata di malga. Questa suddivisione permette di sfruttare razionalmente il pascolo. Il pascolo non è infatti ricco e, se il bestiame fosse lasciato libero, finirebbe con l’esaurirsi anzitempo. In ogni alpeggio il bestiame si sposta dunque quotidianamente da un bàrech all’altro, restando prevalentemente all’aperto (in pochi alpeggi sono previsti stalloni – baitùu – o tettoie aperte per il ricovero notturno o in caso di brutto tempo). Numerose baite sono collocate sull’alpeggio in corrispondenza dei principali spostamenti. Al centro dell’alpeggio c’è la caséra, la costruzione dove si depositano i formaggi e le ricotte per la salatura e la conservazione temporanea… La necessità di sorvegliare il bestiame durante il pascolo di notte, lontano dalla baita dei pastori, era risolta con una particolare forma di ricovero temporaneo, il bàit. Si tratta di un rifugio trasportabile in legno con copertura inclinata rivestita, negli esempi più recenti, in uso fino a qualche anno or sono, in lamiera. Il bàit era diffuso in val Tartano e nelle valli del Bitto e del Lesina; a volte era a due posti. Nella parete laterale è ricavata una apertura trapezoidale per l’accesso con sportellino in legno, mentre in testata sono ricavati due fori per l’aria e per infilarvi due lunghi bastoni per il trasporto a spalla da una sede all’altra. Caratteristico delle valli del Bitto e Lesina, ma presente in passato anche in val Tartano, è il caléc. Esso era utilizzato nel caso in cui la permanenza dei pastori in una certa parte dell’alpeggio superava i 5-6 giorni. Questa struttura consiste essenzialmente nei quattro muri perimetrali e in una apertura a valle per l’accesso. La copertura veniva realizzata di volta in volta con elementi provvisori, per esempio una struttura in legno e un telo. La distribuzione interna degli spazi è simile a quella della baita in muratura, con il paiér (il focolare), il supporto girevole in legno per la culdèra e un ripiano sul quale si poggiavano i formaggi ad asciugare. In alcuni alpeggi, infine, è presente il baituu, una grande stalla per il ricovero delle mucche in caso di maltempo. Si tratta di una costruzione molto allungata (20-30 metri) a un solo piano, con muratura in pietrame a secco e tetto a due falde con manto di copertura in piode selvatiche (se il fronte verso valle è aperto la costruzione prende il nome di tecia)… I baituu ospitavano fino a 90 capi di bestiame. All’interno, in un soppalco ricavato nelle capriate del tetto alloggiavano due pastori.
Vediamo, ora, la prima possibilità escursionistica, che potremmo denominare anello della Combanina, e che parte da Pedesina. Per raggiungerla, bisogna imboccare, a Morbegno, la strada ex statale 405, ora strada provinciale n. 7, della Val Gerola, staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla destra, al primo semaforo all’ingresso della cittadina (per chi proviene da Milano), e seguendo le indicazioni. Dopo 7 km di salita incontriamo il primo paese della valle, Sacco, e dopo 9 il secondo, Rasura. Superata la galleria del Pic, siamo a Pedesina (km 11,5). Al primo svincolo a destra saliamo alle case del paese (ma nei finesettimana estivi ci conviene la sciare l’automobile al parcheggio che troviamo a sinistra della provinciale, prima dello svincolo, e salire a piedi). Dopo un tornante a sinistra, passiamo sotto la chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio ed alla S. Croce. Il successivo tornante a destra ci fa ripassare a monte della chiesa e raggiungere l’oratorio di S. Rocco, dove la strada piega di nuovo a sinistra. Noi, però, parcheggiamo l'automobile appena prima della chiesetta (m. 1090) e presso il municipio, ed imbocchiamo la strada asfaltata che si stacca da quella che prosegue alla parte alta del paese, se ne stacca sulla destra (cartello Stavello-Combana-Combanina), passa a sinistra dell’oratorio e, dopo un tornante sinistrorso, effettua un lungo traverso. Saliamo così al successivo tornante destrorso.
Pochi metri oltre il tornante troviamo, sulla sinistra, un cartello che segnala la partenza del sentiero 115, che sale al Grasso ed all’alpeggio di Combanina, anche se queste mete non vengono neppure menzionate (l’alpe Combana è data ad un’ora e 50 minuti, l’alpe Stavello a 2 ore e 40 minuti e la bocchetta di Stavello a 4 ore). Troviamo anche un cartello del comune di Pedesina che dà il Masoncello a 10 minuti, il Grass a 50, l'alpe Combanina ad un'ora e 10 minuti, l'alpe Combana ad un'ora e 50 minuti e l'alpe Stavello a 2 ore e 40 minuti.
Il sentiero si immerge subito nel bosco e sale, deciso, con qualche tornantino, restando a sinistra di una valletta. Dopo una breve salita, intercettiamo un sentiero con andamento quasi pianeggiante. Siamo alla località Piàzzola e, seguendo il cartello del comune di Pedesina, prendiamo a sinistra, guidati dai segnavia rosso-bianco-rossi. Incontriamo subito una baita con un vecchio cartello della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, che dà la casera di Combanina ad un’ora e 30 minuti. Oltrepassata la baita, troviamo un casello con un nuovo cartello: seguiamo le indicazioni per il Masoncello, ignorando quelle per il Gaggio. Dobbiamo quindi ignorare un sentierino che si stacca da quello principale, sulla destra, e proseguire diritti, fino al guado del torrentello della Val del Bur (così chiamata perché un tempo veniva usata per trascinare a valle i grossi tronchi tagliati, "bur"), oltre il quale la mulattiera prende a salire. Ci raggiunge, dopo un breve tratto, da sinistra un’altra mulattiera, che proviene dalle case alte del paese (per imboccarla, avremmo dovuto, all’oratorio di San Rocco, svoltare a sinistra e seguire la strada principale fino alle ultime case, poi imboccare un tratturo che alla fine si restringe a mulattiera).


Panorama dal Pescegarz

Proseguiamo nella salita, sbucando, in breve, ad una fascia di prati con una baita, a quota 1210 metri, la parte bassa dei Masoncelli (“masunscél”).
Qui dobbiamo prestare attenzione, perché dai prati partono tre sentieri: uno alla nostra destra, in corrispondenza di una fontana in cemento, uno al centro ed uno a sinistra, a ridosso della baita. Il sentiero che ci interessa è quello di centro: un segnavia rosso-bianco-rosso su un masso (non immediatamente visibile, per la verità), lo conferma. Per trovarlo saliamo al centro dei prati, passando presso un tavolo con panche in legno, e sul limite della selva prendiamo a destra. Troviamo nel primo tratto un nuovo cartello del comune di Pedesina, che dà la Val del Bur a 5 minuti, il Grass a 40, l'alpe Combanina (Pescegarz) a 35, l'alpe Combanina (Ciof) ad un'ora e l'aloe Combana ad un'ora e 40 minuti. Il sentiero, sempre largo, volge gradualmente a destra e sale nel bosco.
Segue un tratto pianeggiante (corredato anche da un corrimano), che ci porta a guadare di nuovo la Val del Bur. Poco più avanti, siamo alla località Val del Bur, con nuovo cartello ad un trivio. Due sono i sentieri che procedono salendo. Prendendo quello di destra siamo alle Foppe in 25 minuti, a Pescegarz in 30 ed alla Combanina (Ciof) in 55, mentre salendo a sinistra siamo al Grass in 35 minuti, all'alpe Combana in un'ora e 35 minuti ed all'alpe Stavello in 2 ore e 25 minuti. Stiamo sulla destra (direzione per le Foppe e il Pescegarz) e prendiamo a salire decisamente, incontrando anche due cartelli con divieto di caccia. Segnavia bianco-rossi ed alcune frecce bianche si alternano a quelli rosso-bianco-rossi. Dopo una svolta a destra, la salita prosegue, decisa, mentre compaiono i primi larici ed i primi abeti. Raggiunto il punto nel quale il sentiero è parzialmente ostruito da una pianta caduta, prendiamo a sinistra, lasciando alla nostra destra un baitello ed un sentiero secondario. Segue una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sz-dx, che ci porta ad un baitello in corrispondenza del guado di un torrentello, a 1310 metri.


Panorama dal Pescegarz

Oltre il guado, usciamo per un tratto dal bosco e troviamo subito un bivio: un ramo del sentiero prosegue diritto, l’altro sale deciso a sinistra. Prendiamo questo secondo ramo, trovando subito su un tronco un segnavia. Dopo il primo tratto di salita, una finestra che si apre nel bosco ci permette di vedere, alla nostra destra, la parte alta della Val Bomino con il passo di Verrobbio; poco più avanti troviamo, a quota 1350, un baitello, con un cartello della Comunità Montana Valtellina di Morbegno che dà l’alpe Combanina ad un’ora e 10 minuti. La mulattiera piega poi a sinistra (tratto con parapetto) ed inizia a salire, con brevi serpentine, una bella pecceta, abbastanza aperta. Poi il bosco si richiude e ricompaiono i faggi: la traccia si fa più stretta e marcata, e continua a salire con qualche tornantino.


Panorama dalle Foppe

Dopo un ultimo tratto diritto, usciamo dal bosco alla parte bassa dei prati del Pescegarz, a quota 1500, appena a sinistra di un calec (ricovero costituito dal solo fondamento delle mura perimetrali), importante punto di riferimento per ritrovare il sentiero al ritorno. Più in alto vediamo, quasi sulla nostra verticale, una baita ed un baitello, quasi a ridosso di un roccione, denominati “caséri végi de cumbanìna” (m. 1543); sullo sfondo, dietro la baita di destra, l’elegante e slanciata cima della Rosetta (“scima de la rusèta”, m. 2142), riconoscibile per la croce che la sovrasta. Siamo nella parte più bassa dell’alpe Combanina, che occupa il lungo dosso che separa la Val del Bur, a sud, dalla Val Mala (“val màla”), a nord. A destra delle due baite si apre, infatti, un’ampia conca di pascoli, che viene ancora caricata. Non passiamo, però, di lì, ma restiamo sul limite sinistro dei prati, a ridosso del bosco, salendo in direzione della baite e proseguendo a sinistra, dove troviamo la ripartenza del sentiero, che sale per un tratto nell’incantevole cornice di una macchia di radi larici, con una splendida radura alla nostra destra. Siamo, così, in breve ad un bivio, a 1570 metri. Un cartello segnala che il sentiero 115 prosegue sulla sinistra, con traccia più marcata, e porta in 50 minuti all’alpe Ciof ed all’incrocio con la Gran Via della Orobie ed in un’ora e 10 minuti all’alpe Combana. C’è, però, anche un sentierino che sale diritto e che porta per via più diretta alla casera dell’alpe Combanina o Giuf.


Casera di Combanina (Giuf)

Lasciamo, dunque, il sentiero di sinistra, che sfrutteremo al ritorno, per salire diritti, volgendo poi verso destra ed effettuando un lungo traverso a monte dei pascoli del Grasso, fra radi larici. Poi il sentiero volge a sinistra e sale ad un poggio dal quale vediamo già la casera di Ciof, sorvegliata da una piccola croce di legno, alla quale giungiamo dopo un ultimo strappo sul dosso che precede i prati dell’alpe. Alpe Combanina sul dosso di Giuf, o Ciof (m. 1732) è la denominazione che troviamo sulla IGM: si tratta della “casera de cumbanìna”, o anche “casera del giùuf”, da nome del dosso sul quale è posta (“dòos del giùuf” o “dòos de cumbanìna”). La denominazione “Ciof” è evidentemente una storpiatura di “Giùuf”. Quanto all’origine del nome Combanina (e dell’analogo Combana), si può ipotizzare che derivi dalla voce comasca e bormina “combal”, “combol”, cioè sommità.
Splendido il panorama che da qui si gode, soprattutto verso nord, dove vediamo la parte orientale del gruppo del Masino ed il monte Disgrazia.
Ora, invece di scendere per la medesima via di salita, prendiamo a sinistra, seguendo la Gran Via delle Orobie, che effettua la traversata all’alpe Combana sul sentiero segnalato (noi però non ci porteremo fino all'alpe, ma lasceremo la Gran Via prima).
Seguiamo le indicazioni dei cartelli presso la casera: il sentiero non taglia il pascolo, ma prosegue appena sopra il limite superiore del bosco (leggermente più in basso rispetto alla casera). Ci dirigiamo verso sud-ovest, passando sotto il baitone di Combanina (“baitùn de cumbanìna”) e procediamo sul sentiero segnalato da segnavia, immergendoci in uno splendido bosco di larici. Dopo un breve tratto di traversata, giungiamo ad un bivio, cioè al punto nel quale ci intercetta, salendo da sinistra, un sentiero (quel medesimo sentiero che abbiamo ignorato al bivio poco a monte delle baite del Grasso). Tre cartelli ci chiariscono la situazione: procedendo diritti sulla G.V.O. ci si porta in un’ora all’alpe Stavello ed in 4 ore e 40 minuti al lago di Trona; nella direzione dalla quale veniamo l’alpe Culino è data a 40 minuti, l’alpe Olano ad un’ora e 20 minuti e l’alpe Piazza a 2 ore e 40 minuti (si tratta sempre della G.V.O., nella direzione opposta); imboccando, infine, il sentierino che scende sulla sinistra ci si porta in 50 minuti alle Foppe, in un’ora e 20 minuti ai Masoncelli ed infine a Pedesina.
È questa la soluzione che ci interessa: prendiamo dunque a sinistra e cominciamo la discesa, su sentiero che in alcuni tratti è poco marcato, ma sempre visibile (in ogni caso i segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi non ci abbandonano). Il sentiero, che procede diritto, corre, nel primo tratto, fra radi larici, poi si fa più marcato ed attraversa una bella pecceta, intervallata da poche radure. Nell'ultimo tratto si immette in un più largo sentiero: lo seguiamo verso sinistra, passando a ridosso di alcune roccette, e ci ritroviamo al bivio di quota 1570. A questo punto il ritorno a Pedesina può avvenire seguendo la via di salita (unico problema: trovare la partenza del sentiero al limite basso dei prati del Grasso, prendendo come riferimento il calecc e portandosi pochi metri alla sua destra).


Il Gras

Se però non soffriamo di vertigini, scendiamo per un diverso sentiero, passando per il suggestivo alpeggio del Grass (Il Grasso sulla carta IGM), sfruttando un sentiero che taglia una fascia di rocce a picco (nonostante l'esposizione, è largo e relativamente tranquillo, ma piuttosto impressionante).
Torniamo dal bivio sui nostri passi, procedendo sul più largo sentiero nel quale ci siamo appena immessi, verso ovest-sud-ovest, cioè in direzione contraria a quella seguita nell'ultimo suo tratto. Il sentiero, ben marcato, entra in un bosco e procede con alcuni saliscendi (prestiamo attenzione perché il versante alla nostra sinistra è ripido ed esposto). Dopo una decina di minuti usciamo all'aperto sulla parte alta (settentrionale) del Grass o Gras (il Grasso sulla carta IGM, m. 1543). Si tratta di un luogo molto suggestivo, che viene molto di rado visitato dagli escursionisti, perché fuori mano rispetto ai sentieri più battuti. La profonda solitudine di quest'ampia fascia di prati è solo stemperata dalle due uniche baite, che vediamo poco più in basso rispetto al punto che abbiamo raggiunto. Molto suggestivo il panorama, soprattutto verso nord: vediamo una buona porzione della testata della Val Gerola, con la Val Bomino a sinistra e la valle di Pescegallo a destra, con le cime di Ponteranica ed il pizzo di Tronella che da qui mostra il suo profilo migliore di affilata lama che si protende al cielo.


Sentiero nella roccia

Rimanendo alti rispetto alla prima baita, ci portiamo ad una vasca per la raccolta dell'acqua, dove troviamo un nuovo cartello del comune di Pedesina, che ci indica che proseguendo diritti possiamo scendere a Pedesina in 55 minuti oppure traversare all'alpe Combana in un'ora e 5 minuti ed all'alpe Stavello in un'ora e 55 minuti. Proseguiamo quindi diritti, raggiungendo la baita più meridionale, che lasciamo alle spalle. La traccia di sentiero comincia a riapparire, e ci portiamo ad un larice con una macchia di vernice azzurra sul tronco.
Ben presto siamo al punto più impressionante del percorso: il sentiero diventa una specie di largo corridoio scavato nella roccia e passiamo accanto ad una Madonnina che da una nicchia ci guarda con occhi pietosi e sembra invitarci alla prudenza. Se la roccia è asciutta, nonostante il salto alla nostra sinistra, procediamo sicuri, scendendo leggermente su una sorta di scalinatura naturale. In breve, dopo un tratto sostenuto da un muretto a secco (che però vediamo dopo averlo oltrepassato), siamo al punto forse più suggestivo: alla nostra destra scende un selvaggio vallone, battuto da slavine (inutile dire che nella stagione invernale ed in quella primaverile il sentiero è del tutto sconsigliabile). Poi scendiamo tagliando un ripido versante di felci e, superata una fettuccia, approdiamo ad una fascia boscosa più tranquilla.


La Corna di Dàrden

Ben presto siamo ad un bivio, con l'ennesimo cartello del comune di Pedesina, che indica nella direzione dalla quale proveniamo il Grass, in quella alla nostra destra Combana e Stavello ed in quella alla nostra sinistra Pedesina. Prendiamo dunque a sinistra (est), iniziando una tranquilla discesa, in uno scenario che però conserva sempre un carattere di spiccata wilderness. Per chi non volesse privarsi di questa via di discesa ma soffrisse di vertigini, segnalo questa alternativa: dalla baita più bassa del Grass scendiamo al limite del bosco sulla sua verticale; si tratta di un bosco di larici con sottobosco occupato quasi interamente da felci; possiamo procedere, su un versante abbastanza ripido, ma fattibile, prestando attenzione a dove mettiamo i piedi, perché le felci nascondono un po' il terreno; scendendo quasi diritti e piegando solo leggermente a sinistra, in una manciata di minuti intercettiamo il comodo sentiero.


Sentiero per i Masoncelli

Nella successiva discesa sul sentiero, superato un casello di captazione dell'acqua (località aiàl del pesc'), siamo alla località “stradùn”, o “sum al stradùn”, che deve la sua denominazione all'ampiezza della mulattiera. Proseguendo diritti ci ritroviamo al bivio già incontrato salendo in località Val di Bùr; vale però la pena imboccare il sentierino che si stacca sulla destra, segnalato dall'ormai consueto cartello giallo, che indica la Corna di Dàrden e i Masoncelli. Scendiamo dunque con pochi tornanti, su ripido sentiero, alla Corna di Dàrden, cioè al roccione delle Rondini, splendido terrazzo panoramico sull'alta Val Gerola.
Proseguiamo nella discesa sul sentiero, che qui piega a sinistra, ed in breve siamo alla fascia più alta dei prati dei Masoncelli (ul masunscél). Il sentiero segue il limite alto dei prati, rientra nel bosco e scende diritto alla parte alta della più ampia fascia di prati dei Masoncelli. Qui ci ricongiungiamo con il sentiero utilizzato nella salita, che ci riporta, scendendo spedito, a San Rocco ed all'automobile.


I Masoncelli

Si chiude così questo affascinante anello escursionistico, godibilissimo soprattutto in autunno, che comporta un dislivello approssimativo in altezza di 750 metri ed un tempo di circa 4 ore e mezza/5.

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