CARTA DEL PERCORSO - APRI QUI UNA GALLERIA DI IMMAGINI ; CARTA DEL PERCORSO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Fumero-Baite di Boero
1h e 30 min.
480
E
SINTESI. Salendo verso Bormio, dopo Sondalo lasciamo la ss 38 dello Stelvio allo svincolo a destra per Le Prese. Da Le Prese saliamo in automobile a Frontale ed a Fumero (m. 1461), all'imbocco della Val di Rezzalo, dove parcheggiamo. Scendiamo verso la chiesetta di S. Antonio; prima di raggiugerla, e precisamente al termine della discesa, in corrispondenza di una fontana, imbocchiamo un ripido tratturo che si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza”. Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest. Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra. Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia volge a sinistra ed entra nel bosco. Inizia così una salita che ci porta ad uscire dal bosco in corrispondenza di una pista e del limite dei prati dell'alpe Boero (m. 1900), fra Boero di Sotto (alla nostra sinistra) e Boero di Sopra (alla nostra destra).


Apri qui una panoramica dall'alpe Boero

L'alpeggio di Boero si stende su un'ampia fascia di prati posti sul versante meridionale del Corno di Boero, alle porte della Val di Rezzalo. Ha un aspetto particolarmente gentile e luminoso e consente un ottimo colpo d'occhio sulla Valdisotto ed anche sull'impressionante ferita lasciata dalla gigantesca frana della Val Pola del tragico luglio 1987. Può quindi essere una meta remunerativa per una passeggiata consigliabile anche nella stagione autunnale. All'alpeggio sale una carozzabile che parte dal primo tornante dx dopo il nucleo di Frontale, ma se vogliamo camminare dobbiamo partire dal nucleo di Fumero.

Frontale

Lasciamo, dunque, la ss. 38 dello Stelvio all’uscita de Le Prese (successiva a quelle di Grosio e Sondalo), imboccando, poi, subito la deviazione a destra per Frontale (m. 1166), che raggiungiamo dopo circa un chilometro e mezzo di salita. Il nome del paese deriva dalla sua collocazione su un bel poggio che sta di fronte e quindi guarda al fondovalle.

Fumero

Oltrepassato il paese, continuiamo a salire verso Fumero, porta di accesso alla media Val di Rezzalo: la strada si fa più stretta e guadagna decisamente quota con una serrata serie di tornanti. Nell’ultimo tratto prima del paese attraversiamo un’impressionante galleria paramassi (qui la carreggiata è tanto stretta da costringere ad un senso unico alternato). Subito dopo, usciamo in vista delle case di Fumero (m. 1464, a 6 km da Le Prese; localmente: fuméer, citato per la prima volta, come Fumerium, in un documento del 1093), che deve forse il suo nome alle dense nebbie che, nelle giornate di tempo cattivo, sembrano scendere dalla valle. Ci conviene lasciare subito l’automobile allo slargo che troviamo sulla destra all’uscita della galleria, nei pressi di una cappelletta denominata “Santèl della Rovina”, perché si affaccia sul pauroso salto che precipita sul fondovalle.
Ora dobbiamo scendere per un tratto, in direzione del paese, passando anche accanto al rifugio Fumero del Parco Nazionale dello Stelvio. Ci dirigiamo verso la chiesetta consacrata, il 31 agosto del 1506, a S. Antonio Abate, ma dedicata anche alla scoperta della Vera Croce, cioè della croce alla quale fu crocifisso Gesù Cristo. Questa devozione è legata ad una leggenda, secondo la quale un ramoscello dell’albero della conoscenza del bene e del male, del cui frutto avevano mangiato Adamo ed Eva, aveva germogliato e prodotto un albero cresciuto proprio sopra la tomba di Adamo. La regina di Saba aveva profetizzato al saggio Salomone che a quell’albero sarebbe stato sospeso colui che avrebbe segnato la fine del regno dei Giudei; allora Salomone, per scongiurarla, aveva fatto seppellire l’albero sotto la piscina sacra posta nei pressi del Tempio di Gerusalemme. Ma, proprio pochi giorni prima della Passione, i suoi rami riaffiorarono, e furono recisi per costruire la croce cui venne, appunto, appeso Gesù. Questa croce era per i medievali oggetto di una straordinaria devozione, per cui ad essa vennero dedicate diverse chiese. Questa, in particolare, deve molto anche alla devozione degli abitanti che furono costretti, nei secoli scorsi, ad emigrare a Venezia, lavorando come facchini.
Noi ci fermiamo, però, prima della chiesetta, e precisamente al termine della discesa, dove, in corrispondenza di una fontana, un ripido tratturo si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza” (o “Pezze”, localmente "la pèza", nome che deriva dal latino “picea”, abete, da cui provengono anche i più frequenti “Pesc” o “Pessa”). Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest (Baite Agac sulla IGM). Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra.
Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia (non ne troveremo, del resto, nessuno per l’intera giornata) volge a sinistra ed entra nel bosco. Dopo un buon tratto a sinistra, volge a destra per un tratto ancora più lungo, prima di piegare di nuovo a sinistra ed intercettare una pista che sale da sinistra. Possiamo, a questo punto, seguire quest’ultima oppure il sentiero che riprende in una salita più diretta, intercettandola altre due volte. In ogni caso ci ritroveremo, alla fine, sul limite sud-orientale dell’ampia fascia di prati dell’alpeggio di Boero (o Boerio, dalla forma dialettale “Boèir” o "boéer", che significa “bovaro”). Si tratta di un alpeggio luminoso e panoramico; da qui (da una quota compresa fra i 1900 e i 1950 metri circa) possiamo osservare Grosio e, sullo sfondo, la sezione centro-orientale con le cime più alte della catena orobica; più a destra, le cime di Redasco, il monte Zandila ed il pizzo Coppetto, con l’impressionante frana della Val Pola che si staccò all’alba tragica del 28 luglio 1987.

Alpe Boero

L'alpe è citata per la prima volta in un documento del 1270 come "Boverium", ed è divisa nei tre nuclei fondamentali di Boér de Soor (Boero di Sopra o Boero Alta), Boér de Desot (Boero di Sotto o Boero Bassa) e Al Pescée (Baite Pecedo). Nei documenti del Seicento figura la dizione "Boario".
C'è anche un'antica storia sugli alpigiani di Boero, che erano noti per il loro singolare temperamento. Quando veniva il tempo della fienagione, nel cuore dell'estate, mentre tutti gli altri alpigiani si mettevano al lavoro, di buona lena, sul far del mattino, loro se la prendevano comoda, dormivano fino a tardi, non si facevano mancare nulla in lauti banchetti e si godevano la pennichella pomeridiana. Poi, sul far della sera, quando ormai gli altri avevano finito il lavoro, i "pradèr de Boèr" si destavano dal torpore e si mettevano al lavoro, con tanta abilità e maestria, che recuperavano tutto il tempo perso, ed anzi spesso finivano prima degli altri. Nessuno riuscì mai a scoprire il loro segreto.
Tornando alla nostra salita, la pista intercetta quella più ampia che sale da sinistra, dalle baite di Boero bassa, in direzione di Boero alta. Possiamo ora visitare l'ampio alpeggio e scegliere se tornare a Fumero per la medesima via di salita oppure seguendo la pista carozzabile che sale dalla strada Frontale-Fumero. In questo secondo caso la discesa termina ad un tornante dx (per chi sale) di questa strada (il primo tornante dx dopo Frontale); dobbiamo quindi seguire la strada asfaltata fino a Fumero (sequenza di tornanti sx-dxsx-dx e ultimo tratto diritto).

Vale la pena di segnalare, infine, che l'alpeggio può essere punto di partenza per una non difficile salita al Corno di Boero (per effettuarla si parte dal parcheggio nel quale permina la pista serrata, quindi bisogna procedere verso destra se si sale da Fumero) o per una traversata all'alpeggio gemello di Profa Alta (in questo caso si deve scendere verso nord-ovest, alla parte bassa dell'alpeggio).


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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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