Apri qui una fotomappa del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Casera di Pedena-Incrocio con la GVO-Baita di quota 1824 in Valle di Lago-Il Lago-Rifugio Alpe Lago-Casera di Pedena
3-4 h
480
EE
SINTESI. Superata Albaredo, al km. 20 della provinciale per il passo di S. Marco parcheggiamo a destra prima di un tornante dx e saliamo sulla pista che porta alla Casera di Pedena (m. 1538). Proseguiamo verso l'interno della valle, sul suo versante sinistro (per noi), su sentiero che si perde, salendo gradualmente a mezza costa fra fondovalle e fascia di ontani. Raggiungi alcuni muretti a secco, ci portiamo al più interno, piegando poi decisamente a sinistra e salendo verso un grande masso. Trovata una traccia di sentiero, la seguiamo in una boscaglia di ontani, passando da sx a dx, da dx a sx ed ancora da sx a dx di un torrentello. Usciti dalla boscaglia, saliamo ancora e prendiamo a destra fino ad un bivio segnalato da cartelli (m. 1860 circa). Seguiamo la variante bassa della Gran Via delle Orobie e prendiamo a sinistra. Ci portiamo ad un rudere di baita con recinto ed imbocchiamo il sentiero che effettua la traversata dalla Val Pedena alla Valle di Lago. Proseguiamo in piano attraversando una fascia di prati ed ontani. Poi il sentiero inizia a salire leggermente, tagliando un versante ripido ed esposto, per cui va percorso con la massima attenzione. Superata una valletta, attraversiamo una fascia di roccette, salendo ad una nuova fascia di prati. Dopo un breve tratto in leggera discesa, ci avviciniamo alla soglia del lungo dosso che scende a nord-ovest dal pizzo delle Piodere. Dopo un ultimo tratto esposto il sentiero si porta sul più tranquillo filo del largo dosso, piegando a destra (est). Ci affacciamo così all'ampio bacino della Valle di Lago. Il sentiero piega ancora a destra e scende leggermente verso est-sud-est, attraversando una macchia di larici. Usciti dalla macchia, saliamo leggermente fino a tagliare, a quota 1880, un corpo franoso al centro di una valletta scoscesa. Il sentiero piega poi leggermente a sinistra (nord-est) e procede pianeggiante in terreno aperto tagliando altre due franette. Attraversata una fascia con pochi larici, tagliamo un canalone, passiamo in leggera discesa fra radi larici e, attraversata una valletta, ci affacciamo ad un'ampia fascia di prati. Procedendo diritti raggiungiamo così la baita di quota 1824. Qui lasciamo la Gran Via delle Orobie, che procede diritta verso nord e pieghiamo decisamente a destra (est), salendo lungo il declivio di prati a monte della baita. La breve salita, senza troppe difficoltà, ci permette di raggiungere il ripiano più alto dell'alpe Lago. Ci accolgono il baitone di quota 1909 e, poco più avanti, la baita quotata 1920 metri, con a lato un dosso erboso sormontato da una croce in legno. Procediamo diritti lasciando alle spalle la baita. Scendiamo per breve tratto e prendiamo a destra, seguendo un torrentello. Una breve salita ci porta nel cuore di una piccola conca glaciale, che ospita il Lago (m. 1931). Ridiscendiamo per la medesima via di salita alla baita di quota 1824. Qui prendiamo a destra, seguendo la Gran Via delle Orobie. Scavalcato il basso muretto a secco (barèk), procediamo verso nord, in leggera discesa, fino ad incontrare il primo grande larice, alla nostra destra. Appena oltre il larice prestiamo attenzione: dobbiamo lasciare la Gran Via delle Orobie ed imboccare un sentierino che scende verso sinistra. Dopo una svolta a destra ed una a sinistra, il sentiero si immerge in una fastidiosa fascia di ontani, proseguendo con qualche svolta la discesa verso ovest. Usciti dalla boscaglia a ridosso di una fascia di roccette, alla nostra sinistra, scendiamo diritti fra prati e ad un bivio stiamo a destra, seguendo il sentierino che scende deciso al torrentello centrale della valle. Qui il sentiero piega a sinistra e si porta alla baita quotata 1689 metri, passando appena a monte di due grandi larici solitari. Dalla baita inizia l'ultimo tratto della discesa verso il rifugio Alpe Lago, che vediamo più in basso appena a monte della strada provinciale per il Passo di San Marco. Dobbiamo seguire il sentiero segnalato che inizia lungo traverso in discesa verso destra (nord-ovest), riattraversando il torrentello della Val di Lago ed un torrentello secondario. Il sentiero termina proprio al rifugio Alpe Lago (m. 1557). Dal rifugio una pista ci porta subito alla strada provinciale per il passo di San Marco (m. 1510). Seguiamo verso sinistra la strada che, con un ampio arco a sinistra, taglia il dosso che scende dal pizzo delle Piodere e si riaffaccia all'ampio anfiteatro della Val Pedena ed alla Casera di Pedena, dove l'anello si chiude.


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Fra le molteplici possibilità escursionistiche offerte dagli alpeggi del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo si inscrive anche la bella traversata dalla Val Pedena alla Valle di Lago, le due più importanti tributarie orientali di questa valle. Una traversata da effettuare con buone condizioni di terreno e visibilità e preferibilmente nel senso proposto, perché in quello contrario, che prevede la discesa dalla media alla bassa Val Pedena, può comportare qualche problema di orientamento nella noiosa fascia di ontani che colonizza il gradino gliaciale.
La Val Pedena è caratterizzata dall'ampia selle del Passo di Pedena, importante valico sul facile crinale che si stende fra il monte Pedena (m. 2399), a nord, ed il monte Azzarini o Fioraro (m. 2431). Di qui passa la Gran Via delle Orobie, che proprio a metà della valle si divide nella variante alta, che sale al passo, ed in quella più bassa, cioè settentrionale, che traversa agli alpeggi di Lago e Piazza, si porta all'alpe Pedroria sopra Talamona e scende in Val Tartano per il difficile sentiero che parte dalla bocchetta del Pisello. Il nostro trekking sfrutterà un tratto di questa variante bassa, vale a dire la traversata dalla Val Pedena alla vicina Valle di Lago.


La Casera di Pedena

Dobbiamo portarci con l’automobile dalla piazza di S. Antonio a Morbegno ad Albaredo per S. Marco, proseguendo poi in direzione del passo, fino all’altezza del km. 20, dove incontriamo l’ampio solco della Val Pedena, che si apre a sinistra della strada. Troviamo segnalazioni della Casera di Pedena. Prima di impegnare il ponte che scavalca il torrente Pedena, per poi volgere decisamente a destra, la strada presenta, sulla destra, un ampio slargo, al quale possiamo lasciare l’automobile, ad una quota di 1538 metri. Dal parcheggio vediamo pressoché tutta la Val Pedena, compresa l’ampia sella terminale sulla quale è posto il passo.
Attraversata la strada, imbocchiamo la breve pista che conduce alla Casera di Pedena. Appena oltre la casera, imbocchiamo un sentierino che si addentra nella valle, sul fianco sinistro (per chi sale), con andamento diritto, in leggera salita, fino ad un casello dell’acqua, oltre il quale la traccia va perdendosi. Proseguiamo, quindi, a vista, fra radi pascoli e molti piccoli massi, mantenendo la medesima direzione e rimanendo, nel versante settentrionale della valle, più o meno a metà fra il torrente, che scorre, più in basso, alla nostra destra, ed una fascia di ontani, che colonizza il versante più in alto, alla nostra sinistra. Guardando davanti a noi, a sinistra, intuiamo dove passa la via che ci permette di superare il salto roccioso che ci separa dal circo terminale della valle: l’unica via praticabile sembra (ed è) la fascia di ontani che sale fra due formazioni rocciose.


Il primo tratto della salita in Val Pedena

Quando giungiamo in vista di una serie di muretti a secco posti in sequenza dall’allto al basso, pieghiamo a sinistra e passiamo a monte dei muretti più bassi (ogni tanto si vede qualche segnavia bianco-rosso, ma non possiamo farci troppo affidamento). Arrivati all’altezza del più interno (nella valle) dei muriccioli, pieghiamo decisamente a sinistra e cominciamo a salir quasi diritti, puntando ad un grosso masso. Passando, poi, a sinistra di una porta fra muretti a secco, proseguiamo nella salita, su debole traccia di sentiero, verso il limite inferiore della fascia di ontani. Prima di raggiungerla, però, pieghiamo a destra, portandoci sul filo di un dossetto, che si affaccia su un torrentello: sul lato opposto del valloncello, osservando con un po’ di attenzione, vediamo il punto nel quale il sentiero riprende, dopo aver guadato il torrentello. Portiamoci al guado e passiamo sul dossetto erboso che sta sul lato opposto del torrentello: qui, seguendo il sentiero, pieghiamo a sinistra e cominciamo a risalirlo zigzagando, rimanendo a destra della fascia di ontani, finché il sentiero piega a sinistra e torna al torrentello, passandolo ora da destra a sinistra e proseguendo sul lato opposto.
Troviamo subito un segnavia bianco-rosso su un sasso alla nostra sinistra, ma il sentiero è ben visibile, per cui procediamo tranquilli. La traccia, dopo un tratto con andamento zigzagante, piega a destra, facendosi anche un po’ sporca, e ci riporta per la terza volta al torrentello: volge quindi a sinistra, sale tenendosi parallela ad esso per un tratto, poi scarta a destra e lo attraversa. Usciamo, così, dalla fascia di ontani, ad una quota approssimativa di 1810 metri. La traccia, ora, diventa molto meno visibile: siamo su un terreno di bassa vegetazione e dobbiamo prestare attenzione a seguirne i segni, proseguendo quasi in piano e passando sotto un masso liscio.
Alla fine usciamo alla parte bassa dei prati del circo terminale della valle. Per un breve tratto la traccia c’è, poi torna a scomparire. Procediamo, dunque, prendendo come punto di riferimento il limite superiore della fascia di ontani che si trova alla nostra destra e rimanendo qualche metro più alti rispetto ad essi. Procedendo così, su terreno un po’ accidentato, raggiungiamo un piccolo corso d’acqua, che non attraversiamo, lasciandolo alla nostra destra; piegando leggermente a sinistra, dopo una breve salita ci portiamo al punto nel quale intercettiamo quella che un tempo doveva essere una larga e comoda mulattiera, che proviene da sinistra (cioè dal rudere di baita che è rimasto, nascosto dalla curvatura dei prati, alla nostra sinistra) e prosegue verso destra (segnavia bianco-rossi).
Seguendola verso destra, raggiungiamo un gruppo di tre cartelli semidivelti, tutti della GVO (Gran Via delle Orobie), che segnalano un bivio, ad una quota approssimativa di 1860 metri. Nella direzione dalla quale proveniamo un cartello indica l’alpe Lago e l’alpe Piazza, data ad un’ora e 20 minuti (si tratta della variante bassa della GVO). Un secondo cartello indica che proseguendo verso destra, cioè in direzione sud, ci si porta in un’ora all’alpe Orta ed in un’ora e 50 minuti al passo di San Marco. Il terzo cartello, quello che ci interessa, indica che prendendo a sinistra saliamo al passo di Pedena in un’ora e 10 minuti, iniziamo la traversata dell’alta Val Budria in un’ora e 40 minuti e quella della Val di Lemma in 3 ore e 30 minuti. Il trivio è segnato anche su un masso.


Apri qui una fotomappa del sentiero che sale in Val Pedena ed al bivio prende a sinistra traversando verso la Val di Lago

Seguiamo la prima opzione, cioè la variante bassa della Gran Via delle Orobie, quindi prendiamo a sinistra. Non dobbiamo percorrere a rovescio l’itinerario di salita, ma portarci al rudere di baita con recinto e di qui imboccare il sentiero che effettua la traversata dalla Val Pedena alla Valle di Lago.


Apri qui una fotomappa della traversata dalla Val Pedena alla Valle di Lago

Iniziamo così, su sentiero sempre visibile e segnalato da segnavia bianco-rossi, la traversata che nel primo tratto taglia, quasi in piano, verso nord-ovest, il selvaggio e ripido versante che si stende ai piedi e ad ovest del pizzo delle Piodere (m. 2206). Passiamo così per il rudere di baita con recinto e proseguiamo in piano attraversando una fascia di prati ed ontani. Poi il sentiero inizia a salire leggermente, tagliando un versante ripido ed esposto, per cui va percorso con la massima attenzione. Superata una valletta, attraversiamo una fascia di roccette, salendo ad una nuova fascia di prati. Dopo un breve tratto in leggera discesa, ci avviciniamo alla soglia del lungo dosso che scende a nord-ovest dal pizzo delle Piodere. Dopo un ultimo tratto esposto il sentiero si porta sul più tranquillo filo del largo dosso, attraversa una fascia di prati a monte della baita Stabiena (che resta più bassa, a quota 1793 metri, mentre noi siamo ad una quota di circa 1880 metri) e piegando a destra (est).


Apri qui una fotomappa della salita all'alpe Lago ed al monte Pedena

Ci affacciamo così all'ampio bacino della Valle di Lago. Il sentiero piega ancora a destra e scende leggermente verso est-sud-est, attraversando una macchia di larici sul versante settentrionale del pizzo delle Piodere. Usciti dalla macchia, saliamo leggermente fino a tagliare, a quota 1880, un corpo franoso al centro di una valletta scoscesa. Il sentiero piega poi leggermente a sinistra (nord-est) e procede pianeggiante in terreno aperto tagliando altre due franette. Attraversata una fascia con pochi larici, tagliamo un canalone, passiamo in leggera discesa fra radi larici e, attraversata una valletta, ci affacciamo ad un'ampia fascia di prati. Procedendo diritti raggiungiamo così la baita di quota 1824.


Baitone dell'alpe Lago

Baita di quota 1920

Qui lasciamo la Gran Via delle Orobie, che procede diritta verso nord e pieghiamo decisamente a destra (est), salendo lungo il declivio di prati a monte della baita. La breve salita, senza troppe difficoltà, ci permette di raggiungere il ripiano più alto dell'alpe Lago. Ci accolgono il baitone di quota 1909 e, poco più avanti, la baita quotata 1920 metri, con a lato un dosso erboso sormontato da una croce in legno. Procediamo diritti lasciando alle spalle la baita. Scendiamo per breve tratto e prendiamo a destra, seguendo un torrentello. Una breve salita ci porta nel cuore di una piccola conca glaciale, che ospita il Lago (m. 1931), un grazioso laghetto non così insignificante, se si considera che si tratta dell'unico laghetto dell'intera Valle del Bitto di Albaredo.


Il Lago e la sua conca

Raggiunta la parte più alta del trekking, inizia la discesa della Valle di Lago. Ridiscendiamo per la medesima via di salita alla baita di quota 1824. Qui prendiamo a destra, seguendo la Gran Via delle Orobie. Scavalcato il basso muretto a secco (barèk), procediamo verso nord, in leggera discesa, fino ad incontrare il primo grande larice, alla nostra destra. Appena oltre il larice prestiamo attenzione: dobbiamo lasciare la Gran Via delle Orobie ed imboccare un sentierino che scende verso sinistra. Dopo una svolta a destra ed una a sinistra, il sentiero si immerge in una fastidiosa fascia di ontani, proseguendo con qualche svolta la discesa verso ovest.
Usciti dalla boscaglia a ridosso di una fascia di roccette, alla nostra sinistra, scendiamo diritti fra prati e ad un bivio stiamo a destra, seguendo il sentierino che scende deciso al torrentello centrale della valle. Qui il sentiero piega a sinistra e si porta alla baita quotata 1689 metri, passando appena a monte di due grandi larici solitari, che un cartello segnala come larici monumentali della provincia di Sondrio. Il cartello ne indica l’altezza in 24 metri e la circonferenza massima del tronco in 5 metri e mezzo.


Larici monumentali e baita di quota 1694

Dalla baita inizia l'ultimo tratto della discesa verso il rifugio Alpe Lago, che vediamo più in basso appena a monte della strada provinciale per il Passo di San Marco. Dobbiamo seguire il sentiero segnalato che inizia lungo traverso in discesa verso destra (nord-ovest), riattraversando il torrentello della Val di Lago ed un torrentello secondario. Il sentiero termina proprio al rifugio Alpe Lago (m. 1557). Il rifugio dispone di 50 posti letto (per informazioni cfr. http://www.rifugioalpelago.it, rifugioalpelago@gmail.com, telefono 03421890233, 3385699172 o 3333837326).
Dal rifugio una pista ci porta subito alla strada provinciale per il passo di San Marco (m. 1510). L'ultimo monotono tratto dell'anello sfrutta la carrozzabile per risalire alla Casera di Pedena. Si tratta di una salita molto graduale, perché il dislivello è molto contenuto (una ventina di metri). Seguiamo dunque la strada che, con un ampio arco a sinistra, taglia il dosso che scende dal pizzo delle Piodere e si riaffaccia all'ampio anfiteatro della Val Pedena ed alla Casera di Pedena, dove l'anello si chiude.


Rifugio Alpe Lago

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