CARTA DEL PERCORSO


La Rei a monte di S. Nicolò Valfurva

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
S. Nicolò Valfurva-Strada militare dell'Ables-Parcheggio del Parco Nazionale dello Stelvio-Alpe Cristallo
3 h e 30 min.
980
E
Parcheggio del Parco Nazionale dello Stelvio-Strada militare dell'Ables-Alpe Cristallo
2 h
550
E
SINTESI. Saliamo lungo la strada statale 38 dello Stelvio fino a Bormio. All’ingresso del paese prendiamo a destra e procediamo diritti, seguendo le indicazioni per S. Caterina Valfurva. Usciti dal paese, proseguiamo sulla statale del Passo del Gavia, passando per Uzza e raggiungendo S. Nicolò Valfurva, dove si trova la sede del comune di Valfurva. Passiamo a sinistra della chiesa parrocchiale e parcheggiamo presso il Municipio (m. 1319). Imbocchiamo poi la strada che sale verso S. Maria dei Monti, ma la lasciamo quasi subito, al primo tornante dx, per imboccare la stradella che traversa al nucleo di Teregua, dove i trova un’interessantissima chiesetta dedicata alla SS. Trinità. A monte della chiesetta parte una stradella che procede diritta verso nord, risalendo una fascia di prati e raggiungendo un bosco di larici ed abeti, splendidamente incorniciato dalle severe pareti della Reit. Prosegue quindi nel bosco e, dopo una serie di tornanti dx-sx-dx, traversa verso est e raggiunge, in località Canaregia, confluendo per un tratto nella carrozzabile secondaria che si stacca da quella principale per Madonna dei Monti. Poco più avanti imbocchiamo una stradina sterrata che ci porta ad un parcheggio del Parco Nazionale dello Stelvio (m. 1750). Ovviamente possiamo portarci fin qui con l’automobile, accorciando di molto l’escursione; in tal caso ci stacchiamo dalla strada per Madonna dei Monti subito dopo l’ultimo tornante prima della frazione, imboccando la stradina che passa per Piazzanecco. Dal parcheggio la pista prosegue piegando a destra e portandosi ai prati di Ortagio (ortag(h)iu, m. 1800), dove ci accoglie una coppia di baite. Proseguiamo in un bel bosco di larici, uscendo poi al Cràp Castèl, presso la parte alta dei prati di Plazzanecco (plazanéch, la più alta frazione di Madonna dei Monti). Procedendo ora fra pini mughi passiamo per il vallone chiamato “Val da li Fontana”. Gradualmente la cornice di larici ed abeti lascia il posto agli spogli pascoli, che lasciano lo sguardo libero di spaziare su Val Zebrù, monte Confinale e cima Piazzi. A lato ed a monte della pista debordanti pietraie sembrano sempre lì lì per invaderla e sommergerla. Le guglie ed i pinnacoli filladici verso la cresta della Reit disegnano uno scenario gotico e vagamente inquietante. Non si stenta a comprendere la fantasia popolare che voleva la Reit teatro privilegiato dei sabba delle streghe. Con qualche tornante ci portiamo ad alcuni terrazzi di pascolo, il Dòs di Al ed il Grass da Plaz, fino alla  desolata alpe Cristallo (alp cristàl, m. 2300).


La Reit a monte di S. Nicolò Valfurva

C’è una pista che risale l’ampio terrazzo di pascoli dell’Ablés, che si stende sotto la cresta della Reit ed a monte di San Nicolò Valfurva, alle porte della Valfurva. Una pista che sale con andamento costante, tradendo la sua origine militare, e regala un colpo d’occhio meraviglioso sulla conca di Bormio e soprattutto sulla Val Zebrù. Si tratta della strada militare dell’Ablés (“strada da l’ablés” o “stradón”), costruita fra il 1915 ed il 1918 per offrire un supporto logistico alle truppe attestate sulla Cresta della Reit, al passo dell’Ables.


Apri qui una fotomappa della parte superiore della strada militare dell'Ables

A piedi o su due ruote è un piacere assecondarne le flemmatiche svolte, con la curiosità di vedere fin dove si può spingere, fin dove va a finire, perché quando i pascoli si spengono contro le straripanti colate di pietrame che la Reit ha scaricato nella sua immemore storia, la pista non si dà per vinta, va avanti, portandosi quasi a ridosso dei pinnacoli rocciosi che difendono la cresta. Termina poco sotto gli scorbutici roccioni, poco sotto il passo dell’Ables, varco che si indovina più che scorgersi sulla cresta dell’Ables. Salire fin qui è un’idea da concretizzare, prima o poi, complice magari la magia di una splendida giornata d’autunno.


Chiesetta della SS. Trinità a Teregua

Chiesetta della SS. Trinità a Teregua

Saliamo lungo la strada statale 38 dello Stelvio fino a Bormio. All’ingresso del paese prendiamo a destra e procediamo diritti, seguendo le indicazioni per S. Caterina Valfurva. Usciti dal paese, proseguiamo sulla statale del Passo del Gavia, passando per Uzza e raggiungendo S. Nicolò Valfurva, dove si trova la sede del comune di Valfurva. Passiamo a sinistra della chiesa parrocchiale e parcheggiamo presso il Municipio (m. 1319).
Imbocchiamo poi la strada che sale verso S. Maria dei Monti, ma la lasciamo quasi subito, al primo tornante dx, per imboccare la stradella che traversa al nucleo di Teregua, dove i trova un’interessantissima chiesetta dedicata alla SS. Trinità. L’attuale struttura è cinquecentesca, ma il primo nucleo risale probabilmente al Trecento. Contiene un pregevole ciclo di affreschi ed un polittico di origini cinquecentesche.


Chiesetta della SS. Trinità a Teregua

A monte della chiesetta parte una stradella che procede diritta verso nord, risalendo una fascia di prati e raggiungendo un bosco di larici ed abeti, splendidamente incorniciato dalle severe pareti della Reit. Prosegue quindi nel bosco e, dopo una serie di tornanti dx-sx-dx, traversa verso est e raggiunge, in località Canaregia, confluendo per un tratto nella carrozzabile secondaria che si stacca da quella principale per Madonna dei Monti.
Poco più avanti imbocchiamo una stradina sterrata che ci porta ad un parcheggio del Parco Nazionale dello Stelvio (m. 1750). Ovviamente possiamo portarci fin qui con l’automobile, accorciando di molto l’escursione; in tal caso ci stacchiamo dalla strada per Madonna dei Monti subito dopo l’ultimo tornante prima della frazione, imboccando la stradina che passa per Piazzanecco.


Partenza della pista a Teregua

Dal parcheggio la pista prosegue piegando a destra e portandosi ai prati di Ortagio (ortag(h)iu, m. 1800), dove ci accoglie una coppia di baite. Proseguiamo in un bel bosco di larici, uscendo poi al Cràp Castèl, presso la parte alta dei prati di Plazzanecco (plazanéch, la più alta frazione di Madonna dei Monti).
Procedendo ora fra pini mughi passiamo per il vallone chiamato “Val da li Fontana”. Gradualmente la cornice di larici ed abeti lascia il posto agli spogli pascoli, che lasciano lo sguardo libero di spaziare su Val Zebrù, monte Confinale e cima Piazzi. A lato ed a monte della pista debordanti pietraie sembrano sempre lì lì per invaderla e sommergerla. Le guglie ed i pinnacoli filladici verso la cresta della Reit disegnano uno scenario gotico e vagamente inquietante. Non si stenta a comprendere la fantasia popolare che voleva la Reit teatro privilegiato dei sabba delle streghe.
Con qualche tornante ci portiamo ad alcuni terrazzi di pascolo, il Dòs di Al ed il Grass da Plaz, fino alla  desolata alpe Cristallo (alp cristàl, m. 2300).


La strada militare dell'Ables

La strada militare dell'Ables

Ma la pista non si ferma qui: si fa più scarna, si riduce a sentiero, ma sale ancora, tenace, con qualche tornante che si disegna nella colata di sfasciumi. Seguiamola finché possiamo. Quando si spegne a ridosso delle rocce della cresta, intorno a 2850 metri, alziamo lo sguardo per indovinare dove sia il tanto celebrato passo dell’Ables (pas da l’ablés, m. 3099).
Non ci sono riferimenti precisi ed è sconsigliabile salire al passo senza l'accompagnamento di una guida, perché il terreno è infido e si rischia fortemente di scivolare rovinosamente o di portarsi fuori percorso. A riprova della pericolosità di questo versante menzioniamo un fatto di cronaca. Il 13 agosto del 2003 il passo è stato scenario di una tragedia. Un escursionista si infortunò scendendo dal passo. L’elisoccorso si portò in zona e scaricò il medico Paolo Della Torre, l'infermiera Giovanna Tognini e la guida alpina Paolo Giacomelli. Mentre questi prestavano l’opera di soccorso, l’elicottero che stazionava sulla zona, forse per un vuoto d'aria, una turbolenza o un problema di manovra, precipitò sul ripido versante, incendiandosi. Persero la vita il pilota Roberto Zambianchi, di 39 anni ed il tecnico di volo Sergio Bulanti, di 40 anni. A loro va un rinnovato riconoscente ricordo.


La strada militare dell'Ables

La strada militare dell'Ables

Il passo ha un'importanza storica, perché da esso si domina la Valle dei Vitelli l’alta valle del Braulio, dove si fronteggiavano nella prima guerra mondiale le truppe italiane, attestate sotto lo Scorluzzo e sul monte Cristallo, e quelle austro-ungariche, attestate sulla cima dello Scorluzzo e sul passo dello Stelvio. Presso il passo, la piccola statua della Madonna e la piccola croce che lo presidiamo si trova il bivacco Provolino (3050 m.) realizzato recuperando una vecchia costruzione militare. Il panorama si apre a nord sull'alta Valle del Braulio, mentre ai piedi del passo si atende il versante meridionale della Valle dei Vitelli, tributaria della Valle del Braulio.


Apri qui una panoramica a 360 gradi dal passo dell'Ables

Presso il passo si possono ancora vedere nella zona resti degli appostamenti e delle baracche delle truppe alpine schierate per controllare il fronte. Qui, durante la terribile guerra, vennero scritte pagine tragiche, ma anche singolari. Sulla vicina cima del Cristallo truppe italiane ed austro-ungariche erano talmente vicine da poter comunicare a voce. Pare che questo favorisse spontanei episodi di solidarietà, con scambio di generi di conforto. La cosa era giunta all’orecchio del comando italiano, che non la prese bene e mandò sotto mentite spoglie il brigadiere dei Carabinieri Soncelli perché indagasse. Gli Alpini però subodorarono il sotterfugio e fecero pervenire ai “nemici” un messaggio chiaro: per un po’ bisogna tornare a fare la guerra. Il primo effetto della comunicazione dovette constatarlo proprio il Soncelli, che, in prima linea si espose gridando amichevolmente “Kamaràd”. Si aspettava probabilmente una risposta altrettanto amichevole; ricevette invece una scarica di moschetto. Ridiscese quindi a valle per attestare che la guerra la facevano sul serio, mentre in quota si faceva pervenire ai “nemici” il messaggio che la parentesi ostile era finita.


La strada militare dell'Ables

La strada militare dell'Ables

Ma la guerra aveva toccato il passo anche diversi secoli prima. Il 24 ottobre 1635, nel contesto della fase valtellinese della Guerra dei Trent’Anni, da qui erano passati 500 moschettieri sotto il comando del colonnello spagnolo Errera, scesi poi per cercare (inutilmente) di sorprendere le truppe francesi del duca di Rohan attestate ai Bagni di Bormio. Anche Garibaldi nel 1859 aveva progettato di usare questo passo per sorprendere gli Austriaci, ma non fece in tempo, perché giunse prima la notizia dei preliminari di pace di Villafranca.
I roccioni della Reit sembrano rispondere alla nostra ansia di suggestione storica con sovrana millenaria indifferenza. Saranno ancora qui, forse, quando il genere umano sarà andato incontro ad una qualche catastrofe. Li salutiamo prima di ridiscendere ai più tranquilli scenari di San Nicolò Valfurva.


La strada militare dell'Ables

La strada militare dell'Ables

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout